Suolo e Salute

Category: Biologico

Il 25 novembre a Reggio Emilia per parlare di suinicoltura sostenibile e opportunità economiche

Il prossimo 25 novembre, a Reggio Emilia, presso la Sala convegni del Tecnopolo, si terrà un incontro dal titolo “Opportunità economiche per una suinicoltura innovativa e sostenibile”.

Il convegno è organizzato dal Crpa, Centro ricerche produzioni animali. Si parlerà di allevamenti suinicoli, sostenibilità ambientale ed economica e opportunità di mercato. L’inizio dei lavori è previsto per le ore dieci.

In particolare, saranno evidenziati alcuni punti cardine legati al passaggio da un tipo di allevamento suinicolo convenzionale a scelte innovative, sostenibili e alternative. Il dibattito sarà incentrato sulle verifiche da effettuare all’interno degli allevamenti e inerenti al benessere e alla salute degli animali; l’impegno della manodopera e i quantitativi di lettiera da utilizzare; l’emissione di odori e gas; la produzione di biogas; le risposte produttive a fertilizzazioni con digestato e gli effetti su rilascio di azoto.

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Si parlerà anche della sostenibilità economica della suinicoltura innovativa, tendendo conto sia dei costi d’investimento, che di quelli di gestione.

Saranno presenti, per parlare delle varie tematiche dell’incontro, alcuni esponenti del Crpa emiliano, Roberta Chiarini, della Direzione generale Agricoltura dell’Emilia Romagna e Carlo Grignani, del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, dell’Università di Torino.

In occasione del convegno, realizzato nell’ambito del progetto Crpa “Suini su paglia e biogas” e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, saranno presentati i risultati finali ottenuti dalle varie attività previste e le opportunità del nuovo Programma di sviluppo rurale 2014-2020 per gli allevamenti suinicoli. L’inclusione di un focus sui bandi del nuovo Psr è centrale per comprendere l’importanza che questi strumenti hanno nello sviluppo del mercato e nella diffusione di un tipo di suinicoltura innovativa e a basso impatto ambientale.

La partecipazione al convegno è gratuita previa registrazione. La procedura di registrazione, da effettuare  sul sito ufficiale del Cpra attraverso la compilazione di un apposito modulo, sarà attiva fino alle ore 12:00 del 24/11/2015.

Fonti:

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/zootecnia/2015/11/09/opportunita-economiche-per-una-suinicoltura-innovativa-e-sostenibile/46226

http://www.crpa.it/nqcontent.cfm?a_id=13498&tt=crpa_www&sp=crpa

 

Cambiamenti climatici: fertilizzanti chimici tra i maggiori responsabili. Lo studio

Le aziende produttrici di fertilizzanti sono tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici nel mondo. Questo, almeno, quanto affermato in un recente rapporto pubblicato da GRAIN, un’organizzazione internazionale non-profit che lavora per sostenere i piccoli agricoltori e la difesa della biodiversità.

Secondo l’organizzazione, i fertilizzanti potrebbero essere responsabili fino al 10% delle emissioni di gas serra globali, per non parlare dei danni creati ai corsi d’acqua, al suolo e allo strato di ozono.

Nel rapporto diffuso da GRAIN, si evidenzia come il contributo complessivo dei fertilizzanti chimici al cambiamento climatico sia stato fino adesso sottovalutato.

I calcoli sulle emissioni di protossido di azoto derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici, effettuati dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), sarebbero da 3 a 5 volte inferiori rispetto alle stime reali.

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I fertilizzanti richiedono una quantità enorme di energia per poter essere prodotti. Una produzione che cresce di anno in anno. Si pensa che, nel prossimo decennio, le forniture di fertilizzanti azotati cresceranno del 4%.

La produzione, tuttavia, rappresenta solo una piccola frazione delle emissioni di gas serra generate dai fertilizzanti chimici. La maggior parte delle emissioni si verificano una volta che questi prodotti sono applicati al suolo.

