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Tag Archives: ecologia

PIÙ PESTICIDI, MENO UCCELLI

PIÙ PESTICIDI, MENO UCCELLI

In Francia la popolazione di uccelli nelle città e nei campi è diminuita di quasi il 30% in 30 anni (e l’abbondanza è più bassa dove vengono venduti più pesticidi)

 

Un nuovo articolo pubblicato sui Proceedings della Royal Society studia gli effetti di oltre 200 sostanze sulla scala dell’intera Francia metropolitana.

Gli studi sul campo relativi all’impatto dei pesticidi spesso mancano di dati dettagliati sull’utilizzo, faticano a distinguere gli effetti dall’intensificazione agricola e trascurano la diversità delle sostanze.

Grazie alla disponibilità di un database pubblico (in Francia è possibile verificare on line tipo e quantità di antiparassitari acquistati nella propria zona, con un dettaglio che arriva ai comuni), i ricercatori hanno studiato la relazione pesticidi acquistati/abbondanza degli uccelli.

Il team ha prima di tutto verificato che i dati sugli acquisti riflettessero la contaminazione ambientale, mettendoli a confronto con dati indipendenti sui residui nelle acque superficiali. Ha poi messo in relazione gli acquisti locali di 242 sostanze attive con l’abbondanza di 64 specie di uccelli comuni nei terreni coltivati.

Hanno scoperto che le quantità di pesticidi erano correlate negativamente con l’abbondanza dell’84,4% delle specie. Il dato è stato confermato utilizzando una metrica più integrativa che combinava quantità, tossicità e degradabilità delle sostanze.

Il risultato suggerisce un impatto negativo diffuso della contaminazione ambientale, che si estende oltre agli uccelli specialisti dei terreni agricoli, interessando anche le specie di uccelli comuni che si nutrono nei terreni coltivati, con potenziali effetti a cascata all’interno e all’esterno di questi territori.

Potete leggere l’articolo

Anne-Christine Monnet, Milena Cairo, Nicolas Deguines, Frédéric Jiguet, Mathilde Vimont, Colin Fontaine, Emmanuelle Porcher; Common birds have higher abundances in croplands with lower pesticide purchases. Proc Biol Sci 1 January 2026; 293 (2062): 20252370. https://doi.org/10.1098/rspb.2025.2370

FUKUSHIMA E AGRICOLTURA BIOLOGICA: 10 ANNI DOPO L’APPELLO CONTRO IL NUCLEARE

FUKUSHIMA E AGRICOLTURA BIOLOGICA: 10 ANNI DOPO L’APPELLO CONTRO IL NUCLEARE

IFOAM Japan rilancia il messaggio di Seiju Sugeno: il nucleare è incompatibile con l’agricoltura biologica

 

Il 14 aprile 2025, IFOAM Japan ha rilanciato con forza l’appello di Seiju Sugeno, agricoltore biologico della regione di Nihonmatsu, a 50 km dalla centrale di Fukushima. Le sue parole, pronunciate nel 2014 durante il Congresso Mondiale dell’Agricoltura Biologica di Istanbul, risuonano oggi più attuali che mai: “L’agricoltura biologica e le centrali nucleari non possono coesistere”.

 

Fukushima e l’agricoltura biologica come strumento di rinascita

Dopo il disastro nucleare del 2011, che costrinse oltre 100.000 persone all’evacuazione, Sugeno e altri agricoltori si impegnarono per riportare vita e speranza nei territori contaminati, adottando pratiche agricole sostenibili. Nel cuore della prefettura di Fukushima, Nihonmatsu è diventata un simbolo di resilienza e rigenerazione, grazie all’agricoltura biologica e al recupero del paesaggio secondo i principi del Satoyama, una filosofia che promuove la convivenza armoniosa tra uomo e natura.

 

La nuova politica nucleare del Giappone preoccupa il biologico

Nel dicembre 2024, il governo giapponese ha annunciato una nuova politica energetica che prevede un forte rilancio dell’energia nucleare. Una decisione che ha sollevato critiche e preoccupazioni nel mondo del biologico e dell’ambientalismo. IFOAM Japan, in risposta, ha rinnovato l’appello di Sugeno, denunciando l’incompatibilità strutturale tra la produzione agricola biologica e la presenza di centrali nucleari. L’energia atomica rappresenta un rischio permanente per la salubrità dei suoli, delle acque e della biodiversità, elementi centrali dell’agricoltura ecologica.

