Suolo e Salute

Category: Agricoltura

Carta di Bergamo: è il bio la strada per garantire il diritto al cibo

Agricoltura biologica come modello per garantire il diritto al cibo entro il 2030 e sostenibilità per salvare 500 milioni di persone dalla fame.

Sono queste, in sintesi, le priorità emerse durante il G7 Agricoltura.Priorità che trovano diretta connessione con la Carta di Bergamo.

I principi presenti nel documento sonofinalizzati a garantire il rispetto della sostenibilità ambientale, sociale ed economica del sistema agricolo e alimentare.

Carta di Bergamo: il cammino ‘verde’ per garantire il diritto al cibo

La Carta di Bergamo è frutto dell’accordo tra tutti i Ministri presenti al G7.

Tra le priorità espresse nel documento, la protezione dei suoli e della biodiversità, la maggiore trasparenza nella determinazione del prezzo degli alimenti, la riduzione dello spreco alimentare, la difesa dei redditi degli agricoltori dalle crisi climatiche ed economiche.

I principi contenuti nella Carta di Bergamo sono frutto del dialogo e delle proposte avanzate dai protagonisti internazionali dell’agricoltura biologica, tra cui anche FederBio. Una dichiarazione comune che fa del bio lo strumento capace di rispondere alla grande sfida del diritto al cibo.

«A due anni da EXPO Milano 2015, le ragioni economiche, sociali e ambientali che rendono il modello agricolo biologico l’innovazione per rispondere alle grandi sfide globali sono ancora più evidenti. Così come è ancora più evidente l’urgenza di soluzioni efficaci e di lungo periodo alle crisi climatiche che impattano sull’agricoltura e quindi sulla sicurezza alimentare. È altrettanto evidente che il biologico è la più autentica espressione del modello agricolo italiano, che valorizza la biodiversità e opera secondo regole internazionali e di tracciabilità. Non posso dunque non rilanciare al ministro Martina la sfida positiva di una collaborazione fattiva su questo versante, in continuità con quanto abbiamo fatto assieme a Bergamo durante la settimana che ha preceduto il vertice dei ministri del G7 agricolo». Queste le parole di Paolo Carnemolla, presidente di FederBio.

Gli impegni della comunità mondiale

Ci sono cinque importanti priorità, individuate durante il summit a cui hanno partecipato i rappresentanti dei più potenti Paesi Mondiali, che possono essere attuate attraverso i punti esplicitati nella Carta di Bergamo.

La prima è difendere i redditi dei produttori agricoli, soprattutto i piccoli produttori, dai disastri climatici.

Il secondo punto è favorire l’aumento della cooperazione agricola in Africa, dove il 20% della popolazione non vede garantito il diritto al cibo.

La terza priorità è aumentare la trasparenza nella formazione dei prezzi e la difesa del ruolo degli agricoltori nelle filiere. Soprattutto nei casi di crisi di mercato e volatilità dei prezzi.

Attuare efficaci politiche volte a combattere lo spreco alimentare e, infine, favorire attraverso azioni concrete la tracciabilità e lo sviluppo di sistemi produttivi legati al territorio.

In tutto questo, spiega il Ministro Maurizio Martina, «il ruolo della cooperazione agricola sarà decisivo per raggiungere questo traguardo, perché la maggioranza delle persone che soffrono la fame vive in aree rurali. La fame è una questione prima di tutto agricola. Per questo abbiamo deciso di aumentare gli sforzi per favorire la produttività sostenibile in particolare in Africa, attraverso la condivisione di buone pratiche per aumentare la resilienza e accompagnare lo sviluppo delle comunità locali».

I punti della Carta di Bergamo

La Carta di Bergamo è chiara: per garantire il diritto al cibo a tutti, favorendo un modello agricolo sostenibile, è necessario sostenere a livello internazionale alcuni punti essenziali.

Come inserire e sostenere la transizione al modello produttivo biologico nelle strategie politiche messe in campo dai vari Paesi del mondo.

Per questo, il bio deve essere considerato un approccio efficace ed efficiente per contrastare il cambiamento climatico e garantire la fertilità dei suoi agricoli.

In ambito scientifico, normativo e commerciale, è importante favorire la cooperazione, al fine di consentire l’adozione delle best practice, aumentare le garanzie di integrità del mercato, sulla base di standard che rispondano ai principi dell’agricoltura biologica.

