Suolo e Salute

Mese: Febbraio 2013

La più grande mobilitazione ambientalista della storia americana per chiedere l’impegno di Obama contro il global warming e le multinazionali del petrolio

Dopo le promesse, i fatti. E’ questo che hanno invocato a gran voce le oltre 40.000 persone che, lo scorso week end, si sono date appuntamento a Washington, davanti alla Casa Bianca, proprio nei giorni del President’s Day, dando vita a quella che è considerata la più imponente iniziativa ambientalista nell’intera storia degli Stati Uniti. Oltre alla capitale, i cortei infatti hanno coinvolto oltre 20 città americane e oltre un milione di attivisti on line che tramite blog e social media hanno rilanciato i contenuti della campagna.

Coinvolte tutte le principali organizzazioni ambientaliste (americane e non),  da Greenpeace al Sierra Club, da 350.org fino all’Indigenous Environmental Network: uno schieramento senza precedenti per invocare da parte di Barak Obama il mantenimento della promessa fatta nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione, durante in quale il presidente degli Stati Uniti aveva dichiarato che «Per il bene dei nostri figli e del nostro futuro, dobbiamo fare di più per combattere il cambiamento climatico».

Simbolo della lotta ambientalista, il controverso progetto che prevede la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL, un’infrastruttura gigantesca che, nelle intenzioni dei progettisti, dovrebbe convogliare il petrolio dal Canada fino alle coste del Texas, per poi essere spedito all’estero partendo dal Golfo del Messico (già peraltro drammaticamente deturpato dalla ben nota tragedia della Deepwater Horizon).

La posta in gioco è elevatissima: nei piani delle Big Oil, le grandi compagnie petrolifere nordamericane, l’oleodotto costituisce infatti l’elemento centrale di un piano che intende triplicare la produzione di petrolio da sabbie bituminose dagli attuali 2 milioni di barili al giorno fino a 6 milioni di barili al giorno entro il 2030 e, nel lungo periodo, giungere a superare la quota di 9 milioni di barili al giorno. Le minacce all’ambiente sono molteplici e di enorme entità, come sottolineato da un rapporto dell’Nrdc, il Natural Resources Defense Council americano. Innanzitutto, la natura stessa della risorsa indicherebbe una scommessa a lungo termine su una forma di investimento energetico basata non solo su un combustibile fossile, ma addirittura uno dei più sporchi del pianeta (quello appunto proveniente dalle sabbie bituminose). Secondariamente, attraverserebbe in pieno quella parte degli Stati Uniti considerata il vero e proprio “granaio d’America”, con ovvi e pesanti impatti sul territorio; infine, comporterebbe impatti climatici assai gravosi che porterebbero ad un importante aumento delle emissioni di anidride carbonica, vanificando gli sforzi che faticosamente la comunità internazionale sta producendo per ridurre l’impatto dell’uomo sul clima e ridurre gli effetti del global warming. «Sarebbe un disastro per il nostro clima – hanno dichiarato alcuni portavoce dell’iniziativa – la produzione di tar sands crude emette  due o tre volte più inquinamento da CO2 prodotto dal greggio convenzionale».

Molto chiare le parole di Bill McKibben, fondatore di 350.org, che ha stigmatizzato l’atteggiamento dei precedenti governi USA auspicando un deciso, concreto cambio di rotta: «Per 25 anni il nostro governo ha sostanzialmente ignorato la crisi climatica: ora un gran numero di persone stanno finalmente chiedendo che si metta al lavoro».

I problemi ambientali sono oramai al centro anche dell’agenda politica americana, come dimostrato da numerosi studi e sondaggi. Secondo le rilevazioni effettuate da Public Policy Polling subito dopo il discorso di Obama sullo stato dell’Unione, il 65% degli americani considera il cambiamento climatico un problema serio e la  maggioranza degli americani sostiene l’impegno del presidente per ridurne la causa principale, costituita appunto dalle emissioni di gas climalteranti, prima fra tutte l’anidride carbonica. .

«Fra 20  anni, nel  President’s Day, la gente vorrà sapere che cosa ha fatto il presidente di fronte all’innalzamento del livello del mare, alla siccità record ed alle furiose tempeste causati dalla distruzione del clima. Il presidente Obama ha in mano una penna e il potere di mantenere le sue promesse di speranza per i nostri figli. Oggi siamo qui per chiedergli di usare quella penna per respingere la Keystone XL tar sands pipeline e di garantire che questo sporco, pericoloso oleodotto non sarà mai costruito», ha dichiarato Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club.