Si stima che, per ogni 100 kg di fertilizzanti azotati applicati al terreno, un kg finisce nell’atmosfera sotto forma di protossido di azoto (N2O). Nel 2014, il quantitativo ha uguagliato il numero di emissioni medie annuali di 72 milioni di automobili utilizzate in USA.

Devlin Kyyek, ricercatore del GRAIN ha affermato: “Ora possiamo dire che l’uso di fertilizzanti chimici quest’anno genererà più emissioni di gas serra delle emissioni totali prodotte da tutte le auto e camion guidati negli Stati Uniti. La buona notizia è che c’è una soluzione rapida a questo problema: una conversione globale a pratiche agroecologiche che possono raggiungere gli stessi rendimenti senza l’utilizzo di prodotti chimici”.

A dicembre, i leader mondiali si incontreranno a Parigi per la ventunesima Conferenza sul clima (COP21). Tra le varie iniziative intergovernative, solo una affronterà la tematica del cambiamento climatico collegato all’agricoltura e, secondo l’organizzazione, il dibattito sarà controllato dalle maggiori aziende produttrici di fertilizzanti del mondo.

Fonti:

http://www.ifoam.bio/en/news/2015/11/02/new-report-exxons-agriculture-says-contribution-chemical-fertilisers-climate-change

https://www.grain.org/article/entries/5270-the-exxons-of-agriculture

https://www.grain.org/

Controllo biologico nelle colture cerealicole: quali i vantaggi

Il controllo biologico degli insetti fitofagi è una delle tecniche naturali alla base dello sviluppo dell’agricoltura sostenibile. Mattias Jonsson, ricercatore presso il Dipartimento di Ecologia dell’Università svedese di Scienze Agrarie, ha condotto uno studio per mostrare le potenzialità di questa pratica.

Jonsson e i suoi colleghi sostengono che il controllo biologico degli afidi potrebbe ridurre i danni alle colture cerealicole del 45-70%.

Per ridurre la dipendenza dell’agricoltura dai prodotti chimici, afferma Jonsson, è importante fornire la prova dell’efficacia di metodi alternativi per la protezione delle colture. Tale prova è spesso assente per  ciò che riguarda le tecniche di controllo biologico, una cosa che ne ostacola la diffusione.

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Il modello proposto dai ricercatori dimostra che, nei campi d’orzo svedesi, gli antagonisti naturali degli afidi possono ridurre i danni alle colture di oltre la metà. Un effetto che dipende fortemente anche dalla composizione del paesaggio circostante: la riduzione dei danni, infatti, va da un circa 45% nelle aree dominate da colture annuali a un 70% riscontrato nelle zone con poca copertura annuale e più pascoli.

Mappare un potenziale controllo biologico in aree differenti, spiegano i ricercatori, può aiutare a prevedere in quali parti del paesaggio è più probabile che si verifichino dei focolai di infestazione.

In agricoltura biologica, la mappatura può rivelare in quali aree del paesaggio la conversione a un tipo di coltivazione sostenibile è potrebbe avere maggiore successo, a causa di un ridotto rischio di danni causati da attacchi parassitari.

Nell’agricoltura convenzionale, questo modello può aiutare a ridurre l’inutile ricorso agli insetticidi.

Zone ad elevata complessità forniscono nemici naturali e risorse alimentari alternative che mettono le colture a riparo da particolari rischi. Questo aumenta sia l’abbondanza dei raccolti che la diversità del paesaggio. Diversificare la produzione vegetale può sicuramente ottimizzare i risultati della lotta agli insetti fitofagi, ma è anche importante per preservare l’habitat semi-naturale presente delle diverse aree.

Il controllo biologico contribuisce ad aggiungere valore alla produzione agricola. Dare un valore al controllo biologico evidenzia la sua importanza per la produzione agricola, se poi questo viene messo in relazione con i diversi usi del territorio, è possibile ricavare dei consigli in più utili a migliorare l’agricoltura sostenibile.

Nel documento sono elencate tutta una serie di migliorie possibili da apportare al modello proposto: l’implementazione di una gestione economica specifica, potrebbe aiutare a mettere in relazione il controllo biologico con altre opzioni di gestione dei parassiti, in regioni e contesti differenti.

