Emissioni di ammoniaca in agricoltura: quali le soluzioni

Uno dei problemi ambientali legati all’agricoltura riguarda le emissioni di ammoniaca nell’ambiente. Una questione che si è fatta via via più pressante, anche a causa dell’intensificazione dello sfruttamento del suolo e degli allevamenti.

Agricoltura e zootecnica contribuiscono da sole al 98% delle emissioni di ammoniaca nell’aria. Un dato importante, se si considera che l’ammoniaca reagisce con nitrati e solfati dando luogo a particolato fine. E al tempo stesso un danno per l’agricoltore, visto che ogni kg di azoto perso per volatilizzazione di ammoniaca rappresenta circa 1 € in più di concime da acquistare.

A livello Comunitario esistono delle soglie di riduzione delle emissioni di ammoniaca che riguardano i singoli Paesi. In Italia, al momento, la riduzione è fissata al 14%, calcolato a partire dal 2005 e da raggiungersi entro il 2030.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le soglie sono state stimate in relazione alle specifiche condizioni agroclimantiche dei singoli Paesi. Questo anche perché le emissioni sono influenzate da una serie di fattori quali: temperatura, vento, precipitazioni, pH, colture.

Il problema inerente le emissioni di ammoniaca è stato affrontato in occasione della Fieragricola di Verona, durante un workshop coordinato dal professor Michele Pisante, vicepresidente della Società italiana di agronomia, e dal titolo: “Ammoniaca in agricoltura: è possibile ridurre le emissioni?”.

L’incontro ha analizzato le strategie da adottare per affrontare il problema,  in funzione anche delle tecnologie attualmente disponibili.

La prima cosa da fare, secondo Gianfranco Rana del Crea, è mettere a punto sistemi di monitoraggio delle emissioni efficienti ed efficaci, per acquisire consapevolezza del problema.

In secondo luogo, tenere presente che l’iniezione nel suolo dei reflui abbassa notevolmente le perdite di sostanze nell’atmosfera così come la loro incorporazione con il terreno subito dopo la loro distribuzione.

Anche la dieta dei bovini può variare le emissioni di azoto. Sembra, infatti, che ridurre dell’1% le proteine nella dieta degli animali porti a un calo delle emissioni pari al 10%.

Infine, un ulteriore aiuto potrebbe venire dalla copertura delle vasche di decantazione dei liquami e dalla loro acidificazione.

Il problema, naturalmente, non riguarda solo l’Italia. Esistono, però, Paesi che hanno adottato programmi di riduzione delle perdite di azoto già dagli anni ’80, come ad esempio la Danimarca, dove è totalmente bandito lo spargimento di concimi aziendali con cisterne a pressione e altri irroratori ad ampio raggio. Qui è obbligatoria l’iniezione di liquame e il trattamento rapido del letame, come pure la copertura delle fosse. Nel giro di 20 anni, in Danimarca, le emissioni di ammoniaca sono diminuite del 40%.

Fonti:

http://www.terraevita.it/emissioni-ammoniaca-14-entro-2030/

http://www.bafu.admin.ch/luft/13769/13770/13778/index.html?lang=it

http://www.fieragricola.it/files/incoming/slides/68_ammoniaca_novagricoltura.pdf

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *