Rullo pacciamante in agricoltura bio: uno strumento utile?

Il mondo dell’orticoltura biologica è in continuo fermento. Coltivatori e tecnici si impegnano costantemente a individuare nuove modalità agricole che siano in grado di rispettare gli standard qualitativi e salutistici dei prodotti bio, ma allo stesso tempo preservando rese e qualità del suolo. Un esempio? Dal 2015 è in atto il progetto europeo SoilVeg, che studia l’utilizzo del rullo pacciamante.

A condurre il progetto, il CREA in partnership con “CRA – SCA – Unità di ricerca per i sistemi colturali degli ambienti caldo-aridi”. Coinvolti 9 Paesi europei facenti parte del CORE Organic.L’analisi si concluderà alla fine di quest’anno, ma sono già disponibili i primi risultati.

SoilVeg e il rullo pacciamante: gli obiettivi della ricerca

Il rullo pacciamante viene utilizzato in orticoltura biologica nell’ambito delle tecniche cosiddette della “non lavorazione” o della “lavorazione ridotta”. In pratica, lo scopo di SoilVeg è di valutare come tali tecniche, unite all’introduzione di colture di servizio agroecologico, siano in grado di favorire:

  • Fertilità del suolo
  • Biodiversità
  • Risparmio energetico

Il rullo pacciamante, nello specifico, è un attrezzo adoperato per terminare le colture di servizio agro-ecologico. A differenza del sovescio, che prevede l’interramento di pianti o parti di esse, con il rullo le colture vengono allettate. Successivamente si procede all’impianto della coltura da reddito.

Secondo i primi risultati delle analisi, la tecnica ha dimostrato “grandi potenzialità”. Soprattutto per quel che riguarda conservazione di qualità e fertilità del suolo, miglioramento della biodiversità e risparmio energetico. Si rivela, quindi, come “uno strumento di grande interesse per gli agricoltori biologici di tutto il mondo”. Non solo. I suoi benefici applicativi sarebbero importanti “per la società intera”, dal momento che ha rivelato la potenzialità “di ridurre la perdita degli elementi nutritivi (ad esempio, l’azoto) dal sistema suolo/pianta e le emissioni di gas serra”.

Ci sono però anche alcuni aspetti negativi o comunque migliorabili. Le tecniche di non lavorazione sono in generale molto impegnative, riducendo spesso resa e qualità del raccolto, soprattutto in determinati contesti – come i Paesi dell’Europa settentrionale – in cui le condizioni di suolo e clima ne limitano l’utilizzo.

Rullo pacciamante: i risultati preliminari

Ecco una sintesi delleprime evidenze e dei risultati preliminari ottenuti

  • Le rese nelle parcelle gestite con la tecnica della non lavorazione hanno visto una riduzione fino al 50% rispetto alla gestione con sovescio;
  • La disponibilità di sostanze nutritive non ha invece mostrato differenze significative tra le due tecniche. Alcune misure con il rullo hanno però mostrato “un impatto positivo su alcuni parametri microbici, importanti indicatori della qualità del suolo”;
  • Risultati positivi per quanto riguarda le infestanti: la loro densità “è stata notevolmente inferiore nel non lavorato rispetto al lavorato”. Nel lavorato, inoltre, le piante infestanti annuali nelle parcelle a sovescio sono risultate “più competitive, con maggiore superficie fogliare specifica, maggiore altezza e con più lungo periodo di fioritura”;
  • Con le tecniche di non lavorazione aumenta la biodiversità: incrementata la densità dei coleotteri del suolo (Carabidae), di insetti predatori come la Staphylinidae e, in alcuni Paesi, dei ragni;
  • Consumo energetico giù del 20% nelle parcelle non lavorate;
  • Le emissioni di CO2 e N2O sono state minori con la non lavorazione.

I risultati ottenuti, in ogni caso, “hanno dimostrato grande variabilità”, in quanto “fortemente influenzati dal clima e dalle condizioni del terreno a livello locale”, scrivono i ricercatori. L’ottimizzazione locale della tecnica del rullo pacciamante richiede inoltre alcune scelte specifiche: la scelta delle specie e delle proporzioni di servizio agreoecologico, per esempio. Così come le famiglie negli eventuali miscugli di semina. Le macchine utilizzate, infine, devono essere adattate alle condizioni specifiche del suolo.

Ricercatori e agricoltori lavorano oggi fianco a fianco per migliorare le tecniche, identificandone le principali criticità. L’obiettivo finale, che sarà raggiunto presumibilmente entro la fine del progetto, è quello di migliorare gli aspetti tecnici e ambientali, “riducendo il suo impatto negativo su qualità e quantità della produzione”.

FONTI:

http://www.sinab.it/bionovita/soilveg-%E2%80%93-produzione-orticola-biologica-con-la-tecnica-del-rullo-pacciamante-test-corso-9

http://www.sinab.it/sites/default/files/share/SOILVEG%20press%20release.pdf

http://www.sinab.it/ricerca/soilveg-%E2%80%9Cimproving-soil-conservation-and-resource-use-organic-cropping-systems-vegetable

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