Suolo e Salute

Category: Biodiversità

Xylella: la Commissione UE revoca l’embargo sulla vite

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Via libera alla commercializzazione in tutta Europa delle barbatelle del comprensorio di Otranto. Dopo l’embargo, durato circa 6 mesi, il Comitato fitosanitario europeo ha revocato lo stop emesso il 18 maggio scorso.

Il Comitato Fitosanitario si è riunito il 23 novembre a Bruxelles, decidendo di adottare delle modifiche alla decisione 2015/789/UE, circa le misure contro la diffusione di Xylella fastidiosa.

È stato innanzitutto aggiornato il quadro di riferimento del batterio in Europa, distinguendo i due ceppi di Xylella fastidiosa: Co.Di.Ro presente nel Salento e Multiplex, ritrovata in Francia e Corsica.

Successivamente, è stata consentita, senza restrizioni sull’intero territorio europeo, la commercializzazione delle barbatelle di vite salentine, autorizzando l’uso di uno specifico trattamento a caldo prima della vendita.

Le misure prevedono anche ispezioni ufficiali nei campi di produzione.

È un risultato positivo – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – sul quale abbiamo lavorato a lungo, anche nell’ultimo incontro a Bruxelles con il Commissario Andriukaitis. Si tratta di un passo in avanti soprattutto per le aziende vivaistiche salentine che sono state fortemente colpite da questa emergenza. Ora dobbiamo accelerare sul fronte della ricerca, con l’obiettivo di salvare il patrimonio olivicolo e approfondire anche il reale coinvolgimento delle varie specie vegetali nella diffusione del batterio Xylella“.

Questo, invece, il commento di Paolo De Castro, coordinatore per il Gruppo dei Socialisti e Democratici della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo: “Un’ottima notizia per il vivaismo salentino che attendavamo fiduciosi. Il commissario Vytenis Andriukaitis è stato di parola comprendendo l’impatto che un divieto del genere avrebbe generato”. “Un plauso va anche al team negoziale italiano che dopo il parere ‘pilatesco’ dell’Efsa non ha avuto un compito facile. Adesso – conclude De Castro – confidiamo in una accelerazione dell’avvio delle operazioni di reimpianto nelle zone colpite da Xylella per far ripartire l’olivicoltura salentina“.

Lo scorso 19 novembre, infatti, l’Efsa aveva espresso il suo parere negativo allo sblocco del settore vivaistico viticolo pugliese.

Positivo anche il parere espresso dal senatore Dario Stefàno, già assessore all’Agricoltura in Puglia, che ha però rimarcato la necessità di “continuare con determinazione ad approfondire la vicenda con studi e ricerche scientifiche per togliere qualsiasi dubbio sulle possibilità di contagio del batterio rispetto ad altre specie vegetali ed offrire presto alle aziende la possibilità di ritornare ad operare sul mercato con serenità, senza accorgimenti e procedure onerosi in termini di tempo e denaro“.

La soluzione dello specifico trattamento a caldo, autorizzato dal Comitato e necessario prima della commercializzazione, è infatti da considerarsi il male minore. Pertanto invitiamo le aziende ad organizzarsi al meglio per rendersi disponibili ad accogliere eventuali ispezioni nei campi, anch’esse previste, ed evitare di concedere alibi e pretesti. Alla Regione Puglia chiediamo invece  di immaginare e definire qualche forma di sostegno per permettere ai produttori di assolvere questo impegno in modo più agevole, con la speranza che si torni, nel più breve tempo possibile, ad una situazione di normalità“, ha concluso Stefàno.

