Il punto sulle sostanze impiegabili nel processo di vinificazione biologica

Il reg. CE 203/2012 (d’ora in avanti “Reg. vino bio”) stabilisce norme specifiche per quanto concerne la produzione biologica di prodotti del settore vitivinicolo di cui all’art. 1, par. 1 lettera l) del reg. (CE) n. 1234/2007 e quindi ai prodotti elencati nell’allegato XI ter del Reg. CE n. 1234/2007. Il Regolamento (UE) N. 203/2012 ha stabilito le norme per la produzione di vini biologici. Esso si applica dal 1 agosto 2012 e da quel momento in poi il vino prodotto secondo le specifiche previste da tale norma può essere etichettato come vino biologico utilizzando il nuovo logo biologico UE. I vini prodotti prima di tale data possono essere etichettati biologici, a condizione che il produttore possa fornire la prova che il vino è stato prodotto secondo il Reg. vino bio.

Gli ingredienti di origine agricola utilizzati nella produzione di vino devono necessariamente essere tutti biologici: non solo quindi le uve, ma anche  MC (mosti concentrati), MCR (mosti concentrati rettificati),  saccarosio e alcol eventualmente impiegati devono essere tutti bio.
Il Reg.Vino bio impone delle restrizioni rispetto a quanto ammesso dal Reg. CE 606/2009 e dal Reg.CE 1234/2007 relativo alla vinificazione convenzionale, sia nell’elenco e nell’utilizzo delle sostanze ammesse, sia nelle pratiche enologiche.
L’elenco delle sostanze ammesse e le restrizioni nell’utilizzo di queste rispetto al convenzionale si ritrova quindi nell’allegato VIII bis del Reg. CE 889/08.

Alcune di queste sostanze, nella fattispecie:

  • lieviti
  • gelatina alimentare
  •  proteine vegetali ottenute da frumento o piselli
  • colla di pesce
  • ovoalbumina
  • tannini
  • gomma di acacia (gomma arabica)

devono essere ottenute da materie prime biologiche (e quindi certificate), se disponibili.

Per i lieviti enologici è obbligatorio l’uso di quelli bio solo se sono della tipologia/ceppo adeguata alla vinificazione che si può condurre. Negli altri casi si può ricorrere a lieviti selezionati convenzionali, purché non OGM, oppure ovviamente alla fermentazione spontanea o con i propri lieviti (anche purificati e liofilizzati).  La dichiarazione no-OGM deve essere richiesta, non solo per i lieviti, ma per tutte quelle sostanze che non sono considerate alimenti (es: le sostanze elencate nell’allegato VIII bis) e può essere ottenuta chiedendo al fornitore di compilare la “dichiarazione del venditore” prevista dal Reg. CE 889/08, all. XIII.
Il DM 15992/2012 stabilisce che, al fine di verificare la disponibilità dei prodotti ottenuti da materie prime biologiche elencati nell’Allegato VIII bis del Reg. (CE) n. 889/2008 l’operatore, per ciascuna campagna, invia una richiesta per la fornitura dei prodotti e delle sostanze elencate e contrassegnate con asterisco all’Allegato VIII bis del Reg. (CE) n.889/2008 ad almeno tre operatori biologici. Qualora le richieste abbiano esito negativo l’operatore è autorizzato a utilizzare, esclusivamente per quella campagna vitivinicola, le corrispondenti sostanze di origine non biologica. L’operatore inoltra le richieste a mezzo fax, posta elettronica, posta elettronica certificata e conserva, insieme alle relative risposte, l’intera documentazione rendendola disponibile all’Autorità Competente e agli Organismi di controllo.