 

Un appello per un futuro sostenibile, libero dal nucleare

Secondo IFOAM Japan, la via da seguire per garantire sicurezza alimentare, salute pubblica e sostenibilità ambientale passa necessariamente per l’abbandono del nucleare e l’investimento in energie rinnovabili e modelli agricoli rigenerativi. Il movimento per l’agricoltura biologica in Giappone continua a promuovere una visione olistica del territorio, in cui le comunità locali possano prosperare senza dipendere da tecnologie rischiose e centralizzate.

 

Per approfondimenti:

https://www.organicwithoutboundaries.bio/2025/04/14/fukushima-appeal/

Organic Without Boundaries+1tenthousandthingsfromkyoto.blogspot.com+1

AGRICOLTURA SOCIALE: IL BIOLOGICO CHE INCLUDE E RIGENERA

AGRICOLTURA SOCIALE: IL BIOLOGICO CHE INCLUDE E RIGENERA

L’agricoltura sociale è diffusa ma ancora poco visibile. “Porte Aperte” ha portato il pubblico a conoscere 42 aziende impegnate nella BioAgricoltura Sociale

Dal 4 al 6 aprile, l’iniziativa “Porte Aperte” ha coinvolto 42 aziende associate a BioAs, l’Associazione nazionale di BioAgricoltura Sociale, in otto regioni italiane. L’obiettivo: far conoscere al pubblico il valore dell’agricoltura sociale, un modello che unisce sostenibilità, inclusione e produzione biologica. Le aziende hanno proposto degustazioni, laboratori, percorsi educativi su ecologia e alimentazione, mostrando come le scelte etiche possano generare qualità e integrazione.

Secondo il presidente di BioAs, Salvatore Cacciola, l’agricoltura sociale è diffusa ma ancora poco visibile, e iniziative come questa servono a renderla più riconoscibile e valorizzata.

Numerosi gli esempi virtuosi. In Lombardia, le cooperative Oikos e Alchimia coltivano vigneti e orti sociali impiegando persone fragili. A Roma, Agricoltura Nuova coinvolge giovani con disagio mentale in produzioni biologiche e biodinamiche di alta qualità. In Calabria, la Cooperativa don Milani include anziani con autonomia ridotta in attività agricole, migliorando la qualità della vita. In Sicilia, L’Arcolaio promuove il reinserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti attraverso la trasformazione di prodotti locali e la coltivazione di erbe aromatiche.

Le giornate di apertura hanno offerto un’occasione concreta per avvicinare le comunità a queste realtà, dove l’agricoltura non è solo produzione, ma anche strumento di inclusione e rigenerazione sociale.

 

 

Per approfondimenti:

https://greenplanet.net/lagricoltura-sociale-apre-le-porte-per-creare-legami-piu-stretti-con-il-terriorio/

RIPRISTINO DELLA NATURA, IL CONSIGLIO UE APPROVA DOPO MESI DI STALLO

RIPRISTINO DELLA NATURA, IL CONSIGLIO UE APPROVA DOPO MESI DI STALLO

Contro ogni pronostico post-elettorale, la nuova legislazione europea passa a maggioranza. Ogni Stato membro dovrà elaborare piani nazionali per il ristoro del 20% degli ecosistemi terrestri e marini degradati entro il 2030 por poi passare al 90% entro il 2050

Ripristino della natura: dopo il voto positivo dell’EuroParlamento dello scorso febbraio (leggi qui) arriva anche l’inatteso via libera del Consiglio Ue. Nella riunione che si è tenuta in Lussemburgo lo scorso 17 giugno il cambio di posizione dell’ultimo minuto da parte dell’Austria, annunciato dal ministro dell’ambiente di Vienna Leonore Gewessler, ha ribaltato l’esito della votazione segnando l’ultimo passo per uno dei dossier più dibattuti del Green Deal.

Anche la Slovacchia, che in precedenza aveva espresso pubblicamente dubbi sulla proposta, ha sostenuto il testo durante il voto cruciale, consentendo alla legge di passare con una maggioranza risicata di 20 paesi che rappresentano il 66% della popolazione dell’Ue (la soglia per l’approvazione a maggioranza qualificata in seno al Consiglio è del 65%).

L’opposizione dell’Italia

L’Italia si è opposta a lungo al testo e l’ex ministro Gian Marco Centinaio ha commentato, all’indomani del voto, che il Consiglio non ha voluto tenere conto della chiara indicazione emersa dalle elezioni europee.