Fonti:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/9479

http://www.askanews.it/regioni/puglia/xylella-ok-comitato-fitosanitario-ue-a-vendita-barbatelle_711669643.htm

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2015/11/20/xylella-l-efsa-non-sblocca-le-barbatelle-salentine-danni-per-20-milioni-di-euro/46377

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2015/11/24/xylella-barbatelle-salentine-libere-di-circolare-nella-ue/46655

http://www.efsa.europa.eu/en/press/news/151119

Glifosato: si applichi il principio di precauzione. Il tavolo delle associazioni scrive al Governo

Il glifosato è una sostanza attiva impiegata per la sua azione erbicida. Gli erbicidi a base di glifosato sono largamente adoperati per il controllo delle piante infestanti, sia su colture arboree che erbacee e in aree non destinate alle colture agrarie.

Nei giorni scorsi, l’EFSA, andando contro al parere dell’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha decretato la non cancerogenicità per l’uomo di questa sostanza attiva. A marzo, infatti, lo IARC aveva indicato il glifosato come sostanza a probabile cancerogenicità, dando avvio a una serie di proteste pubbliche e richieste per danni in tutto il mondo.

A seguito del parere dello IARC, il Tavolo delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica aveva inviato una lettera al governo italiano chiedendo la rimozione del prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono. L’esecutivo, tuttavia, non ha ancora dato nessuna risposta a riguardo.

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Una risposta che potrebbe essere messa a rischio dal parere dell’EFSA che sarà utilizzato come base dalla Commissione europea per decidere se mantenere o meno il pesticida nell’elenco UE delle sostanze approvate. Decisione che dovrà essere presa entro il 2015.

Dati i fatti, in questi giorni, il Tavolo delle 31 associazioni ha inviato una lettera al Governo Italiano, ai Ministeri competenti e al Parlamento, per chiedere di applicare il principio di precauzione al fine di proteggere la salute dei cittadini. L’intenzione è quella di vietare definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di glifosato. In più, si chiede alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e di escludere da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso evitando di premiare e promuovere “l’uso sostenibile di prodotto cancerogeno”.

Secondo quanto dichiara Maria Grazia Mammuccini, portavoce del Tavolo: “La decisione dell’EFSA era già nell’aria come si legge in una lettera inviata alla Commissione europea il 29 ottobre scorso da numerose associazioni. Nella missiva si mette in evidenza che la relazione dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) a supporto delle decisioni dell’EFSA non tiene in considerazione una vasta gamma di studi scientifici pubblicati da riviste internazionali indipendenti che sono stati invece valutati e considerati rilevanti dallo IARC“. L’Autorità, inoltre, si sarebbe basata in gran parte su studi mai pubblicati forniti dalle stesse multinazionali che producono il glifosato.

Come conclude Mammuccini, “il primo obiettivo è la salute dei cittadini. Per tutelarla occorrono strumenti seri, scientifici e indipendenti. I due pareri sono troppo divergenti per non richiedere l’applicazione del principio di precauzione e un approfondimento su più fronti. Nel frattempo, però, rafforziamo la nostra richiesta al governo italiano di vietare la produzione, l’utilizzo e la commercializzazione di tutti i prodotti a base di glifosato“.

 

Fonti:

http://www.ilfattoalimentare.it/glifosato-efsa-associazioni-principio-precauzione.html

http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/manifesto-glifosato2.pdf

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2015/11/12/news/l_europa_smentisce_l_oms_glifosato_non_cancerogeno-2844253/

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2015/11/12/news/l_europa_smentisce_l_oms_glifosato_non_cancerogeno-2844253/

 

Cimice asiatica: a rischio i peri italiani. Situazione attuale e soluzioni per contenere l’invasione

La cimice esotica, Halyomorpha halys, invade il territorio bolognese. Dopo la prima comparsa del fitofago registrata nel 2012 nel modenese, arrivano le prime segnalazioni di una presenza anche nelle zone in provincia di Bologna e in particolare a Crevalcore, Sant’Agata e altri luoghi al confine con Modena.

Nell’arco di tre anni, dopo la sua prima comparsa in Italia, sembra che l’Halyomorpha halys sia riuscita a diffondersi nel reggiano, nel bolognese, in Lombardia, nel basso Veneto e in Piemonte.