Il dialogo internazionale, soprattutto nei Paesi in ritardo di sviluppo, deve essere una priorità. In tale contesto, l’agricoltura biologica deve diventare una possibilità allettante ed economicamente praticabile, soprattutto da parte dei giovani. Un bene comune, per la tutela e salvaguardia dell’ambiente, della biodiversità e del paesaggio rurale.

La Carta del Biologico di Bergamo è consultabile al link: http://www.feder.bio/files/2045.pdf

FONTI:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=1232

http://www.feder.bio/files/2045.pdf

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/15/news/g7_agricoltura_bergamo-178352010/?refresh_ce

 

Ifoam lancia la guida gratuita per le politiche pubbliche di sostegno al bio

La guida ha lo scopo di diffondere e favorire le politiche pubbliche in materia di agricoltura sostenibile.

Sostenere la diffusione e l’efficientamento dell’agricoltura biologica, coinvolgendo nel processo istituzioni locali e nazionali. È questo l’obiettivo di IfoamOrganics International, che ha lanciato il “Global Policy Toolkit on Public Support to OrganicAgriculture”.

Si tratta di un supporto per i rappresentanti delle istituzioni, che contiene specifiche policy da implementare, con esempi concreti e anche una serie di provvedimenti da non adottare per scongiurare un impatto negativo sull’agricoltura bio. Il Toolkit è gratuito ed è possibile scaricarlo sul sito di Ifoam.

Politiche pubbliche per il bio: la guida di Ifoam

«I risultati di questo studio unico nel suo genere sono inestimabili per i sostenitori del biologico, per i policy-maker e per tutti coloro che desiderano veder crescere l’agricoltura sostenibile nei propri Paesi».

Così Andre Leu, presidente di IFOAM – Organics International, presenta la guida che l’organizzazione ha messo a disposizione dei rappresentanti istituzionali di tutto il mondo. Per un periodo di più di due anni, IFOAM ha raccolto e catalogato esperienze di politiche pubbliche di successo in più di 80 Paesi. Ne è emersa una panoramica di tutti i provvedimenti che hanno supportato, più o meno efficacemente, il percorso dell’agricoltura biologica nelle diverse nazioni.

«Abbiamo realizzato questo toolkit per riempire un vuoto di conoscenza. Ora i policy-maker possono apprendere di più, non solo sul perché dovremmo tutti supportare l’agricoltura biologica, ma anche su come possono riuscirci», spiega Markus Arbenz, Direttore Esecutivo di Ifoam – Organics International.

La guida si è resa necessaria nel momento in cui i consumatori e la società civile hanno cominciato a sostenere l’agricoltura bio come percorso efficace verso una società e un modello di produzione più sostenibili. Non solo dal punto di vista ambientale: le pratiche bio sono ormai note per i loro benefici sociali ed economici. I governi, seguendo questo trend, hanno cominciato sempre di più a sostenere il biologico. È quindi importante condividere i programmi di successo per sostenere questo percorso di conversione:

«In tutto il mondo, organizzazioni, politici e ministri, sono alla ricerca di nuove idee per implementare politiche pubbliche in favore del bio. Lo studio, e il toolkit che ne consegue, ci permettono di compiere un grande passo in avanti nella creazione di policy che aiutano lo sviluppo della coltivazione e del mercato biologici», conclude Paul Holmbeck, direttore di OrganicDenmark e uno tra gli autori del report.

Global Policy Toolkit: consigli ed esperienze per politiche pubbliche sostenibili

La guida è suddivisa in diverse sezioni. C’è una prima parte, chiamata main report, che raccoglie le guide linea per supportare l’agricoltura biologica. In prima battuta, questo report serve a introdurre il tema: perché nasce il toolkit, perché ha senso sostenere il biologico e una breve storia sulle politiche pubbliche in tema.

Si entra poi nel vivo del tema: gli autori propongono piani strategici per il bio, di livello sia locale che nazionale, entrando poi nello specifico delle singole misure che è possibile implementare. L’ultimo capitolo invece elenca tutte quelle policy che potrebbero avere un impatto negativo sul settore: sussidi pubblici per l’uso di pesticidi chimici, concessioni per la coltivazione di OGM e così via.

