Suolo e Salute

Category: Pesticidi

Agricoltura biologica come migliore alternativa al glifosato

glifosato

In queste ultime settimane, il glifosato è stato al centro di diversi dibattiti, a livello nazionale e comunitario. Il 13 aprile scorso, ad esempio, il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione di rinnovare l’autorizzazione al suo utilizzo in agricoltura per altri 7 anni.

Pochi giorni fa, invece, un mensile italiano ha diffuso gli esiti delle prime analisi effettuate da laboratori accreditati su una cinquantina di alimenti diffusi nel nostro Paese, rivelando la presenza dell’erbicida in diversi campioni.

Venduto sottoforma di liquido pronto all’uso, o in forma solubile, il glifosato è un erbicida ad ampio spettro adoperato soprattutto per eliminare le piante infestanti. La sua azione inibisce uno specifico enzima nei vegetali, indispensabile per la sintesi degli aminoacidi aromatici. È in grado di eliminare le piante infestanti, ma anche di devitalizzare gli organi di conservazione ipogea dei vegetali, come i rizomi, i fittoni carnosi, ecc.

Grazie al suo prezzo contenuto, è uno dei prodotti più diffusi in agricoltura. Anche in Puglia, la regione dove la Xylella Fastidiosa ha creato i maggiori danni agli ulivi.

La situazione è stata descritta da un agronomo, Francesco Caggiula, a BelPaeseweb.

Secondo quanto afferma Caggiula anche se non esiste una relazione diretta tra l’utilizzo del glifosato e la forte incidenza della Xylella negli ulivi pugliesi, “il processo di disseccamento è stato certamente favorito dall’impoverimento dei nostri territori anche a causa dell’utilizzo di tutti questi erbicidi e pesticidi che ne hanno indebolito la flora batterica. I terreni presentavano dei microrganismi antagonisti alla Xylella e che potevano bloccare la sua espansione; invece, non trovando antagonisti, l’espansione è stata senza controllo“.

Nonostante siano diversi gli agricoltori che nel corso degli anni hanno deciso di affidarsi all’utilizzo di prodotti di sintesi come il glifosato, esiste una via alternativa, più sicura per la gestione delle piante infestanti.

L’agricoltura biologica ad esempio, come afferma lo stesso agronomo, potrebbe essere la strada migliore: “Ci sono numerose aziende agricole che sono passate oramai al biologico e usano la tecnica del compostaggio, come si faceva in passato. I consumatori stanno chiedendo con sempre più frequenza se i prodotti che acquistano sono stati trattati con composti organici o sintetici, perché è stato riconosciuto il valore agronomico delle piante che sono cresciute in ambiente biologico, e gli stessi consumatori sono disposti a spendere di più per avere una qualità maggiore. Una volta che cambia la domanda del mercato anche gli agricoltori cambiano la propria cultura e il proprio punto di vista“.

Fonti:

http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=35277&id_rub=128

http://belpaeseweb.it/articolo.asp?di=Agricoltura+biologica%2C+la+pi%F9+valida+alternativa+ai+fitofarmaci&rubrica=In+copertina&sezione=Rubriche&id_sezione=5&id_rub=1&id=7697

http://www.lastampa.it/2016/04/21/scienza/benessere/glifosato-il-diserbante-che-ha-messo-in-allarme-leuropa-4p66lBEOuCcSqPgwn0kMsJ/pagina.html

http://www.repubblica.it/ambiente/2016/04/22/news/glifosato_test_salvagente_pasta-138189086/

I pesticidi condizionano gli insetti impollinatori nella scelta dei fiori

bombi pesticidi

L’esposizione ai pesticidi, anche a bassi livelli, influenza la capacità di attingere nutrimento dai fiori da parte dei bombi. Ad affermarlo, un gruppo di ricercatori provenienti dall’università canadese di Guelph che hanno condotto uno studio sulle conseguenze che i pesticidi possono avere sugli insetti impollinatori.

Secondo gli studiosi, le sostanze chimiche possono alterare la scelta dei fiori da parte dei bombi,ostacolando la loro capacità di apprendere le competenze necessarie per estrarre nettare e polline.

La ricerca condotta dall’università canadese è la prima a indagare gli effetti dei pesticidi sulla capacità degli insetti impollinatori di alimentarsi da fiori diffusi in natura che hanno forme complesse, come il trifoglio bianco o il ginestrino.

