Suolo e Salute

Mese: Novembre 2015

Cimice asiatica: a rischio i peri italiani. Situazione attuale e soluzioni per contenere l’invasione

La cimice esotica, Halyomorpha halys, invade il territorio bolognese. Dopo la prima comparsa del fitofago registrata nel 2012 nel modenese, arrivano le prime segnalazioni di una presenza anche nelle zone in provincia di Bologna e in particolare a Crevalcore, Sant’Agata e altri luoghi al confine con Modena.

Nell’arco di tre anni, dopo la sua prima comparsa in Italia, sembra che l’Halyomorpha halys sia riuscita a diffondersi nel reggiano, nel bolognese, in Lombardia, nel basso Veneto e in Piemonte.

Innocua per gli uomini e gli animali, la cimice esotica rischia di causare ingentissimi danni alle colture da frutto. Secondo alcuni studi, sembra che questa specie alloctona possa essere arrivata in Italia attraverso veicoli merci, provenienti dall’area cinese, forse per il trasporto delle piastrelle per l’edilizia.

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La cimice asiatica è una specie nuova per i nostri ambienti, in rapida diffusione sul territorio, che si nutre di piante, in particolare di alberi da frutto (soprattutto pere, pesche e mele).

In questo momento, i principali danni riguarderebbero gli alberi di pero, dove gli insetti adulti e i giovani pungono i frutti causando deformazioni e marcescenze che ne impediscono la commercializzazione. In alcune varietà (William, Santa Maria), i danni hanno superato il 50% della produzione. Più contenuto invece l’attacco all’Abate Fetel, melo e kaki.

Come dichiara Massimo Bariselli, tecnico del Servizio fitosanitario della Regione Emilia Romagna, ad Agronotizie: “La cimice asiatica è un organismo esotico che, nel nuovo ambiente, non ha limitatori naturali. Le popolazioni tendono quindi a crescere in modo esponenziale, non trovando ostacoli. Inoltre la specie è caratterizzata da una estrema polifagia: infatti è in grado di danneggiare oltre settanta specie vegetali sia di interesse agrario che ornamentale. L’estrema mobilità degli adulti, che sono buoni volatori e si spostano di frequente da una pianta all’altra, rende ancora più difficile sia il monitoraggio che la difesa“.

I danni, spiega Bariselli, potrebbero interessare anche alcune colture ortive, peperone e pomodoro in primis.

La regione Emilia Romagna ha attivato un monitoraggio diffuso che ha coinvolto tecnici e cittadini, finalizzato a delimitare l’area del fitofago.

Come spiega il tecnico del Servizio fitosanitario emiliano, bisognerà lavorare duramente nel periodo invernale per definire delle strategie di controllo sostenibile che vadano oltre la fase tampone iniziale e consentano di ridurre la pericolosità delle specie verso le principali colture frutticole della Regione.

A tal proposito, dovranno essere valutate tutte le possibili tecniche alternative e complementari che consentiranno di controllare la cimice asiatica, visto che l’esperienza ha dimostrato come questa specie non possa essere contenuta solo con la difesa chimica. Si parla dunque di “attract and kill” e colture trappola, reti anti-insetto e lotta biologica. In particolare, per favorire quest’ultima soluzione, si sta lavorando anche per superare i vincoli normativi che impediscono a priori l’introduzione di Trissolcus japonicus, un parassitoide oofago proveniente dalle zone di origine della cimice, che funge da limitatore naturale.

Fonti:

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2015/10/08/bologna-scatta-allarme-per-invasione-della-cimice-asiatica_Q1wsQOkJZdOwx65uQXAr4M.html?refresh_ce

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/vivaismo-e-sementi/2015/11/05/cimice-asiatica-e-esotico-il-nuovo-nemico-del-pero/46136

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/10/08/news/nella_bassa_bolognese_scatta_l_allarme_cimice_asiatica-124611484/

 

Il 25 novembre a Reggio Emilia per parlare di suinicoltura sostenibile e opportunità economiche

Il prossimo 25 novembre, a Reggio Emilia, presso la Sala convegni del Tecnopolo, si terrà un incontro dal titolo “Opportunità economiche per una suinicoltura innovativa e sostenibile”.