Il Reg. Vino bio impone il divieto delle seguenti pratiche enologiche:

a) concentrazione parziale a freddo ai sensi dell’allegato XV bis, sezione B.1, lettera c), del regolamento (CE) n. 1234/2007;
b) eliminazione dell’anidride solforosa con procedimenti fisici ai sensi dell’allegato I A, punto 8, del regolamento (CE) n. 606/2009 (è vietata ai fini della desolforazione l’uso della colonna di desolforazione);
c) trattamento per elettrodialisi per garantire la stabilizzazione tartarica del vino, ai sensi dell’allegato I A, punto 36, del regolamento (CE) n. 606/2009;
d) dealcolizzazione parziale del vino ai sensi dell’allegato I A, punto 40, del regolamento (CE) n. 606/2009;
e) trattamento con scambiatori di cationi per garantire la stabilizzazione tartarica del vino ai sensi dell’allegato I A, punto 43, del regolamento (CE) n. 606/2009.

Inoltre, il Reg. Vino bio applica delle restrizioni sull’ uso delle pratiche, dei processi e dei trattamenti enologici seguenti:

a) per i trattamenti termici ai sensi dell’allegato I A, punto 2, del regolamento (CE) n. 606/2009, la temperatura non può superare i 70 °C;

b) per la centrifugazione e la filtrazione, con o senza coadiuvante di filtrazione inerte, ai sensi dell’allegato I A, punto 3, del regolamento (CE) n. 606/2009, la dimensione dei pori non può essere inferiore a 0,2 micrometri.

Le pratiche, processi o trattamenti enologici introdotti successivamente al 1° agosto 2012 nell’OCM vino non sono consentiti nella produzione biologica. Di contro, una modifica dell’OCM vino che introduca il divieto di una pratica, un processo o un trattamento enologico consentito precedentemente al 1° agosto 2010, è direttamente applicabile alla produzione biologica.

Entro il 1° agosto 2015  l’uso delle pratiche, dei processi e dei trattamenti enologici seguenti sarà oggetto di riesame da parte della Commissione allo scopo di porre termine gradualmente o limitare ulteriormente tali pratiche:

a) i trattamenti termici di cui all’allegato I A, punto 2, del regolamento (CE) n. 606/2009;
b) l’impiego di resine scambiatrici di ioni di cui all’allegato I A, punto 20, del regolamento (CE) n. 606/2009;
c) l’osmosi inversa ai sensi dell’allegato XV bis, sezione B.1, lettera b), del regolamento (CE) n. 1234/2007.
Per quanto riguarda i limiti di solforosa ammessi è possibile consultare la tabella pubblicata sul documento Norme UE per la produzione di vino biologico, a pag. 19.
Il Reg. vino bio prevede anche la possibilità di produrre vino in conversione all’agricoltura biologica a patto che sia stato osservato un periodo di conversione di almeno dodici mesi prima del raccolto e che sia utilizzata solo uva (non è stato aggiunto alcol o saccarosio) e che tecniche di vinificazione e sostanze impiegate siano conformi a quanto riportato nel Reg. Ce 203/2012. Per quanto riguarda la tenuta dei documenti contabili , l’ Operatore che produce vino bio utilizza i documenti ed i registri previsti dal Reg. CE 436/2009 nel rispetto delle relative disposizioni nazionali. In questi registri i prodotti biologici del settore vitivinicolo sono contraddistinti dal termine biologico.
A questo link è disponibile la lista delle sostanze ammesse dal reg. vino bio, in cui vengono specificate le restrizioni previste per i vini destinati al mercato statunitense.

Esportazione di vino biologico: alcuni esempi

Per tutti i Paesi dell’Unione Europea si applica il reg. CE 834/07.

Inoltre, per la SVEZIA: Il vino biologico 834, conforme al Reg. CE 203/2012  può essere commercializzato ed etichettato come Organic quando destinato al mercato Svedese, senza necessità di ulteriore certificazione. Qualora intenda avvalersi del logo KRAV in etichetta è necessario che Suolo e Salute effettui una visita ispettiva per verificare la conformità della Sua azienda a questo standard. Suolo e Salute è infatti un organismo di controllo riconosciuto da KRAV. La check list di controllo compilata dal un ispettore di Suolo e Salute e la documentazione correlata saranno inviate a KRAV per le valutazioni di loro competenza.  Tutte le informazioni per la corretta applicazione del logo Krav e tutte le informazioni relative utili sono disponibili sul sito www.krav.se.

