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Tuttofood: siglata partnership tra Fiera Milano e FederBio 

Siglato l’accordo tra FederBio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e Fiera Milano.

La collaborazione offrirà a FederBio l’opportunità di aprire ai propri associati un canale di incontro diretto con il mondo degli addetti ai lavori, buyer nazionali e soprattutto internazionali, che rappresentano il visitatore ideale di Tuttofood, l’esposizione internazionale dedicata agli operatori del settore agroalimentare.

Tuttofood è un’occasione importante, un punto di incontro in cui scorgere le tendenze più promettenti per il comparto del Food & Beverage e un contributo al tema della sostenibilità in campo alimentare.

La collaborazione, che prevede anche l’apertura della sede lombarda della Federazione nelle palazzine di Fiera Milano a Rho, porterà tra le altre cose alla realizzazione di progetti comunitari di promozione e sviluppo del comparto biologico in Italia e all’Estero.

Corrado Peraboni, amministratore delegato di Fiera Milano, ha così commentato la decisione: “Il cibo è un ‘prodotto’ del tutto particolare dove, come in pochi altri, al business si intrecciano natura, scienza, cultura e tradizioni. È per noi quindi motivo di grande orgoglio che la Federazione che esprime ai massimi livelli questi valori ci abbia scelto come partner. Tuttofood consolida così il suo ruolo di manifestazione all’avanguardia, unico indiscutibile riferimento per quel Food & Beverage italiano che vuole avere il futuro come prospettiva e il mondo come mercato. Ospitare la rappresentanza lombarda a Rho ci permetterà ottime sinergie, per risultati ancora più efficaci”.

tuttofood2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Queste, invece, le parole di Paolo Carnemolla, presidente di FederBio: “Il settore del biologico è in continua crescita e rappresenta una vera e propria opportunità per l’agroalimentare italiano. Grazie alla collaborazione tra Tuttofood e FederBio gli operatori hanno l’opportunità di trovare risposte, case history, informazioni per avvicinarsi al bio e far crescere ulteriormente il settore, rispondendo alla crescente domanda da parte dei consumatori di prodotti di qualità e sicuri“.

Oltre all’accordo tra Fiera Milano e Federbio, è stata firmata un’intesa operativa con Ita/Ice Agenzia – partner anche di Tuttofood – a sostegno dell’internazionalizzazione del Bio made in Italy.

Federbio è l’interlocutore di riferimento per il Biologico italiano presso i Ministeri italiani e presso le principali sedi istituzionali estere, l’unico operatore inteprofessionale nazionale che rappresenta la quasi totalità del settore biologico, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione.

Il settore biologico, negli ultimi anni, si è dimostrato un mercato in continua crescita. Secondo i dati di FiBL/Organic Monitor, il suo valore si attesta a oltre 80 miliardi di dollari a livello mondiale, di cui 35 miliardi solo in Europa. In Italia il suo valore di mercato interno è pari a 2.7 miliardi di euro. Una vera e propria occasione di crescita per tutto l’agroalimentare italiano.

Fonti:

http://www.askanews.it/regioni/lombardia/al-via-la-partnership-tra-fiera-milano-e-federbio-per-tuttofood_711755693.htm

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=1000

http://www.fieramilano.it/tuttofood-1?splash=0

 

 

Federbio: 11 marzo seminario informativo sul Psr Puglia, quali le opportunità per il bio

Venerdì 11 marzo, allo IAMB, l’Istituto Agronomico di Bari, si terrà un seminario sul PSR Puglia organizzato dalla Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica (FederBio).

Il seminario, organizzato per i tecnici operanti nel mondo del biologico pugliese nell’assistenza tecnica, la formazione e la certificazione, è un’occasione volta ad approfondire le opportunità insite nel PSR Puglia 2014-2020 e un modo per avere un confronto sulle proposte che giungeranno dagli attori del settore.

A tal proposito, si ricorda come il sostegno pervenuto dal Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 abbia ricoperto un ruolo determinate nell’espansione dell’agricoltura biologica. A questo, un importante contributo è stato dato dai tecnici professionisti, dalle organizzazioni di produttori e degli organismi di certificazione allo sviluppo del settore biologico in Puglia.

Il PSR 2014-2020 della Regione Puglia, in attuazione del Regolamento (UE) n. 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del FEASR,  è stato approvato lo scorso novembre 2015 dalla Commissione Europea.

