CONTRASTO AL CLIMATE CHANGE, GLI USA TRASCURANO IL RUOLO DEL BIO

Il più grande mercato mondiale per i prodotti biologici non ha un piano per farne crescere le produzioni e punta tutto su un modello di intensificazione sostenibile che si basa su chimica e biotecnologie e che ha mostrato già tutti i suoi limiti.

Il climate change provoca gli stessi gravi effetti in tutto il mondo, ma le strategie per affrontarlo variano decisamente da Paese a Paese. Basta vedere quanto siano diversi i piani per la neutralità climatica tra le due sponde dell’Atlantico. Il sito australiano The Conversation ha messo a confronto, nella sua edizione inglese (https://theconversation.com/unlike-the-us-europe-is-setting-ambitious-targets-for-producing-more-organic-food-169078%20) la Farm to Fork europea che punta sul bio e la strategia per l’intensificazione sostenibile lanciata dagli Stati Uniti, che invece punta tutto su tecnologie e biotecnologie. Le differenze balzano agli occhi.

Biden e il fronte contro il cambiamento climatico

Il presidente Joe Biden, reduce dalla Cop26 di Glasgow, ha chiesto infatti al suo Paese una forte risposta al cambiamento climatico che cerchi soluzioni e opportunità in ogni settore dell’economia statunitense. Ciò include l’agricoltura, che emette oltre 600 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente ogni anno, più delle emissioni nazionali totali di Regno Unito, Australia, Francia o Italia .

Recenti sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani è preoccupata per il cambiamento climatico e disposta a cambiare lo stile di vita per affrontarlo. Altri sondaggi mostrano che molti consumatori statunitensi sono preoccupati per i possibili rischi per la salute derivanti dal consumo di alimenti prodotti con agrofarmaci, antibiotici e ormoni.

Preoccupazioni che stanno generando, come risposta, una forte espansione dell’agricoltura biologica. Secondo uno studio del Rodale Institute (un centro di ricerca focalizzato sul bio con base a Emmaus, in Pennsylvania) la produzione biologica genera meno emissioni di gas serra rispetto all’agricoltura convenzionale , soprattutto perché non utilizza fertilizzanti azotati sintetici, mezzi di difesa sintetici e nemmeno la somministrazione di ormoni o antibiotici al bestiame (autorizzati negli States).

Nonostante ciò gli Stati Uniti non hanno alzato l’asticella per far crescere il loro settore biologico. Dall’altra parte dell’Atlantico l’Europa ha invece lanciato, attraverso la Farm to Fork una strategia molto più mirata e aggressiva.

Nuove idee nel vecchio continente

Come abbiamo più volte scritto su questo sito la strategia Farm to Fork, che costituisce il cuore del Green Deal europeo, fissa obiettivi ambiziosi per il 2030: un taglio del 50% delle emissioni di gas serra dall’agricoltura, un 50% riduzione dell’uso di pesticidi e del 20% dell’uso di fertilizzanti.

Riconoscendo che la produzione biologica può dare importanti contributi a questi obiettivi, la politica chiede di aumentare i terreni agricoli bio dall’attuale quota media continentale dell’8,1% al 25% entro il 2030. Il Parlamento europeo ha adottato un piano biologico dettagliato per raggiungere questo obiettivo.

Vecchie idee nel nuovo Continente

Tutto il contrario di quello che fanno gli Stati Uniti, il più grande mercato biologico del mondo (51 miliardi di dollari di vendite nel 2019 contro i 46 dell’Ue non ha un piano nazionale per espandere la produzione biologica (e nemmeno un piano per fare un piano).

Meno dell’1% dei terreni agricoli statunitensi – circa 2,3 milioni di ettari -sono coltivati ​​secondo gli standard biologici nazionali, rispetto ai 14,6 milioni di ettari dell’UE. Questo piccolo settore non produce abbastanza per soddisfare la domanda interna, quindi gran parte del cibo biologico consumato negli Stati Uniti viene importato. Gli Stati Uniti tengono traccia delle importazioni di soli 100 prodotti alimentari biologici – una piccola scheggia di ciò che arriva – e per questi prodotti la spesa nel 2020 ha superato i 2,5 miliardi di dollari .

Così, nonostante Biden abbia chiesto una strategia “Buy American” per sostenere l’economia degli Stati Uniti, oggi i consumatori spendeno per le importazioni biologiche senza raccoglierne i benefici ambientali o economici.

I pregiudizi di Vilsack sul bio

Molto diversa anche la visione del ruolo del bio nel contrasto e mitigazione del climate change. In un vertice sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite il 23 settembre 2021, il segretario Usa all’agricoltura Tom Vilsack ha infatti lanciato una nuova coalizione internazionale sull’intensificazione sostenibile, puntando all’aumento dei raccolti per nutrire una popolazione mondiale in crescita. Un approccio che punta su incentivi per agevolare la diffusione del genome editing, dell’agricoltura di precisione e dell’intelligenza artificiale.

Vilsack ritiene che l’enfasi dell’Unione europea sulla produzione biologica ridurrà la produzione e farà aumentare i prezzi degli alimenti.  .

Un punto di vista che non tiene contro del fatto che gli agricoltori del mondo producono già abbastanza cibo per sfamare il mondo. Al recente vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari è emerso con chiarezza, invece, che molte persone soffrono ancora la fame mentre la produzione aumenta di anno in anno soprattutto a causa dello squilibrio della distribuzione dei redditi, con una fetta ancora troppo elevata della popolazione mondiale sotto il livello di sussistenza.

L’analisi di The Conversation  conclude quindi affermando che l’agricoltura può avere un ruolo nel contrasto al cambiamento climatico solo se cambia il modo in cui le nazioni producono, lavorano, trasportano, consumano e sprecano cibo. «Quando i leader richiedono soluzioni all’avanguardia e basate sulla scienza – si afferma – , devono abbracciare e supportare un ampio spettro di scienze, inclusa l’ agroecologia , un’agricoltura sostenibile che lavora con la natura e riduce la dipendenza da input esterni come fertilizzanti e agrofarmaci».

Differenza Usa-Ue sul bio

Ue USa
Obiettivi sull’agricoltura bio 25% of superficie entro il 2030 nessuno
Superficie bio oggi  14.6 milioni di ha 2.3 million ha
I primi tre Paesi bio Spagna, Francia, Italia California, Alaska, Montana
Numero di produttori 344mila 16mila
Mercato cibo bio, 2019 $46 mld $56 mld
Spesa pro capite $94,08 $152,32
Top 3 colture Olivo, vite, frutta secca Carote, lattuga, mele

dati 2019tasso di cambio 1.12 Euro/dollar. *The U.S. does not count organic farmers – 16,585 represents the number of organic farms, some of which have more than one farmer.

Table: The Conversation, CC BY-ND  Source: Research Institute of Organic Agriculture, European Commission and USDA  Get the data

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