Suolo e Salute

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GREEN ECONOMY, UNA QUESTIONE DI VOLONTÀ POLITICA CHE PUÒ FARE LA DIFFERENZA

GREEN ECONOMY, UNA QUESTIONE DI VOLONTÀ POLITICA CHE PUÒ FARE LA DIFFERENZA

È uscito pochi giorni fa il sesto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l’organismo delle Nazioni Unite responsabile delle valutazioni relative al fenomeno del cambiamento climatico.

Il documento mette in evidenza la rapidità con cui si stanno verificando alcuni cambiamenti irreversibili, primo fra tutti il surriscaldamento delle temperature medie – ora ad 1,1 °C -; che raggiungerà in 20 anni gli 1,5 °C, provocando lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento dei mari.

Lo studio sottolinea così, l’urgenza di altrettanta rapidità nell’apportare riduzioni immediate e su larga scala, delle emissioni di gas serra.

Indietro non si torna, dichiara Filippo Giorgi, climatologo del Ipcc. Lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia non potrà essere fermato, ma possiamo intervenire su fronti ancora più preoccupanti.

È strettamente necessario smettere di bruciare combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas, poiché vi è il rischio di un evento che non si è mai verificato negli ultimi dieci periodi interglaciali, da prima della comparsa dell’uomo sul pianeta Terra: un surriscaldamento di 3-4 °C.

Le conseguenze? Poco prevedibili secondo il climatologo. Zone come il Mediterraneo andrebbero incontro a desertificazione, le correnti oceaniche rallenterebbero enormemente, salterebbero in sostanza tutti gli equilibri geopolitici attuali.

Gli eventi climatici estremi, rispetto agli anni ’80, sono già triplicati, aggiunge, a una velocità senza precedente alcuno. Con questi presupposti sarà come adattarsi a vivere in un altro Pianeta.

La soluzione secondo il rapporto, consiste in un’accelerazione della transizione verso la Green Economy. E’ una questione in parte culturale e in parte di volontà politica.

I Paesi emergenti vanno aiutati verso uno sviluppo differente da quello europeo e degli Stati Uniti d’America, poiché hanno il problema della povertà energetica, che dovrà comunque essere indirizzata verso una risorsa diversa da quella dei combustibili fossili.

Dobbiamo sfruttare l’eolico, il fotovoltaico, le batterie per l’accumulo, i motori elettrici. Dai trasporti, al riscaldamento, alla produzione industriale: tutto urge di essere convertito a elettrico.

Dal punto di vista culturale invece, gli strumenti di cui noi individui disponiamo per determinare un cambiamento, sono il voto e le scelte di acquisto.

Attraverso le scelte alimentari, abbiamo già cominciato a modificare le nostre abitudini, ma dobbiamo continuiamo a diminuire il consumo di carne, a virare verso il riciclo e l’economia circolare, a sprecare meno in generale.

Acquistiamo infine energia da fonti rinnovabili. Solo attraverso questo insieme di azioni, sottolinea Giorgi, creeremo una possibilità per fare la differenza.

L’agricoltura biologica è un ottimo alleato del clima. Prendendo ad esempio la concimazione delle colture: esiste una connessione diretta tra le emissioni di protossido d’azoto e la quantità di fertilizzante azotato applicato ai terreni agricoli. Il protossido di azoto è un gas serra particolarmente stabile in atmosfera ed ha impatto ambientale fortissimo. Chi pratica l’agricoltura biologica non fa uso di questo tipo di fertilizzanti sintetici.

Il contributo dell’agricoltura biologica non è solo riferito al non uso dei fertilizzanti di sintesi e pesticidi, ma risiede nella tecnica adottata che in molti casi permette di immagazzinare il carbonio nel suolo. Queste sono alcune delle operazioni che permettono il ritorno del carbonio nel terreno:

– Lavorazione minima
– Restituzione dei residui colturali al suolo
– Uso di colture di copertura
– Rotazioni delle colture
– Maggiore integrazione dei legumi per il fissaggio dell’azoto

Otteniamo così un aumento della produttività e meno dispendio di carbonio nell’atmosfera.

