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PAESI BASSI, LIDL PUNTA AL 12% DI BIOLOGICO NELL’ORTOFRUTTA

PAESI BASSI, LIDL PUNTA AL 12% DI BIOLOGICO NELL’ORTOFRUTTA

Non una buona intenzione, ma un progetto strategico. E non solo: entro il 2030 è programmata una quota di almeno il 10% per il latte

 

La catena di discount ha annunciato alla rivista Europeam Supermarket Magazine di aver fissato l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 una quota biologica del 12% in volume (quindi in valore la percentuale aumenta) per patate, ortaggi e frutta, mentre punta ad almeno il 10%, sempre in volume, per i prodotti lattiero-caseari liquidi freschi a proprio marchio. Si tratta di due categorie centrali nella spesa quotidiana.

L’aver fissato (e resi pubblici) obiettivi quantitativi precisi dimostra che la catena non punta a un’operazione di cosmesi con generiche dichiarazioni “verdi”, ma marcia spedita sulla base di indicatori precisi per misurare l’impatto della scelta.

In Olanda solo il 5% della SAU è biologica (un quarto dell’Italia), con poco più di 2.000 aziende agricole e poco più di 1.000 imprese di trasformazione (e ben 500 importatori: Rotterdam è il primo porto europeo, Amsterdam è il quarto), mentre la spesa pro capite nel 2024 era di 105 euro (circa il 20% in più rispetto alla spesa media italiana), destinati ad aumentare con la mossa di Lidl.

Non c’è particolare motivo di dubitare: la catena già nel 2024 aveva sottoscritto con le organizzazioni degli agricoltori biologici fornitori l’Hutspotakkoord, l’impegno a raddoppiare la quota di frutta e verdura biologica entro il 2026, ma ha raggiunto l’obiettivo con un anno d’anticipo.

Gli obiettivi al 2030 sono stati presentati al Lidl Campus di Huizen nel corso di un incontro di lavoro con gli operatori della filiera per discutere della transizione verso produzione e consumo biologici e del ruolo della distribuzione.

Per Louise Vet, professoressa emerita di ecologia evolutiva all’università di Wageningen (centro di eccellenza mondiale nel campo dell’agroalimentare), la transizione verso l’agricoltura biologica offre importanti opportunità e offre al retail l’opportunità di svolgere un ruolo di assoluto rilievo.

Imre ter Heddem responsabile per la sostenibilità in Lidl Nederland ha dichiarato che la catena non intende solo offrire al pubblico prodotti biologici, ma li vuole rendere accessibili e alla portata di tutti.

Non si tratta di discorsi di circostanza: un’indagine sui prezzi condotta nella primavera scorsa dall’associazione olandese dei consumatori Consumentenbond ha analizzato i prezzi di 166 prodotti biologici (ortaggi, frutta, carne, latticini, caffè e tè) in 13 supermercati, rilevando grandi differenze, ma anche che il più economico dal test è proprio Lidl, i cui prezzi sono inferiori del 19% rispetto alla media.

Alcune catene offrono scontistiche specifiche per i prodotti biologici (Albert Heijn Premium offre il 10% di sconto su biologico con una tessera al costo annuale di 14,99 EUR), la catena specializzata Odin sconta del 15% con un abbonamento, ma anche al netto degli sconti Lidl rimane il campione della convenienza.

Se qualche catena italiana vuole trarre ispirazione dalle mosse del collega dei Paesi bassi…

Leggi di più: https://www.esmmagazine.com/fresh-produce/lidl-netherlands-sets-organic-targets-for-fresh-produce-dairy-sales-322449

Qui l’offerta biologica LIDL Nederland: https://www.lidl.nl/c/biologisch-assortiment/a10010999

Qui l’indagine dei consumatori olandesi: https://www.consumentenbond.nl/acties-claims/nieuws/2026/prijspeiling-biologisch-eten

IMPENNANO LE VENDITE BIOLOGICHE NEGLI USA

IMPENNANO LE VENDITE BIOLOGICHE NEGLI USA

Oltre 70 miliardi di dollari di vendite per il food biologico, brilla l’ortofrutta, stupisce la carne bovina a +44.3%

In un mercato affollato di indicazioni concorrenti (“naturale”, “senza OGM”, “allevato senza antibiotici”, “senza ormoni”…) le vendite di prodotti biologici negli USA continuano a crescere, raggiungendo nel 2025 i 76,6 miliardi di dollari (oltre 66 miliardi di EUR), registrando un aumento del 6,8% rispetto al 2024 e un tasso di crescita doppio rispetto a quello del mercato alimentare complessivo.

Dei 76.6 miliardi di dollari, 6.5 derivano dal tessile, dagli integratori alimentari, dai prodotti per la cura della persona e il pet food, che pesano poco meno dell’1% delle vendite totali del mercato delle rispettive categorie. Il nocciolo duro, quindi, è l’alimentare.

