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GERMANIA, SI PREPARA LA SUGAR TAX

GERMANIA, SI PREPARA LA SUGAR TAX

Il governo sta studiando un prelievo sulle bevande zuccherate che si applicherà dal 2028. Reazioni diversificate dal settore biologico

Secondo l’OMS più di un centinaio di Paesi ha introdotto imposte nazionali sulle bevande zuccherate, per primi Regno Unito e Irlanda, nel 2018, poi via via gli altri.

Non si sa ancora quale sarà il modello, che è in fase di valutazione, ma si prevede che la sugar tax in salsa tedesca sarà applicata a scaglioni, a seconda della quantità di zucchero presente. La misura rientra nel pacchetto della riforma sanitaria e si ipotizza che porterà risorse per poco meno di mezzo miliardo l’anno.

Va da sé che riguarderà anche i prodotti biologici: un eccesso di zucchero non è salutare nemmeno se si tratta di zucchero biologico.

Le aziende dovranno modificare la ricetta, riducendo lo zucchero oppure, ove non fosse possibile o sufficiente a rientrare negli scaglioni più bassi, dovranno aumentare i prezzi.

Le opinioni delle imprese sono articolate. C’è chi ha una posizione, diciamo, “confindustriale”: manca l’evidenza scientifica che una tassa sullo zucchero sia idonea a raggiungere un effetto di politica sanitaria sostenibile a lungo termine; cibo e salute sono questioni sociali complesse che non possono essere risolte aumentando i prezzi di singole categorie; invece della tassa sarebbe più efficace una buona educazione alimentare; l’aumento dei prezzi colpirà le famiglie a basso reddito.

L’associazione delle imprese di trasformazione la vede meno grigia (oppure fa buon viso a cattivo gioco): concorda sulla considerazione che un consumo eccessivo di zucchero sia una delle grandi sfide, che comporta danni alle persone e costi sociali elevati.

A suo avviso la sugar tax può contribuire a una diversa divisione di questi costi alleggerendo i costi sanitari e le pur poche esperienze estere, come quella del Regno Unito, dimostrano che il prelievo può avere effetti positivi, soprattutto per i gruppi vulnerabili, con una contestuale riduzione dei costi per la sanità pubblica.

AöL però sottolinea che ridurre la percentuale di zucchero non sarà sufficiente a portare automaticamente a una società più sana. Il fattore decisivo sarà se il prelievo viene utilizzato per cambiare le abitudini alimentari, inducendo un consumo più moderato di carboidrati semplici, oppure si tradurrà nella semplice sostituzione dello zucchero con edulcoranti, dando il via a nuovi problemi, in considerazione dei molti dubbi che da sempre circondano questa categoria di additivi,

AöL sottolinea che sia l’associazione che le imprese associate sono impegnate per diete sane, sostenibili e olistiche da più di 30 anni. Non può, quindi, essere pregiudizialmente contraria a misure che scoraggino abitudini alimentari scorrette, ma raccomanda che non ci si fermi a un solo aspetto: la sugar tax diventi l’inizio di una trasformazione complessiva della politica alimentare e della promozione di diete salutari.

Vedi il parere di AöL: https://www.aol.de/nachrichten/warken-zuckerabgabe-f%C3%B6rderlich-f%C3%BCr-gesundheit-114950232.html

OCCHIO AI TARTRATI

OCCHIO AI TARTRATI

Tra un anno gli agenti lievitanti dovranno essere biologici, ma non si escludono difficoltà

Il regolamento 1165/2021 (come modificato dal regolamento 2229/2023) indica che dal 1/1/2027 sia il tartrato di sodio (E335) che il tartrato di potassio (E336), ampiamente utilizzati come agenti lievitanti nei prodotti da forno, potranno essere utilizzati solo se di produzione biologica.

I tartrati sono ottenuti purificando i cristalli che si formano nel vino o dalle borlande sottoprodotto della distillazione; in teoria, è del tutto possibile produrli con metodi biologici, ma da quanto emerge dagli incontri del gruppo di lavoro delle imprese di trasformazione in ambito IFOAM Organics Europe, la questione potrebbe essere meno semplice di quanto appaia.