 

Fonte: Corriere della Sera

LEGGE NAZIONALE SUL BIO, IL PUNTO DI VISTA DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA

LEGGE NAZIONALE SUL BIO, IL PUNTO DI VISTA DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA

Se la legge nazionale sul biologico non è ancora stata ufficialmente approvata, non è certo per mancanza di consenso, afferma Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, membro permanente del Tavolo ministeriale sul biologico e biodinamico e vicepresidente di FederBio.

Le cause risiedono nella mentalità e nell’atteggiamento di alcune frange dell’accademia presenti in Senato, che remano controcorrente a nuove possibili visioni, afferma.

Attraverso tecniche tese a prolungare i tempi, gli oppositori continuano ad applicare modifiche, posticipando continuamente la soluzione finale della legge. Il risultato è la sospensione della normativa e un palleggio di questa, da una camera all’altra.

Nel caso specifico dell’agricoltura biodinamica: i media hanno influito fortemente nel favorire una percezione della biodinamica introdotta all’ultimo e “calata dal cielo” all’interno della legge. La verità è che l’Unione europea ne ha regolamentato l’inserimento, rendendola parte del metodo biologico, già dal 1991, sottolinea Triarico; non c’è dunque nessuna novità.

Nonostante il Parlamento abbia fatto con questa legge un lavoro molto accurato, – al vaglio per un anno e mezzo alla Commissione Agricoltura del Senato, al fine di risultare esauriente attraverso ricerche e pareri di esperti -; i media hanno dato spazio ad una campagna falsa contro il metodo biodinamico, che ha lasciato trapelare una visione del Parlamento superficiale e inaffidabile.

Come biodinamici, abbiamo realizzato la prima review giuridica sullo stato della biodinamica in Italia e in Europa, aggiunge l’esperto. Un documento composto da dati giuridici, tecnici e scientifici e sostenuto da approfondimenti perseguiti grazie alla collaborazione con prestigiosi istituti universitari italiani.

Tornando però alla tanto attesa approvazione della legge nazionale, il vero ausilio che questa apporterebbe, consiste in un’organizzazione di carattere sistemico del comparto, diversa da quella attuale. Una normativa che possa mettere a sistema fondi per la ricerca, per la formazione e l’istituzione di un marchio italiano del biologico, che valorizzi i prodotti sul mercato internazionale.

Per quanto concerne l’agricoltura biodinamica, la normativa nazionale formalizzerebbe la collaborazione con le istituzioni e aggiungerebbe la possibilità di individuare un rappresentante, all’interno della Commissione del Ministero dell’Agricoltura, che faccia le veci per il movimento.

L’attacco al metodo biodinamico, tacciato di stregoneria, è stato certamente feroce. Tuttavia ciò non toglie, come questa pratica, sia stata ispirazione e origine, di quello che oggi conosciamo come metodo biologico, aggiunge Triarico.

È stato motore perché ha in sé una portata rivoluzionaria, sostenuta dalla serietà del lavoro degli agricoltori biodinamici, nell’operare in modo rigoroso e in pieno rispetto dell’equilibrio ambientale.

La biodinamica si prefigge quindi la missione, già condivisa nella collaborazione attiva con le altre parti dell’agricoltura, di formare e fornire strumenti adeguati per agricoltori e cittadini liberi, capaci di discernere e concepire nuovi paradigmi agroalimentari. Verso una trasformazione dell’intero sistema, una vera e propria transizione ecologica.

Fonte: Terra e Vita

SUOLO E SALUTE INPUTS: maggiori garanzie sui mezzi tecnici impiegati in agricoltura biologica

SUOLO E SALUTE INPUTS: maggiori garanzie sui mezzi tecnici impiegati in agricoltura biologica

Si è tenuto mercoledì 23 giugno il webinar intitolato: “Mezzi tecnici in agricoltura biologica, quali garanzie?”, organizzato da Suolo e Salute in collaborazione con Edagricole, Arvan e il Gruppo Tecniche Nuove.