Ifoam ha inoltre realizzato un form da compilare per guidare istituzioni e governi nelle specifiche situazioni del proprio Paese. Tutte le misure contenute nel main report, infatti, non possono essere implementate insieme. E potrebbero inoltre essere poco efficaci in determinati contesti. Questo secondo tool è quindi necessario per valutare nello specifico la situazione del Paese che ne fa richiesta.

Ulteriore strumento: una presentazione in powerpoint, utile per i sostenitori del bio per incoraggiare governi e istituzioni ad adottare politiche pubbliche di sostegno al settore.

FONTI:

https://www.ifoam.bio/en/news/2017/09/22/launch-policy-toolkit-highlighting-public-support-organic-agriculture-over-80

http://www.ifoam.bio/en/global-policy-toolkit-public-support-organic-agriculture

http://www.ifoam.bio/sites/default/files/policy_toolkit_main_report.pdf

Coltivazione biologica: 300mila ettari convertiti nel 2016

L’Italia si conferma leader nel settore bio. Lo confermano i dati snocciolati durante il Sana di Bologna, la più importante manifestazione del comparto, di rilievo internazionale.

Chiuso il Salone, andato in scena da venerdì 8 a lunedì 11 settembre, resta la fotografia del settore.

Un dato su tutti, quello sugli ettari di terreno convertiti in coltivazione biologica nel 2016: un balzo in avanti del 20% rispetto all’annata precedente.

A fare il punto sul settore, anche il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, in visita presso il Salone bolognese.

Coltivazione biologica: +20% nel 2016

Trainata dai consumi, la coltivazione biologica nel nostro Paese cresce a due cifre ormai da alcuni anni. La conferma arriva con i dati 2016, estremamente positivi. Dati che il ministro Martina ha così commentato:

«L’Italia – ha dichiarato– conferma la leadership nel settore biologico in Europa: 300mila ettari convertiti in Italia nel 2016, una superficie pari a tutta la provincia di Bologna, case e uffici compresi. Il tasso di crescita è del 20% nelle superfici coltivate, negli operatori impegnati e nei consumi. Un patrimonio che si basa sulla fiducia e sulla voglia dei consumatori di sostenere un sistema produttivo col minor impatto sull’ambiente possibile».

Martina si sofferma poi sugli operatori del settore: imprenditori, agricoltori e giovani che, spiega, sono “le colonne portanti di questo successo”. Colonne con cui il ministero sta “lavorando per rendere più forte il comparto con scelte concrete”. Scelte, elenca il ministro, come le mense scolastiche biologiche certificate, l’aggiornamento del sistema dei controlli e l’apporto italiano nell’ambito della discussione della riforma europea del comparto. Ma serve un cambio di passo:

«Serve un salto di qualità con l’approvazione al Senato del testo unico sul biologico, che ha già passato il vaglio della Camera. Una legge utile per investire di più nella ricerca, organizzare meglio i produttori e valorizzare le produzioni sui territori attraverso i distretti del biologico. Un intervento necessario per un settore che ormai ha superato i 5 miliardi di euro di valore e che fa sempre più parte del carattere distintivo del modello agricolo italiano».

Coltivazione biologica trainata dai consumi

Gli importanti dati emersi durante il Sana sulla coltivazione biologica, riflettono un settore dinamico sul fronte della domanda. Secondo le elaborazioni Ismea/Nielsen, infatti, i prodotti bio sono in crescita nelle preferenze dei consumatori. E appartengono a settori merceologici anche molto diversi tra loro.

Ad esempio la carne, il cui consumo è incrementato nel 2016 del 42%, seguita a breve distanza da vini e spumanti: +41%. A seguire, ottime le performance per frutta (+20,3%), ortaggi (+16%), latticini (+13,5%) e olio (+11%). Anche nel primo semestre 2017 si confermano dati incoraggianti: +15% le vendite bio. Un numero che ‘vale’ ancora di più se confrontato con la crescita nello stesso periodo dei prodotti non bio confezionati: +3,2%. Ancora una volta, protagonisti vini e spumanti, con uno strabiliante +110%, e carni, +85%.

Ma il Made in Italy da coltivazione biologica si conferma forte anche all’estero. L’export ha infatti sfiorato i 2 miliardi di euro nel 2016, il 5% delle esportazioni agroalimentari italiane. Sui mercati internazionali, i prodotti bio italiani sono cresciuti in 10 anni del 408%.

