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NUOVE TECNICHE GENOMICHE, LA SLOVACCHIA NON CI STA

NUOVE TECNICHE GENOMICHE, LA SLOVACCHIA NON CI STA

Una forte mobilitazione nazionale induce il governo slovacco a impugnare il regolamento europeo di giugno che dà via libera alle NGT

Com’è noto (anche ce ne siamo occupati più volte), il regolamento (UE) 2026/1388 stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 26 giugno 2026 dà il primo via libera alle piante ottenute con determinate nuove tecniche genomiche e ai prodotti da esse derivati.

Il regolamento, che ha avuto forti critiche da parte delle organizzazioni ambientaliste, dei consumatori e dei produttori biologici, è stato invece salutato con soddisfazione da tutta l’agroindustria, dalle organizzazioni agricole convenzionali alle ditte sementiere, passando per i produttori di fitofarmaci e l’accademia che si occupa di genetica vegetale.

La genesi del nuovo regolamento sta in una sentenza della Corte di giustizia europea, che nel luglio 2018 aveva ritenuto che per la legislazione vigente gli organismi ottenuti mediante mutagenesi dovevano essere ricondotti all’interno della disciplina degli OGM (salvo l’esenzione per le tecniche d’incrocio e ibridazione tradizionalmente usate e con una lunga storia di sicurezza): da lì è partito l’iter che ha portato, stringi stringi, alla modifica non della sostanza, ma delle definizioni, escludendo esplicitamente le cosiddette Nuove Tecniche Genomiche dalla normativa sugli OGM.

Facendo riferimento alle forti incertezze sugli impatti che queste varietà modificate potrebbero avere sulla salute umana e sull’ambiente, a fine agosto il primo ministro slovacco Robert Fico ha annunciato la decisione di avviare un’azione legale davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea contro il regolamento sui nuovi organismi geneticamente modificati.

“Il regolamento ha suscitato forti proteste perché, in sostanza, sostiene che ‘va tutto bene’ e che non c’è motivo di preoccuparsi. Ma mancano prove a sostegno di questa affermazione; non sappiamo gli effetti che potrebbe avere sulle persone”, ha dichiarato Fico.

Il regolamento era stato contestato in un appello rivolto a luglio al ministro dell’Agricoltura, Richard Takáč, da 300 organizzazioni e varie personalità, tra cui l’Associazione slovacca degli apicoltori, Greenpeace Slovacchia, l’Associazione slovacca dei cacciatori, l’importante organizzazione ambientalista “My sme les”, l’Associazione slovacca dei panificatori e pastai, l’Associazione dei mangimisti, l’Associazione dei produttori di fertilizzanti organici, la piattaforma delle ONG impegnate nello sviluppo rurale e all’agricoltura sostenibile, l’associazione degli operatori biologici Ekotrend, il Parlamento rurale della Slovacchia, da membri dell’Accademia slovacca delle scienze ed ex ministri.

Secondo i firmatari dell’appello, il nuovo regolamento viola il principio di precauzione dell’UE e i diritti dei consumatori, nonché alcuni accordi internazionali.

Leggi di più: https://www.gmfreeze.org/2026/07/15/slovakia-considers-legal-challenge-to-european-deregulation-of-new-gmos/

IL BIOLOGICO E’ STRATEGICO PER L’EUROPA E VA SOSTENUTO

IL BIOLOGICO E’ STRATEGICO PER L’EUROPA E VA SOSTENUTO

Dichiarazione del movimento europeo per l’agricoltura e l’alimentazione biologica, approvata dall’Assemblea Generale di IFOAM Organics Europe il 24 giugno 2026

IFOAM Organics Europe chiede che la Politica Agricola Comune (PAC) post-2027 continui a riconoscere il ruolo strategico del settore, garantendo un sostegno stabile e adeguato agli agricoltori biologici. È quanto emerge dalla dichiarazione approvata a Bruxelles dall’Assemblea Generale il 24 giugno 2026, a cui ha partecipato Suolo e Salute.
Secondo il documento, il biologico contribuisce alla competitività e alla resilienza dell’agricoltura europea, riducendo la dipendenza da input esterni, tutelando l’ambiente e sostenendo lo sviluppo delle aree rurali. Oggi nell’Unione europea oltre 438.000 agricoltori, pari al 13% del totale, coltivano più di 18 milioni di ettari con metodo biologico.
Tra le principali richieste figurano il mantenimento degli attuali livelli di sostegno, attraverso il principio del “no backsliding”, e l’adozione, da parte di ogni Stato membro, di strategie dedicate allo sviluppo del biologico che comprendano investimenti, formazione, consulenza, sostegno alle filiere, ricerca e promozione.
IFOAM Organics Europe sottolinea inoltre che gli agricoltori biologici non devono essere penalizzati rispetto ad altri regimi di aiuto basati su singole pratiche ambientali. Essendo un sistema di produzione regolamentato, certificato e sottoposto a controlli indipendenti, il biologico offre benefici ambientali e sociali duraturi che, secondo il movimento europeo, meritano un riconoscimento prioritario nella futura PAC.
«La futura PAC dovrà confermare e rafforzare il proprio sostegno all’agricoltura biologica, evitando qualsiasi arretramento delle misure dedicate e garantendo un quadro finanziario e normativo stabile, capace di sostenere gli agricoltori e accompagnare lo sviluppo del settore nel lungo periodo», commenta Alessandro D’Elia, amministratore delegato e direttore generale di Suolo e Salute, presente all’Assemblea Generale di Ifoam Organics Europe il 24 giugno scorso.