Le api e altri insetti, come ad esempio i bombi, impollinano molte delle colture alimentari più importanti del mondo oltre alle piante selvatiche. Questo, da tempo, ha sollevato una serie di preoccupazioni circa l’impatto che la riduzione del numero di questi insetti potrebbe avere sulla sicurezza alimentare e la biodiversità. E parte della responsabilità della moria delle api, e non solo, è dovuta proprio all’utilizzo di pesticidi.

Nel loro lavoro, gli studiosi si sono concentrati soprattutto sugli effetti causati da un insetticida neonicotinoide, il thiamethoxam. Dai dati raccolti, è emerso che l’esposizione a livelli realistici al neonicotinoide analizzato portava i bombi a raccogliere più polline, ma impiegando più tempo rispetto alle api del gruppo di controllo. Inoltre gli insetti esposti al pesticida sceglievano di nutrirsi da fiori diversi.

Come spiega uno degli autori dello studio, Nigel Raine: “Le api si affidano all’apprendimento per individuare i fiori, monitorare il loro rendimento nutritivo e cercare il modo migliore per estrarre nettare e polline. Se l’esposizione a bassi livelli di pesticida già influisce sull’abilità di imparare, le api possono sviluppare problemi nella raccolta di cibo e nell’apprendimento di metodi di impollinazione” che sono essenziali per i campi, coltivati e non.

Un precedente studio neozelandese ha rilevato che l’esposizione a pesticidi neonicotinoidi (in questo caso clorpirifos) può causare cambiamenti nel cervello, più precisamente nelle aree associate con l’apprendimento e la memoria nelle api.

Lo studio, recentemente pubblicato su Functional Ecology, è stato sostenuto dall’Insect Pollinators Initiative e finanziato congiuntamente dal Consiglio per la Ricerca Scientifica nel settore Biologico e delle Biotecnologie, il Dipartimento per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari Rurali, il Consiglio Nazionale per la Ricerca Ambientale, il governo Scozzese e il Wellcome trust.

Fonti:

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2016/03/14/esposizione-a-pesticidi-altera-scelta-api- su-fiori_b76a4283-7c9b-4b92-a66b-8507d7a176cf.html

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1365-2435.12644/epdf

Glifosato: l’Ue rinvia la decisione a maggio

glifosatoIl 7 e l’8 marzo scorsi, si sarebbe dovuto riunire a Bruxelles il Comitato permanente europeo per i prodotti fitosanitari per l’esame del “dossier glifosato”.

Il Comitato avrebbe dovuto esprimere il proprio parere sulla base delle valutazioni presentate dai diversi Istituti ed autorità competenti: l’EFSA e lo Iarc (Istituto per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) giunti a conclusioni opposte sulla cancerogenicità della sostanza. Mentre per l’Autorità Ue per la sicurezza alimentare (Efsa) “è improbabile che sia cancerogeno” per lo Iarc (Istituto per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) é “probabilmente cancerogeno”.

Il parere dell’EFSA sarebbe stato contestato, oltre che dallo stesso IARC, da una rilevante parte del mondo scientifico internazionale e dalle Organizzazioni non governative europee impegnate nella difesa dei consumatori e dell’ambiente. Il motivo è che l’Agenzia europea non avrebbe tenuto in considerazione le numerose ricerche scientifiche pubblicate da riviste internazionali, basandosi essenzialmente su studi in gran parte mai pubblicati, forniti principalmente dalle stesse multinazionali che producono e commercializzano il glifosato.

La decisione è così stata rinviata a maggio, in parte anche per la decisa opposizione di quattro Stati membri (Italia, Francia, Olanda e Svezia) e del gruppo di Socialisti e Democratici al rinnovo del suo utilizzo nell’Ue per altri 15 anni.

Nel frattempo, sono salite a 34 le Associazioni italiane che chiedono la messa al bando del glifosato.