 

L’appuntamento è stato occasione per presentare Suolo e Salute Inputs, nuovo standard di certificazione volontaria per i mezzi tecnici consentiti in agricoltura biologica, elaborato grazie all’esperienza sul campo del primo ente di controllo e certificazione del biologico in Italia. Suolo e Salute, infatti, certifica: 21.000 aziende (il 26% del totale nazionale) e oltre 650.000 ettari (oltre il 30%) di superficie bio.

 

Suolo e Salute Inputs nasce con l’obiettivo di mettere ordine in un settore,

quello dei mezzi tecnici, oggi penalizzato da una certa confusione e da una diffusa

incertezza da parte degli operatori – commenta Alessandro D’Elia, Direttore Generale di Suolo e Salute. Lanciamo un servizio che può rilevarsi utile sia per i fabbricanti, per qualificare ulteriormente la loro offerta, che per le aziende agricole e i tecnici consulenti. Conoscere quali prodotti possono essere utilizzati permette di ridurre i provvedimenti a carico delle aziende, per utilizzi di prodotti non conformi o a causa di contaminazioni con sostanze non ammesse (ad es.: fosfiti)”.

 

Il webinar ha raccolto l’intervento di esperti e professionisti del settore, che hanno fatto luce sul quadro normativo contestuale all’argomento, chiarendo le procedure della proposta e esplicitandone ragioni e vantaggi.

 

Per scoprire di più, consulta l’articolo di approfondimento al link seguente: terra e vita

SUOLO E SALUTE AL SANA 2021

SUOLO E SALUTE AL SANA 2021

Al via giovedì, 9 settembre, la principale fiera del biologico italiano, la 33esima edizione di SANA.

 

Aprirà la manifestazione l’appuntamento con Rivoluzione Bio, due giornate di lavori con esperti e protagonisti del biologico, per una “fotografia” attuale dello stato di salute della filiera bio.

 

Da settore di nicchia a nodo strategico di una politica di sviluppo sostenibile e innovativa; il biologico coniuga la salvaguardia delle risorse naturali con la crescita socio-economica delle aree rurali.

 

L’evento di SANA, è riuscito ad accreditarsi nel tempo, come vetrina nazionale e internazionale di principale riferimento, in un mercato in continua trasformazione.

 

Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute, afferma: “Il biologico italiano, punta di diamante dell’agroalimentare di qualità del nostro Paese, deve molto a SANA e ai tanti attori che, nel tempo, hanno fortemente creduto in questo paradigma di sviluppo agricolo. Tra questi, in primo piano, vi è Suolo e Salute che trae origini dall’Associazione, fondata a Torino nel 1969, pioniera nella promozione del metodo dell’agricoltura biologica. Oggi, l’attuale organismo di controllo e certificazione, con la passione di sempre e i suoi oltre cinquant’anni di storia, certificando il 26% delle aziende bio italiane, continua a dare il suo fattivo contributo per aumentare la credibilità del settore che di fatto rappresenta la via maestra per mantenere la fiducia dei consumatori e ampliare ancora di più i margini di crescita”.

 

Primo organismo di controllo e certificazione del biologico in Italia, con circa 21.000 aziende (il 26% del totale nazionale) e oltre 650.000 ettari (oltre il 30%) di superficie bio certificata, Suolo e Salute non poteva cerco mancare alla 33esima edizione di SANA, di nuovo live, all’interno del Quartiere fieristico di Bologna.

Lo staff di Suolo e Salute sarà lieto di incontrarvi dal 9 al 12 settembre, presso i propri spazi espositivi presenti al padiglione 37 spazio B22-C21

 

VI ASPETTIAMO!

