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CONSUMARE ORTOFRUTTA NON BIOLOGICA ALZA I LIVELLI DI PESTICIDI NELL’ORGANISMO

CONSUMARE ORTOFRUTTA NON BIOLOGICA ALZA I LIVELLI DI PESTICIDI NELL’ORGANISMO

Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health conferma che il consumo di frutta e verdura convenzionali aumenta in modo misurabile il livello di pesticidi nelle urine. Il lavoro esprime anche preoccupazione per la mancata considerazione dell’effetto cocktail.

Nell’articolo si legge:

“Gli studi sugli interventi alimentari dimostrano che il passaggio da una dieta convenzionale al consumo di alimenti biologici rappresenta un modo efficace per ridurre l’esposizione ai pesticidi di sintesi e, potenzialmente, ottenere benefici per la salute. Sono quindi necessari strumenti educativi e orientamenti alimentari per offrire modi per ridurre l’esposizione ai pesticidi attraverso la dieta, specialmente durante fasi sensibili dello sviluppo come la gravidanza e l’infanzia, tenendo presente che il consumo di frutta e verdura è associato a molteplici benefici per la salute”.

 

“Gli studi di intervento con diete basate su alimenti biologici mostrano ripetutamente rapide

riduzioni dei livelli di pesticidi misurati nelle urine”.

“Alcune ricerche hanno osservato che il consumo di alimenti a basso livello di residui non era associato a un aumento dell’esposizione ai pesticidi e, in altri casi, non era associato a effetti negativi sulla salute, mentre lo era il consumo di alimenti ad alto livello di residui”.

 

“Sono necessari metodi per valutare l’esposizione alimentare alle miscele di pesticidi al fine di caratterizzare e mitigare i rischi che questi comportano per la salute umana, in particolare per i bambini e durante la gravidanza.

In questo studio dimostriamo che il consumo di frutta e verdura, ponderato in base al carico di pesticidi, è associato a livelli crescenti di biomarcatori di pesticidi nelle urine”.

 

Ma non vogliamo anticipare troppo, potete leggere l’intero studio, che si può scaricare gratuitamente:

Alexis M. Temkin, Varun Subramaniam, Alexa Friedman, Elvira Fleury, Dayna de Montagnac, Chris Campbell, David Q. Andrews, Olga V. Naidenko, A cumulative dietary pesticide exposure score based on produce consumption is associated with urinary pesticide biomarkers in a U.S. biomonitoring cohort, International Journal of Hygiene and Environmental Health, Volume 270,

2025, 114654, ISSN 1438-4639, https://doi.org/10.1016/j.ijheh.2025.114654.

(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1438463925001361)

L’85% DELLE MELE EUROPEE CONTIENE PIÙ DI UN RESIDUO DI PESTICIDI

L’85% DELLE MELE EUROPEE CONTIENE PIÙ DI UN RESIDUO DI PESTICIDI

Sono simbolo di benessere e genuinità, una al giorno toglierebbe il medico di torno, ma 8 mele su 10 contengono residui di sostanze chimiche di sintesi

Pesticide action network Europe ha campionato e analizzato mele acquistate in 13 Paesi europei per verificare la presenza di pesticidi.
Le mele sono state considerate contaminate quando superavano il minimo rilevabile di 0.01 ppm: l’85% dei campioni conteneva più di un residuo chimico.
I casi peggiori si sono registrati in Lussemburgo e Repubblica Ceca, con 7 pesticidi in un solo frutto, mentre la Danimarca è risultata il Paese meno contaminato.

In Italia i campioni sono stati raccolti in Alto Adige su diverse varietà, tra cui Golden Delicious e Gala; in 4 mele su 5 sono stati trovati Acetamiprid e Fludioxonil. il primo tossico per le api e potenzialmente dannoso per lo sviluppo fetale, il secondo con sostanze della famiglia dei PFAS.

I livelli rilevati sono sotto i limiti di legge, ma indicano comunque presenza di sostanze indesiderate. In Trentino-Alto Adige si produce gran parte delle mele italiane, su frutteti che vengono trattati con pesticidi fino a 25-30 volte l’anno; una piccola parte resta sul frutto, il resto si disperde nell’ambiente, con rischi per aria, acqua, suolo e biodiversità.
Lo  studio “Contaminazione diffusa di suoli e vegetazione con residui di pesticidi di uso corrente lungo gradienti altitudinali in una valle alpina europea” pubblicato da Nature nel dicembre del 2024 iniziava così: “Il campionamento è stato effettuato in 53 siti lungo undici transetti altitudinali nella Val Venosta (Alto Adige, Italia), nella più grande area di coltivazione di mele d’Europa. Sono stati rilevati complessivamente 27 pesticidi (10 insetticidi, 11 fungicidi e 6 erbicidi), provenienti principalmente da meleti”.

Residui sono stati trovati i tutti i siti di campionamenti, anche nei prati alpini a 2318 m di altitudine. Vuoi dipenda dall’evaporazione, vuoi dalle correnti ascensionali, fatto sta che i pesticidi usati in valle sono saliti di un chilometro e mezzo in altitudine, arrivando a contaminare i boschi e i prati perenni delle aree protette che dovrebbero essere sottoposte a tutela ambientale…

Leggi di più: https://lavialibera.it/it-schede-2554-pfas_nelle_mele_allarme_parte_dall_alto_adige