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IMPENNANO LE VENDITE BIOLOGICHE NEGLI USA

IMPENNANO LE VENDITE BIOLOGICHE NEGLI USA

Oltre 70 miliardi di dollari di vendite per il food biologico, brilla l’ortofrutta, stupisce la carne bovina a +44.3%

In un mercato affollato di indicazioni concorrenti (“naturale”, “senza OGM”, “allevato senza antibiotici”, “senza ormoni”…) le vendite di prodotti biologici negli USA continuano a crescere, raggiungendo nel 2025 i 76,6 miliardi di dollari (oltre 66 miliardi di EUR), registrando un aumento del 6,8% rispetto al 2024 e un tasso di crescita doppio rispetto a quello del mercato alimentare complessivo.

Dei 76.6 miliardi di dollari, 6.5 derivano dal tessile, dagli integratori alimentari, dai prodotti per la cura della persona e il pet food, che pesano poco meno dell’1% delle vendite totali del mercato delle rispettive categorie. Il nocciolo duro, quindi, è l’alimentare.

Tra le categorie con le migliori prestazioni spiccano le uova (con un +22,4% a valore), lo yogurt (+16,6%) e un clamoroso +44.3% per la carne bovina.

Tra le tendenze di mercato, la crescita nella domanda di proteine e il grande impatto sugli acquisti dei social media e degli influencer.

Con vendite per 22,7 miliardi di dollari l’ortofrutta ha mantenuto il ruolo di categoria di punta, rappresentando quasi il 30% delle vendite totali, con un tasso di crescita costante del 5,3% nell’anno. A differenza di quanto accade nel vecchio continente, tra i protagonisti della categoria spiccano i frutti di bosco, con vendite salite a 4,4 miliardi di dollari, pari a un aumento del 10,5%. Anno positivo anche per gli agrumi (+18,1%), mentre le banane sono arrivate al miliardo di dollari, anch’esse con una crescita a doppia cifra (+ 12,6%).

Se l’ortofrutta rappresenta la categoria con le maggiori vendite in valore, anche latticini, bevande, snack e prodotti confezionati registrano una domanda in costante aumento.

E chi pensasse a un mercato di attempati figli dei fiori si ricreda: tra i maggiori consumatori si annoverano Millennials e Generazione Z, mentre i maggiori operatori sono catene di supermercati convenzionali come Walmart, Kroger e Albertsons.

 

Leggi la sintesi di mercato dell’Organic Trade Association: https://ota.com/about-ota/press-releases/us-organic-marketplace-achieved-significant-growth-2025

I CONSUMATORI BACCHETTANO LA GDO FRANCESE SUI PREZZI DEL BIO

I CONSUMATORI BACCHETTANO LA GDO FRANCESE SUI PREZZI DEL BIO

La politica dei prezzi sull’ortofrutta biologica è “irresponsable”

La federazione francese dei consumatori pubblica un articolo in cui accusa la grande distribuzione di applicare alla frutta e verdura biologica dei prezzi speculativi.

Non si tratta di considerazioni campate per aria, ma basate sui dati ufficiali del Réseau des Nouvelles des Marchés (RNM), sotto la supervisione del Ministero dell’Agricoltur.

Que Choisir ha calcolato i margini lordi del retail su un paniere di 11 frutti e 13 ortaggi che da soli rappresentano il 70% del consumo nazionale, mettendo a confronto i prezzi dei prodotti convenzionali e biologici nel corso dell’intero 2025.

Il risultato non può non colpire: il margine sui prodotti biologici è stato in media superiore dell’81% rispetto al convenzionale, senza peraltro grandi variazioni rispetto all’analoga rilevazione del 2017 (+96%) e del 2019 (+75%): non si tratta, evidentemente, di un dato contingente, ma del tutto strutturale.

Valgano per tutti due esempi: il prezzo liquidato al produttore di pomodoro biologico è superiore del 44% rispetto al convenzionale, ma il margine di distribuzione è superiore del 113 %. In parole povere, il 73% del maggior costo del prodotto al dettaglio è attribuibile al margine di distribuzione, solo il 27% al maggior costo del prodotto agricolo.

Per la mela biologica il margine lordo della distribuzione raggiunge € 2,51/kg, il doppio rispetto alla mela convenzionale e rappresenta il 61% del prezzo pagato dal consumatore (l’agricoltore biologico recupera solo il 37% del prezzo).

Que Choisir ha calcolato che per una famiglia francese media (2,3 persone) il budget annuale per il consumo di frutta e verdura convenzionali ammonta a € 460 (di cui € 207 margine di distribuzione), ma il budget per lo stesso carrello biologico comporta una spesa di € 732, 60%, con un maggior costo di 272 €, che solo per il 38% va agli agricoltori, mentre il resto rumane alla grande distribuzione, senza nessuna giustificazione convincente.

Va anche tenuto presente che tre centrali di acquisto controllano quasi il 90% di tutti gli acquisti di prodotti di consumo, con un evidente squilibrio competitivo.

La federazione sostiene che la politica dei prezzi operata dalla grande distribuzione da un lato ha come effetto il far sembrare il prezzo degli alimenti ultra-trasformati artificialmente bassi, dall’altro sottrae agli agricoltori la giusta remunerazione.

Scrive la federazione “Considerati i benefici ambientali, nutrizionali e per la salute derivanti dal consumo di prodotti biologici, chiediamo che questi prodotti siano resi accessibili al maggior numero possibile di persone. Di conseguenza, chiediamo ai grandi rivenditori di modificare le loro politiche di prezzo per favorire i prodotti più sani”.

Qui l’articolo: https://www.quechoisir.org/action-que-choisir-ensemble-prix-des-fruits-et-legumes-bio-la-grande-distribution-persiste-dans-une-politique-de-surmarge-irresponsable-n176506/?dl=159318