 

Fonte: www.organicseurope.bio/content/uploads/2026/06/IFOAMEU_GA2026_Statement_CAP-post-2027.pdf?dd

NOTA DOLENTE: ANCHE L’ITALIA DÀ IL VIA LIBERA AI NUOVI OGM

NOTA DOLENTE: ANCHE L’ITALIA DÀ IL VIA LIBERA AI NUOVI OGM

L’Italia tra i 18 Paesi che in Consiglio europeo hanno approvato il nuovo regolamento sulle tecniche genomiche (NGT) che supera l’obbligo di etichettatura della presenza di alimenti geneticamente modificati.

Croazia, Ungheria, Austria, Romania, Slovenia e Slovacchia hanno votato contro, Belgio, Bulgaria, Germania si sono astenuti, gli altri 18 (Italia compresa) il 21 aprile hanno votato a favore, quindi, il Consiglio europeo ha approvato il regolamento sui nuovi OGM (NGT), il cui testo finale sarà sottoposto al vaglio del parlamento europeo il 18 maggio. Con tutta probabilità le norme si applicheranno dal 2028.

Il testo non prevede l’obbligo di indicare in etichetta se il prodotto o i suoi ingredienti derivano da semi geneticamente modificati in laboratorio, calpestando la normativa generale in materia di informazione del consumatore, secondo la quale “è opportuno garantire che i consumatori siano adeguatamente informati sugli alimenti che consumano. Le scelte dei consumatori possono essere influenzate, tra l’altro, da considerazioni di natura sanitaria, economica, ambientale, sociale ed etica” e disattendendo i risultati dei sondaggi, secondo i quali oltre l’85% dei consumatori Ue vuole la chiara indicazione dell’origine geneticamente modificata in etichetta.

L’indicazione della modifica genetica apparirà soltanto sui sacchi delle sementi, non sui documenti di vendita del grano, né tantomeno su quelli della farina (e di conseguenza sul pane che il consumatore acquista).

 

Un altro buco nero è rappresentato dalla questione dei diritti brevettuali: il testo approvato dai rappresentanti dei governi nazionali non vieta i brevetti sulle piante NGT, calpestando la precisa richiesta che il Parlamento europeo aveva avanzato nella prima lettura del 2024.

C’è quindi il rischio che chi si trovasse il campo contaminato da materiale geneticamente modificato a causa di derive, invece di essere indennizzato, possa venir chiamato a rispondere dell’uso di patrimonio genetico sotto brevetto dalle tre multinazionali delle sementi che da sole controllano oltre il 60% del mercato mondiale.

 

Contattate il vostro parlamentare europeo e spiegategli i rischi della norma e per sottolineare che la trasparenza non ostacola certamente l’innovazione, ma la rafforza, che i cittadini europei non vogliono essere tenuti all’oscuro di quel che mangiano e che le NGT non si conciliano con la “DOP economy” su cui l’Italia punta (o almeno così dichiara).

 

Intanto, il comune di Isola del Piano (piccolo, ma importante nel biologico: ospita la sede e il pastificio della Cooperativa Girolomoni) ha messo le mani avanti ed è tra i primi in Italia a vietare semi NGT nel proprio territorio, una mossa simbolica (il regolamento non c’è ancora), ma significativa.