Fonte: Greenreport.it

Aperta la seconda fase della consulta sugli effetti dei pesticidi sulle api

L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, riguardo alla bozza di linee guida sulla valutazione d’impatto dei prodotti fitosanitari sulle apiha inaugurato una seconda fase della consultazione pubblica avviata l’anno scorso. L’obiettivo è quello di raccogliere il parere di scienziati, ricercatori e addetti ai lavori sulle linee guida proposte.

L’EFSA infatti è stata incaricata dalla Commissione europea di elaborare un documento di orientamento sulla valutazione dei rischi dei prodotti fitosanitari sulle api, con l’obiettivo di fornire una guida nell’ambito della revisione dei prodotti fitosanitari (i cosiddetti PPP, Plant Protection Products) e dei loro principi attivi ai sensi del regolamento (CE) 1107/2009. Il parere scientifico nel merito dei criteri da adottare per una corretta valutazione dei rischi dei prodotti fitosanitari sulle api (Apis mellifera, Bombus spp. E api solitarie) ha pertanto fornito la base scientifica necessaria per l’elaborazione delle linee guida sulle quali ora l’EFSA stessa chiede un confronto aperto. C’è tempo fino al 18 marzo p.v. per inviare il proprio contributo. Il testo della bozza delle linee guida è consultabile al seguente link (file pdf).

 

Fonte: AIOL

Perturbatori endocrini, un fondamentale studio Unep-Oms ne indaga gli effetti.

Il Programma Onu per l’Ambiente (Unep) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) hanno pubblicato nei giorni scorsi il rapporto “State of the Science of Endocrine Disrupting Chemicals”, il più completo lavoro mai realizzato sull’argomento. Lo studio si occupa in particolare dei rapporti tra i perturbatori endocrini chimici e diverse malattie e malformazioni che possono colpire l’uomo,  grazie agli effetti di queste sostanze sul sistema endocrino umano. Un legame ancora poco noto, ma dagli esiti potenzialmente molto preoccupanti. Il rapporto infatti afferma che molte sostanze chimiche nono sono state sufficientemente testate e potrebbero avere conseguenze anche non trascurabili sulla salute. Si tratta di composti chimici presenti in molti prodotti industriali e di uso domestico, riguardo alle quali siamo ancora troppo poco documentati. «Delle valutazioni più esaustive e migliori metodologie nei test permetterebbero di ridurre gli eventuali rischi di malattia e di realizzare importanti risparmi nella sanità pubblica. La salute dipende dal buon funzionamento del sistema endocrino, che regola la secrezione di ormoni essenziali, per esempio al metabolismo, alla  crescita, allo sviluppo, al sonno ed all’umore. Alcune sostanze, conosciute sotto il nome di perturbatori endocrini, possono perturbare una o più funzioni del sistema endocrino e così accrescere il rischio del sorgere di problemi di salute. Alcuni perturbatori endocrini sono naturali, mentre altri, presenti nei pesticidi, nelle apparecchiature elettroniche, nei prodotti per l’igiene personale e nei cosmetici, sono sintetici. Alcuni additivi alimentari o contaminanti presenti nell’alimentazione sono ugualmente in grado di perturbare il sistema endocrino».

Le modalità di contatto con queste sostanze sono potenzialmente molteplici, a cominciare dallo sversamento di rifiuti nell’ambiente. Ma anche l’inalazione di gas e particolati possono essere all’origine del contatto, unitamente all’alimentazione.

Secondo il Direttore esecutivo dell’Unep, Achim Steiner, “i prodotti chimici occupano un posto sempre più importante nella vita moderna e sono essenziali per molte economie nazionali ma la loro gestione irrazionale rimette in causa la realizzazione degli obiettivi di sviluppo essenziali e dello sviluppo sostenibile per tutti. Investire in nuove metodologie di test ed in nuove ricerche può permettere di stimare meglio i costi delle esposizioni ai perturbatori endocrini chimici e di ridurre al minimo i rischi, privilegiando scelte e soluzioni più intelligenti che vadano nel senso della green economy”. Dello stesso avviso la direttrice del dipartimento salute pubblica ed ambiente dell’Oms, María Neira, secondo cui è necessario “condurre urgentemente maggiori ricerche per conoscere meglio le conseguenze sanitarie ed ambientali dei perturbatori endocrini. I dati scientifici più recenti dimostrano che le comunità di tutto il mondo sono esposte ai perturbatori endocrini chimici ed ai rischi loro associati. L’Oms collaborerà con i suoi partner per definire delle priorità di ricerca al fine di studiare i legami tra i perturbatori endocrini chimici e la salute, così da attenuare i rischi. Spetta a noi tutti proteggere le generazioni future”.