 

Per informazioni: www.suoloesalute.it

 

Fonte: Sana

FOOD SYSTEMS SUMMIT – DIALOGHI PER UN CAMBIAMENTO DEI SISTEMI ALIMENTARI DEL MONDO

FOOD SYSTEMS SUMMIT – DIALOGHI PER UN CAMBIAMENTO DEI SISTEMI ALIMENTARI DEL MONDO

È stato convocato per l’autunno: il Food Sistems Summit 2021, da parte del segretario generale delle Nazioni Unite.

Il Vertice, appena preceduto da un appuntamento preparatorio tenutosi alla fine di luglio, rientra come parte del Decennio di azione delle Nazioni Unite, per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati per il 2030.

L’incontro intende avviare azioni rivoluzionarie, utili a trasformare le modalità di produzione degli alimenti.

Rappresentanti di rilievo del mondo scientifico, business men, politici, medici e accademici saranno coinvolti a partecipare, assieme ad agricoltori, organizzazioni giovanili, popolazioni indigene, gruppi di consumatori e attivisti ambientali; con lo scopo di aprire un dialogo e costruire un discorso pragmatico, che sia l’avvio di una nuova direzione per i sistemi alimentari del mondo.

Il Summit sarà delineato da 5 linee d’azione, le Action Tracks, che offriranno ai collegi elettorali uno spazio per apprendere, condividere e promuovere nuove iniziative, ampliare partnership e mobilitare le giuste leve di cambiamento.

Tra i preparativi funzionali al Vertice, vi è la costituzione di 3 differenti gruppi di Dialoghi: i Dialoghi al vertice degli Stati membri (ONU), organizzati dai governi nazionali; i Dialoghi al vertice indipendenti, organizzati da individui singoli e organizzazioni indipendenti da quelle nazionali; i Dialoghi del vertice globale.

Strumento fondamentale sarà inoltre, il Champions Network, una rete di campioni dei sistemi alimentari multi-attore. Il CN, servirà a mobilitare una vasta gamma di persone provenienti da differenti parti del mondo, leader di istituzioni e reti che promuovono la trasformazione dei sistemi alimentari e la leadership del pensiero che lo sostiene. Si ingegneranno nel generare idee e discussioni sostanziali, intraprendere azioni di cambiamento sul tema del Summit.

IFOAM è parte dei Dialoghi dal 2018, si è così, impegnata formalmente a tutela della voce del movimento biologico all’interno dell’evento; affinché trovi spazio d’ascolto.

Con l’ausilio dell’Asian Farmers Organization e della Biovision Foundation, ha elaborato due documenti, come spunto di argomentazione per il Summit. Aspirano ad essere soluzioni rivoluzionarie per aumentare la produzione rispettosa della natura.

Le proposte sono intitolate: Agroecologia Game-Change e soluzione sistemica e Allineare le politiche alla produzione favorevole alla natura (i testi sono disponibili in lingua inglese sul sito di IFOAM).

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito del Food Systems Summit.

 

Fonte: IFOAM

BIO-DISTRETTI, L’IDENTIKIT IDEALE ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL COORDINATORE DELLA RETE AIAB

BIO-DISTRETTI, L’IDENTIKIT IDEALE ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL COORDINATORE DELLA RETE AIAB

“Più che saldare e incollare, il filo unisce. È la traccia di un’intenzione comune, che cucita insieme diventa comune azione”, scriveva l’artista Maria Lai, molto vicina all’arte tessile.

Sebbene non è di arte tessile che ci andiamo a occupare, l’identikit del Bio-distretto, tracciato da Alessandro Triantafyllidis, coordinatore rete Aiab e Presidente del Bio-distretto Val di Vara, sembra esplicitare le linee guida di un progetto non troppo distante dall’immagine restituita da Maria Lai.

All’interno di questo progetto forte, infatti – come lui lo definisce – il bio sembra essere il forte fil rouge che tiene insieme i diversi attori di un territorio.

Agricoltori biologici, amministrazioni e associazioni locali, abitanti, sono tutti uniti da un patto, che genera lo sviluppo di una vera e propria economia verde.

Il bio è ciò che lega chi amministra il territorio con chi lo gestisce in senso pratico, a chi infine, lo abita.