STATI UNITI (Oppure, destinato a cliente che lo intende poi esportare negli USA)
A tal proposito ricordiamo che solo il vino conforme al Reg. CE 834/2007 (modificato dal reg. ce 203/2012) rientra nei termini dell’accordo di equivalenza 834-NOP, mentre i vini cosiddetti “ottenuti da uve biologiche” non possono essere avvalersi dell’accordo e pertanto devono essere esportati in USA come convenzionali. L’accordo di equivalenza ha imposto delle restrizioni per quanto riguarda il vino: solo i vini bio 834, per i quali sono stati impiegate sostanze ammesse dalla National List § 205.605 possono essere esportati come biologici negli USA.  Tra le sostanze non ammesse negli Stati Uniti ricordiamo il metabisolfito di potassio e i tannini. Anche i valori di solforosa ammessi sono più restrittivi rispetto al reg. ce 834/07: massimo 100 ppm per tutti i tipi di vino, indipendentemente dal grado zuccherino
Ricordiamo che il vino biologico 834/07 puo’ essere etichettato negli Stati Uniti con due qualifiche:

  • organic
  • made with organic grapes, nel caso in cui sia stata utilizzata l’anidride solforosa

Secondo l’accordo di equivalenza tra Europa e Stati Uniti, le spedizioni dall’UE verso gli USA dovranno essere scortate da un apposito documento di certificazione (NOP IMPORT CERTIFICATE) il cui modello è stato reso disponibile dalle autorità americane. Questo documento è emesso dall’Organismo di Controllo di riferimento: per tutte le aziende controllate da Suolo e Salute è possibile inviare richiesta via mail a micheleg@suoloesalute.it. Cliccando qui è possibile trovare specifiche informazioni sulla procedura da seguire per la richiesta del NIC.

Si invitano gli operatori a verificare che la lista dei prodotti biologici commercializzati (riportata sul Certificato di conformità della Sua azienda) includa tutte le referenze e che riporti la qualifica NOP.

Si ricorda infine che l’etichettatura dei vini bio commercializzati negli Stati Uniti deve rispettare la normativa relativa all’etichettatura del paese di destinazione. Negli Stati Uniti tutte le etichette delle bevande alcoliche devono essere approvate dal “Tobacco and Trade Bureau” (TTB). L’ufficio Etichette di Suolo e Salute, insieme al documento di approvazione etichetta, invierà all’operatore la Label Approval Letter, che dovrà poi essere trasmessa all’importatore.

CANADA: Il vino non rientra nel campo di applicazione dell’accordo di equivalenza tra 834 e COR (Canadian Organic Regime) del 2011. E’ necessario pertanto essere certificati secondo lo standard COR per poter esportare vino biologico in Canada. E’ possibile richiedere un preventivo per questa certificazione scrivendo a estero@suoloesalute.it.

GIAPPONE: Il vino, come tutte le altre bevande alcoliche, non rientra nel campo di applicazione del JAS (Japanese Agricultural Standards), la normativa giapponese che regola la produzione e commercializzazione dei prodotti biologici. I vini biologici certificati ai sensi del Reg. CE 834/07 possono essere commercializzati in Giappone senza certificazioni aggiuntive a patto che NON riportino il logo JAS.
Ad ogni modo, prima di attivare canali di commercializzazione con Paesi Extra UE è consigliabile contattare il proprio importatore, per avere maggiori informazioni sulle condizioni di commercializzazione e sugli aspetti relativi alla certificazione del biologico applicata nel paese di destinazione.

Nel caso fossero necessari ulteriori chiarimenti o informazioni, è possibile contattare la sede regionale di competenza di Suolo e Salute ( clicca qui per i visualizzare i contatti).
Si allega qui di seguito copia dell’articolo (formato pdf) “Vino bio, è necessario un ulteriore passo avanti” a firma di Alessandro D’Elia.
Suolo e Salute

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