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OGM Friuli, ultimo atto: CF distrugge le coltivazioni di Mais Mon810

E’ forse l’ultimo atto di una vicenda che si protrae da molti mesi, contrapponendo le fazioni pro e contro OGM che si sono confrontate con toni anche aspri e non senza azioni anche eclatanti come i “sabotaggi” operati da diversi attivisti anti OGM. Il Corpo Forestale dello Stato infatti, in collaborazione con la forestale del Friuli Venezia Giulia, su delega della Procura della Repubblica di Udine, ha posto sotto sequestro e quindi distrutto 6.500 metri quadrati di coltivazioni di Mais Mon810 in comune di Colloredo di Monte Albano. Un’azione accolta in maniera molto positiva dall’intero comparto del biologico, che più volte ha invocato il rispetto di quanto previsto dalla normativa nazionale. In un comunicato congiunto Aiab, FederVio e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica hanno espresso la loro soddisfazione per l’azione del Corpo Forestale e la distruzione delle coltivazioni di Mais geneticamente modificato: “i campi illegalmente seminati con varietà geneticamente modificate sono stati finalmente distrutti nonostante le azioni prepotenti messe in atto dall’agricoltore friulano per impedire l’applicazione della legge”, si legge nel comunicato che parla esplicitamente di “ripristino dello stato di legalità”. “Dopo la sentenza del Tar del Lazio e dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha respinto la richiesta di sospensiva della sentenza nonché dopo l’approvazione di pesanti sanzioni penali per chi coltiva mais Mon810  disposte con il decreto ‘campo libero’ e di quelle amministrative previste dalla legge regionale 5/2014 del Friuli Venezia Giulia, nelle scorse settimane si era creata una situazione paradossale”. Il Corpo Forestale infatti aveva potuto distruggerre solo uno dei campi seminati illegalmente ma non aveva potuto fare altrettanto negli altri campi a causa della  resistenza messa in atto da un gruppo di sostenitori OGM. Solo l’azione della Procura di Udine che ha repentinamente messo in atto i provvedimenti di sequestro conservativo del mais gm richiesti dagli organi di polizia giudiziaria ha consentito infatti di sbloccarla situazione. Le associazioni ricordano che “i campi di mais OGM erano prossimi alla fioritura con conseguente rischio di dispersione di polline OGM e di contaminazione nelle coltivazioni limitrofe, causa di danni significativi non solo per gli agricoltori locali ma per tutta l’agricoltura italiana, soprattutto per quella biologica”.

Nella nota si ribadisce l’impegno del mondo del biologico che è intervenuto accanto alla task force nazionale inviando una lettera al ministro della giustizia Andrea Orlando”. “Di fronte alla prepotenza di chi semina illegalmente OGM e delle multinazionali della manipolazione genetica – conclude la nota – era doveroso ripristinare lo stato di diritto e garantire ai cittadini l’applicazione delle leggi e ai trasgressori la certezza della pena”.

Fonte: Agrapress

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