Quale alternativa all’impiego dei pesticidi, le tecniche di controllo biologico sono usate per impedire ai fitofagi di superare la soglia di dannosità economica. Le specie utili sono numerose e, se impiegate correttamente, risultano davvero efficaci.

Fonti:

http://foodtank.com/news/2015/11/harvesting-the-research-natural-enemies-can-replace-insecticides

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/2041-210X.12149/abstract

 

Consegna della Carta del Bio in Expo

In occasione della Festa del Bio in EXPO promossa dal Parco della Biodiversità – realizzato da BolognaFiere – e alla presenza di Duccio Campagnoli, Presidente di BolognaFiere, delle associazioni rappresentative dell’agricoltura biologica italiane ed estere, delle aziende del bio partner e sponsor del Parco della Biodiversità, si è tenuta al Parco della Biodiversità la consegna della Carta del Bio in EXPO al Vice Ministro alle Politiche Agricole con delega al Biologico Andrea Olivero da parte del Forum Internazionale del Biologico, insediatosi proprio al Parco della Biodiversità il 16 maggio scorso alla presenza di Vandana Shiva. 

A nome dei milioni di agricoltori e di imprese che praticano l’agricoltura biologica e dei cittadini che li sostengono con le loro scelte alimentari, il Forum del Biologico – costituito dalle associazioni del bio e supportato da BolognaFiere che con il Parco della Biodiversità ha reso protagonista il bio nel grande dibattito sull’alimentazione e sul cibo – mette in evidenza come il modello agricolo e alimentare biologico sia in grado di nutrire il Pianeta e l’uomo nel futuro, di sostenere l’agricoltura familiare e l’occupazione e di tutelare la biodiversità e dunque rappresenti l’innovazione che nella maniera più completa ed efficiente può consentire alle Istituzioni e ai Governi di dare attuazione ai principi della Carta di Milano. In particolare la dichiarazione conclusiva della Carta del Bio in EXPO chiede al Ministro Maurizio Martina, in quanto rappresentante del Governo italiano per EXPO e dell’eredità immateriale che sarà la Carta di Milano, e al Vice Ministro Andrea Olivero, con delega al Biologico:

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  • di impegnare il Governo italiano affinché il biologico sia il modello di punta per l’innovazione e la sostenibilità del modello agricolo e alimentare dell’Italia;
  • di impegnarsi come Governo italiano a promuoverne in maniera esplicita il ruolo e la sua diffusione nell’ambito delle politiche e degli accordi anche a livello internazionale, a cominciare dalla prossima conferenza sul clima di Parigi e dalla fissazione dei nuovi obiettivi del Millennio in ambito ONU.

“Oggi è stata una giornata importante per tutti perché il Parco della Biodiversità con la Festa del Bio ha coinvolto tutta l’Esposizione Universale, dai padiglione Paese alle aree tematiche e ai cluster, dai visitatori alle associazioni e agli operatori del bio con l’obiettivo di colorare di bio tutta EXPO sino al 31 ottobre e di promuovere i valori del bio dopo la fine di EXPO. – commenta Duccio Campagnoli, Presidente di BolognaFiere – Il Ministero delle Politiche Agricole ed EXPO ha riconosciuto il valore e l’importanza del lavoro che il Parco della Biodiversità ha fatto in EXPO per la promozione di un’agricoltura in grado di tutelare la biodiversità e di rispondere alla sfida di EXPO. La consegna della Carta del Bio in EXPO è il risultato del lavoro che il Parco della Biodiversità assieme alle associazioni italiane e internazionali del bio ha condotto in questi mesi, dalla costituzione del Forum, passando per gli incontri al Teatro della terra sui temi della salute e del benessere, dei cambiamenti climatici, della sostenibilità sino ad arrivare all’Organic Week tenutasi a settembre al Parco della Biodiversità e a SANA 2015 che ha fatto battere il cuore di EXPO a Bologna. Un lavoro che continuerà dopo EXPO per arrivare all’edizione 2016 di SANA, Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, con il grande impegno di BolognaFiere”.