Sono infatti emersi dubbi sulla reperibilità in quantità sufficiente del cremor tartaro (da cui derivano i tartrati) prodotto da vino biologico, non perché i vini biologici ne producano meno, ma perché finora non è mai esistita una filiera che lo raccolga dalle cantine e dalle distillerie- che non sono generalmente di grandissime dimensioni-, che sarebbe tutta da inventare.

Al momento risulta essere certificato per la produzione biologica di tartrati solo un operatore (in Germania), che con tutta probabilità non sarà in grado di fornire tutta la UE con le decime di tonnellate di tartrati che sono necessarie ai produttori di biscotti e altri prodotti da forno.

È quindi opportuno che le aziende interessate all’uso dei due additivi accertino sin d’ora presso gli abituali fornitori la disponibilità di tartrati biologici per il 2027.

Qualora la disponibilità sia incerta, bisogna cominciare per tempo a testare formulazioni alternative delle ricette o, in alternativa, bisogna richiedere alla Commissione, tramite le autorità competenti nazionali e tramite le organizzazioni di categoria, uno slittamento del termine (o l’indicazione “di produzione biologica, se disponibile”, come già si è fatto per altre sostanze in passato).

La scadenza dell’1.1.2027 non sembri lontana, per modificare le caratteristiche dei tartrati previste dal regolamento serve un certo tempo, quindi bisogna muoversi in fretta, tenendo conto anche dell’eventuale necessità di modificare le etichette di tutti i prodotti con tartrati (se la scadenza dell’1/1/2027 non sarà modificata, da tale data non solo si dovranno utilizzare solo tartrati biologici, ma ciò dovrà risultare anche dall’elenco ingredienti, non si potranno più usare imballaggi che non ne indichino l’origine biologica).

L’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta: evento SlowFood a Verona

L’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta: evento SlowFood a Verona

Un incontro per riflettere sull’impatto dell’industria alimentare sull’ambiente e la salute umana. È questo l’intento dell’incontro di venerdì 13 gennaio, a Verona, per la presentazione del libro “I Signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta” (Minimum Fax).

L’industria alimentare come pericolo?

Entro il 2050, la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi. Sono stime Onu. La domanda da cui parte la riflessione del libro è: come ci sfameremo? Stefano Liberti, l’autore, ha effettuato un’indagine globale di due anni, per capire come l’industria alimentare potrebbe distruggere il Pianeta. In particolare, si è concentrato sulla filiera di quattro prodotti. Carne di maiale, soia, tonno in scatola e pomodoro concentrato.

Secondo Liberti, la finanza globale e le multinazionali del cibo hanno deciso di sfruttare questi settori con aggressività. Ed è quindi partito per un viaggio alla scoperta delle sconfinate monoculture di soia nell’Amazzonia brasiliana, che stanno distruggendo la foresta. È passato poi dai mega-pescherecci che saccheggiano gli oceani a caccia di tonno, dagli allevamenti industriali di suini negli USA, dai mattatoi cinesi. E ha concluso il suo viaggio in Puglia, nelle campagne dove i lavoratori ghanesi raccolgono tonnellate di pomodori per una retribuzione da fame.

Tutto questo, è la previsione, finirà per devastare il pianeta e le sue risorse naturali.

L’incontro veronese

Il 13 gennaio, a partire dalle 20:30, presso la sala interna del Tempio Votivo di fronte alla stazione di Porta Nuova, si discuterà di questo e altri temi. Sarà presente l’autore del volume, Stefano Liberti. Insieme a lui, il dottor Daniele Degl’Innocenti, ricercatore dell’Università di Verona, che discuterà delle diverse qualità nutrizionali dei cibi a seconda della loro provenienza.

Oltre che del libro, l’evento sarà l’occasione per discutere dell’industria alimentare veronese e delle problematiche dell’agricoltura nella città veneta. In particolare, l’attenzione sarà rivolta ai livelli di PM10 nell’aria e al massiccio uso di pesticidi.

A organizzare l’appuntamento le associazioni A.VE.PRO.BI, Cospe, Isde, SlowFood, Terraviva e Veronapolis

FONTI:

http://www.feder.bio/agenda.php?nid=1110

http://www.feder.bio/files/1839.pdf

http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/779