Il convegno è organizzato dal Crpa, Centro ricerche produzioni animali. Si parlerà di allevamenti suinicoli, sostenibilità ambientale ed economica e opportunità di mercato. L’inizio dei lavori è previsto per le ore dieci.

In particolare, saranno evidenziati alcuni punti cardine legati al passaggio da un tipo di allevamento suinicolo convenzionale a scelte innovative, sostenibili e alternative. Il dibattito sarà incentrato sulle verifiche da effettuare all’interno degli allevamenti e inerenti al benessere e alla salute degli animali; l’impegno della manodopera e i quantitativi di lettiera da utilizzare; l’emissione di odori e gas; la produzione di biogas; le risposte produttive a fertilizzazioni con digestato e gli effetti su rilascio di azoto.

suinicoltura

 

 

 

 

 

 

 

 

Si parlerà anche della sostenibilità economica della suinicoltura innovativa, tendendo conto sia dei costi d’investimento, che di quelli di gestione.

Saranno presenti, per parlare delle varie tematiche dell’incontro, alcuni esponenti del Crpa emiliano, Roberta Chiarini, della Direzione generale Agricoltura dell’Emilia Romagna e Carlo Grignani, del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, dell’Università di Torino.

In occasione del convegno, realizzato nell’ambito del progetto Crpa “Suini su paglia e biogas” e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, saranno presentati i risultati finali ottenuti dalle varie attività previste e le opportunità del nuovo Programma di sviluppo rurale 2014-2020 per gli allevamenti suinicoli. L’inclusione di un focus sui bandi del nuovo Psr è centrale per comprendere l’importanza che questi strumenti hanno nello sviluppo del mercato e nella diffusione di un tipo di suinicoltura innovativa e a basso impatto ambientale.

La partecipazione al convegno è gratuita previa registrazione. La procedura di registrazione, da effettuare  sul sito ufficiale del Cpra attraverso la compilazione di un apposito modulo, sarà attiva fino alle ore 12:00 del 24/11/2015.

Fonti:

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/zootecnia/2015/11/09/opportunita-economiche-per-una-suinicoltura-innovativa-e-sostenibile/46226

http://www.crpa.it/nqcontent.cfm?a_id=13498&tt=crpa_www&sp=crpa

 

La proposta per il dopo-Expo: un nuovo polo dell’agricoltura biologica

Pubblichiamo l’intervento dei rappresentanti della filiera italiana del biologico sul Corriere della Sera del giorno 22/10/2015, in merito all’utilizzo delle strutture realizzate per EXPO per il futuro. E’ firmato da:

Duccio Campagnoli (presidente Bologna Fiere)

Ignazio Garau (Direttore Città del Bio)

Paolo Carnemolla (presidente FederBio)

Paolo Parisini (Presidente Fnp Agricoltura

biologica di Confagricoltura)

Carlo Triarico (presidente Associazione agricoltura biodinamica)

Vincenzo Vizioli (Presidente Aiab)

Federico Marchini (presidente Anabio eia)

Maria Grazia Mammuccini (VicepresidenteNavdanya International)

logo Dopo Expo

Caro Direttore, rappresentiamo 50 mila aziende biologiche e biodinamiche italiane,

con un fatturato di oltre 3 miliardi di euro, estese ormai sull’11,2% della superficie agricola

nazionale. Seguiamo e raccogliamo l‘importanza del dibattito avviato dal Corriere sulla destinazione dei luoghi

di Expo 2015. Condividiamo l’urgenza di una scelta che capitalizzi i grandi sforzi compiuti dal Paese

su Expo, perché oltre Expo resta l’impegno a nutrire il Pianeta di cibo, idee e pratiche nuove.

