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“COLTIVARE BIOLOGICO PER UNA QUESTIONE D’INDIPENDENZA”

“COLTIVARE BIOLOGICO PER UNA QUESTIONE D’INDIPENDENZA”

Non solo una scelta etica, ambientale e sanitaria, ma uno strumento economico e geopolitico

Nel supplemento L’Extraterrestre del quotidiano il manifesto, Marcello Maggioli presenta alcune riflessioni significative nell’articolo “Coltivare biologico per una questione d’indipendenza.

Maggioli evidenzia un aspetto trascurato, ma sempre più rilevante, al quale anche nella nostra newsletter avevamo sollecitato attenzione: l’agricoltura biologica non rappresenta soltanto una scelta etica o ambientale, ma può configurarsi come una vera e propria strategia di autonomia economica e geopolitica.

Le tensioni internazionali e il rincaro degli input di derivazione fossile mettono chiaramente in luce la fragilità degli attuali sistemi agricoli prevalenti, che dipendono fortemente da materia prima e mezzi tecnici esterni.

Al contrario, i modelli biologici ed agroecologici contribuiscono a ridurre questa dipendenza attraverso un approccio agronomico più accorto, che prevede una riduzione degli input esterni, l’utilizzo di fertilizzanti organici, pratiche come le rotazioni e i sovesci capaci di rafforzare la resilienza dei sistemi produttivi.

La visione non riguarda soltanto la tutela ambientale e quella della salute di produttori e consumatori, ma anche stabilità economica e sicurezza alimentare: “Agricoltura biologica e agroecologica per ridurre la dipendenza dagli input. Filiere locali rafforzate come scudo contro le importazioni fragili. Energie rinnovabili come infrastruttura abilitante. E una limitazione esplicita dei biocarburanti, per non mettere in competizione i campi con i serbatoi. Non è un’agenda verde. È buon senso – altermondialista, termine che dovremmo recuperare – in un mondo in cui le catene globali si rivelano fragili ogni volta che uno stretto si chiude”.

 

L’articolo integrale è disponibile a pagina https://ilmanifesto.it/coltivare-biologico-per-una-questione-dindipendenza

Sull’argomento, vedi anche “L’agroecologia per ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici” di Antonella Ilaria Totaro, https://www.renewablematter.eu/agroecologia-per-ridurre-dipendenza-dai-fertilizzanti-chimici

“Guerra, energia, cibo. L’agricoltura biologica è (anche) una questione di sicurezza nazionale” di Franco Brizzo, https://www.huffingtonpost.it/dossier/terra/2026/04/05/news/guerra_energia_cibo_lagricoltura_biologica_e_anche_una_questione_di_sicurezza_nazionale-21599049/

IL BIOLOGICO IN TEMPO DI GUERRE

IL BIOLOGICO IN TEMPO DI GUERRE

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno portando a una nuova crisi energetica. La sovranità alimentare europea (e italiana) è sospesa al prezzo dei combustibili e dei minerali importati. Vogliamo capire che l’agricoltura biologica è ormai una soluzione strategica fondamentale?

 

Tutti i Paesi europei importano la quasi totalità dei minerali con cui producono i fertilizzanti di sintesi e un terzo di queste materie prime transita attraverso lo stretto di Hormuz. Questa dipendenza quasi assoluta dalle importazioni ha conseguenze economiche devastanti.

I prezzi FOB dell’urea che partiva dai porti del Medio Oriente fino al 27 febbraio si aggiravano sui 480 dollari a tonnellata. Con l’inizio delle ostilità i prezzi sono impazziti, raggiungendo il 13 marzo i 725 dollari alla tonnellata (poi si è scesi, ma rimanendo sempre superiori del 40% ai prezzi anteguerra).

Lo scenario ricorda lo shock del 2022, quando il prezzo dei fertilizzanti era esploso di oltre il 70% in seguito all’attacco russo all’Ucraina.

Piaccia o no, il modello prevalente di agricoltura convenzionale rimane dipendente dalle risorse fossili e in balia dell’andamento dei prezzi delle materie prime necessarie alla produzione dei fertilizzanti chimici di sintesi e degli altri input.

Il modello biologico si ripresenta quindi tutt’altro che come ideologia, ma come uno strumento di resilienza economica e sovranità agricola, grazie alla sua impostazione di “indipendente per natura”.

Basandosi su cicli biologici e su fertilizzanti organici, piuttosto che su input d’importazione da aree instabili, la produzione biologica riduce strutturalmente l’esposizione agli shock geopolitici e alla volatilità del mercato.

Non ha molto senso parlare di rafforzamento della sovranità alimentare e poi non sostenere e promuovere l’agricoltura biologica, che rappresenta al di là di ogni dubbio uno dei sistemi agricoli più autonomi.

Le pratiche caratteristiche dell’agricoltura biologica (esclusione dei fertilizzanti di sintesi, pratiche agronomiche di comprovata efficacia, come le rotazioni delle colture, l’integrazione delle leguminose e il riciclaggio degli effluenti zootecnici) limitano fortemente la sua dipendenza dagli input importati e dai loro prezzi estremamente volatili e fuori controllo.

Suolo e Salute chiama le autorità pubbliche (e invita le altre organizzazioni del settore a fare altrettanto) a   sostenere con convinzione e in modo massiccio i sistemi di produzione più autonomi e indipendenti, in primis l’agricoltura biologica.

Ciò dovrà accadere non solo, ma anche, attraverso i regimi di sostegno della prossima PAC, con un approccio serio (e non da finanziamenti a pioggia) alle regole della condizionalità ambientale.

Se la sovranità alimentare non è solo un titolo da convegni, ma davvero un tema, deve tornare centrale assieme alla sostenibilità.

Fonte: Suolo e Salute