L’unione avviene secondo le linee guida dello sviluppo ecologico, si costruisce a partire dal basso e in un’ottica di inclusività. È la stessa agricoltura a metodo bio a risultare inclusiva, perché attraverso questo processo, impara a legarsi al turismo come all’artigianato, quindi a differenti settori economici.

Il delinearsi di questa struttura si è generato da una vera e propria esigenza, racconta Triantafyllidis, questo spiega il nascere dei numerosi bio-distretti: 23 dei quali, hanno fatto proprie le linee guida Aiab – impegnata dal 2000 nello sviluppo di una rete in merito -; un’altra quindicina sono nati invece in autonomia o nell’ambito di altre associazioni.

Il coordinatore della rete continua l’identikit dal punto di vista della gestione del progetto.

Quasi sempre il bio-distretto è un’associazione non a scopo di lucro, per questo ricade nell’ambito del codice del Terzo Settore.

Aiab prevede che la maggioranza del consiglio direttivo di un bio-distretto, sia in mano al settore privato e agli operatori biologici, lo stesso vale per il presidente. Questa linea guida, garantisce che i produttori rimangano i veri protagonisti.

Molto lavoro di gestione dei distretti biologici, aggiunge, si basa sul volontariato, ma il passaggio a una gestione professionale delle attività è fondamentale per una buona efficienza del sistema.

Punto di arrivo ottimale per un progetto di questo tipo infatti, sarebbe il 100% di superficie coltivata a metodo biologico, ciò significa un territorio privo di pesticidi di sintesi.

La Val di Vara, fiore all’occhiello tra i bio-distretti Aiab, procede in questa direzione, con il 60% di superficie bio realizzata.

In origine l’agricoltura di questa zona non solo era poco impattante, ma si basava sul pascolo. Il Biologico, a partire dagli anni ’90 ha mantenuto il tessuto produttivo, fatto desistere dall’abbondono delle campagne alcuni giovani e ha permesso alle due grosse cooperative regionali presenti, di espandere il fatturato. Ciò ha favorito la fioritura di nuove realtà produttive.

Suolo e Salute, fin dal 1998, ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo del biologico in Val di Vara. Infatti, da oltre vent’anni ha istituito la sede regionale Liguria proprio a Varese Ligure, il Comune più importante della valle, e da allora ha avviato una stretta collaborazione con l’amministrazione locale, in particolare con il compianto Maurizio Caranza, l’allora sindaco, vero ideatore del progetto, e un presidio continuo delle attività. Oggi Suolo e Salute certifica quasi l’80% degli operatori biologici afferenti al Bio-distretto della Val di Vara.

Differente è il caso del bio-distretto Grecanico (Reggio Calabria), dove l’azione di Aiab si concretizza nel fare formazione affinché le famiglie presenti sul territorio si dedichino all’autoproduzione, seguendo il metodo biologico.

Non esiste ancora un bio-distretto a chiara tradizione biodinamica, aggiunge l’esperto, sebbene nei distretti biologici, le aziende biodinamiche ci siano, anche se non in vasto numero.

In termini di tutela legislativa dei bio-distretti, molto è stato aggiunto nella nuova e tanto attesa legge sul biologico, ora ferma alla Camera, racconta Triantafyllidis. Molto altro andrà definito nei decreti attuativi dove verranno fissati i criteri per il riconoscimento di un bio-distretto. È importante che venga riconosciuto, al fine di poter accedere a finanziamenti come i piani di sviluppo rurale.

A conclusione di questo viaggio, il coordinatore di Aiab ne cita un paio, da non perdere assolutamente per decifrare a occhio nudo il fenomeno nelle sue varianti: il Bio-distretto sociale di Bergamo, per la bellezza cittadina e le tante attività che vi si svolgono all’interno; e quello dei Colli Euganei, in provincia di Padova. Dove è possibile seguire gli itinerari dei vini biologici nel complesso termale locale.

Fonte: Il Manifesto