María Neira, direttrice del dipartimento salute pubblica ed ambiente dell’Oms, è convinta che  «dobbiamo condurre urgentemente maggiori ricerche per conoscere meglio le conseguenze sanitarie ed ambientali dei perturbatori endocrini. I dati scientifici più recenti dimostrano che le comunità di tutto il mondo sono esposte ai perturbatori endocrini chimici ed ai rischi loro associati. L’Oms collaborerà con i suoi partner per definire delle priorità di ricerca al fine di studiare i legami tra i perturbatori endocrini chimici e la salute, così da attenuare i rischi. Spetta a noi tutti proteggere le generazioni future».

Uno degli estensori del rapporto, Åke Bergman dell’università di Stoccolma, sottolinea l’importanza del progresso scientifico per meglio comprendere i meccanismi sottesi alle interazioni tra perturbatori endocrini e salute, auspicando al contempo che si continui in questa direzione con test e ricerche ulteriori: “La ricerca, che ha fatto enormi progressi in questi ultimi 10 anni, ha dimostrato che le perturbazioni endocrine possono essere molto più estese e molto più complesse di quello che pensiamo. Mentre la scienza continua a progredire, è venuto il tempo di gestire meglio i perturbatori endocrini chimici e di studiare maggiormente l’esposizione a queste sostanze ed i loro effetti sulla fauna e gli esseri umani”.

Queste sostanze sono già note per il loro impatto sulla fauna: non è un caso che laddove si è ricorsi a forme di restrizione o divieto nell’uso di sostanze in grado di alterare il sistema endocrino animale, si è assistito alla ripresa delle popolazioni interessate e ad un calo delle malformazioni e dell’infecondità.

Indubbia a questo proposito l’importanza che riveste l’agricoltura biologica, nella quale come noto è vietato l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi e che, anche da questo punto di vista, fornisce una garanzia importante per la salute ed il benessere del consumatore. Una valida, importante ragione in più per scegliere biologico.

Fonte: Greenreport.it

Oggi a Roma il Workshop Inea sulla spesa pubblica in agricoltura

E’ in programma oggi 21 febbraio a partire dalle 9.15 presso l’Aditorium di Via Nomentana 41 a Roma il Workshop “Spesa pubblica in agricoltura: strumenti e metodologie per l’analisi delle politiche di settore”, organizzato dall’Inea, l’Istituto Nazionale di Economia Agraria. Il workshop si propone come occasione di confronto e aggiornamento in merito alle attività e agli strumenti che riguardano la spesa pubblica nel comparto agricolo, a cominciare dall’evoluzione normativa e dall’aggiornamento degli strumenti di analisi della spesa agricola da parte dell’Inea per le varie regioni. Aggiornamento propedeutico alla revisione della Banca dati regionale (Bdr), all’elaborazione di Linee Guida per la riclassificazione della spesa (Lg) e alla costruzione di un una Banca dati sul sostegno complessivo in agricoltura. All’incontro parteciperanno Paola D’Avena, Direttore Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Stefano Vaccari, Direttore Generale del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Cinzia Simeone, dell’Ispettorato Generale per la Finanza delle Pubbliche Amministrazioni del MEF, Antonello Turturiello, in rappresentanza delle Regioni e Pdelle Pubbliche Amministrazioni e Antonio Leoni, del Consiglio d’Amministrazione dell’INEA. Ii lavori saranno quindi chiusi dagli interventi del gruppo di lavoro INEA sulla spesa pubblica in agricoltura.

Quello della spesa pubblica in agricoltura – ha dichiarato Tiziano Zigiotto, Presidente dell’Inea – è un ambito di ricerca che l’Istituto sta sviluppando da oltre un ventennio, provvedendo ad elaborare annualmente il quadro complessivo dell’intervento pubblico in agricoltura con lo scopo di predisporre informazioni sull’entità e le caratteristiche del finanziamento erogato e delle agevolazioni fiscali di cui beneficia il settore. Questo ha consentito di quantificare e qualificare le voci che compongono, in maniera diretta o indiretta, l’ammontare del sostegno pubblico al settore e di creare, attraverso una rete di monitoraggio decentrata, la Banca dati Inea sulla spesa pubblica in agricoltura. In questo modo è stato possibile seguire i molteplici cambiamenti verificatisi nel sistema di intervento in agricoltura“.

Fonte: AIOL

Danni da neve 2012: contributi aperti fino al 29 marzo per le province di Forlì-Cesena e Rimini

Le aziende agricole e zootecniche delle province di Forlì-Cesena e Rimini avranno tempo fino al 29 marzo p.v. per presentare richiesta di accesso ai contributi regionali messi a disposizione della Regione Emilia-Romagna in conseguenza dei danni derivanti dalle forti nevicate del 2012.

Lo stanziamento è stato reso possibile da una modifica, concordata con Bruxelles, del Programma di Sviluppo Rurale, e in particolare attraverso la riallocazione nella Misura 126 di fondi inizialmente destinati ad altri impieghi.