FONTI:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11635

http://www.giornaledibrescia.it/economia/reddito-medio-alto-e-con-figli-il-consumatore-bio-%C3%A8-servito-1.3202695

http://www.ilvelino.it/it/article/2017/09/08/sana-tutti-i-numeri-del-bio-italiano-focus-di-nomisma/46967103-f4cc-40cd-8daa-2edbccafe26f/

Continua la crescita del mercato bio

Mercato bio perennemente in crescita.

Continua imperturbabile la crescita delle vendite dei prodotti certificati da agricoltura biologica, che nell’anno terminante a marzo 2017 soltanto nel canale iper+super hanno incassato oltre 1,27 miliardi di euro, in crescita del 19,7% rispetto all’anno precedente (fonte Nielsen).

Il che è già piuttosto sorprendente in termini assoluti, dato che dal 2008 a oggi, in barba alla crisi, il comparto bio ha saputo triplicare il proprio valore di mercato (411 milioni di euro era il fatturato nel 2008 nello stesso canale).

Il dato più eclatante emerso dalla ricerca di Nielsen riguarda il contributo del bio alla crescita dell’alimentare nel suo complesso.

Nell’ultimo anno, le vendite dell’intero comparto hanno registrato un incremento di 419 milioni di euro, per il 40% imputabile alla crescita realizzata dal biologico (166 milioni). Da 20 anni la crescita è costante.

Una rivoluzione strisciante quella compiuta dai prodotti derivati dall’agricoltura senza chimica, una volta relegati nelle bottegucce alternative, frequentate da un target altrettanto alternativo o nella migliore delle ipotesi bollato come radical-chic.

Poi l’ingresso, graduale e senza dar fiato alle trombe, nei pdv della grande distribuzione, in una prima timida fase su appositi scaffali dedicati al benessere (nel segno del proseguimento della ghettizzazione) e poi via via a integrare le varie merceologie per arrivare, oggi, a rappresentare un ampliamento irrinunciabile per tutte le linee mdd delle insegne della gdo, oggi quasi tutte presenti con gamme dedicate che assorbono più del 40% del totale vendite bio e registrano un incremento annuo a valore superiore al 16%.

Il principale driver delle vendite in gdo è dato dalla crescita assortimentale: con una media di 191 referenze a scaffale (erano 146 un anno fa) gli assortimenti bio presenti, in incremento del 30%, rappresentano il 23% dei nuovi inserimenti effettuati sul totale alimentare. E se le vendite promozionali segnano solo un leggero aumento (21,6% contro il 20 dello scorso anno), in netta crescita sono invece le inserzioni relative ai prodotti bio presenti nel 59% dei casi sui volantini delle catene.

A conferma del fatto che l’offerta bio, oltre a fare immagine, rappresenta un fattore determinante per incrementare le vendite e fidelizzare quella che non è più soltanto una nicchia. Del resto, l’offerta si sa per sua natura cresce di pari passo con l’aumento della domanda ed è ormai evidente anche ai più scettici che non si può più parlare del biologico come di un fenomeno di moda. Ad accompagnare oltre un ventennio di crescita continua del gradimento dei prodotti bio si possono citare tutta una serie di cambiamenti economico/sociali, nonché di eventi topici (citiamo Cernobyl per tutti), che hanno lentamente, ma progressivamente, cambiato il nostro rapporto con l’ambiente, l’alimentazione, la salute. E, vuoi per convinzione vuoi per costrizione, gran parte dei consumatori ha adottato tutta una serie di comportamenti (dalla raccolta differenziata all’abbandono degli shopper di plastica) che testimoniano uno stile di vita e di consumo più consapevole. Più attento al benessere e alla salute, ma anche, e finalmente, all’ambiente.
Un dato interessante emerso dalla ricerca di Nielsen per Assobio riguarda il consolidamento degli acquirenti abituali. Su un campione di 20,5 milioni di famiglie acquirenti ben 5,2 milioni (in crescita di oltre 800mila unità) hanno effettuato almeno un atto d’acquisto alla settimana, il che significa che il 76% degli acquisti bio si concentra sul 25%  delle  famiglie,  le  quali negli ultimi 12 mesi hanno contribuito per il 91% alla crescita complessiva degli acquisti bio.
Insomma, il terreno è pronto e sembra arrivato il momento per i retailer più coraggiosi di osare un poco di più per sostenere e incentivare la crescita di un comparto più che promettente. Certo occorrerà ancora tempo per arrivare a scelte più radicali come quelle già effettuate da insegne generaliste in Paesi dove la consapevolezza sui temi del green è più avanzata, ma sarebbe sbagliato dormire sugli allori.
Benessere sì, ma anche gusto e servizio: i consumatori bio non sono marziani, come dimostra il fatto che anche loro abbracciano le nuove tendenze alimentari e i nuovi stili di vita. Nel ranking dei prodotti che nel 2016 hanno evidenziato la maggior crescita a valore, troviamo anche le creme spalmabili dolci (+7%) guidate da un prodotto cult quale è la Nocciolata di Rigoni, recentemente proposta anche nella versione senza lattosio, che in poco tempo dal lancio si è posizionata al secondo posto dietro al leader storico della categoria. Seguono le bevande sostitutive del latte uht (+6,4%); la frutta secca senza guscio (6,4%), le insalate pronte (+6,3%), lo yogurt intero (+6,2%), i cereali prima colazione (+4,7%), i primi piatti pronti (+4,5%), la pasta senza glutine (4%). (Fonte: Nielsen Trade*Mis).

