Suolo e Salute

Mese: Maggio 2018

Lettera aperta sull’Accordo di Partenariato Europa-Giappone, JEFTA, e sui suoi possibili effetti sulle produzioni agroalimentari di qualità

Lettera aperta sull’Accordo di Partenariato Europa-Giappone, JEFTA, e sui suoi possibili effetti sulle produzioni agroalimentari di qualità

Si intende evidenziare con la presente lettera la grave criticità dell’Accordo di Partenariato Unione Europea – Giappone (JEFTA), per quanto specificamente attiene alla tutela delle produzioni agroalimentari di qualità italiane ed europee.

L’Unione Europea sta procedendo a ritmi serrati verso la conclusione del più ampio ed estensivo accordo di partenariato internazionale mai concluso finora, a seguito di lunghe trattative condotte sotto segreto e soprattutto senza consultare né tenere conto dei legittimi interessi delle parti sociali solo virtualmente rappresentate.

In vista della sottoscrizione dell’Accordo in esame, programmata l’11 luglio 2018, è indispensabile considerare quanto segue:

  • l’intesa non si limita a regolare le questioni tariffarie, ma produce ben più ampi effetti su agricoltura, sicurezza alimentare e protezione delle Indicazioni Geografiche,

  • l’Accordo riduce in misura significativa il livello di tutela delle produzioni agroalimentari di qualità che tuttora esprimono il Valore culturale ed economico dell’agricoltura e della trasformazione alimentare in Europa.

Il modello europeo di riconoscimento e protezione delle Indicazioni Geografiche rispetto a imitazione, usurpazione ed evocazione dei nomi protetti è stato sviluppato, negli ultimi quattro decenni, con strumenti democratici di regolazione e autorevoli interpretazioni della Corte di Giustizia UE.

Non si può accettare la rinuncia a tale sistema di tutela con la sottoscrizione di un accordo che invece autorizza la contraffazione del 94% delle Indicazioni Geografiche protette in Europa, ammettendo tra l’altro l’impiego di singoli termini che pure fanno parte delle poche denominazioni protette (es. Parmigiano, Grana, Mortadella).

Il riconoscimento esplicito di legittimità d’impiego del nome ‘Parmesan o simili costituisce la riprova, ove mai ve ne fosse bisogno, che il negoziato portato avanti dalla Commissione segue un modello antitetico rispetto ai regimi di qualità vigenti in Europa, ed è destinato a produrre gravi danni alla reputazione e al commercio dei prodotti autentici.

L’eccesso di potere della Commissione europea è oltretutto destinato a riproporsi in altri negoziati in atto con importanti partner economici internazionali e condurrà allo smantellamento definitivo delle tutele introdotte in Europa per proteggere le filiere agroalimentari tradizionali nonché radicate sui territori. Arrecando ulteriori danni a operatori già gravati dal ridimensionamento della Politica Agricola Comune e dalle pratiche commerciali poste in essere dalla distribuzione moderna e dai colossi globali dell’ecommerce.

Le Indicazioni Geografiche possano già ora trovare riconoscimento in Giappone, viceversa, ai sensi della legge nipponica sulle Indicazioni Geografiche giapponese (a cui ha già fatto ricorso, tra l’altro, il Consorzio del Prosciutto di Parma DOP). Una tutela ‘de minimis’, che dovrebbe venire incentivata mediante un sistema di reciproco riconoscimento delle rispettive specialità. Anziché legittimare, come sta invece per accadere, le loro usurpazioni e contraffazioni.

La sicurezza alimentare è un altro aspetto trascurato nel testo dell’intesa, che neppure richiama il principio di precauzione su cui il diritto alimentare europeo è basato. Glistandardgiapponesisu OGM, benessere animale, livelli massimi di residui (LMR) tollerati negli alimenti, sono ben distanti rispetto a quelli raggiunti in Europa negli ultimi anni.

