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Cia Ferrara: contro la crisi l’agricoltura deve guardare al bio

Malgrado la crisi perdurante che sta duramente colpendo il settore agricolo, il bio come già accaduto in passato cresce in controtendenza: presso la Gdo infatti sono stati registrati consumi dei prodotti biologici nei primi 5 mesi del 2014 in crescita del 17% rispetto allo stesso periodo del 2013. Questo il punto della situazione secondo i dati Ismea e Consumer Survey di Nomisma, che sottolineano la costante progressione dei prodotti bio dal 2005 ad oggi. Se quindi assistiamo da un lato ad una netta contrazione dei consumi, con un calo dell’1,5% del paniere alimentare, specularmente gli italiani non rinunciano a comprare biologico: quasi sei famiglie su dieci infatti ha scelto di acquistare almeno un prodotto bio negli ultimi 12 mesi. Una situazione ripresa dalla Cia Ferrara, che indica proprio nel biologico uno degli strumenti più efficaci e interessanti in mano agli agricoltori. Ciò nonostante, spiega la Confederazione, “l’agricoltura biologica sembra non riuscire a “sfondare”, ci sono ancora resistenze e perplessità, anche se produrre in questo regime non è tecnicamente più complicato, ormai, del farlo in maniera tradizionale. Richiede, certo, un impegno diverso, in alcuni casi maggiore, ma non crediamo che sia questa diversità a frenare gli agricoltori verso il bio. Per cogliere l’opportunità di questa modalità di coltivare occorre, infatti, una vera e propria “riconversione dell’attenzione””. In buona sostanza quello auspicato dalla Cia è un cambio di approccio, una “rivoluzione” che richiede più che altro la capacità di avere un approccio nuovo, una visione di più ampio respiro: un cambio di paradigma culturale, in ultima analisi.

Un cambiamento che, peraltro, ha a disposizione molti strumenti finanziari, dato che sono disponibili 1,5 miliardi di euro che diventeranno ben 7 grazie al PSR. E buone marginalità, rispetto al convenzionale. Senza contare il grande contributo che una riconversione al bio potrebbe arrecare all’ambiente e al clima, come discusso in altri articoli pubblicati sull’argomento. Sempre la CIA di Ferrara riconosce che “ci sono ancora innumerevoli passi da fare a livello di sperimentazione per mettere a disposizione prodotti adeguati per i trattamenti colturali, in particolare per i seminativi dove la ricerca è ancora molto indietro. Ma riconvertire un’azienda in senso biologico, soprattutto se già si è in un regime di agricoltura integrata, è una delle soluzioni anti-crisi, una soluzione che si può tentare, soprattutto se l’alternativa è la chiusura dell’azienda agricola e la perdita graduale, ma inesorabile, del patrimonio rurale del nostro territorio”.

Come spesso succede, in natura e non solo, chi non si evolve è perduto. E il biologico, indubbiamente, costituisce un’arma in più di capitale importanza in questa fase critica dell’agricoltura italiana (e non solo).

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