In Parlamento, la legislazione ha infatti incontrato una significativa opposizione da parte del Partito popolare europeo (PPE) di centro-destra, che ha sollevato preoccupazioni per l’impatto sul settore agricolo dell’UE, un’opposizione successivamente alimentata dalle proteste agricole di inizio anno.

Il regolamento pionieristico fissa obiettivi giuridicamente vincolanti per ripristinare il 20% degli ecosistemi terrestri e marini degradati dell’UE entro il 2030 e tutti gli ecosistemi entro il 2050.

Per raggiungere questi obiettivi, i paesi dell’UE devono sottoporre alla Commissione appositi progetti di piani nazionali per ripristinare almeno il 30% degli habitat naturali in situazione di degrado entro il 2030, come foreste, praterie, zone umide, fiumi e laghi, e il 90% entro il 2050. Gli Stati membri devono inoltre garantire che tali aree non si deteriorino una volta ripristinate.

Vincoli annacquati per l’agricoltura

Tuttavia, il testo finale ha annacquato molti dei requisiti per il settore agricolo, in particolare introducendo un “freno di emergenza” in modo che gli obiettivi che interessano l’agricoltura possano essere sospesi “in circostanze eccezionali” che minacciano la sicurezza alimentare.

La legge entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.

UNA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI

UNA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI

L’iniziativa presentata a Roma da Greenpeace, Wwf, Lipu e altre Ong

Una proposta di legge contro gli allevamenti intensivi è stata presentata il 20 febbraio in una conferenza stampa alla Camera dalle associazioni ambientaliste Greenpeace Italia, Isde – Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e Wwf Italia.

Abbassare la pressione ecologica della zootecnia

Le associazioni hanno illustrato il testo della proposta di legge dal titolo “Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agro-ecologica della zootecnia”. La proposta di legge intende favorire le piccole aziende agricole zootecniche, incoraggiando la transizione ecologica di quelle grandi e medie attraverso un piano di riconversione del sistema zootecnico italiano finanziato con un fondo dedicato e prevedendo nell’immediato una moratoria all’apertura di nuovi allevamenti intensivi e all’aumento del numero di animali allevati in quelli già esistenti.

Un freno ai mai-allevamenti

L’obiettivo, spiegano le associazioni proponenti, è promuovere la transizione ecologica del settore zootecnico, riconoscendo il giusto prezzo ai piccoli produttori e garantendo ai consumatori l’accesso a cibi sani e di qualità, secondo i valori positivi del “Made in Italy”. Una transizione che richiede una riduzione dei consumi di carne e di prodotti di origine animale provenienti da allevamenti intensivi, considerando che il consumo medio di carne in Italia è superiore a quello consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il cambiamento, sottolineano, non può che partire da un freno all’ulteriore espansione dei maxi-allevamenti intensivi, specie nelle zone che già subiscono le conseguenze ambientali e sanitarie di un eccessivo carico zootecnico.

DIGESTATO, NUOVE LINEE GUIDA PER IL BIO

DIGESTATO, NUOVE LINEE GUIDA PER IL BIO

Da sottoprodotto della produzione di biogas a elemento decisivo per l’economia circolare

Sono state presentate da Cib (Consorzio italiano biogas) e da Federbio in occasione della 116a edizione di Fieragricola a Verona le nuove linee guida per l’uso del digestato agricolo in agricoltura biologica. L’obiettivo è quello di arricchire il terreno di nutrienti e di sostanza organica stabile attraverso la fertilizzazione organica, sostituendo i concimi di sintesi per ottenere benefici ambientali. Le linee guida sono il risultato di un lavoro tecnico che ha richiesto sei anni di elaborazione dopo la prima edizione del documento.

Vantaggi ecologici ed economici

A favore dell’uso del digestato agricolo giocano anche considerazioni economiche. Secondo il Cib le aziende agricole che lo usano hanno infatti ridotto i costi colturali di circa il 10-15% e hanno accresciuto la sostenibilità delle loro produzioni, con un beneficio ambientale tutt’altro che trascurabile.

Economia circolare

Secondo Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio: «L’utilizzo di un efficace biofertilizzante come il digestato agricolo, che restituisce sostanza organica al terreno, rappresenta una valida alternativa per una gestione agronomica sostenibile all’interno di un approccio di economia circolare».