Pif Toscana: 30 milioni di euro per progetti integrati di filiera

Il 19 luglio, il Bollettino Ufficiale della Regione Toscana (BURT) ha pubblicato un bando di gara relativo ai “Progetti Integrati di Filiera Agroalimentare”, i cosiddetti Pif, per l’annualità 2017. Prevista una dotazione complessiva di 30 milioni di euro.

La possibilità di presentare domanda è stata aperta il 25 luglio. C’è tempo fino alle ore 13 di venerdì 10 novembre 2017. Vediamo quali sono le finalità e a chi è rivolto.

Pif, strumento del Psr per progetti integrati in agricoltura

Produttori primari, imprese di trasformazione, aziende di commercializzazione e così via: i Progetti Integrati di Filiera rivolti al settore agroalimentare sono lo strumento aggregativo per coinvolgere questi e altri attori delle filiere agricole.

L’obiettivo della Regione è di “superare le principali criticità delle filiere stesse, per favorire i processi di riorganizzazione e consolidamento”, nonché “realizzare relazioni di mercato più equilibrate”. I PIF sono inoltre uno strumento per sostenere la redditività delle aziende del settore e incentivare l’innovazione.

I Progetti rientrano nell’ambito del PSR, il Piano di Sviluppo Regionale. Nello specifico gli investimenti previsti nel PIF devono riferirsi ad almeno due tra le seguenti sottomisure/operazioni del PSR:

  • Sottomisura 1.2: “Progetti dimostrativi e azioni informative“;
  • Sottomisura 4.1: “Sostegno agli investimenti alle aziende agricole“; all’interno di tale sottomisura sono previste le operazioni 4.1.3 “Partecipazione alla progettazione integrata da parte delle aziende agricole” e 4.1.5 “Incentivare il ricorso alle energie rinnovabili nelle aziende agricole“;
  • Operazione 4.2.1: “Investimenti nella trasformazione, commercializzazione e/o lo sviluppo dei prodotti agricoli“, rientrante nella Sottomisura 4.2;
  • Sottomisura 16.2: “Sostegno a progetti pilota e di cooperazione“;
  • sottomisura 16.3: “Cooperazione tra piccoli operatori per organizzare processi di lavoro in comune e per condividere strumenti e risorse“.

Le operazioni 4.1.3 e 4.2.1 devono essere obbligatoriamente presenti.

Pif Toscana 2017: modalità di partecipazione

Come accennato, la domanda per partecipare al Progetto deve essere presentata entro le 13 del 10 novembre 2017. Bisogna necessariamente impiegare la modulistica presente su www.artea.toscana.it, piattaforma gestita dall’Anagrafe Regionale delle aziende  agricole (ARTEA). L’id identificativo della domanda è il numero 210.

Alla domanda vanno allegati obbligatoriamente:

  • Progetto
  • Accordo di Filiera
  • Progetto informativo
  • Progetti di cooperazione, se attivati

Possono essere ammessi al Programma tutti i soggetti definiti come beneficiari dai vari tipi di sottomisura/operazione previsti dal PSR citati precedentemente. Gli aderenti devono inoltre essere partecipanti diretti a un Accordo di filiera.