Il nostro Paese è goggi leader della bioagricoltura, nonostante il grave ritardo istituzionale

e accademico. Valorizzando la sussidiarietà, l’Italia avrebbe tutte le caratteristiche per proporsi

al mondo come la piattaforma di una grande innovazione agraria e industriale in senso ecologico.

Per questo il settore del biologico e biodinamico ha messo il massimo impegno nel fare la

sua parte in Expo, animando l’Area della biodiversità con Bologna Fiere, proponendo contenuti,

urgenze e soluzioni. Il settore è oggi determinato a far sorgere un’istituzione di ricerca e alta

formazione e vuol metterla a disposizione del Paese, con l’auspicio che diventi parte qualificante

di un grande hub per !’innovazione, dove oggi sorge Expo 2015. Vogliamo raccogliere e

coltivare ciò che può rispondere ai principali problemi del pianeta e portare l’Italia a diventare

il polo più avanzato per le nuove tecnologie dell’ambiente. Al Forum internazionale del bio, che è stato

fondato in Expo, sono giunti contributi scientifici dal mondo più avanzato, ma è apparso a tutti

chiaro che non ci sono istituzioni vocate alla  a sud delle Alpi. Occorre quindi

un‘istituzione partecipata per rispondere, con azioni concrete, alla richiesta pressante di sfamare

il mondo, salvare il patrimonio rurale, risanare l’ambiente, procurare energie rinnovabili,

sviluppare tecnologia sostenibile. Abbiamo creato nostre strutture, ma vogliamo fondare

unistituzione che dia vita a istituti di ricerca partecipati dagli agricoltori, a una formazione professionale

seria, a scuole, a corsi di laurea in biologico e biodinamico, così come oggi auspica il

ministro dell’Agricoltura Martina. Per questo noi ci candidiamo al tavolo di lavoro per il dopo

Expo. Facciamo dunque sorgere nei luoghi di Expo, in una cittadella dell’innovazione, i servizi,

gli studi e la formazione per l’agricoltura biologica e biodinamica. Lo stesso parco divenga il

luogo per il miglioramento della bioagricoltura e si diffonda il modello in altre regioni del Paese.

Abbiamo bisogno di sementi pensate per il nostro metodo agricolo, con una grande adattabilità

all’ambiente, con una forte agrobiodiversità, invece di essere costretti a usare mezzi più

adatti all’agricoltura convenzionale. Utilizziamo ancora troppo le fonti energetiche fossili e invece

servono macchine a risparmio energeticocon una forte presenza delle fonti rinnovabili.

Dobbiamo prepararci ai cambiamenti climatici, con tecniche che rispondano alla desertificazione

e alle alluvioni. Occorre una ricerca per aumentare il valore nutrizionale degli alimenti, la

loro durata, la vitalità e, dove necessario, le rese. Servono studi e competenze per eliminare

l’uso agricolo di sostanze tossiche, di cui non ci sarebbe bisogno se ci fosse conoscenza.

Dobbiamo ricercare modelli alimentari che incidano positivamente sulla salute. Bisogna

studiare nuovi criteri e analisi della qualità e della vitalità degli alimenti. Bisogna

diffondere una cultura d’impresa a impatto sociale, per garantire la sostenibilità delle aziende

agricole in connessione col mondo economico.

Dobbiamo recuperare la cultura alimentare fin dall’infanzia, progettare le vie della sostenibilità

per le sane pratiche agricole, artigianali e industriali.

Da subito occorre lavorare a nuovi modellidi svluppo, che siano esemplari ed esportabili

su scala internazionale. Per tutto questo occorronoun piano sistemico e partecipativo, risorse e strutture.

Pur senza un’azione di sistema, l‘agricoltura biologica e biodinamica italiana sta innovando

profondamente la ruralità e questo ha portato a fatturati che, in tempi di crisi, aumentano annualmente

con percentuali a due cifre. È una ricetta che va resa forte nel Paese. Ma occorre far

presto, lo stato dell’ambiente, la dispersione delle competenze professionali, la progressiva

chiusura delle aziende storiche impongono investimenti in bioagricoltura, per l’urgente messa

in campo della sapienza e la sua applicazione nelle politiche di sviluppo.

