Suolo e Salute

Mese: Aprile 2018

EXPO DEL SANO VIVERE

EXPO DEL SANO VIVERE

CamBIOvita | Una fiera total green, una full immersion nel mondo del naturale e del vivere consapevole

27/28/29 Aprile 2018
Le Ciminiere – Centro fieristico (Catania)

CAMBIOVITA EXPO è una fiera tutta da vivere, dove trovare le risposte ai sempre più ricercati bisogni di benessere psico-fisico. E’ una full immersion nel mondo del naturale, delle pratiche non convenzionali, della bioarchitettura, della sana e consapevole alimentazione.

E’ una vetrina selezionata, sia di brand consolidati che emergenti. E’ un percorso esperenziale completo: non solo conoscenza e aggiornamento sul meglio che la produzione della nostra terra offre, ma anche occasione per assaggiare i prodotti, toccarne con mano la qualità ed entrare nella rete di relazione di questo mercato, stringere nuovi rapporti. Per scoprire ed acquistare consapevolmente, oltre che per conoscere punti di vista, idee e progetti di tanti attori: aziende e singoli, soggetti pubblici e privati, che credono nel valore del vivere sano e del biologico.

CAMBIOVITA EXPO è occasione di incontro, tra pubblico di consumatori finali attento e sensibile ai suoi valori, ed il variegato universo di imprenditori, buyer e responsabili commerciali.

Homepage – CambiovitaExpo

Convegno – Vini Bio, questione di etichetta. Quali garanzie per un’informazione chiara e trasparente al consumatore.

Convegno – Vini Bio, questione di etichetta. Quali garanzie per un’informazione chiara e trasparente al consumatore.

Lunedì 16 aprile 2018
Verona, 52° Vinitaly – Salone internazionale dei vini e dei distillati
Sala Puccini – Centrocongressi Arena – h. 15.00 16.30

Cresce la richiesta di sostenibilità dei winelover italiani e internazionali e cresce, con la riforma della normativa europea sull’etichettatura, anche l’attenzione al ruolo di ingredienti come i solfiti e alla naturalità del metodo di produzione in vigneto e in cantina. Tra marchi privati e nomi di fantasia il vino biologico ribadisce il suo ruolo come unico metodo di produzione attento all’ambiente regolamentato e certificato a livello Ue.

PROGRAMMA 

  • 45 – Registrazione dei partecipanti
  • 00 – Saluti e introduzione i lavori

          Referente Verona Fiere

          Maria Grazia Mammuccini – FederBio

  • 10 – Vini sostenibili, cresce la domanda mondiale e serve chiarezza

           Silvia Zucconi – Nomisma Wine Monitor 

  • 20 – La sostenibilità non è una gara

          Ruenza Santandrea – Alleanza Cooperative

  • 30 – Presentazione dell’indagine sul tenore in solfiti usato dalle aziende partecipanti a Vinitalybio

          Lorenzo Tosi – giornalista VVQ Edagricol

  • 40 – Solfiti, la dose giusta

          Fulvio Mattivi – Università Di Trento

  • 50 – Nuove pratiche ammesse, nuovi approcci nei controlli (e la risorsa autocontrollo)

          Stefano Sequino – ICQRF

  • 00 – La risorsa certificazione

          Cristina Baia – Responsabile Schema di Certificazione – ICEA

  • 10 – ViniVeri, le indicazioni in etichetta

          Gianpiero Bea – ViniVeri

  • 20 – Vini bio, questione d’etichetta. Le proposte FederBio

          Roberto Pinton – consigliere delegato – FederBio

 

Discussione col pubblico

Moderatore: Lorenzo Tosi – giornalista VVQ Edagricole

 

Fonte: http://feder.bio/convegno-vini-bio-questione-etichetta-quali-garanzie-uninformazione-chiara-trasparente-al-consumatore-verona-lunedi-16-aprile-2018/

La Fao evidenza un passaggio storico evidente nell’agricoltura e lancia l’agroecologia

La Fao evidenza un passaggio storico evidente nell’agricoltura e lancia l’agroecologia

“Fertilizzanti chimici e pesticidi hanno contribuito a deteriorare la terra e a contaminare l’acqua. E’ tempo di innovare”. E poi:  “Il modello della rivoluzione verde, iniziata dopo la seconda guerra mondiale, è esaurito”. Questa frase del direttore della Fao José Graziano da Silva, pronunciata durante l’incontro internazionale sull’agroecologia racchiude un secolo di storia.

 

“Bisogna riconoscere il giusto prezzo agli agricoltori per il cibo di qualità e per rigenerare la vita attraverso l’agricoltura biologica e biodinamica”, aggiunge Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì

 

La lunga lotta contro la fame.La speranza alimentata dai successi degli anni Sessanta. La disponibilità di cibo pro capite aumentata del 40% in mezzo secolo. E poi la doccia fredda: la scoperta che l’eccesso di chimica di sintesi ha dopato l’agricoltura e indebolito gli ecosistemi che la sostengono.

