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CONSUMARE ORTOFRUTTA NON BIOLOGICA ALZA I LIVELLI DI PESTICIDI NELL’ORGANISMO

Consumare ortofrutta non biologica alza i livelli di pesticidi nell’organismo

Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health conferma che il consumo di frutta e verdura convenzionali aumenta in modo misurabile il livello di pesticidi nelle urine.

Lo studio evidenzia inoltre preoccupazioni per la mancata considerazione del cosiddetto “effetto cocktail”, legato all’esposizione contemporanea a più pesticidi.

Il ruolo degli alimenti biologici

Secondo i ricercatori, il passaggio da una dieta convenzionale al consumo di alimenti biologici rappresenta un metodo efficace per ridurre l’esposizione ai pesticidi di sintesi e ottenere potenziali benefici per la salute.

Gli studiosi sottolineano la necessità di strumenti educativi e orientamenti alimentari per aiutare a diminuire l’esposizione ai pesticidi attraverso la dieta, soprattutto durante fasi sensibili dello sviluppo come gravidanza e infanzia.

Pesticidi rilevati nelle urine

Gli studi di intervento con diete basate su alimenti biologici mostrano rapide riduzioni dei livelli di pesticidi misurati nelle urine.

Alcune ricerche hanno inoltre osservato che il consumo di alimenti con bassi residui di pesticidi non era associato a effetti negativi sulla salute, a differenza di alimenti con elevati residui.

I rischi dell’effetto cocktail

I ricercatori evidenziano la necessità di sviluppare metodi per valutare l’esposizione alimentare alle miscele di pesticidi, al fine di caratterizzare e mitigare i rischi per la salute umana.

Lo studio dimostra che il consumo di frutta e verdura ponderato in base al carico di pesticidi è associato a livelli crescenti di biomarcatori di pesticidi nelle urine.

Lo studio scientifico

La ricerca è stata pubblicata nel 2025 sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health con il titolo “A cumulative dietary pesticide exposure score based on produce consumption is associated with urinary pesticide biomarkers in a U.S. biomonitoring cohort”.

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