Bolzano: centro della coltivazione biologica regionale

A Biolife l’ampia offerta di oltre 2.000 prodotti biologici provenienti da tutt’ Italia è accompagnata da numerosi incontri culturali e informativi per consumatori e visitatori.

Biolife è diventata la piattaforma più importante a livello italiano per prodotti biologici regionali di qualità. Questa crescita è testimoniata dal costante incremento di visitatori e dal sempre maggiore numero di espositori internazionali che sfruttano la fiera di Bolzano come trampolino di lancio per immettersi sul mercato italiano.
Biolife 2015
Per la prima volta Biolife si svolge su quattro giornate consecutive, da giovedì 19 a domenica 22 novembre 2015. Questa decisione è stata presa sulla base di numerose richieste e da quest’anno questa nuova formula potrà finalmente essere realizzata. In questo modo la durata della manifestazione godrà di una giornata in più rispetto al passato, assicurando agli espositori, così come ai visitatori, un’ulteriore opportunità di confronto, un’offerta formativa più approfondita e maggior tempo per negoziazioni e offerte commerciali.

La dodicesima edizione di Biolife prosegue con successo dal 2004, anno in cui si è svolta la prima edizione: 200 aziende medie-piccole presentano ai numerosi visitatori prodotti biologici regionali di qualità frutto di questo vasto e diversificato mercato sempre più in espansione. Il pubblico specializzato è costituito principalmente da chefs, ristoratori e albergatori che apprezzano la genuinità e l’eccellenza delle specialità alimentari offerti nell’ambito del biologico di qualità.

Per dettagli ed aggiornamenti su Biolife 2015 è disponibile il sito www.biolife.it

Cambiamenti climatici: fertilizzanti chimici tra i maggiori responsabili. Lo studio

Le aziende produttrici di fertilizzanti sono tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici nel mondo. Questo, almeno, quanto affermato in un recente rapporto pubblicato da GRAIN, un’organizzazione internazionale non-profit che lavora per sostenere i piccoli agricoltori e la difesa della biodiversità.

Secondo l’organizzazione, i fertilizzanti potrebbero essere responsabili fino al 10% delle emissioni di gas serra globali, per non parlare dei danni creati ai corsi d’acqua, al suolo e allo strato di ozono.

Nel rapporto diffuso da GRAIN, si evidenzia come il contributo complessivo dei fertilizzanti chimici al cambiamento climatico sia stato fino adesso sottovalutato.

I calcoli sulle emissioni di protossido di azoto derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici, effettuati dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), sarebbero da 3 a 5 volte inferiori rispetto alle stime reali.

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I fertilizzanti richiedono una quantità enorme di energia per poter essere prodotti. Una produzione che cresce di anno in anno. Si pensa che, nel prossimo decennio, le forniture di fertilizzanti azotati cresceranno del 4%.

La produzione, tuttavia, rappresenta solo una piccola frazione delle emissioni di gas serra generate dai fertilizzanti chimici. La maggior parte delle emissioni si verificano una volta che questi prodotti sono applicati al suolo.

Si stima che, per ogni 100 kg di fertilizzanti azotati applicati al terreno, un kg finisce nell’atmosfera sotto forma di protossido di azoto (N2O). Nel 2014, il quantitativo ha uguagliato il numero di emissioni medie annuali di 72 milioni di automobili utilizzate in USA.

Devlin Kyyek, ricercatore del GRAIN ha affermato: “Ora possiamo dire che l’uso di fertilizzanti chimici quest’anno genererà più emissioni di gas serra delle emissioni totali prodotte da tutte le auto e camion guidati negli Stati Uniti. La buona notizia è che c’è una soluzione rapida a questo problema: una conversione globale a pratiche agroecologiche che possono raggiungere gli stessi rendimenti senza l’utilizzo di prodotti chimici”.

