Suolo e Salute

Mese: Luglio 2026

RISCHIOSA LA SEMPLIFICAZIONE UE SUOI PESTICIDI

RISCHIOSA LA SEMPLIFICAZIONE UE SUOI PESTICIDI

Una ricerca internazionale solleva pesanti dubbi sulla proposta Omnibus che rivoluziona le procedure di autorizzazione dei pesticidi

 

Uno studio che ha visto la partecipazione dell’Università di Torino pubblicato sulla rivista Science, analizza i possibili effetti della proposta europea Omnibus Simplification Package, che punta, tra l’altro, a semplificare le procedure di autorizzazione dei pesticidi.

Anzichè migliorare il sistema, secondo i ricercatori, alcune modifiche potrebbero ridurre il livello di tutela ambientale.

Tra le misure più criticate vi sono l’autorizzazione a tempo indeterminato di molte sostanze attive, l’estensione dei tempi di smaltimento dei prodotti per i quali non è stata rinnovata l’autorizzazione, ma anche la riduzione della documentazione richiesta per i prodotti di biocontrollo.

Gli autori evidenziano che già l’attuale sistema presenta importanti lacune, dato che non considera adeguatamente molte specie non bersaglio, come anfibi, rettili, pipistrelli e impollinatori selvatici, né l’effetto cocktail derivante dagli effetti combinati di più pesticidi.

Per rendere il sistema più efficace, propongono di aumentare la trasparenza degli studi, rendere pubblici i dati, introdurre un monitoraggio costante dopo l’autorizzazione dei prodotti e collegare i risultati del monitoraggio alle future valutazioni del rischio.

Secondo lo studio, per ridurre i ritardi nelle autorizzazioni senza compromettere la protezione della salute umana e della biodiversità sarebbero sufficienti investimenti relativamente contenuti.

Il professor Simone Tosi sottolinea che la semplificazione amministrativa non deve avvenire a scapito del rigore scientifico e che una regolamentazione solida favorisce un’agricoltura più sostenibile e una migliore tutela degli ecosistemi.

 

Leggi qui: Dimitry Wintermantel et al., EU Omnibus proposal increases pesticide risks. Science 392, 1348-1351 (2026).

https://www.science.org/doi/10.1126/science.aeg8744

BELGIO, IL MERCATO BIO È PICCOLO, MA IN BUONA SALUTE

BELGIO, IL MERCATO BIO È PICCOLO, MA IN BUONA SALUTE

1.35 miliari di acquisti domestici (non sembrano tanti, ma va tenuto presente che i belgi sono meno di 12 milioni: la spesa pro capite è doppia di quella italiana, il che rende il Paese un mercato interessante anche per il nostro export)

 

Con 1,35 miliardi di spesa alimentare biologica nel 2025 (+4,5%), il mercato belga continua nella sua crescita tranquilla. Anche qui la grande distribuzione è saldamente il primo canale di acquisto, ma è la rete specializzata biologica a registrare l’aumento più forte.

Il dato emerge dall’ultimo rapporto di Apaq-W (Agence wallonne pour la promotion d’une agriculture de qualité) e BioWallonia, che presenta anche un focus sugli aspetti più significativi, sui profili dei consumatori e sulle categorie merceologiche da tenere d’occhio.

Gli acquisti di alimentari biologici nel 2025 hanno raggiunto i 539,1 M eur in Vallonia e 1,35 miliardi di eur per il Belgio intero (rispettivamente +3% e +4,5% vs 2024). La spesa in Vallonia rappresenta il 39,9% di quella totale del Paese. In Vallonia si registra anche la maggior spesa biologica pro capite (147 euro nel 2025, in crescita del 3,6% vs 2024). Si tratta di quasi sette euro in più rispetto a Bruxelles capitale (140,40 eur) – dove la spesa è diminuita nel 2025 de 4,5%) – e oltre 30 eur in più rispetto alla media belga (116,6 eur, +4% vs 2024).

 

La GDO (hard discount compresi) rimane il canale più rilevante (la quota di mercato in Vallonia è del 46,9% in valore), davanti a negozi biologici (18,5%) con marchi come Färm, Bio Planet, Bi’OK, Biocap, Al’Binete… Al terzo posto del podio la categoria “Altri” (17,2%) che comprende negozi convenzionali di prossimità e vendite on-line.

Sempre nel microcosmo vallone il peso della GDO è in calo di 1,1 punti rispetto al 2024, anche se i discount (Lidl, Aldi, ecc.) sono in rialzo di 0,3 punti.