Il PSR è uno strumento molto importante per la crescita del settore, perché, oltre a confermare la centralità dell’agricoltura biologica nel rispondere alle sei priorità economiche, ambientali e sociali dello sviluppo rurale nella Politica Agricola Comune, fornisce degli utili strumenti.

psr puglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oltre a prevedere il sostegno all’agricoltura biologica tramite una misura a superficie (Mis. 11 “Agricoltura biologica”), infatti, prevede altre interessanti misure come quelle per la formazione (Mis. 1), la consulenza (Mis. 2), i regimi di qualità (Mis. 3), le organizzazioni di produttori (Mis. 9), la cooperazione e l’innovazione (Mis. 16), lo sviluppo locale (Mis. 19).

L’incontro sarà introdotto da Paolo Carnemolla, presidente di FederBio e vedrà la partecipazione di Gianluigi Cardone, CIHEAM-IAMB, e Matteo Manna, Federbio.

L’agricoltura biologica rappresenta uno dei segmenti di mercato più interessanti e dinamici all’interno del comparto agro-alimentare italiano. Conoscere gli strumenti che ne permettono lo sviluppo diventa un elemento strategico per le aziende e gli attori che fanno parte di questo comparto.

Per poter partecipare all’evento, è necessario inviare obbligatoriamente allo IAMB conferma della propria presenza
mandando una semplice mail a verrastro@iamb.it <mailto:verrastro@iamb.it>.

Fonti:

http://www.feder.bio/

http://www.iamb.it/

FederBio: il Piano strategico per il bio sia frutto di una strategia unitaria di settore

In questi giorni, FederBio, la Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, punto di riferimento per l’intero settore italiano, ha indirizzato una lettera a tutti gli Assessorati all’agricoltura delle Regioni e delle Province autonome, nonché al Viceministro Olivero.

L’oggetto della missiva riguarda il Piano strategico nazionale per il bio, annunciato un anno fa e inerente la predisposizione di un piano nazionale per la ricerca e l’innovazione in agricoltura biologica e la costituzione di un comitato permanente di coordinamento per la ricerca nel settore.

L’intendo della Federazione è attirare l’attenzione delle parti in causa sulla necessità di attivare una strategia unitaria per un settore in continua crescita, nonostante la crisi dei diversi comparti dell’agricoltura nazionale.

Come precisa Paolo Carnemolla, presidente FederBio: “La Federazione è stata sin dall’inizio convinta sostenitrice dell’iniziativa del Piano strategico nazionale per il settore, sviluppata anche durante EXPO attraverso la discussione nel tavolo di settore presso il Ministero. Non conosciamo ancora il testo definitivo che verrà sottoposto alla valutazione delle Regioni e nemmeno la quantificazione delle risorse disponibili a livello nazionale, che ci aspettiamo saranno adeguate e proporzionali rispetto all’importanza  del settore, come già avviene in molti piani regionali, ma siamo tuttavia fermamente convinti della necessità di una strategia nazionale per il settore che consenta, anche se in ritardo, ma con il traguardo della revisione di medio termine, di poter finalmente convergere sia a livello istituzionale che di rappresentanze di settore verso obiettivi e strumenti condivisi e utili“.

piano bio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La richiesta della Federazione, che arriva proprio nel momento in cui l’iter di concertazione e adozione del piano stesso sta giungendo a conclusione, è in sintesi di aprire, e mantenere aperta nel tempo, una discussione proficua e stringente che porti ad approvare nel più breve tempo possibile il Piano e avviarne quanto prima le “operazioni” che lo compongono.

In questo momento storico, il “piano di conversione” all’agricoltura biologica per filiere e distretti territoriali è una grande opportunità per dare risposte concrete anzitutto agli agricoltori, oltre che ai cittadini.

Senza interventi di riforma, semplificazione e razionalizzazione anche drastici e senza un sistema integrato di servizi per il settore – scrive nella lettera Carnemolla – si rischia tuttavia di trasformare questa opportunità in un ennesimo fallimento, se non nell’innesco di nuovi e devastanti fenomeni di frode. A tale riguardo assume particolare rilievo fare scelte condivise e coordinate a livello regionale e nazionale soprattutto relativamente ai Gruppi Operativi per l’Innovazione, un’opportunità straordinaria che non può essere mancata rispetto ai fabbisogni anche di governance dell’innovazione per il settore”.

Infine, la Federazione auspica che il piano sia esteso anche all’agricoltura biodinamica che, nonostante faccia riferimento al medesimo quadro normativo europeo e nazionale di quella biologica, ha comunque una propria e autonoma storia e realtà anche di mercato.

