Suolo e Salute

Mese: Febbraio 2016

Cresce la domanda di carne biologica

Consumatori sempre più orientati verso la carne biologica. L’attenzione del mercato si sposta dunque su allevamenti selezionati, controllati e che rispondono ai criteri del bio. Una domanda che, però, in Italia non riesce ancora a trovare piena risposta.

Ne è convinto Marco Guerrieri, responsabile carni Coop Italia che spiega: “La richiesta di carni bio, rosse e bianche in particolare, supera di gran lunga l’offerta. Tant’è che per soddisfare la domanda, puntiamo a sviluppare allevamenti biologici strutturati selezionando i nostri migliori produttori: sono già partiti alcuni progetti pilota».

Sono oltre un migliaio i produttori zootecnici italiani e circa 200 le aziende dedite alla trasformazione e vendita del proprio prodotto. Il settore è in crescita, ma si potrebbe far di più per aiutare gli allevamenti biologici.

Paolo Carnemolla,presidente di FederBio, afferma: “Purtroppo si è fatto poco per sviluppare la filiera. I piani di sviluppo rurale non premiano la zootecnia e persino la Pac (Politica agricola comune) ha tolto il premio “qualità” per i capi bovini bio. Adesso stiamo portando avanti un progetto in regione che mira alla produzione di carne bovina bio, commercializzata con il marchio Bioalleva“.

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Uno dei problemi più grossi che arresta l’avanzamento del settore è la mancanza di strutture idonee con terreni adibiti alla coltura di cereali biologici. È infatti proprio il costo del mangime bio a incidere maggiormente sulla quota di produzione di carne biologica.

Nonostante questo, la crescita del settore sembra in arrestabile e si può intuire dai dati suggeriti da Guerrieri al Corriere di Bologna: In Emilia-Romagna, e su scala nazionale, la richiesta di carni bio nella grande distribuzione è incrementata mediamente del 5% da ottobre-novembre 2015. Una percentuale che in due anni arriverà a sfiorare il 30%“. Secondo i dati di Coop Italia, “attualmente l’avicolo bio conta su un giro d’affari pari a 11.000.000 euro annui (il 3% dell’avicunicolo complessivo)“.

Chi acquista è sempre più interessato sulla provenienza del prodotto, vuole garanzie sulla sua bontà, tenerezza e sapidità e, in alcuni casi, preferisce alimenti confezionati con un packaging innovativo .

La scelta di carne biologica rivela dunque che i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità dei prodotti, ma anche alla propria salute.

Secondo un recente studio effettuato dall’università di Newcastle e pubblicato dal British Journal of Nutrition, i prodotti biologici hanno il 50% in più di acidi grassi omega3, ritenuti benefici per la salute, mentre il contenuto dei grassi nocivi è nettamente minore. A determinare la differenza,  il tipo di alimentazione degli animali negli allevamenti biologici.

Fonti:

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2016/11-febbraio-2016/dopo-l-allarme-oms-boom-carne-bio-24038109581.shtml

http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/alimentazione/2016/02/16/in-carne-e-latte-biologici-piu-omega-3meno-grassi-cattivi_b8e1ee0d-25db-41b4-b330-d11d9a66b844.html

BioFach 2016 e Vivaness: record di visitatori per la Fiera mondiale del biologico

Sono circa 48.000 i visitatori che quest’anno hanno preso parte alla duplice fiera BioFach 2016 e Vivaness, che si è tenuta a Norimberga dal 10 al 13 febbraio scorsi.

Numeri che confermano un settore in crescita, che coinvolge sempre più protagonisti.

Sono stati 2.544 gli espositori che hanno preso parte all’evento, 245 dei quali hanno aderito a Vivaness, il Salone internazionale della cosmesi naturale. Gli espositori hanno presentato prodotti e servizi agli acquirenti delle industrie alimentari e della cosmesi, provenienti da 132 Paesi differenti.

Positivo anche il riscontro dei partecipanti al Congresso BioFach e Vivaness, che ha attirato circa 7mila persone. Gli incontri che hanno destato maggiore interesse sono stati il Forum BioFach e il Forum Politica.

Di particolare interesse anche la tavola rotonda organizzata il 12 febbraio presso la Sala Budapest , da FEDERBIO, IBMA, AIAB. Durante l’incontro è stato trattato un tema importantissimo per gli agricoltori biologici: le leggi che disciplinano l’impiego dei mezzi tecnici per la difesa contro le malattie e i parassiti delle piante,  l’utilizzo di corretti schemi di certificazione.