Innocua per gli uomini e gli animali, la cimice esotica rischia di causare ingentissimi danni alle colture da frutto. Secondo alcuni studi, sembra che questa specie alloctona possa essere arrivata in Italia attraverso veicoli merci, provenienti dall’area cinese, forse per il trasporto delle piastrelle per l’edilizia.

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La cimice asiatica è una specie nuova per i nostri ambienti, in rapida diffusione sul territorio, che si nutre di piante, in particolare di alberi da frutto (soprattutto pere, pesche e mele).

In questo momento, i principali danni riguarderebbero gli alberi di pero, dove gli insetti adulti e i giovani pungono i frutti causando deformazioni e marcescenze che ne impediscono la commercializzazione. In alcune varietà (William, Santa Maria), i danni hanno superato il 50% della produzione. Più contenuto invece l’attacco all’Abate Fetel, melo e kaki.

Come dichiara Massimo Bariselli, tecnico del Servizio fitosanitario della Regione Emilia Romagna, ad Agronotizie: “La cimice asiatica è un organismo esotico che, nel nuovo ambiente, non ha limitatori naturali. Le popolazioni tendono quindi a crescere in modo esponenziale, non trovando ostacoli. Inoltre la specie è caratterizzata da una estrema polifagia: infatti è in grado di danneggiare oltre settanta specie vegetali sia di interesse agrario che ornamentale. L’estrema mobilità degli adulti, che sono buoni volatori e si spostano di frequente da una pianta all’altra, rende ancora più difficile sia il monitoraggio che la difesa“.

I danni, spiega Bariselli, potrebbero interessare anche alcune colture ortive, peperone e pomodoro in primis.

La regione Emilia Romagna ha attivato un monitoraggio diffuso che ha coinvolto tecnici e cittadini, finalizzato a delimitare l’area del fitofago.

Come spiega il tecnico del Servizio fitosanitario emiliano, bisognerà lavorare duramente nel periodo invernale per definire delle strategie di controllo sostenibile che vadano oltre la fase tampone iniziale e consentano di ridurre la pericolosità delle specie verso le principali colture frutticole della Regione.

A tal proposito, dovranno essere valutate tutte le possibili tecniche alternative e complementari che consentiranno di controllare la cimice asiatica, visto che l’esperienza ha dimostrato come questa specie non possa essere contenuta solo con la difesa chimica. Si parla dunque di “attract and kill” e colture trappola, reti anti-insetto e lotta biologica. In particolare, per favorire quest’ultima soluzione, si sta lavorando anche per superare i vincoli normativi che impediscono a priori l’introduzione di Trissolcus japonicus, un parassitoide oofago proveniente dalle zone di origine della cimice, che funge da limitatore naturale.

Fonti:

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2015/10/08/bologna-scatta-allarme-per-invasione-della-cimice-asiatica_Q1wsQOkJZdOwx65uQXAr4M.html?refresh_ce

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/vivaismo-e-sementi/2015/11/05/cimice-asiatica-e-esotico-il-nuovo-nemico-del-pero/46136

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/10/08/news/nella_bassa_bolognese_scatta_l_allarme_cimice_asiatica-124611484/

 

Cambiamenti climatici: fertilizzanti chimici tra i maggiori responsabili. Lo studio

Le aziende produttrici di fertilizzanti sono tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici nel mondo. Questo, almeno, quanto affermato in un recente rapporto pubblicato da GRAIN, un’organizzazione internazionale non-profit che lavora per sostenere i piccoli agricoltori e la difesa della biodiversità.

Secondo l’organizzazione, i fertilizzanti potrebbero essere responsabili fino al 10% delle emissioni di gas serra globali, per non parlare dei danni creati ai corsi d’acqua, al suolo e allo strato di ozono.

Nel rapporto diffuso da GRAIN, si evidenzia come il contributo complessivo dei fertilizzanti chimici al cambiamento climatico sia stato fino adesso sottovalutato.

