Suolo e Salute

Mese: Maggio 2020

Stop a fondi pubblici per agricoltura intensiva: così si riduce il rischio di future pandemie

Stop a fondi pubblici per agricoltura intensiva: così si riduce il rischio di future pandemie

 “Avremo un pianeta e una vita sani solo se cambiamo drasticamente il modo in cui trattiamo gli altri esseri viventi, animali negli allevamenti intensivi compresi”. Queste sono le parole di Ilaria Capua, direttrice della One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, che insieme a Greenpeace, denunciano l’agricoltura e gli allevamenti intensivi: “E’ probabile che gli allevamenti intensivi, in particolare di pollame e suini, nei quali gli animali sono tenuti a stretto contatto e in numero molto elevato, oltre che movimentati su grandi distanze, possano far aumentare la trasmissione di malattie”.

L’allevamento degli animali “è il principale motore della distruzione globale delle foreste e i ricercatori stimano che il 31% delle epidemie di malattie emergenti sia legato al cambiamento nell’uso del suolo – tra queste Hiv, Ebola e Zika – causato dall’invasione umana nelle foreste pluviali tropicali”, dice Greenpeace.

Non solo prediligono il probabile diffondersi di malattie ma agricoltura e allevamenti intensivi ricevono anche molti più sussidi dell’agricoltura sostenibile.

“La stragrande maggioranza di questi pagamenti sostiene le aziende intensive più grandi, che forniscono oltre il 72% dei prodotti di origine animale nell’Ue, mentre le aziende più piccole continuano a scomparire. Quasi tre milioni di allevamenti hanno chiuso tra il 2005 e il 2013, quasi un terzo di tutti gli allevamenti dell’Ue. L’Italia, tra il 2004 e il 2016, ha perso oltre 320 mila aziende (un calo del 38 per cento)”.

Greenpeace chiede, così, all’Unione Europea e ai governi nazionali di garantire una transizione giusta ed equa fornendo aiuti finanziari agli agricoltori su piccola scala, che badano a migliorare la salute dell’uomo e degli animali, oltre a quella delle piante e dell’ambiente, e che potrebbero rischiare di perdere i propri mezzi di sussistenza.

Fonte: https://www.cambialaterra.it/2020/04/stop-ai-fondi-pubblici-per-lagricoltura-intensiva-e-sostegno-allagricoltura-su-piccola-scala/

IL FUTURO? L’AGRICOLTURA “CIVICA”.

IL FUTURO? L’AGRICOLTURA “CIVICA”.

La Scuola di agraria dell’Università di Firenze, ha pubblicato uno studio sulla diffusione dei contagi in base al tipo di agricoltura praticata, prendendo in esame quattro tipologie di aree coltivate.

“Considerato il dato medio nazionale della diffusione del coronavirus, pari a 47 casi ogni 100 kmq, nelle aree ad agricoltura intensiva l’intensità del contagio sale a 94 casi ogni 100 kmq, mentre nelle aree ad agricoltura non intensiva il dato scende a 32 casi ogni 100 kmq” spiega Mauro Agnoletti, coordinatore del gruppo di ricerca dell’ateneo toscano.

“Nelle aree della Pianura Padana ad agricoltura intensiva si registrano 138 casi ogni 100 kmq, mentre in quelle ad agricoltura non intensiva la media scende a 90 casi ogni 100 kmq. Mentre le aree a media e bassa intensità energetica, dove sono concentrate il 68% delle superfici protette italiane, sono invece meno colpite dal coronavirus SARS-CoV-2. Queste aree sono distribuite soprattutto nelle zone medio collinari, montane alpine e appenniniche, caratterizzate da risorse paesaggistiche, naturalistiche ma anche culturali, storiche e produzioni tipiche legate a criteri qualitativi più che quantitativi”, rivela lo studio.

Soffermandoci ad analizzare i dati raccolti dall’Università di Firenze, dall’aumento della consapevolezza di scegliere di rifornirsi dal rivenditore locale per salvaguardare la propria salute e scegliere di mangiare sano, se guardiamo al futuro, a cosa ci vuole per uscire dalla crisi economica e sociale che l’emergenza sanitaria ci sta imponendo, vediamo come l’agricoltura civica sia una possibile soluzione al problema.

Agricoltura civica intesa come un sistema di agricolture, cui concorrono strumenti di supporto reciproco tra agricoltori e consumatori, e stili di consumo consapevole, abbracciando tante anime della cosiddetta economia civile. A vario titolo vi rientrano, infatti, le cooperative agricole e i soggetti dell’agricoltura sociale o le esperienze di CSA (community-supported agricolture); ne sono un pilastro i gruppi di acquisto solidale (i GAS) e le reti che li alimentano.

Fonte: https://valori.it/agricoltura-civica-coronavirus/