A dicembre, i leader mondiali si incontreranno a Parigi per la ventunesima Conferenza sul clima (COP21). Tra le varie iniziative intergovernative, solo una affronterà la tematica del cambiamento climatico collegato all’agricoltura e, secondo l’organizzazione, il dibattito sarà controllato dalle maggiori aziende produttrici di fertilizzanti del mondo.

Fonti:

http://www.ifoam.bio/en/news/2015/11/02/new-report-exxons-agriculture-says-contribution-chemical-fertilisers-climate-change

https://www.grain.org/article/entries/5270-the-exxons-of-agriculture

https://www.grain.org/

Controllo biologico nelle colture cerealicole: quali i vantaggi

Il controllo biologico degli insetti fitofagi è una delle tecniche naturali alla base dello sviluppo dell’agricoltura sostenibile. Mattias Jonsson, ricercatore presso il Dipartimento di Ecologia dell’Università svedese di Scienze Agrarie, ha condotto uno studio per mostrare le potenzialità di questa pratica.

Jonsson e i suoi colleghi sostengono che il controllo biologico degli afidi potrebbe ridurre i danni alle colture cerealicole del 45-70%.

Per ridurre la dipendenza dell’agricoltura dai prodotti chimici, afferma Jonsson, è importante fornire la prova dell’efficacia di metodi alternativi per la protezione delle colture. Tale prova è spesso assente per  ciò che riguarda le tecniche di controllo biologico, una cosa che ne ostacola la diffusione.

controllo biologico

 

 

 

 

 

 

 

 

Il modello proposto dai ricercatori dimostra che, nei campi d’orzo svedesi, gli antagonisti naturali degli afidi possono ridurre i danni alle colture di oltre la metà. Un effetto che dipende fortemente anche dalla composizione del paesaggio circostante: la riduzione dei danni, infatti, va da un circa 45% nelle aree dominate da colture annuali a un 70% riscontrato nelle zone con poca copertura annuale e più pascoli.

Mappare un potenziale controllo biologico in aree differenti, spiegano i ricercatori, può aiutare a prevedere in quali parti del paesaggio è più probabile che si verifichino dei focolai di infestazione.

In agricoltura biologica, la mappatura può rivelare in quali aree del paesaggio la conversione a un tipo di coltivazione sostenibile è potrebbe avere maggiore successo, a causa di un ridotto rischio di danni causati da attacchi parassitari.

Nell’agricoltura convenzionale, questo modello può aiutare a ridurre l’inutile ricorso agli insetticidi.

Zone ad elevata complessità forniscono nemici naturali e risorse alimentari alternative che mettono le colture a riparo da particolari rischi. Questo aumenta sia l’abbondanza dei raccolti che la diversità del paesaggio. Diversificare la produzione vegetale può sicuramente ottimizzare i risultati della lotta agli insetti fitofagi, ma è anche importante per preservare l’habitat semi-naturale presente delle diverse aree.

Il controllo biologico contribuisce ad aggiungere valore alla produzione agricola. Dare un valore al controllo biologico evidenzia la sua importanza per la produzione agricola, se poi questo viene messo in relazione con i diversi usi del territorio, è possibile ricavare dei consigli in più utili a migliorare l’agricoltura sostenibile.

Nel documento sono elencate tutta una serie di migliorie possibili da apportare al modello proposto: l’implementazione di una gestione economica specifica, potrebbe aiutare a mettere in relazione il controllo biologico con altre opzioni di gestione dei parassiti, in regioni e contesti differenti.

Quale alternativa all’impiego dei pesticidi, le tecniche di controllo biologico sono usate per impedire ai fitofagi di superare la soglia di dannosità economica. Le specie utili sono numerose e, se impiegate correttamente, risultano davvero efficaci.

Fonti:

http://foodtank.com/news/2015/11/harvesting-the-research-natural-enemies-can-replace-insecticides

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/2041-210X.12149/abstract