In conclusione, si invitano i Consorzi di tutela e gli altri Enti in indirizzo a voler assumere subito posizione in Europa sull’Accordo JEFTA, pretendendo la revisione delle clausole denunciate nella superiore narrativa. È essenziale intervenire prima che il processo europeo di ratifica sia concluso, poiché l’approvazione del testo rientra nella competenza esclusiva dell’UE e la sua entrata in vigore non è quindi vincolata alla ratifica da parte dei singoli Stati membri.

Per approfondimenti di dettaglio, si fa rinvio a quanto già pubblicato da Great Italian Food Trade, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/ue-giappone-rapporto-senza-precauzioni.

Cordiali saluti,
Avv. Dario Dongo
Ph.D. in diritto alimentare europeo

www.greatitalianfoodtrade.it


Ai Consorzi di tutela delle DOP e IGP in Italia
Alle Associazioni industriali e delle PMI di settore
Alle Confederazioni agricole in Italia
e, per conoscenza,
Alle fondazioni Slow Food e Qualivita

Fonte: https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/jefta-lettera-aperta-ai-consorzi-delle-nostre-dop-e-igp#.WuXA-tQmsqU.linkedin

Fish & Chicken – I ricercatori del CREA raccontano il pesce ed il pollo biologici

Fish & Chicken – I ricercatori del CREA raccontano il pesce ed il pollo biologici

Si svolgerà venerdì 18 maggio un evento organizzato dai ricercatori CREA e dedicato all’informazione dei consumatori che sono sempre più attenti a temi quali la tutela dell’ambiente, il benessere animale, la qualità dei prodotti agroalimentari.

L’obiettivo è fornire ai consumatori una semplice e corretta informazione su processi e prodotti dell’acquacoltura e dell’avicoltura biologiche.

Al termine della presentazione, i ricercatori del CREA saranno presenti presso due focal point per rispondere a tutti i dubbi ed alle curiosità dei consumatori sul pesce ed il pollo biologici.

La Brochure

Venerdì 18 maggio 2018

dalle ore 13:30 presso la Feltrinelli RED via Tomacelli, 23 di Roma

Fonte: http://www.sinab.it/bionovita/fish-chicken-i-ricercatori-del-crea-raccontano-il-pesce-ed-il-pollo-biologici

Country Food 2018. Ad Agricoltura Capodarco si festeggia la gastronomia romana.

Country Food 2018. Ad Agricoltura Capodarco si festeggia la gastronomia romana.

Dodici artigiani del gusto del panorama romano riuniti all’aria aperta, tra gli orti biologici dell’Agricoltura Capodarco. E tanti laboratori per grandi e bambini per scoprire il mondo rurale, la coltivazione sostenibili, i prodotti del territorio.

Agricoltura Capodarco, azienda certificata da Suolo e Salute, è una cooperativa sociale di tipo B che si è insediata nel territorio di Grottaferrata più dal 1978. Sorta intorno ad un piccolo nucleo di soci della Comunità Capodarco di Roma, è divenuta negli anni parte integrante del tessuto sociale e produttivo della zona a sud di Roma.
L’impegno quotidiano della Cooperativa è sostenuto dall’adesione a due principi fondamentali, centralità della persona e rispetto dell’ambiente, che insieme orientano l’attività prevalente di Agricoltura Capodarco a sostegno delle persone in condizione di disagio, sostenendole attraverso la costruzione di percorsi di inclusione sociale e di integrazione lavorativa. Nell’organico della Cooperativa sono, infatti, presenti soci-lavoratori con disabilità psico-fisiche, in situazione di disagio sociale, nonché lavoratori extracomunitari regolarmente assunti.

L’evento
Agricoltura sociale e cucina d’autore. Country Food ha regalato ancora una volta a tutti gli appassionati di cibo una piacevole giornata all’aria aperta. E agli organizzatori della manifestazione – i Sarti del Gusto – un grande successo di pubblico.