 

“Uno dei due motivi per cui il modello della rivoluzione verde può considerarsi esaurito è l’enorme costo ambientale che questo aumento di produzione e produttività ha avuto”, ha detto da Silva. “L’uso diffuso di fertilizzanti chimici e pesticidi ha contribuito al deterioramento della terra, alla contaminazione dell’acqua e alla perdita di biodiversità”. Abbiamo impoverito la terra senza risolvere il problema della fame. Nel 2016 l’hanno sofferta 815 milioni di persone. Mentre un altro miliardo e 900 milioni (di cui 650 milioni obesi) lottavano contro il problema del sovrappeso. Non tiene più il modello della produzione, non tiene più il modello del consumo.

 

Cibo accessibile e sano per tutti.Per questo la Fao ora lancia il modello dell’agroecologia come risposta non solo ai problemi del domani ma a quelli dell’oggi. “È tempo di innovare di nuovo”, assicura da Silva. “E questa volta innovare significa aumentare la resilienza e la sostenibilità dei nostri sistemi alimentari, con un occhio ai cambiamenti climatici. Dobbiamo offrire cibo sano, nutriente e accessibile a tutti, servizi ecosistemici sani e stabilità climatica”.

 

Gli esperimenti a Trinidad e Tobago.I vantaggi resi possibili dall’agroecologia sono stati già sperimentati. A Trinidad e Tobago, il degrado e l’acidificazione del suolo provocati dalla coltivazione intensiva della canna da zucchero sono stati contrastati dall’uso una specie di mantello di citronella per raffreddare il terreno e prevenire l’erosione. Nella Cina occidentale, gli agricoltori hanno sviluppato nuovi ecosistemi agricoli con elaborate reti di dighe di cespugli di more e stagni da pesca per canalizzare l’acqua.

 

I paradossi alimentari nei luoghi ad alto reddito.Ma l’agroecologia non è un approccio produttivo legato solo ai Paesi a basso reddito. Anzi, i paradossi alimentari sono particolarmente evidenti nei luoghi in cui il tasso di consumo è più alto.

 

Cresce la consapevolezza.“Da parte dei consumatori”, ha dichiarato Brascacin, “osserviamo un’aumentata consapevolezza non solamente verso un cibo sano ma anche verso una crescente responsabilità sociale ed ecologica. Occorre un ulteriore passo in avanti, per riconoscere il giusto prezzo da pagare agli agricoltori del Sud e del Nord del mondo non solo per avere un cibo di qualità ma anche per l’obiettivo comune di rigenerare la vita attraverso l’agricoltura biologica e biodinamica”.

 

I vantaggi delle coltivazioni “Bio”.

I terreni coltivati con l’agricoltura bio, sono in grado di trattenere mediamente

il 55% in più di acqua. Una straordinaria proprietà che dipende dalla ricchezza (fino a +70%) di humus, la componente organica del suolo, che assorbe acqua fino a 20 volte il suo peso, secondo i dati di uno studio del Fibl (Istituto elvetico di ricerca sull’agricoltura biologica).

 

 

fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2018/04/05/news/la_fao_lancia_l_agroecologia_il_vecchio_modello_e_esaurito_-193033810/?refresh_ce

Finanziamenti per 1,1 miliardi di euro agli agricoltori francesi che vogliono passare al biologico

Finanziamenti per 1,1 miliardi di euro agli agricoltori francesi che vogliono passare al biologico

Il governo francese ha stanziato 1,1 miliardi di euro per gli agricoltori che vogliono passare alla produzione biologica, a fronte di una domanda di prodotti in forte aumento.

Al momento la Francia non è in grado di soddisfare la richiesta nazionale di prodotti biologici e, di conseguenza, il 30% viene importato a prezzi più bassi possibile e questo danneggia la posizione competitiva degli agricoltori francesi.

A tal proposito, si vuole evitare che la Francia finisca con l’importare prodotti su larga scala, meglio piuttosto supportare gli agricoltori in questa transizione verso la coltivazione biologica.

Il governo teme che, senza un intervento, i volumi d’importazione continueranno ad aumentare.

Al momento la superficie agricola francese coltivata in regime biologico ammonta al 6,5% del totale. Grazie agli aiuti economici, nel 2022 aumenterà fino al 15%.

Secondo il ministero la sovvenzione da 1,1 miliardi di euro messa a disposizione per la produzione biologica corrisponderà a un aumento del 62% rispetto al piano di sostegno finanziario precedente.

Fonte: http://www.freshplaza.it/article/98111/Il-governo-francese-stanzia-1,1-miliardi-di-euro-per-la-produzione-biologica

Crescita del 165% dei vigneti bio in Veneto

Crescita del 165% dei vigneti bio in Veneto

Veneto Agricoltura presenta al Vinitaly la ricerca che lo testimonia

Impennata importante del bio in Veneto ed il settore vitinicolo non fa eccezione.