I calcoli sulle emissioni di protossido di azoto derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici, effettuati dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), sarebbero da 3 a 5 volte inferiori rispetto alle stime reali.

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I fertilizzanti richiedono una quantità enorme di energia per poter essere prodotti. Una produzione che cresce di anno in anno. Si pensa che, nel prossimo decennio, le forniture di fertilizzanti azotati cresceranno del 4%.

La produzione, tuttavia, rappresenta solo una piccola frazione delle emissioni di gas serra generate dai fertilizzanti chimici. La maggior parte delle emissioni si verificano una volta che questi prodotti sono applicati al suolo.

Si stima che, per ogni 100 kg di fertilizzanti azotati applicati al terreno, un kg finisce nell’atmosfera sotto forma di protossido di azoto (N2O). Nel 2014, il quantitativo ha uguagliato il numero di emissioni medie annuali di 72 milioni di automobili utilizzate in USA.

Devlin Kyyek, ricercatore del GRAIN ha affermato: “Ora possiamo dire che l’uso di fertilizzanti chimici quest’anno genererà più emissioni di gas serra delle emissioni totali prodotte da tutte le auto e camion guidati negli Stati Uniti. La buona notizia è che c’è una soluzione rapida a questo problema: una conversione globale a pratiche agroecologiche che possono raggiungere gli stessi rendimenti senza l’utilizzo di prodotti chimici”.

A dicembre, i leader mondiali si incontreranno a Parigi per la ventunesima Conferenza sul clima (COP21). Tra le varie iniziative intergovernative, solo una affronterà la tematica del cambiamento climatico collegato all’agricoltura e, secondo l’organizzazione, il dibattito sarà controllato dalle maggiori aziende produttrici di fertilizzanti del mondo.

Fonti:

http://www.ifoam.bio/en/news/2015/11/02/new-report-exxons-agriculture-says-contribution-chemical-fertilisers-climate-change

https://www.grain.org/article/entries/5270-the-exxons-of-agriculture

https://www.grain.org/

Controllo biologico nelle colture cerealicole: quali i vantaggi

Il controllo biologico degli insetti fitofagi è una delle tecniche naturali alla base dello sviluppo dell’agricoltura sostenibile. Mattias Jonsson, ricercatore presso il Dipartimento di Ecologia dell’Università svedese di Scienze Agrarie, ha condotto uno studio per mostrare le potenzialità di questa pratica.

Jonsson e i suoi colleghi sostengono che il controllo biologico degli afidi potrebbe ridurre i danni alle colture cerealicole del 45-70%.

Per ridurre la dipendenza dell’agricoltura dai prodotti chimici, afferma Jonsson, è importante fornire la prova dell’efficacia di metodi alternativi per la protezione delle colture. Tale prova è spesso assente per  ciò che riguarda le tecniche di controllo biologico, una cosa che ne ostacola la diffusione.

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Il modello proposto dai ricercatori dimostra che, nei campi d’orzo svedesi, gli antagonisti naturali degli afidi possono ridurre i danni alle colture di oltre la metà. Un effetto che dipende fortemente anche dalla composizione del paesaggio circostante: la riduzione dei danni, infatti, va da un circa 45% nelle aree dominate da colture annuali a un 70% riscontrato nelle zone con poca copertura annuale e più pascoli.

Mappare un potenziale controllo biologico in aree differenti, spiegano i ricercatori, può aiutare a prevedere in quali parti del paesaggio è più probabile che si verifichino dei focolai di infestazione.

In agricoltura biologica, la mappatura può rivelare in quali aree del paesaggio la conversione a un tipo di coltivazione sostenibile è potrebbe avere maggiore successo, a causa di un ridotto rischio di danni causati da attacchi parassitari.

Nell’agricoltura convenzionale, questo modello può aiutare a ridurre l’inutile ricorso agli insetticidi.

