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TECNICHE BIO-CONSERVATIVE, I RISULTATI DEL PROGETTO AGRIBIOCONS

TECNICHE BIO-CONSERVATIVE, I RISULTATI DEL PROGETTO AGRIBIOCONS

Presentati a fine dicembre i risultati intermedi del progetto dedicato all’applicazione di tecniche agricole biologico conservative nei sistemi colturali marchigiani. L’impatto delle cover crop decisivo soprattutto sulle colture a ciclo primaverile- estivo

Presentati i risultati del II anno di sperimentazione di “Agribiocons”, il progetto dedicato all’applicazione di tecniche agricole biologico conservative nei sistemi colturali marchigiani.

Il progetto è cofinanziato dal Programma di Sviluppo Rurale della Regione Marche e vede come partner la Società Agricola Biologica Fileni (capofila), l’Università Politecnica delle Marche, l’impresa AEA del gruppo Loccioni, la Società Agricola Agri Blu di Zingaretti e Soci SS ed Arca Srl Benefit.

I risultati delle sperimentazioni, che includono minime lavorazioni, uso di colture di copertura (cover crops) e consociazioni colturali, sono stati illustrati nel corso del convegno che si tenuto in dicembre presso l’azienda Gagliardini a Monte Roberto. I produttori che sono intervenuti sono stati anche coinvolti in  due sessioni dimostrative in campo.

«Il rispetto per il suolo – ha affermato Massimo Fileni, vicepresidente del Gruppo Fileni, capofila del progetto Agribiocons – e per il nostro territorio sono una parte fondamentale del nostro modo di fare impresa». «Non è un caso che uno dei punti chiave del nostro Manifesto di Sostenibilità reciti proprio “Scegliamo di rigenerare la terra”».

Trasemina di grano e leguminose

«Nonostante l’annata caratterizzata da elevata siccità – ha spiegato Stefano Tavoletti, Professore di Genetica Agraria dell’Università Politecnica delle Marche – la consociazione grano tenero-leguminose da granella si è confermata una valida alternativa alle colture pure. Si conferma comunque la maggior sensibilità delle leguminose all’andamento meteorologico durante la stagione di crescita».

Effetti sul suolo

La ricercatrice del Gruppo di Pedologia Dominique Serrani ha invece illustrato gli esiti delle valutazioni visive di suolo e pianta, spiegando che i risultati riguardanti le principali caratteristiche del suolo non hanno finora mostrato sostanziali variazioni tra le gestioni biologico tradizionale e biologico conservativo in termini di pH, carbonio organico totale, azoto totale e fosforo disponibile. Ciò è però in linea con le aspettative, poiché è noto che i processi di recupero del suolo sono lenti e necessitano di tempi lunghi.

Cover crop in mostra

Dopo il convegno, il pubblico è stato accompagnato dall’agronomo Simone Tiberi (ARCA Srl Benefit) ai campi sperimentali presso la Tenuta di Tavignano a Cingoli e l’azienda agricola Yesi Food a Jesi. Qui gli agricoltori hanno osservato con interesse lo sviluppo delle colture di copertura o ‘cover crops’, che garantiscono la copertura dei terreni nel periodo invernale.

«Il 2° anno di applicazione in campo – ha spiegato Tiberi – del modello agricolo biologico-conservativo e rigenerativo dell’ambiente ha mostrato risultati molto interessanti sia in termini di rese colturali che di costi».

«Rispetto al 1° anno di coltivazione con questo metodo, abbiamo riscontrato una riduzione dei costi colturali e un aumento delle rese produttive in relazione al metodo biologico tradizionale, soprattutto nelle colture a ciclo autunno vernino (favino, orzo, trifoglio alessandrino)».

«Per quanto riguarda le colture a ciclo primaverile-estivo (girasole), invece, si evidenzia l’importanza di una corretta gestione delle colture di copertura, che rappresentano un investimento iniziale per l’agricoltore, largamente ripagato nel tempo sia in termini di controllo della flora spontanea che in termini di fertilità biologica del suolo. Tuttavia, ciò avviene solamente se le cover crops vengono ben gestite e inserite all’interno dell’avvicendamento colturale aziendale. Infine, posso affermare che il corretto utilizzo delle cover crops, abbinato all’uso di una nuova meccanizzazione, progettata ad hoc per la loro gestione nei terreni collinari marchigiani, rappresenta la chiave per il successo del modello agricolo biologico-conservativo e rigenerativo».

Bruno Garbini, presidente di ARCA Srl Benefit, ha aggiunto che la nuova agricoltura che si sta sperimentando ha una funzione olistica e le pratiche agronomiche testate dal progetto Agribiocons «consentiranno di aumentare i redditi degli agricoltori e di ottenere una serie di servizi ecosistemici per il consumatore, la popolazione del territorio e del pianeta».

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