 

Qui i testi di interesse:  https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/04/21/new-genomic-techniques-council-adopts-new-rules-to-boost-sustainable-and-competitive-eu-food-systems/

UN CORSO INTERNAZIONALE PER DIVENTARE ESPERTI IN AGRICOLTURA BIOLOGICA

UN CORSO INTERNAZIONALE PER DIVENTARE ESPERTI IN AGRICOLTURA BIOLOGICA

Uno strumento on-line per imparare (o aggiornarsi) da casa

Finanziato dall’unione europea e dalla Segreteria di Stato svizzera per l’istruzione, la ricerca e l’innovazione e promosso da una trentina di organizzazione biologiche europee (l’unica italiana è la Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica FIRAB, https://www.firab.it/), OrganicAdviceNetwork è un progetto internazionale aperto a tutti, indipendentemente dalla professione, dall’adesione a organizzazioni e background culturale e scolastico che offre gratuitamente strumenti a chi sia interessato ad acquisire o migliorare le sue competenze per la consulenza in materia di produzione biologica.

Dispone della piattaforma on line https://organicadvicenetwork.space/ che offre vari moduli di e-learning e opportunità per lo scambio e il networking per approfondire le conoscenze tecniche sull’agricoltura biologica, sui metodi di consulenza efficaci e altre soft skills.

Ci sono corsi di base (12 lezioni) e avanzati (questi ultimi partiranno nel 2026), tutti on line, tutti in più lingue (inglese, francese e tedesco), tutti accessibili in archivio, per cui chi aderisse a corso già iniziato ha comunque accesso a tutte le lezioni precedenti.

Sono predisposti test di autovalutazione e sono disponibili materiali didattici (schede informative, video, podcast eccetera) a integrazione delle diverse lezioni.

La partecipazione è gratuita, è sufficiente registrarsi a pagina  https://organicadvicenetwork.space/.

L’AGENZIA EUROPEA DELL’AMBIENTE CHIEDE INTERVENTI STRATEGICI E MIRATI A FAVORE DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA

L’AGENZIA EUROPEA DELL’AMBIENTE CHIEDE INTERVENTI STRATEGICI E MIRATI A FAVORE DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA

La superficie agricola biologica nell’Unione europea continua ad aumentare, ma il ritmo di crescita è troppo lento per centrare l’obiettivo del 25% entro il 2030 fissato dal Green Deal europeo

L’Agenzia europea dell’Ambiente rileva che la quota di terreni biologici nell’Ue è passata dal 5,9% del 2012 al 10,8% nel 2023, per circa 17,4 milioni di ettari.

Tra i Paesi membri, l’Austria è l’unica ad aver già superato l’obiettivo del 25%, passando dal 18,6% al 27% nello stesso periodo. Seguono l’Estonia (dal 14,9% al 22,8%), il Portogallo (dal 5,5% al 22,5%) e l’Italia (dal 9,3% al 18,8%). All’estremo opposto si collocano Malta (dallo 0,3% allo 0,8%), la Bulgaria (dallo 0,8% al 3%), l’Irlanda (dall’1,2% al 4,3%) e la Polonia, che registra un calo dal 4,5% al 4,3%, pur mostrando segnali di ripresa dopo il 2020.

Anche la Norvegia, Paese non Ue ma che adotta il regolamento, ha visto una riduzione della quota, dal 5,6% al 4,6%.

 

Secondo l’agenzia, l’espansione del biologico è legata sia all’aumento della domanda di prodotti sostenibili sia al sostegno politico (in primis premi PAC), ma questi fattori non bastano più: nel 2023, dieci Stati membri hanno registrato un calo rispetto all’anno precedente, il numero più alto dal 2012.

 

L’ Aea avverte che, per rispettare le strategie del Green Deal, la crescita dovrà più che raddoppiare nei prossimi anni: il tasso medio annuo dal 2012 al 2023 è stato del 5,7%, ma servirebbe un incremento del 12,7% annuo tra il 2023 e il 2030, equivalente alla conversione di circa 3,26 milioni di ettari all’anno (22,8 milioni in totale).

In conclusione, l’agenzia ritiene “altamente probabile” che l’obiettivo del 25% non venga raggiunto, poiché la domanda di prodotti biologici è diventata più instabile dal 2022 e le attuali politiche di sostegno non sembrano sufficienti a garantire l’accelerazione necessaria.

 

Secondo l’Agenzia, “l’agricoltura biologica offre vantaggi significativi per la biodiversità, la salute del suolo e la qualità delle acque, contribuendo a una “transizione verde” più inclusiva nel settore agricolo e favorendo il ricambio generazionale”. Nel 2020, infatti, nell’Unione europea circa il 21% delle aziende agricole biologiche aveva un responsabile sotto i 40 anni, contro appena il 12% delle aziende convenzionali.

Oltre alle iniziative del Green Deal – in particolare le strategie “Dal produttore al consumatore” e “Biodiversità UE per il 2030” e la “Visione per l’Agricoltura e l’Alimentazione” – l’agenzia ribadisce l’importanza di un sostegno costante all’agricoltura biologica.

