Suolo e Salute

Tag Archives: sostenibilità alimentare

UN RAPPORTO SUL MERCATO BIOLOGICO TEDESCO

UN RAPPORTO SUL MERCATO BIOLOGICO TEDESCO

Il biologico tedesco non cresce soltanto, è in piena espansione! Ma…

 

Nel 2025, le vendite biologiche sono aumentate del 6,7% rispetto all’anno precedente, raggiungendo uno storico livello record di 18,2 miliardi di euro. E questo non solo a vantaggio della GDO e degli schemi di consegne a domicilio (che toccano livelli insperati) a spese del canale specializzato: anche i negozi biologici sono in salute, così come cresce il peso del biologico nella ristorazione fuori casa, pubblica e privata.

Tutto bene, quindi? Sostanzialmente sì, ma è necessario vigilare e impegnarsi. Il processo di concentrazione nel settore agricolo non si è arrestato, il canale specializzato performa meno della GDO. Le PMI biologiche, che in Germania danno lavoro a 388.000 persone, dimostrano chiaramente di essere in grado di proseguire nella crescita coniugando sostenibilità e sviluppo economico, ma hanno bisogno di normative meno complesse e burocratiche, così come che l’apprezzamento politico si traduca di più in fatti.

Per scoprire esattamente come il mercato biologico si è sviluppato nel 2025 puoi leggere il nuovo rapporto del Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft (BÖLW, la principale associazione di produttori agricoli, trasformatori e commercianti biologici in Germania).

Alcuni dei capitoli:

  • indicatori ecologici
  • fatturato, vendite, importazioni: domanda in aumento, offerta scarsa
  • superfici e aziende: crescita moderata
  • mercato del lavoro: il motore dell’occupazione biologico gira e ha ancora potenziale
  • prezzi al consumo: elevata disponibilità a pagare?
  • generazione z e strategia bio dei drugstore
  • bilancio ambientale: regionale, biologico o entrambi?
  • prezzi al produttore: il potere contrattuale in calo
  • produzione: più ortaggi, meno cereali
  • prezzi più alti, maggiori entrate
  • mercati internazionali: il mercato biologico europeo in crescita

 

Il rapporto, ahimè, è disponibile solo in tedesco: https://www.boelw.de/fileadmin/user_upload/Dokumente/Zahlen_und_Fakten/Brosch%C3%BCre_2026/BOELW_Branchenreport2026_web.pdf

SPRECHIAMO TROPPO CIBO

SPRECHIAMO TROPPO CIBO

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ogni anno nel mondo vengono sprecati 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo della produzione, dando vita a un paradosso insostenibile: ogni persona butta via quasi 80 kg di cibo all’anno, mentre più di 670 milioni di persone soffrono la fame

 

Gli sprechi pesano anche sull’ambiente: incidono per quasi il 10% delle emissioni di gas serra e consumano un quarto dell’acqua utilizzata in agricoltura. E se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe il terzo maggior emettitore di gas serra dopo Cina e Stati Uniti.

Insomma, per restare nei limiti del pianeta, invece di cercare cibo più economico a tutti i costi per poi buttarlo via, sembrerebbe più saggio orientarsi versi prodotti di qualità e gestirli bene…

L’Italia è sul poco invidiabile podio: ogni italiano spreca in media 555,8 grammi di cibo a settimana, più di quanto registrato in Francia (459,9 g), Spagna (446,5 g), Paesi Bassi (469,6 g) e Germania (512,9 g).

Lo evidenzia il Cross Country Report 2025 di Waste Watcher International, presentato in occasione della tredicesima Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare.

Per carità c’è’ qualche segnale incoraggiante (dal 2015 lo spreco settimanale pro capite nel nostro Paese si è ridotto di quasi 100 grammi, passando da 650 agli attuali 555,8 grammi). Ma nonostante la crescente consapevolezza dell’impatto ambientale legato allo spreco, l’obiettivo fissato per il 2030 — che prevede di scendere a 369,7 grammi a settimana — appare ancora lontano.

Il percorso non si esaurisce nei campi e negli allevamenti: la sfida prosegue tra gli scaffali dei supermercati e, soprattutto, nelle nostre case, dove si decide la partita più importante.

Quel che è sicuro è che acquistare cibo apparentemente economico e poi sprecarne più di mezzo chilo a settimana può costare di più che acquistare cibo di elevata qualità gestito con intelligenza.

