Sono simbolo di benessere e genuinità, una al giorno toglierebbe il medico di torno, ma 8 mele su 10 contengono residui di sostanze chimiche di sintesi
Pesticide action network Europe ha campionato e analizzato mele acquistate in 13 Paesi europei per verificare la presenza di pesticidi.
Le mele sono state considerate contaminate quando superavano il minimo rilevabile di 0.01 ppm: l’85% dei campioni conteneva più di un residuo chimico.
I casi peggiori si sono registrati in Lussemburgo e Repubblica Ceca, con 7 pesticidi in un solo frutto, mentre la Danimarca è risultata il Paese meno contaminato.
In Italia i campioni sono stati raccolti in Alto Adige su diverse varietà, tra cui Golden Delicious e Gala; in 4 mele su 5 sono stati trovati Acetamiprid e Fludioxonil. il primo tossico per le api e potenzialmente dannoso per lo sviluppo fetale, il secondo con sostanze della famiglia dei PFAS.
I livelli rilevati sono sotto i limiti di legge, ma indicano comunque presenza di sostanze indesiderate. In Trentino-Alto Adige si produce gran parte delle mele italiane, su frutteti che vengono trattati con pesticidi fino a 25-30 volte l’anno; una piccola parte resta sul frutto, il resto si disperde nell’ambiente, con rischi per aria, acqua, suolo e biodiversità.
Lo studio “Contaminazione diffusa di suoli e vegetazione con residui di pesticidi di uso corrente lungo gradienti altitudinali in una valle alpina europea” pubblicato da Nature nel dicembre del 2024 iniziava così: “Il campionamento è stato effettuato in 53 siti lungo undici transetti altitudinali nella Val Venosta (Alto Adige, Italia), nella più grande area di coltivazione di mele d’Europa. Sono stati rilevati complessivamente 27 pesticidi (10 insetticidi, 11 fungicidi e 6 erbicidi), provenienti principalmente da meleti”.
Residui sono stati trovati i tutti i siti di campionamenti, anche nei prati alpini a 2318 m di altitudine. Vuoi dipenda dall’evaporazione, vuoi dalle correnti ascensionali, fatto sta che i pesticidi usati in valle sono saliti di un chilometro e mezzo in altitudine, arrivando a contaminare i boschi e i prati perenni delle aree protette che dovrebbero essere sottoposte a tutela ambientale…
#IPESTICIDIDENTRODINOI è l’hashtag utilizzato per la campagna di “Cambia la terra” promossa da FederBio partita il 15 novembre che si concluderà il 30 novembre.
Basta una ‘semplice’ analisi delle urine e una normale famiglia italiana di quattro persone scopre di essere pesantemente contaminata dai pesticidi. Per tre dei membri alte concentrazioni di glifosato, l’erbicida per cui in queste settimane l’Europa deve decidere o meno la possibilità di utilizzo nei prossimi anni. Soprattutto uno dei genitori registra 0,26 microgrammi per litro (mg/l), mentre il bambino più piccolo arriva 0,19 rispetto a una media generale di 0,12 microgrammi per litro. Lo stesso bambino, solo 7 anni di età, registra oltre 5 microgrammi di clorpirifos per grammo di creatinina, un valore altissimo rispetto alla media della popolazione che è 1,5 (mg/g). Quest’insetticida provoca – tra i tanti altri danni – particolari effetti sulla capacità di apprendimento e di attenzione. Infine, due prodotti della contaminazione da piretroidi (Cl2CA e m-PBA) sono consistemente presenti nella famiglia. In particolare, m-MPA arriva nella mamma a concentrazioni di circa 3,4 microgrammi per grammo: un record che si trova solo nel 5% delle statistiche finora analizzate.
Parte la campagna #ipesticididentrodinoi, con un video che mostra il grado di contaminazione della famiglia D. – romana, con abitudini alimentari nella media – rispetto ad alcuni tra i pesticidi ed erbicidi più utilizzati in agricoltura: glifosato, clorpirifos e piretroidi. La campagna fa parte di Cambia La Terra, progetto di informazione contro i pesticidi voluto da Federbio con Isde- Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu e WWF e coordinato da un comitato dei garanti di cui fanno parte – oltre ai rappresentanti delle associazioni citate – singole personalità del mondo della ricerca.