Il 25 aprile, ospiti dell’Agricoltura Capodarco a Roma, dodici artigiani del gusto hanno preparato in loco le loro specialità, in abbinamento a vino biologico e birra artigianale. Tutto in una cornice naturale che ben si è sposata con la territorialità delle proposte, la stagionalità degli ingredienti, la valorizzazione della filiera corta e delle produzioni artigianali. Per il quarto anno di seguito, dunque, la manifestazione si è proposta di far (ri)scoprire al pubblico il fascino dell’agroalimentare italiano, un settore che da sempre ha fatto della sua ampia biodiversità il proprio punto di forza.

I protagonisti
A rappresentare tutto il buono della gastronomia romana sono state 11 realtà cittadine, da Bonci a LaGatta Mangiona, da PastificioSecondi a Pork’nRoll, più un ospite speciale dal comune di Fiumicino, pizzeria Sancho. Sono stati proprio loro gli esponenti dei vari quartieri, a testimonianza del ruolo centrale della ristorazione nelle vita cittadina. Indirizzi di fiducia, che nel tempo hanno saputo imporsi come luoghi di aggregazione a tutti gli effetti, e che hanno trasformato i ristoratori in promotori della riqualificazione di un intero quartiere.

Hanno partecipato all’evento:
Agricoltura Capodarco- Prenestina
Bonci- Trionfale
Cafè Merenda- Marconi
Eternal City Brewing- Corviale
Food on the road- Trullo
La Gatta Mangiona- Monteverde Nuovo
Gelateria Da Re- Trieste
Pastificio Secondi- Alessandrino
Pizzeria Sancho- Fiumicino (Roma)
Pork’n’Roll- Portonaccio
ProCarni&Suqulento
Vale la pena- Bufalotta

Fonte: http://www.gamberorosso.it/it/news/1047280-country-food-2018-la-gastronomia-romana-in-festa-all-agricoltura-capodarco

Regione Abruzzo – agricoltura biologica, pubblicato il bando regionale 2018

Regione Abruzzo – agricoltura biologica, pubblicato il bando regionale 2018

Nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014/2020 della Regione Abruzzo, in data 30 aprile 2018 è stato pubblicato il bando per annualità 2018 della misura M11, di interventi per l’agricoltura biologica.

La misura favorisce e incentiva la diffusione del metodo di produzione biologica e regola gli interventi previsti dalla Misura 11 – Agricoltura biologica – del PSR ABRUZZO 2014-2020, di seguito riportati:

  • Intervento 11.1.1 – Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica
  • Intervento 11.2.1 – Pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica

Sulla medesima superficie è consentita la combinazione degli impegni della misura 11 “agricoltura biologica” con i seguenti interventi della Misura 10 “pagamenti agro-climatico-ambientali”:

  1. 10.1.2 – miglioramento pascoli e prati pascoli;
  2. 10.1.3 conservazione del suolo (limitatamente alle operazioni I-semina su sodo e III –inerbimento delle colture arboree specializzate).

Possono presentare la domanda tutti gli imprenditori agricoli singoli o associati che conducono superfici ricadenti sul territorio regionale. Tutti i requisiti necessari per accedere al regime di aiuti (vedi Avviso), devono essere posseduti alla data del 15 maggio 2018 e mantenuti per l’intero periodo d’impegno (5 anni).

Le domande devono essere presentate entro il termine del 15/05/2018 (salvo proroghe concesse da AGEA che si intendono sin d’ora accettate). Le domande possono essere presentate con un ritardo di 25 giorni di calendario successivi rispetto al termine previsto del 15/05/2018, in tal caso l’importo dell’aiuto sarà decurtato dell’1% per ogni giorno lavorativo di ritardo.

Per tutte le ulteriori specifiche (requisiti di accessi all’agevolazione, spese ammissibili, importi, modalità di presentazione delle domande) vi rimandiamo alla consultazione dell’Avviso pubblico.

Fonte: http://www.abruzzosviluppo.it/2018/05/02/agricoltura-biologica-pubblicato-bando-regionale-2018/

Per la Xilella costretti ad utilizzare pesticidi vietati in agricoltura biologica. Api a rischio

Per la Xilella costretti ad utilizzare pesticidi vietati in agricoltura biologica. Api a rischio

Scatta da questo maggio l’obbligo per trattare la Xylella, che coinvolgerà tutti i terreni delle zone infette, quindi praticamente tutto il Salento.