Il numero minimo di partecipanti al PIF è di 12, di cui almeno 5 diretti. 3 di loro devono inoltre svolgere un ruolo nell’ambito della fase di produzione primaria.

La presentazione dei Progetti è consentita a chi opera in una delle seguenti filiere:

  • Vitivinicola
  • Olivo-oleicola
  • Florovivaistica
  • Ortofrutticola (inclusi piccoli frutti, funghi e tartufi, castagne e marroni)
  • Cerealicola (per alimentazione umana, per zootecnia)
  • Colture industriali (incluse colture proteoleaginose, da fibra, aromatiche e officinali)
  • Apistica
  • Bovina (compreso bufalini)
  • Ovi-caprina
  • Suinicola
  • Altra zootecnica (avicunicola, equina).

L’importo minimo di contributo complessivo ammissibile è di 150mila euro, mentre il contributo massimo concedibile è di 2,25 milioni di euro. La dotazione complessiva del bando è pari a 30 milioni di euro.

Remaschi, assessore Agricoltura Toscana: “PIF strategici per rilancio investimenti”

L’Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschi, ha commentato la pubblicazione della gara per i Progetti Integrati di Filiera.

«Bandi come questo sono strategici per il rilancio degli investimenti. I Pif sono uno strumento per aggregare tutti gli attori di una filiera, in questo caso agroalimentare, per superare le principali criticità della filiera stessa, favorire i processi di riorganizzazione e consolidamento e realizzare relazioni di mercato più equilibrate. I progetti integrati di filiera consentono l’attivazione, nell’ambito dello stesso progetto, di una molteplicità di sottomisure/operazioni del Psr, il Piano di sviluppo rurale, che vanno da quelle di investimento aziendale a quelle specifiche per attività di promozione, innovazione tecnologica, diversificazione delle attività agricole, anche a scopi energetici».

FONTI:

http://www.regione.toscana.it/-/psr-feasr-2014-2020-bando-condizionato-relativo-ai-progetti-integrati-di-filiera-pif-agroalimentare-annualita-2017-

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2017/07/24/toscana-pronti-per-i-nuovi-pif/55079

http://www.ansa.it/toscana/notizie/2017/07/19/fondi-europei-30-mln-per-agroalimentare_e04452fb-535a-49f8-b25d-28f866eba0b2.html

Emergenza Xylella: la Commissione Ue pronta a sanzioni contro l’Italia

La Commissione europea alza la voce sull’emergenza Xylella che imperversa in Puglia.

Il 13 luglio, da Bruxelles è arrivato un “parere motivato. Si tratta del secondo step verso la procedura d’infrazione. Una procedura che arriverà tra due mesi se il nostro Paese non si conformerà alle regole imposte.

Secondo la Commissione, l’Italia non avrebbe preso le misure necessarie, decise dall’Ue, per eradicare completamente o quantomeno contrastare la diffusione del batterio. La situazione, intanto, resta grave e da più parti si levano appelli e inviti a prendere in mano la situazione e salvare ciò che resta del patrimonio degli ulivi pugliesi.

Emergenza Xylella: l’aut aut di Bruxelles

Obbligo di espiantare tutti gli alberi o arbusti, tra cui gli ulivi, infettati da Xylella nella cosiddetta “zona di contenimento” e nella “fascia cuscinetto”. Questo è quanto chiede la Commissione, prima di passare alla misura definitiva di infrazione: l’appello presso la Corte europea di Giustizia.

Le due aree segnalate riguardano rispettivamente le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto (in un lembo di terra largo 20 chilometri) e i terreni confinanti a questa “zona di contenimento”. Secondo il protocollo Ue, l’espianto sarebbe dovuto avvenire immediatamente dopo la conferma della presenza di Xylella fastidiosa. Ciò non è successo e “nuovi focolai in Italia sono stati notificati”, scrive la Commissione.

«Il calendario comunicato dalle autorità italiane è stato inefficace a garantire l’immediato espianto degli alberi infetti come richiesto dalla legislazione Ue», spiegano da Bruxelles. Le istituzioni italiane hanno tempo due mesi per mettersi in regola.

Commenta il provvedimento, il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele. Che spiega come l’aut aut dell’Ue “non deve essere sottovalutato: la Puglia rischia di mettere a repentaglio i passi in avanti, anche in termini di ritrovata credibilità, fatti dalla Regione in sede comunitaria”.

