CIBUS 2018: pomodoro da industria bio e i plus della filiera produttiva

Cibus 2018 è stata l’occasione pubblica per illustrare le garanzie aggiuntive e del tutto volontarie, adottate dalla “Filiera del pomodoro da industria” a favore del Pomodoro Biologico e a tutela del consumatore.

Aumentano gli ettari coltivati a pomodoro biologico nel Nord Italia. La comunicazione della crescita di coltivazione è resa nota da OI Pomodoro da Industria del Nord Italia al Cibus di Parma, Salone internazionale dell’ alimentazione in programmazione fino ad oggi 10 maggio. Sulla base dei dati dell’organizzazione interprofessionale interregionale si informa infatti che l’area di produzione coltivata è passata dai 1.316 ettari del 2015 ai 2.310 del 2017 con una lavorazione di prodotto di 162mila. 

Per i prodotti “Bio”non è il miglior momento, ciononostante i consumi sono in forte crescitaa riprova della tendenza, non esclusivamente salutistica bensì anche ambientale, che il consumatore sta continuando a percorrere con interesse e convinzione.

Un interesse che, anche per gli aspetti di vita e di comunità, deve essere salvaguardato e protetto da parte dei soggetti responsabili della produzione e della trasformazione.

Queste in breve sintesi le motivazioniche hanno indotto l’Organizzazione Interprofessionale Pomodoro da Industria Nord Italia a sottoscrivere un protocollo di garanzie aggiuntive, a favore del consumatore e delle suafiducia verso il settore.

 La certezza del “Bio” è un fattore imprescindibile.
“Vogliamo raccontare che la nostra filiera – introduce i lavori Tiberio Rabbonipresidente della OI Pomodoro nord Italia – è in grado di assicurare, oltre alla certificazione prevista, anche una serie di analisi aggiuntive e volontarie che sono in carico rispettivamente alle OP e alle industrie e cooperative di trasformazione. Analisi che, come Organizzazione, abbiamo in atto da diversi anni ma che ora è giunto il momento di esplicitare attraverso regole sottoscritte da parte dei soggetti di filiera della OI Nord Italia”.

Solo attraverso una “filiera organizzata”, ha proseguito Rabboni, è stato possibile gestire e proporre un “plus”di questa natura ed è un “valore che va comunicato al consumatore”.

A illustrare le modalità e gli strumenti adottati si sono alternati alcune rappresentanze del mondo organizzato, della industria e della cooperazione di trasformazione sono intervenuti:

Luca Artioli in rappresentanza di APO-Conerpo, Aldo Rodolfi della Rodolfi Mansueto spa e Stefano Spelta per Casalasco.

Tutti sono stati concordi sulla necessità di meglio divulgare al consumatore “il grande lavoro che c’è dietro il confezionamento di un barattolo di pomodoro BIO”.

Il “peso” del bio in filiera
Il quantitativo di bio è sempre più consistente. Soffermandosi sul dato 2017 i 2.310 ettari di biologico rappresentano il 6,6% dei 34.932 ettari coltivati complessivamente nel Nord Italia con la tecnica della produzione integrata che si contraddistingue per un bassissimo impiego di fitofarmaci.

L’Emilia Romagna è la regione nella quale si concentra la quota più consistente di produzione biologica. La prima provincia è quella di Ferrara dove, nel 2017, sono stati coltivati 1.500 ettari. Seguono le province di Ravenna (350), Parma (184) e Piacenza (76).

Cosa fanno in più le Organizzazioni dei produttori del Nord Italia
Le Organizzazioni dei produttori di pomodoro biologico del Nord Italia affiancano l’agricoltore socio offrendo servizi e verificando la correttezza del processo produttivo e l’idoneità del pomodoro destinato alla trasformazione.

Fonte:
http://www.gazzettadellemilia.it/economia/item/19746-cibus-2018-pomodoro-bio-la-certezza-e-un-fattore-imprescindibile-nel-rispetto-del-consumatore.html
http://www.ansa.it/cibus_2018/notizie/industria_mercato/2018/05/10/piu-coltivazioni-pomodoro-bio-al-nord_c93d76dc-7f73-414b-aae3-adc5eff52da7.html

 

 

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