Gli agricoltori, anche quelli biologici, sono obbligati a usare pesticidi pericolosi per le api. 2 trattamenti in primavera-estate, 2 in autunno, per un totale di 4 irrogazioni di pesticidi.

Non sono servite a nulla le proteste degli agricoltori biologici, ma anche di altri agricoltori che si vedono costretti, per contrastare l’insetto che porta il batterio dalle piante infette a quelle sane, a usare i neonicotinoidi, prodotti aggressivi e molto nocivi per le api, come la scienza e la stessa autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) ha confermato.

Non è valso nemmeno lo storico voto del Parlamento europeo che ha vietato per sempre dall’Europa l’utilizzo in campo aperto di tre di queste sostanze, l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta.

L’acetamiprid, della stessa famiglia, non è stato vietato, e quindi non solo si può usare, ma si deve usare in modo intensivo nel Salento.

Abbiamo intervistato Vincenzo Vizioli, Presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica.

“È stato chiesto alla Regione di dare indicazioni in merito, perché ci sono molte questioni in ballo – ci spiega– […] Non hanno risposto alle richieste di nessuno”.

Il Presidente ci informa poi dell’esistenza di diversi tavoli tecnici nelle zone colpite, che sono state convocate per affrontare la situazione. E nessuna indicazione da parte delle autorità locali? “No, nessuna proroga, nessuna risposta, tanto che oggi l’AIAB Puglia ha chiesto esplicitamente alla Regione di dire a chi aveva già comprato i principi attivi di non trattare. Comunque se ormai li hanno comprati, è dura”.

“Non si può stare in questo stato di incertezza, in cui ci sono anche enti locali che hanno convocato incontri per opporsi al decreto – tuona Vizioli – La situazione è molto confusa e serve un intervento da parte della Regione”.

AIAB continua a chiedere di poter usare i prodotti ammessi in agricoltura biologica, attualmente vietati in quanto considerati non efficaci, ma ci sono anche agricoltori non biologici che si oppongono al decreto. E la Regione, per ora, tace.

Dei ricorsi sembrano essere sulla griglia di partenza. Non ancora inoltrati proprio in attesa di risposte precise dal parte delle autorità locali. “Diverse realtà si stanno muovendo, e quindi si farà, se necessario, un ricorso collettivo”. Tra l’altro, pur essendo il biologico in prima linea in questa battaglia, anche realtà non biologiche si stanno attivando contro il decreto, conferma Vizioli.

L’acetamiprid non è stato vietato, perché la sua tossicità risulta più bassa degli altri tre neonicotinoidi ora messi al bando. Ma per gli ecosistemi potrebbe non cambiare nulla. “Alta o bassa, le api sono particolarmente sensibili a tossicità anche molto basse”.

Ricordiamo inoltre che se gli agricoltori biologici useranno queste sostanze, perderanno le certificazioni e perderebbero tutto il mercato faticosamente creato negli anni.

Per il momento non resta che sperare in una risposta rassicurante da parte della Regione, ed eventualmente in un ricorso collettivo. Per ora comunque, l’obbligo è in atto.

Fonte: https://www.greenme.it/approfondire/opinioni/27518-xylella-obbligo-pesticdi-ricorso-tar

Virata obbligatoria verso l’agroecologia, il fallimento della rivoluzione verde è evidente

Virata obbligatoria verso l’agroecologia, il fallimento della rivoluzione verde è evidente

Una transizione verso l’agroecologia è necessaria per superare i diktat di un modello produttivo che sta avvelenando il nostro Pianeta e la nostra vita. L’editoriale di Navdanya International.