“Tutte le organizzazioni del biologico e biodinamico italiane e internazionali hanno animato in questi mesi la discussione sul web e nel Teatro della Terra all’interno del Parco della Biodiversità per mettere a punto la Carta del bio in EXPO. – sottolinea Paolo Carnemolla, Portavoce del Forum Internazionale del Biologico –  A questa iniziativa hanno aderito centinaia di organizzazioni, fra le quali importanti realtà anche del mondo ambientalista come Lipu e WWF, e migliaia di singoli tecnici, ricercatori e operatori del settore. La Carta sintetizza i vantaggi del modello agricolo e alimentare biologico rispetto ai grandi temi dell’ecologia e della lotta al cambiamento climatico, della salute e del benessere della popolazione, dell’equità e dell’etica nel mercato e quindi afferma i motivi per cui il biologico è l’innovazione agricola e alimentare del secolo corrente, la risposta più efficiente al grande tema al centro dell’esposizione universale: nutrire il Pianeta, energia per la vita. Nella dichiarazione finale del nostro documento ci riconosciamo nei principi e negli impegni previsti dalla Carta di Milano, che il biologico attua da sempre, e per questo chiediamo impegni precisi anzitutto al nostro Governo perché faccia del biologico l’elemento di punta del modello agricolo italiano del futuro e per questo lo proponga esplicitamente come azione virtuosa anche nelle sedi internazionali come la prossima conferenza sul clima di Parigi a dicembre e nell’ambito ONU per la fissazione dei nuovi obiettivi del millennio.”

Fonte

https://www.facebook.com/notes/organic-can-feed-the-planet/in-occasione-della-festa-del-bio-in-expo-e-stata-consegnata-al-vice-ministro-and/916413525118490

 

Riso biologico: 1 milione di dollari per la ricerca di soluzioni sostenibili ed economiche

Il riso biologico è una sfida che sempre più agricoltori cercano di intraprendere. Coltivare il riso con tecniche sostenibili, però, è una decisione rischiosa e faticosa che comporta una dura battaglia quotidiana contro insetti, malattie e piante infestanti.

Proprio per questo, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha messo a disposizione di un team internazionale di scienziati di comprovata esperienza 1 milione di dollari di finanziamenti. L’obiettivo è quello di trovare soluzioni che rendano il riso biologico una coltura redditizia per gli agricoltori e più sicura e disponibile per i consumatori.

riso biologico

 

 

 

 

 

 

 

 

Una soluzione che arriva in risposta alla difficoltà degli agricoltori degli Stati Uniti di tenere il passo alla domanda crescente del mercato interno.

Il Dr. Xin-Gen “Shane” Zhou, esperto in patologia delle piante e leader del progetto, ha spiegato la necessità di ottenere nuovi risultati nel settore. La ricerca in questi anni, spiega, si è soffermata poco su questo prodotto “e gli studi biologici effettuati su altre colture non possono applicarsi al riso, perché la maggior parte di esso viene coltivato nei campi allagati“. Questo sottopone le colture a una diversa gamma di malattie, erbe infestanti e insetti che non ci sono nelle zone aride o nelle colture irrigue.

L’obiettivo della ricerca, dunque, è quello di aiutare gli agricoltori ad affrontare problematiche come la gestione dei nutrienti, il controllo dei parassiti e delle piante infestanti, con soluzioni sostenibili, ma anche economicamente approcciabili.

Non a caso, il team è composto da esperti in patologie vegetali, in scienza botanica e delle piante infestanti, in fitopatologia, economisti, entomologi.

Come afferma Zhou: “Abbiamo ideato questa nuova proposta per sviluppare ulteriormente metodi redditizi per coltivatori di riso biologico. Abbiamo intervistato gli agricoltori biologici e abbiamo scoperto che i principali problemi a cui vanno incontro sono la gestione delle piante infestanti, la fornitura di azoto“.