Scopo dell’esperimento sociale è dimostrare quanto l’assunzione di pesticidi possa essere influenzata dalla dieta. Così una famiglia di 4 persone (i genitori, Marta e Giorgio assieme ai loro bambini, Stella di 9 anni e Giacomo di 7) ha accettato di fare il test sulla presenza o meno di pesticidi nelle urine e – dopo 15 giorni di dieta 100% bio, quindi totalmente priva di chimica di sintesi – ripetere le analisi per verificare la differenza tra prima e dopo. Tutta la campagna #ipesticididentrodinoi è online e tutti possono seguire giorno dopo giorno, attraverso video e post della famiglia, l’evolversi della dieta. Il 30 novembre prossimo saranno presentati i risultati finali, e si risponderà alla domanda: è possibile, con solo 15 giorni a zero pesticidi ridurre o eliminare la quantità di sostanze chimiche che assorbiamo quotidianamente attraverso gli alimenti?
Le indagini, effettuate su un campione individuale di urine, sono state eseguite dal laboratorio di analisi Medizinisches Labor di Brema certificato ISO, che ha già eseguito per le Coop Danimarca lo stesso tipo di analisi. La Famiglia D., già attenta alle proprie scelte alimentari, è comunque contaminata – in differenti percentuali a seconda del componente – da sostanze chimiche.
Dalle analisi del laboratorio tedesco risulta che il livello di glifosato – l’erbicida più diffuso e utilizzato al mondo, probabile cancerogeno per l’uomo secondo l’Istituto internazionale di ricerca sul cancro – nelle urine dei figli, Stella e Giacomo, è maggiore della media. Per Giorgio è particolarmente alto, più del doppio della media (116% in più).
Per quanto riguarda il clorpirifos – insetticida con effetti su sistema nervoso centrale, sistema circolatorio e respiratorio – la situazione è particolarmente preoccupante per Marta e il figlio Giacomo che presentano concentrazioni superiori a quelle trovate nel 95% della popolazione di riferimento, ma anche Giorgio e la figlia Stella hanno valori sensibilmente più alti della media.
I piretroidi – pesticidi ad ampio spettro per cui sono dimostrati disturbi dell’apprendimento, danni al sistema nervoso, al fegato, al cuore, all’apparato digerente e sul sangue – sono stati distinti in due dei più frequenti metaboliti (molecole in cui si scinde un composto chimico): Cl2CA e m-PBA. Tutti e quattro i componenti della famiglia D. sono risultati positivi ai piretroidi per la presenza, in particolare, di m-PBA. Nel caso di Marta c’è un valore molto elevato per questo metabolita, tanto alto da essere superiore a quello che si riscontra solo nel 5% della popolazione di riferimento. Nei figli sono presenti quantità sensibilmente superiori alla media non solo per m-PBA, ma anche per Cl2CA.
Cambia la terra – No ai pesticidi, sì al biologico è un progetto di informazione e sensibilizzazione voluto da Federbio con Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF, con un comitato di garanti composto da alcune personalità del mondo dell’associazionismo e della ricerca. La campagna #ipesticididentro di noi comincia oggi e continuerà per i prossimi 15 giorni sul web e sui social, fino al 30 novembre, giorno in cui arriveranno i risultati delle urine raccolte sempre all’interno della stessa famiglia dopo le due settimane di dieta bio.
“Stop Pesticidi. Analisi dei residui di pesticidi negli alimenti e buone pratiche agricole”. Si intitola così il tradizionale report di Legambiente sulla contaminazione da pesticidi dei prodotti ortofrutticoli e trasformati. Un report in chiaroscuro: aumentano le superfici coltivate a bio, ma allo stesso tempo vengono individuati più campioni fuorilegge. E torna a crescere il ricorso ai prodotti chimici nell’agricoltura italiana.
Vediamo le principali evidenze emerse dal report.
