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LA FRANCIA TAGLIA I RAMEICI, PREOCCUPAZIONI PER I VITICOLTORI BIO (E NON SOLO)

LA FRANCIA TAGLIA I RAMEICI, PREOCCUPAZIONI PER I VITICOLTORI BIO (E NON SOLO)

“Così saremo costretti ad abbandonare il bio”. I vigneron francesi lanciano l’allarme dopo le restrizioni sui fungicidi a base di rame, una scelta che scoraggia chi è già alle prese con il cambiamento climatico. A rischio il 20% delle certificazioni

Duro colpo per la viticoltura biologica francese: a partire dal 15 gennaio 2026, circa venti prodotti fungicidi a base di rame perdono l’autorizzazione alla commercializzazione, riducendo drasticamente il ventaglio di strumenti tecnici a disposizione, anche se, come per prassi c’è un periodo di smaltimento delle scorte (potevano essere venduti e acquistati fino al 15 gennaio 2026 e possono essere utilizzati fino al 15 gennaio 2027, è il dopo che si presenta come un buco nero).

La decisione dell’agenzia francese Anses (Agence nationale de sécurité sanitaire), già annunciata nel luglio scorso, aveva colto di sorpresa i viticoltori e ora che è entrata in vigore, rischia di rimettere in discussione l’esistenza della viticoltura biologica nelle aree francesi più esposte alla peronospora.

Secondo l’Anses, alla base della decisione c’è un problema di sicurezza per gli operatori agricoli: «I dati disponibili non consentono di escludere un rischio di effetti dannosi per gli utilizzatori», afferma l’agenzia, sottolineando come i produttori dei mezzi tecnici non abbiano fornito documentazione sufficiente a dimostrare l’assenza di rischi inaccettabili. Una motivazione che segna un cambio di paradigma: non più solo ambiente e suolo, ma salute dei vignaioli.

Le cui reazioni non si sono fatte attendere. François Garcia, della Camera agricola dell’Hérault, ha parlato senza mezzi termini di una misura potenzialmente devastante: «Il rame è indispensabile nella viticoltura biologica. Queste restrizioni avranno conseguenze gravi».

Wine Spectator riporta che «le stime del settore suggeriscono che il 20% dei vigneti biologici potrebbe perdere la certificazione a causa dell’incapacità di controllare la muffa senza adeguate opzioni di rame».

I dati dell’Itab (Institut Technique de l’Agriculture Biologique) mostrano come i viticoltori francesi, in media, abbiano già ridotto sensibilmente l’uso del rame: 3,72 kg/ha nel 2024, al di sotto del limite europeo medio di 4 kg/ha.

«Sembra un attacco contro le pratiche di agricoltura biologica», ha detto Alexis de Benoist dell’omonimo Domaine in Borgogna a Wine Spectator. «Stiamo già usando meno rame rispetto al dosaggio annuale autorizzato. Eliminarlo rende le viti molto più fragili e suscettibili alla peronospora».

Valentin Mery di Demeter conferma una situazione piuttosto fragile: «C’è poco sostegno pubblico per chi vuole restare biologico nel lungo periodo. Convertirsi è difficile, ma mantenere il bio lo è ancora di più».

Per i 17 formulati commerciali cui non è stata rinnovata l’autorizzazione.

I 2 prodotti riautorizzati (Heliocuvre e Champ Flo Ampli) rappresentano il 25% dei volumi commercializzati, e vedono nuove restrizioni applicabili per la campagna di commercializzazione 2026:
– Aumento del zona di non trattamento rispetto ai punti acqua (20 o 50 m);
– Aggiunta di 20 m di dispositivo vegetato permanente;
– Aggiunta di 10 m DSPPR (Distanza di sicurezza da persone e fiumi);
– Aggiunta della menzione Spe1 (nessuna possibilità di superare la dose di 4 kg/anno in campagna);
– Aggiunta della menzione Spe8 riguardante la tutela degli impollinatori;
– Riduzione delle dosi massime consentite per applicazione (circa 500 g);
– Obbligo di utilizzo dei diversi DPI e di guanti in nitrile per l’operatore;
– Più di 7 giorni tra un trattamento e l’altro.

“Potremmo aver bisogno di trattare ogni tre giorni, in caso di temporali, ma ci viene imposto di aspettare 7 giorni tra un trattamento e l’altro e con soli 400 grammi; non sarà efficace”, si preoccupa Pascal Doquet, amministratore del Syndicat Général des Vignerons e referente per il rame della Fédération Nationale d’Agriculture Biologique (FNAB).

Per saperne di più: https://www.winespectator.com/articles/french-organic-winegrowers-confront-copper-ban

https://www.vitisphere.com/actualite-105317-de-47-a-17-solutions-cupriques-disponibles-en-vigne-grosse-angoisse-contre-le-mildiou.html

NEANCHE IN FRANCIA VA BENE COI PFAS

NEANCHE IN FRANCIA VA BENE COI PFAS

In meno di 24 ore presentati due rapporti preoccupanti: il 92% delle acque e l’82% degli alimenti a base di cereali contengono acido trifluoroacetico (TFA), prodotto di degradazione dei pesticidi fluorati con PFAS (ma non va meglio da noi: nel 2024 Greenpeace ha trovato il composto su 104 dei 260 campioni acque potabili italiane analizzati)

Il TFA, che è in fase di classificazione come sostanza tossica per la riproduzione a livello europeo è il più diffuso tra i cosiddetti “inquinanti eterni” ed è al centro di due preoccupanti rapporti appena presentati in Francia, che arrivano alla medesima conclusione: la contaminazione è ormai diffusa, massiccia e colpisce sia l’acqua da bere che il cibo consumato quotidianamente.

Secondo la nuova campagna nazionale dell’ANSES (Agence nationale de sécurité sanitaire), nel 92% dei prelievi di acqua potabile in Francia si rileva la presenza di TFA, con livelli di concentrazione talvolta senza precedenti.

A poche ore di distanza PAN Pesticide Network Europe ha presentato uno studio che completa il quadro (che oltre alla Francia comprende anche gli altri Paesi europei): l’81% degli alimenti a base di cereali – in particolare il grano – è contaminato da TFA, con livelli di concentrazione talvolta cento volte superiori a quelli osservati nell’acqua potabile.

Anche se tutte le ricerche sull’argomento concordano nel considerare questo composto un rischio crescente per la salute pubblica, non è ancora stato fissato un limite massimo di residui negli alimenti.

Le due ultime pubblicazioni pongono una domanda molto semplice: per quanto si potrà continuare a tollerare l’inquinamento diffuso che è accertato essere conseguenza dell’uso di certi pesticidi chimici?

La Maison de la Bio, la federazione unitaria del biologico francese (soci Cosmebio, Forebio, Natexbio, Synabio, Synadiet, Biopartenaire, Bio equitable en France, Bio Valeurs, Cebio) nel suo comunicato ribadisce quello che definisce l’ovvio: proteggere la salute pubblica inizia dalla protezione degli ecosistemi e l’agricoltura biologica, l’unico sistema pubblico che vieta l’uso di pesticidi chimici sintetici, è una delle soluzioni.

Leggi qui il rapporto ANSES: https://shorturl.at/uGYvl

Leggi qui il rapporto PAN https://shorturl.at/nfCeV