Fonti:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=992

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7801

Federbio: vino biologico, opportunità e garanzia per salute e ambiente

vino biologicoDomenica 21 febbraio, con il titolo La Fabbrica del vino, è andata in onda una nuova puntata di Presadiretta, incentrata sull’industria del vino. Alla luce di quanto emerso, Federbio, la Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, ha ribadito in un comunicato l’importanza e l’opportunità rappresentate dall’agricoltura biologica anche nella produzione di questa bevanda, eccellenza del Made in Italy.

Durante il programma, è stato evidenziato come siano circa 60 le sostanze consentite dalla legge nella preparazione del vino: lieviti, fermenti, tannini, stabilizzanti, correttori di acidità, chiarificanti. Ma non solo: nel bicchiere di vino finiscono anche pesticidi “in concentrazione a volte anche superiore ai limiti massimi consentiti per l’acqua potabile”.

Come afferma Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio: “I pesticidi che vengono impiegati nella coltivazione convenzionale e dunque anche per la viticoltura lasciano il loro segno sia sul prodotto finito, il vino, che nell’ambiente in cui si coltiva, rappresentando un danno per i consumatori, per gli agricoltori stessi e per tutte le persone che abitano e vivono vicine ai campi e che sono passivamente esposte alle sostanze chimiche utilizzate e spruzzate sulle viti“.

Per valorizzare il Made in Italy, ma soprattutto per garantire la salute dell’ambiente e il benessere dell’uomo, la scelta del biologico è una vera e propria opportunità.

Il vino biologico certificato, per la cui produzione non vengono impiegati fertilizzanti e diserbanti chimici di sintesi e nemmeno insetticidi e anticrittogamici, – precisa Carnemolla – rappresenta l’unica garanzia per chi intende acquistare un vino ottenuto secondo i principi e le rigorose normative dell’UE in materia di biologico, certificato a partire dalla coltivazione delle uve e fino all’imbottigliamento“.

La certificazione biologica diventa quindi un’opportunità concreta, valida non solo per la valorizzazione del prodotto, ma anche per esaltare le diversità delle denominazioni d’origine, per dare valore aggiunto alla biodiversità e alle specificità dei territori vocati alla viticoltura.

All’interno di un contesto simile, la creazione di “biodistretti” del vino può rappresentare la vera svolta per garantire un ambiente sano, la tutela del paesaggio nonché la partecipazione dei piccoli produttori a un sistema di valorizzazione delle eccellenze italiane. Anche a livello internazionale, visto che la certificazione bio è riconosciuta in tutto il mondo come garanzia di qualità.

Per conoscere da vicino il vino bio, le  modalità di produzione e di trasformazione, ma anche le aziende eccellenti del settore l’appuntamento è con VinitalyBio, il Salone dedicato ai vini biologici certificati all’interno di Vinitaly, nato dall’accordo siglato tra Veronafiere e FederBio, che si terrà dal 10 al 13 aprile.

Fonti:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=990

http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-f4eed04b-d687-41a9-a12c-43d8ee7f5667.html

Cresce la domanda di carne biologica

Consumatori sempre più orientati verso la carne biologica. L’attenzione del mercato si sposta dunque su allevamenti selezionati, controllati e che rispondono ai criteri del bio. Una domanda che, però, in Italia non riesce ancora a trovare piena risposta.

Ne è convinto Marco Guerrieri, responsabile carni Coop Italia che spiega: “La richiesta di carni bio, rosse e bianche in particolare, supera di gran lunga l’offerta. Tant’è che per soddisfare la domanda, puntiamo a sviluppare allevamenti biologici strutturati selezionando i nostri migliori produttori: sono già partiti alcuni progetti pilota».

Sono oltre un migliaio i produttori zootecnici italiani e circa 200 le aziende dedite alla trasformazione e vendita del proprio prodotto. Il settore è in crescita, ma si potrebbe far di più per aiutare gli allevamenti biologici.

Paolo Carnemolla,presidente di FederBio, afferma: “Purtroppo si è fatto poco per sviluppare la filiera. I piani di sviluppo rurale non premiano la zootecnia e persino la Pac (Politica agricola comune) ha tolto il premio “qualità” per i capi bovini bio. Adesso stiamo portando avanti un progetto in regione che mira alla produzione di carne bovina bio, commercializzata con il marchio Bioalleva“.

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Uno dei problemi più grossi che arresta l’avanzamento del settore è la mancanza di strutture idonee con terreni adibiti alla coltura di cereali biologici. È infatti proprio il costo del mangime bio a incidere maggiormente sulla quota di produzione di carne biologica.