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Al Biofach 2016 non potevano mancare gli stand dei migliori prodotti Made in Italy. In particolare, quest’anno sono state presenti alcune delle eccellenze della produzione agroalimentare biologica del Lazio, la regione italiana tra le maggiori produttrici di agricoltura biologica. Vino, birra artigianale, olio, frutta, pasta, gelati, creme, pizza e caffè sono i prodotti presentati nello spazio espositivo del Lazio di circa 130 mq. 14 le aziende laziali presenti.

Una presenza importante, legata anche a una progressiva crescita dei consumi e dell’attenzione dei mercati, soprattutto esteri, verso i prodotti biologici del Lazio.

In linea generale, al Biofach 2016 è emerso un quadro di settore incoraggiante. Nel rapporto 2016 “The World of Organic Agriculture” pubblicato da FiBL e IFOAM si evidenzia che il fatturato mondiale del settore biologico ha raggiunto gli 80 miliardi di dollari (oltre 60 milioni di euro). In Europa ha registrato una crescita del 7,6%, raggiungendo i 26 miliardi di euro. Gli ettari coltivati con il metodo biolo

Perché l’agricoltura biologica è la scelta migliore per nutrire il mondo

L’agricoltura biologica potrebbe essere la chiave per nutrire il mondo durante l’era del riscaldamento globale.

La conferma arriva da una ricerca che aggiunge nuove prove alla teoria che, sul lungo termine e soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, questo modello di agricoltura sia la risposta migliore ai cambiamenti climatici.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Plants, è stato condotto dal professor John Reganold della Washington State University che, con il suo team di ricerca, ha esaminato centinaia di pubblicazioni risalenti agli ultimi 40 anni.

Osteggiata per anni dalla scienza ufficiale e dalle lobby, l’agricoltura biologica potrebbe veramente essere ciò di cui il pianeta ha bisogno.

Come evidenziano i ricercatori nel loro lavoro, bevande e alimenti biologici rappresentano un segmento di mercato in rapida crescita: tra il 1999 e il 2014, il loro valore è aumentato di ben 5 volte. Oggi, valgono 72 miliardi di dollari e si prevede un raddoppio entro il 2018.

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Anche se i rendimenti sono più bassi rispetto a quelli dell’agricoltura tradizionale, il divario tra le due colture è minore di quanto si pensi. Un altro studio effettuato presso l’Università della California, ad esempio, ha dimostrato che il deficit potrebbe essere più che dimezzato attraverso la rotazione delle colture ed evitando le monoculture.

Per leguminose come fagioli, piselli e lenticchie, invece, non vi è alcuna differenza tra le due tecniche colturali; anzi, in questo caso, il biologico potrebbe essere “un’alternativa molto competitiva rispetto all’agricoltura industriale“.

Ma è il cambiamento climatico il punto più importante che accresce il valore delle colture sostenibili.

Come sottolinea la ricerca, in casi di siccità, “le aziende agricole gestite col metodo biologico hanno spesso dimostrato di produrre rendimenti più elevati rispetto ai loro omologhi convenzionali“, perché i concimi utilizzati trattengono l’umidità nel terreno. E la siccità è una condizione sempre più diffusa a seguito dell’aumento delle temperature.

Le tecniche biologiche, inoltre, sono ancora più efficaci nei paesi in via di sviluppo, dove la maggior parte degli agricoltori non può permettersi di comprare fertilizzanti o pesticidi chimici.

Un rapporto delle Nazioni Unite che ha esaminato 114 progetti, che coinvolgono quasi due milioni di aziende agricole africane, ha scoperto che il rendimento dei terreni privi di sostanze chimiche è raddoppiato.

Tutto questo, dando per scontato che l’agricoltura biologica è il tipo di coltura migliore per la tutela della natura e della fauna selvatica e riduce l’esposizione a pesticidi tossici, sia in azienda che negli alimenti.

Fonti:

http://www.independent.co.uk/environment/climate-change/organic-farming-could-be-key-to-feeding-the-world-as-global-warming-takes-hold-a6872501.html

http://www.nature.com/articles/nplants2015221

 

Rapporto Ismea-Qualivita: Italia si conferma leader mondiale per prodotti certificati

Il 17 febbraio 2016, a Roma, in occasione della ‘Giornata nazionale della qualità agroalimentare’ è stato presentato il tredicesimo rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni italiane agroalimentare e vitivinicole DOP, IGP e STG. L’evento è avvenuto alla presenza dei presidenti delle Commissioni Agricole di Camera e Senato Luca Sani e Roberto Formigoni, del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dell’europarlamentare Paolo De Castro.

I dati sono incoraggianti e confermano l’Italia leader mondiale per prodotti certificati: sono 805 quelli iscritti nel registro UE, di cui 282 Food e 523 Wine, per un valore complessivo di 13,4 miliardi, pari al 10% del fatturato totale dell’industria alimentare.