Leggi di più: https://en.ilsole24ore.com/art/food-waste-italy-black-jersey-europe-according-to-waste-watcher-AIqWDUGB

IL MIELE BIOLOGICO SBARCA DA MCDONALD’S

IL MIELE BIOLOGICO SBARCA DA MCDONALD’S

L’Iniziativa promossa da Fondazione Qualivita, Federazione apicoltori italiani e McDonald’s Italia prevede la commercializzazione di 2 milioni di bustine

 

Dal 12 agosto 2026 diventerà applicabile in tutti gli Stati membri dell’Unione europea il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr) che, gradualmente vieterà imballaggi di plastica monouso per condimenti, conserve, salse, crema per il caffè e zucchero nel settore Horeca.​

Ma nell’attesa del divieto, gli 800 ristoranti McDonald’s in Italia si sono impegnati ad acquistare per quest’anno bustine di miele d’acacia da produttori biologici italiani per 8 tonnellate.

La catena non è nuova all’uso di prodotti di qualità certificata: nei suoi panini sono già entrati Grana Padano, Parmigiano reggiano, Asiago, Speck Alto Adige; l’iniziativa sarà accompagnata da comunicazione nei punti vendita, sui social e sui media nazionali, con l’obiettivo di diffondere la consapevolezza sul valore del miele biologico e del ruolo fondamentale delle api nell’ecosistema.

«Dopo anni di crisi produttiva e perduranti difficoltà di mercato, si apre finalmente uno spiraglio: viene riconosciuto il valore della nostra migliore produzione, quella del miele italiano certificato biologico e di uno dei mieli monoflora preferiti. Vediamo così aprirsi un dialogo con nuove fasce di giovani consumatori e una emergente opportunità di mercato che prima non c’era», ha dichiarato Raffaele Cirone, presidente della Federazione Apicoltori Italiani (FAI).

Per il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida “Questa iniziativa ha un doppio valore, è un’opportunità concreta per i nostri apicoltori che vedono valorizzato il proprio lavoro ed è anche un investimento culturale rivolto alle giovani generazioni”.

Nel nostro Paese sono attivi 77mila apicoltori, circa 20mila dei quali professionali, per una produzione di circa 22mila tonnellate (2024), il 13% delle quali di miele biologico (2.840 tonnellate), ma il consumo è inferiore alla media europea.

Vedi: https://www.ilsole24ore.com/art/il-miele-biologico-italiano-sbarca-800-ristoranti-mcdonald-s-italia-AIsNwH5?refresh_ce=1

COMMISSIONE EUROPEA, INDAGINE SUL BIOLOGICO NELLA RISTORAZIONE SCOLASTICA

COMMISSIONE EUROPEA, INDAGINE SUL BIOLOGICO NELLA RISTORAZIONE SCOLASTICA

Un questionario per capire il rapporto tra amministrazioni locali e prodotti biologici e per individuare strumenti di valorizzazione

 

Se la Danimarca svetta (da anni quasi tutte le derrate utilizzate nelle mense scolastiche sono biologiche), l’Italia è comunque nella fascia alta della classifica sull’uso di prodotti biologici nella ristorazione collettiva pubblica, un primato favorito dalla normativa.

Già l’articolo 59 della legge n.488/1999, la “Finanziaria 2000” disponeva che “per garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualità, le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere prevedono nelle diete giornaliere l’utilizzazione di prodotti biologici, tipici e tradizionali nonché di quelli a denominazione protetta”, poi sono venuti i Criteri Ambientali Minimi (CAM) adottati nell’ambito del Piano per la sostenibilità ambientale dei consumi del settore della pubblica amministrazione, che fissano percentuali elevate (per quanto variabili) per le derrate biologiche da utilizzare.

La ristorazione collettiva ha un ruolo importante, sia per la divulgazione (le amministrazioni sono tenute a organizzare attività informative sulla qualità dei prodotti utilizzati) che in termini di consumo.

La Commissione europea ne è consapevole e ha lanciato un questionario rivolto alle amministrazioni locali sulle esperienze relative agli alimenti biologici nella ristorazione pubblica e sulle attività educative incentrate sulla tematica degli alimenti biologici.

L’obiettivo è disporre di un quadro complessivo della situazione nei 27 Paesi membri, anche allo scopo di avviare ulteriori politiche mirate alla maggior diffusione dei prodotti biologici nello specifico canale.

La raccolta dei dati si è conclusa il 20 novembre 2025 ed è quindi troppo presto per conoscere i risultati, ma è certamente positiva l’intenzione della Commissione di mappare le esperienze attuali della pubblica amministrazione in materia di alimenti biologici nella ristorazione collettiva.