Nonostante questo, la crescita del settore sembra in arrestabile e si può intuire dai dati suggeriti da Guerrieri al Corriere di Bologna: In Emilia-Romagna, e su scala nazionale, la richiesta di carni bio nella grande distribuzione è incrementata mediamente del 5% da ottobre-novembre 2015. Una percentuale che in due anni arriverà a sfiorare il 30%“. Secondo i dati di Coop Italia, “attualmente l’avicolo bio conta su un giro d’affari pari a 11.000.000 euro annui (il 3% dell’avicunicolo complessivo)“.

Chi acquista è sempre più interessato sulla provenienza del prodotto, vuole garanzie sulla sua bontà, tenerezza e sapidità e, in alcuni casi, preferisce alimenti confezionati con un packaging innovativo .

La scelta di carne biologica rivela dunque che i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità dei prodotti, ma anche alla propria salute.

Secondo un recente studio effettuato dall’università di Newcastle e pubblicato dal British Journal of Nutrition, i prodotti biologici hanno il 50% in più di acidi grassi omega3, ritenuti benefici per la salute, mentre il contenuto dei grassi nocivi è nettamente minore. A determinare la differenza,  il tipo di alimentazione degli animali negli allevamenti biologici.

Fonti:

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2016/11-febbraio-2016/dopo-l-allarme-oms-boom-carne-bio-24038109581.shtml

http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/alimentazione/2016/02/16/in-carne-e-latte-biologici-piu-omega-3meno-grassi-cattivi_b8e1ee0d-25db-41b4-b330-d11d9a66b844.html

FederBio, AIAB e WWF: agricoltura biologica è l’unica soluzione per fermare Xylella


xylella federbioFederBio
, AIAB e WWF hanno espresso nei giorni scorsi piena soddisfazione per il provvedimento della Procura di Lecce che ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza di tutte le piante di ulivo interessate dalle operazioni di rimozione immediata, così come previsto dal Piano Silletti.

Il provvedimento aveva avuto il sigillo dell’urgenza poiché la magistratura riteneva necessario fermare gli abbattimenti imminenti, considerando errati i presupposti scientifici alla base dell’individuazione della Xylella come unica causa del disseccamento degli ulivi.

Nei giorni scorsi, inoltre, il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso di diciannove aziende biologiche della provincia di Lecce, ha ordinato al ministero delle Politiche agricole di esibire gli atti con cui nel 2010 autorizzò l’Istituto agronomico mediterraneo (Iam) di Valenzano a introdurre la xylella fastidiosa in Puglia per ragioni di studio.

L’azione, però, continua a non essere sufficiente a fermare l’avanzata della malattia e garantire la conservazione degli olivi secolari della Puglia.

WWF, FederBio e AIAB hanno infatti sottolineato con forza la necessità di affrontare le emergenze agricole (tra cui appunto il problema della Xylella Fastidiosa), con un approccio agroecologico, fatto di tecniche agronomiche idonee ai territori e in grado di tutelare ambiente e biodiversità.

Le più recenti vicende, infatti, hanno dimostrato come gli interventi basati sull’utilizzo di chimica di sintesi si siano rivelati in realtà inefficaci. Secondo i magistrati pugliesi, chiamati a intervenire in merito al caso, il Piano di contenimento della malattia avrebbe privilegiato solo le ipotesi che portavano alle eradicazioni e all’autorizzazione straordinaria di pesticidi  chimici, anche vietati da tempo per la loro nocività. Interventi che sarebbero stati utilizzati in modo spregiudicato, con un conseguente pericolo per la salute pubblica.

Come afferma Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura del WWF Italia, il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO) non può però essere risolto con provvedimenti giudiziari. È necessario che  il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e la Regione Puglia incentivino immediatamente tutte le attività basate sull’agroecologia, alternative all’uso massiccio di pesticidi e all’eradicazione delle piante.

Appena si è presentata l’emergenza, FederBio ha subito attivato un gruppo di lavoro tecnico scientifico che ha messo a punto una proposta per la gestione con metodo biologico dei territori colpiti dal batterio. Alla proposta hanno aderito tutte le organizzazioni del settore e il WWF Italia.

Purtroppo, però, il documento, come evidenzia Paolo Carnemolla, presidente di FederBio, non è stato ancora preso in considerazione. Una cosa che ha comportato “come ipotizza la Procura di Lecce, danni ambientali e alla salute per gli agricoltori e per tutte le persone che vivono nel Salento che avrebbero potuto essere evitati“.

Per questo, FederBio, AIAB e WWF Italia chiedono dunque ai Ministeri interessati e alla Regione  una scelta netta a favore di un nuovo approccio alternativo che tenga conto delle proposte di interevento ampiamente sostenute dagli agricoltori e cittadini dell’area interessata.

Fonti:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=972

http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/01/06/news/xylella-130701453/

http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/12/28/news/xylella-130274088/