Il contributo previsto sarà pari al 50% del danno e verrà erogato in conto capitale con una spesa ammissibile minima di 20 mila e massima di 100 mila euro. Ogni impresa potrà presentare una sola domanda e, come parametri per la stima del danno, verranno utilizzati sia il fabbisogno di spesa necessario per il ripristino del danno stesso sia i valori legati alla produzione lorda vendibile aziendale.

Si tratta – ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabbonidi uno stanziamento straordinario di 4,7 milioni di euro che la Giunta regionale ha approvato lo scorso dicembre, per supplire alla carenza di aiuti da parte del Governo che a fronte di un danno inizialmente stimato in circa 70 milioni di euro, ha stanziato con il Fondo di solidarietà nazionale soltanto 2,6 milioni. In verità, le domande presentate dagli agricoltori a settembre 2012 sul Fondo nazionale hanno evidenziato un danno circostanziato di circa 20 milioni e un fabbisogno di contributi alle aziende di 17,3 milioni. Tuttavia anche in questo caso la disponibilità nazionale copre soltanto il 15% del fabbisogno: da qui l’iniziativa straordinaria e aggiuntiva della Regione“.

Le domande devono essere presentate entro la data indicata alle Province di Forlì-Cesena e di Rimini utilizzando l’apposito sistema operativo pratiche di AGREA, consultabile al seguente link.

 

Fonte: Ermes Agricoltura Regione Emilia-Romagna

Il bio raggiunge quota 47 miliardi, ma l’Italia non sfrutta al meglio le potenzialità del mercato tedesco

47 miliardi di euro, a tanto ammontano le vendite di prodotti biologici registrate nel corso del 2011. A dichiararlo Gerald A. Herrmann, direttore dell’Organic Services di Monaco di Baviera, che ha presentato le statistiche più recenti nel corso dell’edizione appena conclusa del Biofach di Norimberga.

A guidare la classifica l’Europa, con  21 miliardi di euro di prodotti biologici venduti. Stessa cifra raggiunta complessivamente da Stati Uniti e Canada, mentre il mercato Asiatico si attesta a 2,5 miliardi di euro. A completare il quadro internazionale gli 800 milioni di euro dell’Australia e i 500 dei Paesi Arabi e dei paesi dell’America Latina.

Per quanto riguarda il vecchio continente, le analisi fornite da Herrmann rivelano che la costante crescita del biologico degli ultimi dieci anni è legata in particolare alla sempre maggiore presenza di prodotti biologici nella distribuzione convenzionale, anche se con differenze molto marcate da paese a paese.

In Svezia, per esempio, bel il 90% dei prodotti biologici è venduto attraverso canali convenzionali; dato simile anche per la Danimarca (80%), la Svizzera (77%), la Gran Bretagna (72%) e l’Austria (67,5%). La situazione cambia in maniera significativa in tre mercati molto significativi quali la Germania (che, ricordiamo, è il principale consumatore europeo di prodotti biologici), in cui “solo” il 49% del ventuo proviene dalla distribuzione convenzionale, la Francia (39%) e l’Italia (il 45%).

Dati che meglio si comprendono nella loro importanza analizzando anche i dati relativi al consumo pro-capite: riferendosi al 2010, i paesi al mondo in cui vengono consumati il maggior numero di prodotti bio sono nell’ordine Svizzera, Danimarca, Austria, Svezia, Germania, Stati Uniti, Canada e Francia.

In merito al mercato tedesco, il biologico nel 2012 ha rappresentato una quota di mercato pari a 7,04 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto al 2011, che conferma un trend positivo già registrato tra il 2010 e il 2011 (+9%). Ogni anno, un cittadino tedesco ha speso in media 87 euro nel 2012, contro i 74 che spendeva nel 2010.

Come già ricordato in un altro articolo apparso sul nostro sito e sulla nostra newsletter (http://www.suoloesalute.it/?p=859) grazie ai dati elaborati dall’ICE, l’Istituto per il Commercio Estero, e relativi proprio alla Germania, il paese rappresenta un importantissimo mercato per i prodotti biologici nostrani che però non è sfruttato fino in fondo, malgrado le cifre lascino presupporre un potenziale di crescita di mercato pari al 120%. Riprendendo quanto affermava il rapporto ICE, “in Italia si dovrebbe organizzare un punto di raccolta con un coordinamento centrale in cui confluiscono gli articoli di diversi produttori. Si dovrebbe nominare un referente per i clienti in Germania per la raccolta e il coordinamento delle richieste”. Un punto di vista condiviso dallo stesso Hermann secondo il quale l’Italia ha un potenziale notevole e assolutamente inespresso per quanto riguarda in particolare proprio il mercato tedesco.

Fonte: GreenPlanet, ICE