Contaminazione da pesticidi: salute umana e ambientale a rischio
L’analisi di Legambiente riporta i dati che le Agenzie per la Protezione Ambientale e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali hanno raccolto nel 2015. Le risultanze finali parlano di una contaminazione da pesticidi in aumento.
Il report riporta i risultati delle analisi di 9608 campioni da agricoltura convenzionale: prodotti ortofrutticoli, prodotti trasformati e miele. Rispetto all’anno precedente, nel 2015 è stato registrato un aumento dei campioni irregolari dallo 0,7% all’1,2%. Per campioni irregolari si intende la presenza di almeno un residuo chimico che supera i limiti di legge.
Di contro, sale anche la quota di prodotti analizzati che non presenta alcun residuo chimico: si passa dal 58% del 2014 al 62,4% dell’anno successivo. In diminuzione anche i campioni regolari che però presentano almeno un residuo – dal 18,8 al 16,5% – e i multiresiduo totali – dal 22,4 al 19,9%.
È la frutta il comparto dove si concentra la maggiore incidenza della contaminazione da pesticidi. Nel 58,4% dei campioni analizzati, infatti, è stato individuato almeno un residuo. Nel complesso, la filiera ortofrutticola presenta residui nel 36,4% dei casi. Ciò vuol dire che più di un terzo della frutta e verdura che consumiamo è contaminata da almeno una sostanza, anche se la concentrazione rientra nei limiti di legge.
Il “caso” tè verde
L’impiego di prodotti chimici in agricoltura ha visto, in Italia, un trend positivo nell’ultimo periodo. Dal 2010 al 2013, infatti, la diminuzione dell’impiego è stata pari al 10%. Gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2014, fanno temere però un’inversione di tendenza: 3 anni fa, in Italia veniva registrato un aumento di circa 12mila tonnellate rispetto ai 12 mesi precedenti.
I prodotti più impiegati: fungicidi (65mila tonnellate), erbicidi (24,2 mila ton) insetticidi e acaricidi (22,3 mila ton), altri prodotti chimici (18,2 mila ton). L’Italia è terza in Europa per vendita di pesticidi chimici, con il 16,2% del totale del mercato comunitario. Fanno peggio solo Spagna (19,9%) e Francia (19%).
I casi più eclatanti di contaminazione dei prodotti ortofrutticoli e trasformati, vengono in ogni caso registrati dai paesi extra Ue. Il tè verde importato analizzato da Legambiente ha registrato la presenza di 21 diversi residui chimici. Altri casi eclatanti: bacche, 20 residui; cumino, 14 sostanze; ciliegie, 13; lattughe e pomodori, 11; uva, 9.
Agricoltura bio per ridurre la contaminazione
Dal report Legambiente si evince chiaramente come il massiccio impiego di prodotti chimici in agricoltura non abbia effetti solo sulla salute dell’uomo. Bisogna infatti tener conto anche delle ricadute negative per l’ambiente. In che modo tali sostanze si accumulano nel suolo? Quanto influiscono sulla biodiversità? Quanto, invece, sulla fertilità e l’erosione dei terreni?
A questa e altre emergenze, può rispondere solo un’agricoltura basata sul rispetto dell’ambiente e l’assenza di formulati chimici: ne è convinta la presidente di Legambiente, Rossella Muroni. Presentando il dossier della ong a Roma, Muroni ha dichiarato:
«Lo studio presentato evidenzia inequivocabilmente gli effetti di un vuoto normativo: non esiste ancora una regolamentazione specifica riguardo l’impiego simultaneo di più principi attivi sul medesimo prodotto. La conseguenza è che possono essere definiti come “regolari”, e quindi commercializzati, prodotti contaminati da più principi chimici, purché abbiamo concentrazioni entro i limiti di legge. Le alternative all’uso massiccio dei pesticidi non mancano. La crescita esponenziale dell’agricoltura biologica e delle pratiche agronomiche sostenibili sta dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci e al ripristino della biodiversità e alla salute dei suoli».
Visitando questo sito web si autorizza l’impiego di cookie. Per informazioni dettagliate sull’impiego dei cookie in questo sito web invitiamo a cliccare su "Maggiori informazioni". Accetto
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.