Bene anche l’export delle Ig che vale 7,1 miliardi di euro, in forte crescita sull’anno precedente (+8,2%) e pari al 21% dell’ammontare complessivo delle esportazioni agroalimentari nazionali.

L’Italia si è fatta valere nel panorama dei cibi a denominazione anche nel 2015 (+9 registrazioni), seguita dall’emergente Croazia e dal Portogallo (+8).

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Le regioni italiane in cima alla lista sono: il Veneto e la Toscana con 90 prodotti, il Piemonte con 81, la Lombardia con 77 e l’Emilia Romagna con 73.

Chi ha il maggior ritorno in termini economici è la Provincia di Parma, con 951milioni grazie al discreto numero di filiere Dop Igp (12) che insistono nel territorio, ma soprattutto all’entità del valore economico ad esse collegato.

Per il comparto Wine, invece, la provincia con maggior ritorno economico (341 milioni) è quella di Verona, in cui si contano 24 denominazioni Dop Igp

Secondo il rapporto Ismea, non esiste un solo comune italiano “senza prodotti certificati”.

Il rapporto ha segnalato infine la crescita della produzione dei vini di qualità in Italia con circa 23 milioni di ettolitri e un valore stimato di 7 miliardi di euro. Le esportazioni di vino Dop Igp hanno raggiunto un valore complessivo di 4,3 miliardi di euro (+4%): negli ultimi cinque anni il valore all’export ha avuto incrementi complessivi di oltre il 30%, sia nel segmento delle Dop che delle Igp.

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Il Ministro Martina ha così commentato i dati: “Qualità agroalimentare è sempre più sinonimo d’Italia. La nostra leadership nel settore dei prodotti a denominazione non è fatta solo di numeri importanti, ma è l’espressione della forza di un tessuto economico e produttivo strettamente connesso ai territori. Un modello che vogliamo rafforzare sempre di più, anche attraverso un salto di qualità sul fronte organizzativo. I dati ci dicono che c’è un potenziale inespresso enorme da liberare, soprattutto al Sud. Stiamo lavorando da un lato per supportare al meglio i nostri prodotti di punta, che hanno la forza anche di aprire nuovi mercati, dall’altro per aiutare i produttori ad aggregarsi, sfruttando i vantaggi che il sistema delle denominazioni può portare. Oggi le prime 10 Dop e Igp nazionali sviluppano l’80% del fatturato. Dobbiamo far salire questa lista almeno a 20 prodotti nei prossimi tre anni. Per farlo puntiamo su formazione e organizzazione, perché è su questi fronti che serve un cambio di passo. Servono più managerialità e investimenti nel capitale umano per dare futuro alle filiere e ai territori“.

Fonti:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/9748

http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/business/2016/02/17/alimentare-tra-dop-e-igp-un-patrimonio-di-134-miliardi_627ea20f-8944-4272-b734-c2195e47409a.html

http://www.adnkronos.com/lavoro/made-in-italy/2016/02/17/dop-igp-patrimonio-mld-export-vola_lYbuPsbBmBEWpdYzKXyo1K.html?refresh_ce

 

L’Europa avvia i negoziati con la Colombia per il commercio di prodotti biologici

La Commissione europea ha deciso di avviare negoziati con la Colombia per un accordo bilaterale sul commercio di prodotti biologici.

Sembra che entrambe le parti abbiano confermato il loro interesse a concludere rapidamente un accordo che consentirebbe agli agricoltori biologici di accedere a un mercato più ampio e di usufruire della riduzione degli oneri per le imprese.

A tal proposito, il commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan, aveva annunciato il suo prossimo viaggio l’8 e 9 febbraio, prima in Colombia e poi in Messico.

Le tappe successive saranno Cina e Giappone ad aprile e poi Indonesia e Vietnam. Ad accompagnarlo 42 aziende da 14 Paesi Ue, una delegazione che rappresenta una vasta gamma di settori dell’agroalimentare europeo.

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Nei giorni scorsi, quindi, a Bogotà, il Ministro dell’agricoltura e dello sviluppo rurale della Colombia Aurelio Iragorri Valencia e il commissario europeo Phil Hogan si sono incontrati per esaminare le normative inerenti il settore biologico.

L’accordo sul commercio di prodotti biologici tra l’UE e la Colombia si baserà sul riconoscimento reciproco delle rispettive norme e sistemi di controllo. Esso contribuirà a ridurre gli oneri amministrativi per i produttori e per gli operatori del settore. Sarà anche il punto di partenza per promuovere il dialogo tecnico e la cooperazione tra le parti a vantaggio dei produttori e dei consumatori di prodotti biologici.