Tra le categorie con le migliori prestazioni spiccano le uova (con un +22,4% a valore), lo yogurt (+16,6%) e un clamoroso +44.3% per la carne bovina.

Tra le tendenze di mercato, la crescita nella domanda di proteine e il grande impatto sugli acquisti dei social media e degli influencer.

Con vendite per 22,7 miliardi di dollari l’ortofrutta ha mantenuto il ruolo di categoria di punta, rappresentando quasi il 30% delle vendite totali, con un tasso di crescita costante del 5,3% nell’anno. A differenza di quanto accade nel vecchio continente, tra i protagonisti della categoria spiccano i frutti di bosco, con vendite salite a 4,4 miliardi di dollari, pari a un aumento del 10,5%. Anno positivo anche per gli agrumi (+18,1%), mentre le banane sono arrivate al miliardo di dollari, anch’esse con una crescita a doppia cifra (+ 12,6%).

Se l’ortofrutta rappresenta la categoria con le maggiori vendite in valore, anche latticini, bevande, snack e prodotti confezionati registrano una domanda in costante aumento.

E chi pensasse a un mercato di attempati figli dei fiori si ricreda: tra i maggiori consumatori si annoverano Millennials e Generazione Z, mentre i maggiori operatori sono catene di supermercati convenzionali come Walmart, Kroger e Albertsons.

 

Leggi la sintesi di mercato dell’Organic Trade Association: https://ota.com/about-ota/press-releases/us-organic-marketplace-achieved-significant-growth-2025

I CONSUMATORI BACCHETTANO LA GDO FRANCESE SUI PREZZI DEL BIO

I CONSUMATORI BACCHETTANO LA GDO FRANCESE SUI PREZZI DEL BIO

La politica dei prezzi sull’ortofrutta biologica è “irresponsable”

La federazione francese dei consumatori pubblica un articolo in cui accusa la grande distribuzione di applicare alla frutta e verdura biologica dei prezzi speculativi.

Non si tratta di considerazioni campate per aria, ma basate sui dati ufficiali del Réseau des Nouvelles des Marchés (RNM), sotto la supervisione del Ministero dell’Agricoltur.

Que Choisir ha calcolato i margini lordi del retail su un paniere di 11 frutti e 13 ortaggi che da soli rappresentano il 70% del consumo nazionale, mettendo a confronto i prezzi dei prodotti convenzionali e biologici nel corso dell’intero 2025.

Il risultato non può non colpire: il margine sui prodotti biologici è stato in media superiore dell’81% rispetto al convenzionale, senza peraltro grandi variazioni rispetto all’analoga rilevazione del 2017 (+96%) e del 2019 (+75%): non si tratta, evidentemente, di un dato contingente, ma del tutto strutturale.

Valgano per tutti due esempi: il prezzo liquidato al produttore di pomodoro biologico è superiore del 44% rispetto al convenzionale, ma il margine di distribuzione è superiore del 113 %. In parole povere, il 73% del maggior costo del prodotto al dettaglio è attribuibile al margine di distribuzione, solo il 27% al maggior costo del prodotto agricolo.

Per la mela biologica il margine lordo della distribuzione raggiunge € 2,51/kg, il doppio rispetto alla mela convenzionale e rappresenta il 61% del prezzo pagato dal consumatore (l’agricoltore biologico recupera solo il 37% del prezzo).

Que Choisir ha calcolato che per una famiglia francese media (2,3 persone) il budget annuale per il consumo di frutta e verdura convenzionali ammonta a € 460 (di cui € 207 margine di distribuzione), ma il budget per lo stesso carrello biologico comporta una spesa di € 732, 60%, con un maggior costo di 272 €, che solo per il 38% va agli agricoltori, mentre il resto rumane alla grande distribuzione, senza nessuna giustificazione convincente.

Va anche tenuto presente che tre centrali di acquisto controllano quasi il 90% di tutti gli acquisti di prodotti di consumo, con un evidente squilibrio competitivo.

La federazione sostiene che la politica dei prezzi operata dalla grande distribuzione da un lato ha come effetto il far sembrare il prezzo degli alimenti ultra-trasformati artificialmente bassi, dall’altro sottrae agli agricoltori la giusta remunerazione.

Scrive la federazione “Considerati i benefici ambientali, nutrizionali e per la salute derivanti dal consumo di prodotti biologici, chiediamo che questi prodotti siano resi accessibili al maggior numero possibile di persone. Di conseguenza, chiediamo ai grandi rivenditori di modificare le loro politiche di prezzo per favorire i prodotti più sani”.

Qui l’articolo: https://www.quechoisir.org/action-que-choisir-ensemble-prix-des-fruits-et-legumes-bio-la-grande-distribution-persiste-dans-une-politique-de-surmarge-irresponsable-n176506/?dl=159318