Invece anche la Corte dei conti europea ha evidenziato nel 2024 alcune carenze nelle politiche sia europee che nazionali dedicate al settore.

Per questo motivo, l’Aea sottolinea che, per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030, servono interventi più strategici e mirati: è necessario accelerare l’elaborazione e l’attuazione di politiche più chiare e ambiziose, capaci di promuovere una trasformazione profonda nei modelli di produzione e consumo alimentare.

Leggi di più: https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/agricultural-area-used-for-organic

https://www.eunews.it/2025/02/19/agricoltura-ue-commissione-visione/

GREENWASHING E CARBON CREDIT, UNA DIRETTIVA PER FARE CHIAREZZA

GREENWASHING E CARBON CREDIT, UNA DIRETTIVA PER FARE CHIAREZZA

Il Consiglio dei ministri dell’Ambiente dei 27 Paesi membri dell’Unione traccia la cornice della Direttiva Green Claims: gli slogan ambientali e climatici devono essere dimostrati

Non solo la Nature Restoration Law (vedi la prima notizia di questa newsletter), il Consiglio Ue sdogana anche la nuova Direttiva Green Claims.

Nodi green da sciogliere

I ministri dell’Ambiente europei hanno infatti voluto affrontare i più spinosi nodi “green” ancora da sciogliere nel corso della riunione del Consiglio Ue svolto in Lussemburgo il 17 giugno.

Una riunione particolarmente prolifica, visto che i ventisette Paesi membri hanno raggiunto l’accordo su una serie di proposte relative alla Direttiva Green Claims, un provvedimento volto a contrastare il greenwashing e a fornire ai consumatori informazioni affidabili e verificabili per decisioni d’acquisto più ecologiche, proposto per la prima volta nel marzo 2023 e approvato dall’Europarlamento un anno dopo (Suolo e Salute ne ha parlato qui).

Alcuni recenti casi giudiziari (vedi il ricorso di Ifoam Organics Eu contro il sistema Ecoscore) mostrano che la necessità di portare chiarezza riguardo alle indicazioni ambientali presenti sulle etichette dei prodotti agroalimentari è ormai inderogabile. L’orientamento generale espresso il 17 giugno dal Consiglio costituirà la base per i triloghi sulla forma finale della direttiva, i cui negoziati inizieranno nel nuovo ciclo legislativo.

Dichiarazioni da dimostrare

La proposta di Direttiva si rivolge alle dichiarazioni ambientali esplicite e alle etichette ambientali volontarie utilizzate dalle aziende per promuovere i loro prodotti. Include anche i sistemi di etichettatura ambientale esistenti e futuri, sia pubblici che privati, specificando gli obblighi per ciascun comparto. Le aziende devono utilizzare criteri chiari e prove scientifiche aggiornate per corroborare le loro asserzioni. Le dichiarazioni e le etichette devono essere chiare, comprensibili e specifiche rispetto alle caratteristiche ambientali dichiarate. Un principio fondamentale ribadito dalla bozza di direttiva è la verifica ex ante delle dichiarazioni ambientali da parte di esperti indipendenti, per garantire la loro veridicità prima della pubblicazione. Tuttavia, è prevista una procedura semplificata per esentare alcune tipologie di asserzioni dalla verifica di terze parti, purché le imprese forniscano un documento tecnico di conformità.

I sistemi di etichettatura ecologica EN ISO 14024 tipo 1 riconosciuti ufficialmente in uno Stato membro saranno esentati dalla verifica se rispettano le nuove norme. Il riconoscimento in un Paese permette dunque la validità in tutta la UE.

Crediti di carbonio, il ruolo dell’agricoltura

La direttiva affronta anche il tema spinoso delle dichiarazioni relative al clima, comprese quelle che coinvolgono i crediti di carbonio, introducendo nuovi requisiti. Le aziende devono fornire dettagli sul tipo e la quantità di questi crediti, dichiarando anche se sono permanenti o temporanei. Verrà fatta una distinzione fra crediti per azioni climatiche e crediti di compensazione, cioè tra quelli che dovrebbero avere un effetto “addizionale” e quelli che invece bilanciano un’attività inquinante. In entrambi i casi, i problemi di metodologia hanno finora dimostrato la fallacia del sistema di “finanziarizzazione” del clima. Positivo, al riguardo, il commento di Copa-Cogeca, la centrale di rappresentanza delle associazioni agricole a Bruxelles. «Questo approccio sui carbon credit prende in considerazione la realtà delle aziende agricole e dà la giusta flessibilità all’uso dei crediti di carbonio nel mercato volontario».