Le informazioni saranno utili per valorizzare le esperienze più significative, a anche per studiare forme di sostegno alle amministrazioni impegnate nel miglioramento della qualità degli alimenti nei servizi pubblici in tutta Europa.

 

Nell’attesa dei risultati, non si può più rispondere, ma si può leggere il questionario a pagina https://a.cawi24.pl/organicfoodit/?tqs=X&tqlc=it&tqc=it.

FRANCIA, CRESCE L’IMPEGNO DI CARREFOUR NEL BIOLOGICO

FRANCIA, CRESCE L’IMPEGNO DI CARREFOUR NEL BIOLOGICO

Il mercato biologico francese vede rosa, tornano fusioni e acquisizioni

Carrefour (il cui motto è «On a tous droit au meilleur», tutti abbiamo diritto al meglio) è entrata nel settore biologico nel 1992, lanciando il suo marchio Boule Bio, che nel 1997 è diventato Carrefour Bio, la prima linea biologica nella grande distribuzione francese, che conta ora su un assortimento di poco meno di 5.000 referenze vendute on line e nei punti vendita fisici.

Nel 2018 ha acquisito la piccola catena SO.bio (allora 8 punti di vendita nel Sud Ovest della Francia, ora 85), nel 2020 ha acquisito per circa 60 milioni di euro la catena di supermercati Bio c’ Bon che era sull’orlo del fallimento e che, dopo alcune cessioni su richiesta dell’autorità antitrust, conta ora circa 70 punti vendita.

Non sazia, Carrefour rafforza ora la posizione nel mercato biologico francese con l’integrazione dei 15 punti vendita della catena Le Grand Panier Bio, fondata nel 1997 a Clermont-Ferrand come rete di negozi biologici indipendenti e a gestione familiare, situati perlopiù nelle regioni dell’Alvernia e della Bretagna.

L’acquisizione è stata realizzata attraverso SO.bio, che con l’operazione aumenta del 20% la propria rete (e raddoppia il numero dei negozi in franchising): prima dell’acquisizione contava 85 negozi distribuiti su tutto il territorio nazionale, ma entro il 2025 era già prevista l’inaugurazione di altri 19.

Con questa acquisizione, Carrefour procede la sua espansione nel biologico, posizionandosi con le ora tre insegne al quarto posto nella classifica dei principali operatori del mercato francese, guidata da Biocoop, Naturalia e La Vie Claire.

Per saperne di più:

https://www.bio-c-bon.eu/

https://www.sobio.fr/

https://www.grandpanierbio.bio/

https://www.carrefour.fr/marques/carrefour-bio

PIZZAGRICOLA: LA PIZZA BIOLOGICA E BIODINAMICA A FILIERA CORTA

PIZZAGRICOLA: LA PIZZA BIOLOGICA E BIODINAMICA A FILIERA CORTA

Un modello di economia circolare: la filiera regionale biologica e biodinamica toscana per una pizza locale, ecologica, digeribile e salutare

 

Nasce PizzAgricola, un progetto innovativo che unisce agricoltura biologica, biodinamica e artigianato per creare una pizza nutriente, sostenibile e a basso impatto ambientale. Finanziato dalla Regione Toscana tramite il Programma di Sviluppo Rurale (PSR), il progetto è realizzato da Apab in collaborazione con l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, il Dipartimento DiSIA dell’Università di Firenze, le aziende agricole Buonamici e Fattoria La Vialla e la start-up innovativa Bioadhoc.

L’obiettivo di PizzAgricola è creare una filiera regionale per una pizza locale, ecologica, digeribile e salutare, valorizzando le materie prime toscane. Gli impasti sono arricchiti con farine non raffinate e ingredienti funzionali ricavati dagli scarti agricoli, come la sansa d’oliva, un sottoprodotto della produzione di olio EVO, ricco di polifenoli dalle proprietà antiossidanti e benefiche per la salute.

Grazie a questo approccio, PizzAgricola promuove un modello di economia circolare, trasformando scarti vegetali in risorse alimentari di alto valore. Inoltre, tutti gli ingredienti utilizzati – farina, pomodoro, olio EVO e sansa micronizzata – sono tracciati e registrati in blockchain, offrendo ai consumatori trasparenza sulla provenienza, i processi produttivi e le caratteristiche nutrizionali della pizza.

Secondo Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, questo progetto dimostra che è possibile creare prodotti gastronomici innovativi senza rinunciare alla qualità, alla territorialità e alla sostenibilità.

 

 

https://terraevita.edagricole.it/biologico/dalla-terra-al-piatto-arriva-la-pizza-biologica-e-biodinamica/