Per il secondo anno consecutivo è la rete biologica specializzata a mostrare il maggiore aumento nel 2025 (+1,2 punti).

 

Al contrario di quanto avviene in Italia, le prime tre categorie di prodotti più acquistati (in valore) in Vallonia sono la carne (esclusi i salumi), gli ortaggi e la frutta con rispettivamente 96,3 M eur, 54,8 M e 48 M, in crescita rispetto al 2024 compresa tra il 2,50% e il 3,30 %.

I salumi, che sono conteggiati a parte, rappresentano una voce di spesa significativa (22,3 M eur).

Se guardiamo al Belgio nel complesso, la situazione non cambia molto: la carne è ancora la proima categoria con 240,3 M eur di vendite (+7% vs 2024), seguita dagli ortaggi (147,5 M eur) davanti alla frutta (126,2 M eur).

Anche qui le vendite di salumi sono al quarto posto (64,4 M eur), in crescita di un ottimo 10,5% rispetto al 2024.

L’andamento senza eccessi, ma positivo, non evita tensioni tra gli agricoltori biologici e Apaq-W.

Per legge l’agenzia è parzialmente finanziata dagli operatori con una tassa che quest’anno è di 38 eur. Secondo i produttori biologici si tratta di (anche se pochi) soldi buttati al vento: la promozione svolta dall’agenzia, che statutariamente si occupa di tutti i prodotti di qualità, anche di quelli convenzionali e deve quindi barcamenarsi, è inefficace: servirebbe uno strumento mirato alla produzione biologica e non alla produzione belga purchessia.

 

Leggi di più: https://www.biowallonie.com/documentation/etudes-statistiques/chiffres-du-bio/

 

USA, LA CORTE SUPREMA SALVA IL GLIFOSATO

USA, LA CORTE SUPREMA SALVA IL GLIFOSATO

Secondo i giudici le norme statali non possono obbligare a informazioni sul rischio di cancro che non siano pretese dalla normativa federale

 

A febbraio il presidente Trump aveva emesso un ordine esecutivo teso ad aumentare la produzione interna del diserbante Roundup (glifosato) con la giustificazione della sicurezza nazionale, concedendo l’immunità contro azioni di responsabilità.

La mossa aveva portato a rabbiose accuse di tradimento da parte del movimento Make America Healthy Again (MAHA), ponendo il suo fondatore Robert F Kennedy Jr, ricompensato con la carica di segretario alla salute per il suo appoggio nella campagna presidenziale, nella scomoda e imbarazzante posizione di difendere una sostanza che aveva a lungo condannato.

 

Il Roundup è venduto da Bayer, che nel 2018 ha acquisito il produttore originale Monsanto, e negli USA è stato oggetto di oltre 60mila cause legali da parte di utilizzatori che gli imputano di essere la causa del linfoma non-Hodgkins contratto a seguito dell’esposizione. Dal 2015 il glifosato è classificato come “probabile cancerogeno” dallo IARC, ma altre agenzie, come l’EPA statunitense e l’EFSA europea non condividono questa valutazione.

 

Ora si aggiunge la Corte suprema, che con una sentenza assunta a maggioranza (7 a 2, contrario anche Neil M. Gorsuch, giudice nominato da Trump) ha stabilito che le cause basate sull’assenza di un avviso sul rischio di cancro in etichetta vanno archiviate.

La Corte ha stabilito che in materia di etichettatura dei pesticidi le norme federali (che per il Roundup non richiedono informazioni sul rischio oncologico) prevalgono su quelle statali che le pretendono.

La sentenza annulla il risarcimento di 1,25 milioni di dollari concesso a John Durnell, malato di linfoma, ma restano ancora in piedi molte altre cause fondate su accuse diverse, come marketing ingannevole o altri danni alla salute.

 

La sentenza, comunque, non modifica l’accordo da 7,25 miliardi di dollari accettato da Bayer per risarcire migliaia di persone (l’azienda continua a escludere la nocività della sostanza, ma ha accettato senza fiatare di pagare l’indennizzo astronomico).

Il movimento MAHA ha protestato davanti alla Corte Suprema, ma senza ottenere risultati; Kennedy si è barcamenato con critiche moderate, ammettendo che gli agricoltori statunitensi dipendono ancora dal contestato diserbante.

 

La sentenza si può leggere qui: https://www.supremecourt.gov/opinions/25pdf/24-1068_n7ip.pdf