Zone ad elevata complessità forniscono nemici naturali e risorse alimentari alternative che mettono le colture a riparo da particolari rischi. Questo aumenta sia l’abbondanza dei raccolti che la diversità del paesaggio. Diversificare la produzione vegetale può sicuramente ottimizzare i risultati della lotta agli insetti fitofagi, ma è anche importante per preservare l’habitat semi-naturale presente delle diverse aree.

Il controllo biologico contribuisce ad aggiungere valore alla produzione agricola. Dare un valore al controllo biologico evidenzia la sua importanza per la produzione agricola, se poi questo viene messo in relazione con i diversi usi del territorio, è possibile ricavare dei consigli in più utili a migliorare l’agricoltura sostenibile.

Nel documento sono elencate tutta una serie di migliorie possibili da apportare al modello proposto: l’implementazione di una gestione economica specifica, potrebbe aiutare a mettere in relazione il controllo biologico con altre opzioni di gestione dei parassiti, in regioni e contesti differenti.

Quale alternativa all’impiego dei pesticidi, le tecniche di controllo biologico sono usate per impedire ai fitofagi di superare la soglia di dannosità economica. Le specie utili sono numerose e, se impiegate correttamente, risultano davvero efficaci.

Fonti:

http://foodtank.com/news/2015/11/harvesting-the-research-natural-enemies-can-replace-insecticides

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/2041-210X.12149/abstract

 

Psr Veneto 2014-2020: definiti i criteri di priorità per accedere ai finanziamenti

Si completa il quadro dei criteri per accedere ai finanziamenti del Psr Veneto 2014-2020.

Nei giorni scorsi, in occasione del Comitato di Sorveglianza del Programma di sviluppo rurale, la Regione Veneto ha illustrato ai rappresentanti della Commissione europea, del Ministero delle politiche agricole e delle categorie dei rappresentanti dello sviluppo rurale regionale, il lavoro di definizione dei criteri di priorità relativi a 9 misure del programma.

Al centro del dibattito, il completamento dei criteri per la “Misura 4”, che sostiene gli investimenti e la competitività delle imprese del settore. In particolare, sono stati valutati i criteri relativi agli interventi per la realizzazione delle infrastrutture viarie silvopastorali, per il recupero naturalistico di spazi aperti montani e collinari degradati, per l’introduzione di infrastrutture verdi e per la realizzazione di strutture per la valorizzazione della biodiversità naturalistica.

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Attenzione particolare è stata data inoltre ai criteri per la Misura 16 che, rispetto alle precedenti programmazioni, si è dimostrata particolarmente innovativa. In tale ambito, sono state presentate le modalità e gli elementi attraverso i quali saranno selezionati i Gruppi operativi del Partenariato europeo agricolo per l’innovazione, oltre ai progetti pilota per lo sviluppo di nuovi prodotti e processi in agricoltura, nonché i Gruppi di cooperazione ed i progetti collettivi previsti dai diversi interventi della Misura.

I criteri di priorità, che  rendono direttamente applicabili  i “principi di selezione” già approvati con il Psr Veneto, sono un elemento a cui i potenziali beneficiari del programma devono prestare molta attenzione, sia nell’ambito dei bandi di finanziamento che, soprattutto, nel momento in cui elaborano la domanda di aiuto.

I criteri condivisi dal Comitato di sorveglianza del 14 ottobre saranno approvati nelle prossime settimane dalla Giunta Regionale, a completamento del quadro di criteri già adottato in  settembre, per le altre Misure, che sono disponibili nel portale regionale all’interno del Bollettino ufficiale regionale.

Per accedere ai criteri di priorità – Psr Veneto 2014-2020 (DGR n.1177) è possibile consultare il seguente link: http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=306525

Fonti:

http://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=2950387

http://www.askanews.it/regioni/veneto/psr-veneto-completato-quadro-criteri-per-accesso-finanziamenti_711634735.htm