Nella prima regione italiana per produzione di uva da vino, il vigneto biologico è passato dai 1.400 ettari di superficie del 2008 ai quasi 4.500 del 2016 (+4,3%), segnando un +165% nel triennio 2014-2016. Un fenomeno, il vino bio, che sta suscitando interesse da parte dei consumatori e di conseguenza dei produttori. E proprio la fotografia del comparto del vino biologico sarà presentata da Veneto Agricoltura al Vinitaly di Verona, lunedì 16 aprile (ore 11:30, Padiglione 4). 

La ricerca, condotta dai tecnici dell’Agenzia regionale, ha coinvolto un campione di 263 aziende biologiche ed è stata svolta mediante la tecnica dei focus group con la partecipazione degli stakeholder, sia della fase produttiva che della trasformazione. Obiettivo, individuare i punti di forza e di debolezza della fase di produzione, nonché le opportunità e le minacce del contesto esterno all’azienda (mercato, aspetti burocratici).

Fonte: http://www.ansa.it/vinitaly_2018/notizie/2018/04/11/vigneti-bio-cresciuti-165-in-veneto_971a4f7d-5242-4ca6-ae85-fcb93b7fb5d2.html

 

L’appello degli scienziati su api e pesticidi: riconsideriamo il modo di coltivare per salvare il pianeta

L’appello degli scienziati su api e pesticidi: riconsideriamo il modo di coltivare per salvare il pianeta

Un gruppo di scienziati europei pubblica una lettera aperta ai governi degli Stati membri dell’Unione, che il 22 marzo avrebbero dovuto decidere se accettare la proposta della Commissione europea di vietare in maniera permanente l’uso di tre insetticidi neonicotinoidi – clothianidin, imidacloprid e thiamethoxan –, considerati tra i principali responsabili della scomparsa delle api, ma il voto è stato rimandato.

Ripubblichiamo qui di seguito il testo della lettera.

Abbiamo bisogno delle api. Circa un terzo delle nostre riserve di cibo sparirebbe senza il lavoro di api domestiche e selvatiche e di altri impollinatori. Non è esagerato dire che questi insetti sono di importanza vitale, sia per gli ecosistemi naturali che per la nostra stessa sopravvivenza. Molti governi sostengono che gli attuali standard di protezione degli impollinatori siano sufficienti. Ma in qualità di scienziati che hanno dedicato decenni di studio ai delicati equilibri tra insetti, ambiente, e coltivazioni da cui tutti dipendiamo, ci permettiamo di dissentire.

Molte specie selvatiche hanno già subito un enorme declino, mentre altre si sono addirittura completamente estinte e l’esposizione ai pesticidi è emersa come una probabile causa determinante. In particolare, esiste ormai una sempre più consistente letteratura scientifica sugli insetticidi neonicotinoidi, che suggerisce come questi abbiano una serie di effetti nocivi sulle api, causandone la morte, la perdita delle capacità di orientamento, la ridotta fertilità e la compromissione del sistema immunitario.
Come conseguenza del sempre più evidente collegamento tra neonicotinoidi e declino delle api, nel 2012 la Commissione Europea ha richiesto una revisione degli studi disponibili. Pubblicata nel gennaio 2013, questa revisione ha concluso che i tre neonicotinoidi più usati al mondo (imidacloprid, thiamethoxam and clothianidin) rappresentano un “rischio inaccettabile” per le api. Il divieto parziale è entrato in vigore nel dicembre 2013 e sembra non aver avuto alcun impatto sui raccolti.

Da allora, le prove sulla minaccia portata da questi pesticidi alle api non hanno fatto che aumentare. Un nuovo rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha appena confermato la nocività dei neonicotinoidi per le api, sia domestiche che selvatiche, una conclusione in linea con una serie di altre analisi pubblicate da scienziati indipendenti nell’ultimo anno e con il rapporto del 2015 della European academy of science advisory council (Easac). Ci sembra utile sottolineare come sia necessario anche un ripensamento generale dei metodi di coltivazione stessi.

Sono 60 anni che continuiamo a girare sulla giostra dei pesticidi: generazioni dopo generazioni di prodotti chimici vengono messi in commercio per essere vietati 10 o 20 anni dopo, quando emergono i danni ambientali da essi causati. Ogni volta vengono sostituiti con qualcosa di nuovo, e ogni nuova sostanza porta nuovi problemi e imprevisti. Considerata l’intelligenza della nostra specie, è straordinario come noi esseri umani riusciamo a ripetere sempre gli stessi errori.

Non serve guardare lontano per trovare le alternative. In molte fattorie convenzionali si coltiva già con successo senza neonicotinoidi. L’agricoltura biologica ha una resa media dell’80%. L’agroforestazione su piccola scala e i sistemi di permacoltura offrono rese addirittura maggiori dell’agricoltura convenzionale. Per produrre il cibo di cui abbiamo bisogno, ci sono modi molto migliori invece di continuare con gigantesche monocolture da spruzzare costantemente con varie miscele di pesticidi.

Fonte:
http://www.ilfattoalimentare.it/api-pesticidi-appello-scienziati.html