Cantele punta il dito contro le attività di monitoraggio in regione che sono ferme da febbraio. “Avrebbero dovuto ripartire ad aprile”, spiega. E le nuove campagne che erano state fissate per il 17 luglio hanno subito un ulteriore slittamento.

«Eppure l’apertura dell’Ue al reimpianto era stata “facilitata” dalla prima seria campagna di monitoraggio, invocata da Coldiretti Puglia fin dall’estate del 2014, che ha individuato, con la migliore precisione possibile, il margine più settentrionale del contagio».

Cantele conclude rinnovando “la richiesta all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari di convocare un tavolo permanente” sull’emergenza Xylella.

Emergenza Xylella: rimandato l’impianto

Nel frattempo, l’autorizzazione per l’impianto di ulivi nella zona infetta sarebbe stata nuovamente rimandata. La messa a dimora di 28 specie suscettibili alla Xylella fastidiosa era stata già rimandata di un mese dalla data originaria, il 19 giugno. Secondo La Gazzetta del Mezzogiorno, l’impianto slitterà ulteriormente, per arrivare a settembre. La decisione, di competenza del Comitato fitosanitario permanente Ue, rappresenta un’ulteriore “doccia fredda per i tanti agricoltori, soprattutto del Leccese, che rincuorati dalla comprovata resistenza di varietà come Leccino e Favolosa (Fs17) erano pronti a sostituire distese di piante ridotte ormai a scheletri”, scrive la Gazzetta.

Emergenza Xylella: non si placa la diffusione

Nel frattempo si teme per la continua diffusione del batterio. Tra le località turistiche di Rosa Marina e Monticelli, in provincia di Bari, è stato infatti individuato un ulivo colpito da Xylella. A poco meno di 10 chilometri da quella zona, si trova Fasano, un’area che secondo gli esperti dispone di un patrimonio incalcolabile di ulivi monumentali. Gli agricoltori temono che sia solo una questione di tempo: presto il batterio potrebbe estendersi a tutta l’area nord del barese.

Per far fronte alla situazione si moltiplicano appelli e richieste di aiuto. Enzo Lavarra, presidente di Federparchi Puglia, lancia il grido d’allarme:

«Non abbiamo tempo, non abbiamo tempo, non abbiamo tempo», ripete con enfasi. E chiede che l’Assessore pugliese all’Agricoltura si porti in pianta stabile nelle zone colpite e di contenimento. L’assessore, spiega Lavarra, deve “fare da regia per rendere finalmente operative le decisioni previste dai protocolli per i patogeni da quarantena”. In questo modo, continua, sarà possibile “negoziare con la Ue più indennizzi, varare sostegni e misure ad hoc”. A rischio ci sono “6 milioni di ulivi secolari, 1 milione di plurisecolari: storia mediterranea e unicità di paesaggio. Principale fattore identitario e fonte di reddito e occupazione per la Puglia di oggi e di domani”.

Sull’emergenza Xylella è intervenuto con forza anche il professor Riccardo Valentini, Premio Nobel per la Pace 2007, riconoscimento ottenuto per le ricerche relative ai cambiamenti climatici, insieme agli altri scienziati dell’IPCC.

«Il dramma Xylella fastidiosa nel Salento– dichiara Valentini – èun problema di portata storica.Per questo lancio l’appello ai colleghi di tutto il mondo affinché vengano qui a vedere cosa sta succedendo e provino, ciascuno per le proprie competenze, a collaborare nella ricerca di una soluzione. Si tratta della fitopatia più spaventosa e devastante mai vista a livello internazionale a memoria d’uomo».

FONTI:

http://www.askanews.it/cronaca/2017/07/13/ue-d%C3%A0-due-mesi-a-italia-per-espiantare-ulivi-affetti-da-xylella-pn_20170713_00112/

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/911691/xylella-non-ripartono-i-monitoraggi-nei-campi.html

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/906115/xylella-bruxelles-rimanda-il-salento-a-settembre-per-nuovi-impianti-di-ulivi.html

http://www.brindisireport.it/cronaca/xylella-non-c-e-tempo-da-perdere-a-rischio-sei-milioni-di-ulivi-secolari.html

http://www.ansa.it/puglia/notizie/2017/07/18/xylella-premio-nobel-e-dramma-epocale_78648b05-1b07-4c42-9fc5-becbe5e43286.html