L’agroecologia rappresenta una risposta alle crisi interconnesse della nostra epoca, non solo in ambito agricolo ma anche in quello economico e sociale. Da oltre trent’anni Navdanya, insieme ad altre organizzazioni della società civile di tutto il mondo, promuove un approccio circolare rigenerativo ed ecologico per contrastare il crescente degrado ambientale, la povertà, le emergenze sanitarie e la malnutrizione. Cambiare l’attuale paradigma agricolo di tipo estrattivo, basato sullo sfruttamento a senso unico delle risorse e delle ricchezze dalla natura, è da considerarsi una priorità dei nostri tempi.

La rivoluzione verde non è più sostenibile
Un cambio di paradigma di cui finalmente anche la Fao (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ha preso atto in occasione del secondo simposio sull’agroecologia. Un passo importante nella giusta direzione, considerando che sia l’intervento del direttore generale della Fao Graziano da Silva che il documento finale del simposio denunciano la non sostenibilità del modello agricolo industriale della “rivoluzione verde” e la necessità di una transizione agroecologica.

L’agroecologia come visione della vita che preserva la biodiversità
Gli studi e i risultati dei progetti presentati dalle oltre 350 organizzazioni della società civile presenti al simposio dimostrano come l’agroecologia funzioni e come potrebbe funzionare ancora meglio con il supporto dei governi e della ricerca scientifica. La Fao ha riconosciuto l’importanza della tradizionale conoscenza degli agricoltori e il ruolo cruciale che essi svolgono sul tavolo della sicurezza alimentare. Ciò che i piccoli produttori e i consumatori devono allora rivendicare è un nuovo paradigma agricolo ed economico, una cultura del cibo per la salute in cui la responsabilità ecologica e la giustizia economica abbiano la precedenza sugli odierni sistemi di produzione di  estrattivi basati su consumo e profitto. La partecipazione di agricoltori e consumatori è essenziale per riuscire a superare un modello produttivo che sta avvelenando il nostro pianeta e la nostra vita e per promuovere un nuovo modello produttivo che preservi la biodiversità e promuova la sostenibilità ambientale. L’agroecologia è, infatti, non solo un insieme di tecniche, ma una visione della vitabasata sul concetto di integrazione tra il genere umano e la natura come sottolineato nella dichiarazione dei piccoli produttori e delle organizzazioni della società civile.

L’agricoltura industriale non è quella che sfama la popolazione mondiale
L’attuale sistema alimentare industriale basato su monocolture, sull’uso diffuso di prodotti agrochimici, sulla commercializzazione di semi geneticamente modificati, e sostenuto da politiche neoliberali e di liberalizzazione del commercio, rappresenta una seria minaccia con elevati costi sociali, ambientali e sanitari. Nel corso degli anni, abbiamo consentito alle aziende multinazionali di consolidare i loro monopoli e ottenere il controllo dei nostri semi, del nostro cibo e della nostra salute. L’agricoltura industriale è stata fondata e promossa sull’idea erronea che aumentare la produzione di cibo a basso costo fosse un passo necessario per sfamare la crescente popolazione del mondo. Tuttavia, dopo aver contaminato una consistente parte del suolo e delle falde acquifere, danneggiato, in molti casi in maniera irreparabile, la biodiversità e aver fornito un contributo decisivo all’aggravarsi dell’attuale crisi climatica, l’agricoltura industriale può rivendicare una porzione relativamente piccola della produzione alimentare globale. La maggior parte del cibo che mangiamo è infatti ancora prodotta da piccoli e medi agricoltori mentre la stragrande maggioranza delle colture provenienti dal settore industriale, come mais e soia, viene utilizzata principalmente come mangime per gli animali o per produrre biocarburanti. È il fallimento della rivoluzione verde poiché “l’aumento della produzione e della produttività ha raggiunto un costo ambientale elevato”, come ha sottolineato Da Silva, non risolvendo il problema della fame nel mondo: nel 2016, 815 milioni di persone hanno sofferto di denutrizione mentre oltre 1,9 miliardi di adulti in tutto il mondo erano in sovrappeso con oltre 650 milioni di obesi.

FONTE: https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/agroecologia-fao-navdanya-international