Ad esempio, gli agricoltori vorrebbero usare meno fertilizzanti azotati, perché i fertilizzanti biologici sono molto più costosi rispetto a quelli tradizionali. Ma l’applicazione di azoto naturale in modo improprio può dare alle erbacce la possibilità di crescere e di competere con le piante di riso.

Zhou ha anche affermato che il team ha in programma di sviluppare una strategia economica per la produzione di riso biologico. Il piano sfrutterà la creazione di uno strumento di analisi economica sul web, basato su bilanci interattivi. Lo scopo è quello di aiutare gli agricoltori a prendere decisioni per la produzione di riso biologico.

Avremo il collegamento diretto con i coltivatori di riso biologico per mostrare loro che tipo di pratiche o strumenti possono utilizzare per la gestione dei parassiti e per aumentare la resa“, ha concluso Zhou.

Fonti:

http://www.laboratoryequipment.com/news/2015/10/scientists-team-farmers-improve-organic-rice-production

http://phys.org/news/2015-10-rice-demand-scientists-farmers-production.html

Expo 2015: il Brasile e l’UE ritengono il biologico la chiave innovativa per risolvere le sfide di oggi

MILANO, 19 ottobre, 2015 – Il Ministero della Scienza, Tecnologia e Innovazione brasiliano – MCTI – e la piattaforma tecnologica europea di Organic Food and Farming per la ricerca e l’innovazione – TP Organics – hanno firmato un protocollo d’intesa al fine di promuovere l’innovazione e migliorare l’apprendimento reciproco riguardo all’ agricoltura biologica e all’ agroecologia in UE e nel Brasile.

“L’agricoltura biologica e l’ agroecologia stanno dimostrando di essere fattori chiave per risolvere le sfide sociali di oggi: tra le quali l’obiettivo ‘Fame Zero’. Aumentare il sostegno per la ricerca biologica e l’innovazione moltiplicherà l’impatto della produzione biologica sulla sicurezza alimentare globale, pur mantenendo servizi ecosistemici “. Ha detto Eduardo Cuoco, capo della segreteria TP Organics. “Siamo molto orgogliosi di essere stati riconosciuti come partner principale per promuovere la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo di agroecologia e agricoltura biologica in Brasile.”

logo_tp-organics_500 x 250“Questo manda un messaggio forte al mondo: il Brasile, uno dei principali attori ha annunciato un mondo che produce soluzioni biologiche alle grandi sfide. La nostra cooperazione aprirà la strada per l’apprendimento reciproco e l’innovazione nella produzione biologica in entrambe le regioni “, ha aggiunto Marco Schlüter, direttore di IFOAM UE e membro del Comitato Direttivo TP Organics.

“Vogliamo beneficiare della vasta conoscenza ed esperienza delle parti interessate al biologico dell’UE per aiutare i nostri agricoltori a ridurre la loro dipendenza da fattori agro-industriali e per consentire loro di creare mezzi di sussistenza stabili”, Ha dichiarato il brasiliano Eron Bezerra, Segretario di Stato per l’inclusione sociale del Ministero della Scienza, Tecnologia e Innovazione. “Sono convinto che la produzione biologica non è importante solo per mezzi per migliorare la sostenibilità della nostra produzione alimentare, ma così contribuirà a fornire una migliore reddito per i nostri produttori e altre parti interessate nelle zone rurali”.

Il 16 ottobre, MCTI e TP Organics avevano firmato un memorandum d’intesa per avviare una cooperazione in materia di sicurezza e nutrizione, agroecologia e sistemi alimentari biologici. La cerimonia della firma si è svolta presso Milano Expo 2015 in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione. Una folta delegazione ha partecipato alla cerimonia della firma, tra cui José Caetano Minchillo, Presidente della Fondazione della Banca del Brasile; Danniel Gobbi dal Ministero brasiliano per lo Sviluppo Agricolo; Alexandra Vieira, coordinatore generale di sicurezza alimentare del MCTI; e Guilherme Wiedman, Coordinatore della Tecnologia per la Città Sostenibile del programma del MCTI.

fonte: www.tporganics.eu