Biologico italiano alla conquista dell’Est?

agricultureSecondo i dati inerenti al 2014 e diffusi da Federbio, il biologico è un settore che vale 2,6 miliardi e che dà lavoro a circa 220mila persone. Rispetto all’anno precedente ha registrato una crescita dell’8%,  dimostrandosi un mercato in netta controtendenza rispetto agli altri comparti dell’economia italiana.

Eppure, secondo qualcuno, è un settore che potrebbe dare ancora di più e che rimane imbrigliato nella difficoltà di trovare terreni sui quali espandersi, in una burocrazia complessa e nella dipendenza da contributi provenienti da fondi italiani o europei.

Di questo avviso è Rosario Altieri, presidente di Agci, l’Associazione generale cooperative italiane, la terza componente del movimento cooperativo italiano, con Confcooperative e Legacoop.

Altieri è stato in Kosovo a gennaio e poi a novembre. “Ci era stato segnalato che là c’erano delle opportunità molto interessanti e, soprattutto, la disponibilità degli operatori e delle autorità locali a individuare forme di sviluppo comuni“, spiega il presidente di Agci.

E dopo aver visitato i Comuni di Prizren, Djakovica e Orahovac aggiunge: “Pensiamo che avremo opportunità di investimento qui, per avere poi la possibilità di produrre agricoltura agli standard bio europei“.

I terreni, secondo Altieri hanno delle grosse potenzialità nell’agroalimentare, nell’allevamento, nel caseario. Per adesso le coltivazioni locali più pregiate sono i pomodori, le vigne e alcune qualità di vino. 

Ma non si tratta di delocalizzazione, ci tiene a spiegare Altieri, è “esattamente il contrario. Noi porteremo in Kosovo nuove possibilità di sviluppo per quei territori, portando conoscenze e know-how. Dobbiamo aiutare a crescere le economie dei Paesi che premono alle porte dell’Unione Europea“.

Secondo il Secolo XIX, la decisione ha suscitato qualche perplessità all’interno dell’Associazione, da parte di chi sospetta un tentativo di delocalizzazione tout court, grazie al favorevolissimo costo della mano d’opera e a controlli sulla qualità un po’ meno severi.

A questi, Altieri risponde duramente: “Non possiamo rinchiuderci in un fortino, immaginando che le nostre ricchezze debbano e possano rimanere solo all’interno dei nostri confini“.

Il Kosovo ha dal canto suo una storia, seppur a piccoli numeri, di agricoltura biologica. Non esiste però un reale mercato di prodotti bio. Che finirebbero quindi, in gran parte, sulle nostre tavole.

Secondo il presidente di Agci, deve essere effettuata una sorta di importazione controllata e governata: “La prima necessità – afferma – è ridurre il gap dei prezzi tra bio e tradizionale, perché tutti, e non solo chi se lo può permettere, possano mangiare buon cibo“.

Fonti:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=900

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2015/12/05/ASUwjJf-operazione_arrivera_italiano.shtml

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