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Rotazione delle colture cerealicole riduce l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici

La sostenibilità dei sistemi agricoli biologici si basa su un utilizzo razionale ed equilibrato dei fattori di produzione che compongono l’ecosistema: l’acqua, il suolo, l’aria e gli esseri viventi. La pratica della rotazione delle colture può fornire una valida alternativa all’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici, proprio nel rispetto di questi principi.

La rotazione consente infatti una corretta gestione della fertilità del suolo, il controllo delle piante infestanti e di eventuali problemi fitosanitari. Inserire i cereali in un’adeguata rotazione consente di raggiungere questi risultati, senza la necessità di ricorrere a prodotti di sintesi.

Nell’agrosistema di produzione biologica il cereale rappresenta un componente importante: la sua coltivazione infatti contribuisce all’equilibrio dell’avvicendamento colturale.

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I fattori di forza di una rotazione delle colture cerealicole sono legati innanzitutto al fatto che l’apparato radicale delle piante è di tipo fascicolato ed ha la capacità di contrastare il progressivo compattamento dei terreni. Non solo: i cereali occupano la superficie dei suoli durante il periodo di maggior intensità delle piogge, contenendo di fatto sia i fenomeni di erosione che di lisciviazione dei nutrienti. Le stoppie, infine, cioè i residui colturali dei cereali, risultano molto importanti per la formazione di humus e il miglioramento della struttura e della tessitura del terreno.

Alcuni coltivatori biologici in Iowa, nella contea di Polk, hanno deciso di ricorrere all’antica pratica della rotazione delle colture cerealicole per contrastare la proliferazione dei parassiti nei campi.

L’agricoltore Aaron Lehman, uno dei primi che ha deciso di adottare questo sistema, ha spiegato che il segreto è di far crescere le altre colture, di solito avena e trifoglio, per un anno intero, in modo tale da creare un ambiente ostile ai parassiti, impedendogli di insediarsi nuovamente nei campi.

Scegliere una rotazione delle colture cerealicole ha inoltre un notevole vantaggio per la terra e per la gestione delle malattie, eliminando la necessità di ricorrere a prodotti chimici.

Una soluzione che, secondo Lehman, potrebbe andare bene anche per gli orti casalinghi.

Fonti:

http://www.publicnewsservice.org/2016-06-13/environment/old-idea-in-farming-made-new-to-reduce-pesticides-chemical-fertilizers/a52363-1

http://www.conmarchebio.it/wp-content/uploads/2014/10/BIOMARCHE-opuscolo-2.pdf

Cambiamenti climatici: fertilizzanti chimici tra i maggiori responsabili. Lo studio

Le aziende produttrici di fertilizzanti sono tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici nel mondo. Questo, almeno, quanto affermato in un recente rapporto pubblicato da GRAIN, un’organizzazione internazionale non-profit che lavora per sostenere i piccoli agricoltori e la difesa della biodiversità.

Secondo l’organizzazione, i fertilizzanti potrebbero essere responsabili fino al 10% delle emissioni di gas serra globali, per non parlare dei danni creati ai corsi d’acqua, al suolo e allo strato di ozono.

Nel rapporto diffuso da GRAIN, si evidenzia come il contributo complessivo dei fertilizzanti chimici al cambiamento climatico sia stato fino adesso sottovalutato.

I calcoli sulle emissioni di protossido di azoto derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici, effettuati dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), sarebbero da 3 a 5 volte inferiori rispetto alle stime reali.

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I fertilizzanti richiedono una quantità enorme di energia per poter essere prodotti. Una produzione che cresce di anno in anno. Si pensa che, nel prossimo decennio, le forniture di fertilizzanti azotati cresceranno del 4%.

La produzione, tuttavia, rappresenta solo una piccola frazione delle emissioni di gas serra generate dai fertilizzanti chimici. La maggior parte delle emissioni si verificano una volta che questi prodotti sono applicati al suolo.

Si stima che, per ogni 100 kg di fertilizzanti azotati applicati al terreno, un kg finisce nell’atmosfera sotto forma di protossido di azoto (N2O). Nel 2014, il quantitativo ha uguagliato il numero di emissioni medie annuali di 72 milioni di automobili utilizzate in USA.

Devlin Kyyek, ricercatore del GRAIN ha affermato: “Ora possiamo dire che l’uso di fertilizzanti chimici quest’anno genererà più emissioni di gas serra delle emissioni totali prodotte da tutte le auto e camion guidati negli Stati Uniti. La buona notizia è che c’è una soluzione rapida a questo problema: una conversione globale a pratiche agroecologiche che possono raggiungere gli stessi rendimenti senza l’utilizzo di prodotti chimici”.

A dicembre, i leader mondiali si incontreranno a Parigi per la ventunesima Conferenza sul clima (COP21). Tra le varie iniziative intergovernative, solo una affronterà la tematica del cambiamento climatico collegato all’agricoltura e, secondo l’organizzazione, il dibattito sarà controllato dalle maggiori aziende produttrici di fertilizzanti del mondo.

Fonti:

http://www.ifoam.bio/en/news/2015/11/02/new-report-exxons-agriculture-says-contribution-chemical-fertilisers-climate-change

https://www.grain.org/article/entries/5270-the-exxons-of-agriculture

https://www.grain.org/