Il commissario europeo per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan ha dichiarato: “Accolgo con favore l’avvio dei negoziati con la Colombia in vista della conclusione di un accordo sul commercio dei prodotti biologici. Il settore del biologico continua ad essere uno dei settori produttivi più dinamici dell’agroalimentare europeo, e la Colombia rappresenta un grande potenziale per lo sviluppo delle opportunità per gli agricoltori e le aziende biologiche“.

Dal canto suo, il Ministro dell’agricoltura e dello sviluppo rurale della Colombia Aurelio Iragorri Valencia ha dichiarato: “Questo accordo sarà un passo importante nel rafforzamento della nostra relazione economica con l’Unione europea in uno dei settori agricoli a più rapida crescita. Lo sviluppo della produzione biologica è molto importante per gli agricoltori e per le comunità rurali della Colombia in quanto fornisce, da un lato, lo sviluppo sostenibile delle zone rurali della Colombia e, dall’altro, contribuisce ad aumentare il benessere della popolazione rurale “.

Colombia e Messico hanno già dimostrato di essere fortemente interessati al settore del biologico e agli scambi con l’Europa. In particolare, l’Unione europea cercherà di ‘aggiornare’ l’accordo di libero scambio esistente. Gli accordi rappresentano un modo per rimpiazzare il mancato export Ue verso la Russia. Impresa che, comunque, rimane difficile.

Fonti:

http://ec.europa.eu/agriculture/newsroom/258_en.htm

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2016/02/04/alimentareoffensiva-ue-per-exportparte-da-messico-colombia_f5ba24e6-6cc1-4d39-9d75-77e5d446667e.html

Embargo Russo: il Made in Italy perde 244 milioni di euro di export

L’embargo russo sui prodotti agroalimentari è costato all’Italia 244 milioni di euro lo scorso anno. È quanto emerge dalle stime fatte dal centro studi di Confagricoltura, secondo cui “il nostro paese, in seguito al divieto introdotto, ha subito una pesante riduzione delle esportazioni, che fra il 2009 e il 2013 avevano segnato in valore un aumento del 119% e che, nel 2015, si sono dimezzate (-244 milioni) rispetto al 2013“.

A subire le flessioni più gravi sono stati il comparto della frutta (-56,9 milioni di euro), di carni e frattaglie (-44,2 milioni), formaggi e latticini (-41,7 milioni); perdite che a livello percentuale si traducono così: ortaggi -98,9%, frutta -94,5%, formaggi e latticini -93,6%, carni e frattaglie -88,4%.

L’embargo russo, lo ricordiamo, è stato istituito dalla Federazione Russa il 7 agosto 2014 e rinnovato per un ulteriore anno con decreto del 25 giugno 2015 (nuova scadenza 5 agosto 2016). Il divieto di importazione ha riguardato molti prodotti agroalimentari provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia e Australia.

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Confagricoltura spiega che la Russia “rappresentava per l’Italia un importante mercato di sbocco per i prodotti agricoli e agroalimentari. Il valore dell’export agroalimentare (bevande escluse) era più che raddoppiato negli ultimi anni, fino a raggiungere nel 2013 (ultimo anno prima dell’embargo) i 485 milioni di euro“.

Numeri importanti a cui la Commissione Europea sta cercando di far fronte lavorando per normalizzare le relazioni commerciali con la Russia, così come il Governo italiano si sta adoperando per evitare il prolungamento delle sanzioni, come spiega l’europarlamentare Paolo De Castro.

Le quote di mercato che solo fino a qualche anno fa appartenevano ai nostri prodotti sono – continua De Castro – già state conquistate da merce falsa o da altri paesi. L’auspicio è che i tentativi dell’esecutivo Ue vadano a buon fine e vengano ripristinati quanto prima i rapporti commerciali preesistenti”.

A pagare il prezzo più alto sono gli agricoltori emiliano-romagnoli“, ha commentato il presidente di Confagricoltura regionale Gianni Tosi, secondo cui “sono stati penalizzati soprattutto i produttori di ortofrutta, carni fresche e surgelate, salumi, insaccati e formaggi, incluse le specialità Dop e Igp dell’Emilia Romagna, che sono l’emblema del made in Italy agroalimentare nel mondo”.

Fonti:

http://confagricoltura.sardegna.it/news-ticker/embargo-russo-confagri-nel-2015-danni-per-244-mln-male-formaggi-42-mln-e-ortofrutta-2858

http://www.askanews.it/nuova-europa/russia-confagri-embargo-alimentari-costa-a-italia-244-milioni_711727719.htm

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2016/02/08/embargo-russo-244-milioni-di-euro-in-meno-per-l-export-made-in-italy-nel-2015/47373