Maria Grazia Mammuccini – portavoce della coalizione italiana #StopGlifosato ha commentato: “Questo rinvio è un segnale importante, perché molti Stati membri, tra cui l’Italia, hanno deciso di prendere la strada giusta a difesa della salute dei cittadini, dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità e non cedere alle pressioni delle multinazionali. Si tratta anche di un segnale a difesa dei principi democratici. Sono molti infatti i cittadini che non vogliono più convivere con questo pericoloso pesticida di cui l’Italia, peraltro, è uno dei maggiori utilizzatori. Questi cittadini, che si stanno esprimendo attraverso le associazioni che li rappresentano, ma anche autonomamente attraverso una serie di petizioni, hanno diritto di essere ascoltati”.

Il 1° marzo scorso, inoltre, lo Iarc ha ribadito con una nota che secondo i risultati dei propri studi, effettuati sulla base di “tutte le prove rilevanti disponibili nel pubblico dominio per la revisione scientifica indipendente”, il glifosato è un probabile cancerogeno per gli esseri umani.

Secondo FederBio (Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica), la notizia potrebbe però celare un secondo fine: il rinvio da parte della Commissione della decisione e la richiesta agli Stati membri di presentare entro il 18 marzo gli emendamenti  alla proposta dell’Esecutivo Ue, concentrandosi in particolare sui ‘coformulanti’ (le sostanze che vengono aggiunte al principio attivo, alcune delle quali sono sicuramente tossiche) potrebbe focalizzare l’attenzione sui questi ultimi per far passare invece il rinnovo all’utilizzo dell’erbicida.

L’appello di Maria Grazia Mammuccini ai Ministri competenti, che hanno già espresso parere contrario all’approvazione, è quindi quello “di mantenere ferma la loro posizione e invece di presentare emendamenti lavorare per convincere altri Paesi membri ad assumere la stessa posizione contraria, osservando così il principio di precauzione, salvaguardando la salute dei cittadini, l’ambiente e la ricchezza della nostra agricoltura di qualità, come quella biologica”.

Fonti:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=999

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=995

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2016/03/08/glifosato-commissione-ue-rinvia-decisione-a-maggio_ad4b746d-328e-4013-ad2d-88456e60a26c.html

Pesticidi: messo a punto un nuovo strumento per valutare gli effetti dell’esposizione cumulativa

pesticidi SesPesticidi e rischi per la salute. Messo a punto un nuovo strumento informativo in grado di effettuare valutazioni dell’esposizione a più pesticidi contemporaneamente. Lo strumento sarà adoperato dall’EFSA e dai suoi partner europei per valutare l’impatto dei pesticidi sul funzionamento della tiroide e del sistema nervoso.

Il software adoperato, e noto con il nome di strumento Monte Carlo di valutazione del rischio (MCRA), è stato inizialmente sviluppato grazie a un progetto finanziato dalla Commissione europea e supervisionato dall’Istituto nazionale della salute pubblica e dell’ambiente dei Paesi Bassi (RIVM). Al progetto hanno partecipato ricercatori, scienziati e autorità di regolamentazione di 14 Paesi.

Nel 2015, l’EFSA ha finanziato una seconda fase di sviluppo dello strumento MCRA in modo da consentire la valutazione degli effetti cumulativi dati dall’esposizione di più pesticidi contenenti fino a 100 sostanze attive.

Anche per quest’anno, l’EFSA continuerà a promuovere migliorie tecniche allo strumento, in modo da rendere il software accessibile a utenti esterni e migliorare l’organizzazione e la formattazione dei dati.

Attualmente, si stanno effettuando delle valutazioni di prova in uno studio pilota condotto su un gruppo di prodotti fitosanitari che possono compromettere la funzionalità della tiroide e del sistema nervoso.

I risultati di tali rilevazioni saranno pubblicati entro la fine di quest’anno e verranno presi in considerazione dall’EFSA nella redazione di due relazioni scientifiche sulle v del rischio cumulativo sull’organismo, che l’Agenzia pubblicherà nel 2017.

I dati raccolti in questa prima fase contribuiranno a ottimizzare lo strumento MCRA, in modo che possa essere utilizzato per le decisioni normative relative ai livelli massimi di residui (LMR) di pesticidi negli alimenti.

Questo aspetto del progetto è coordinato in stretta collaborazione con la Commissione europea, che ha istituito un gruppo di lavoro al fine di garantire che il progetto soddisfi le esigenze dei gestori del rischio.

Luc Mohimont, dell’unità Pesticidi dell’EFSA, ha dichiarato: “Si tratta di un traguardo interessante e significativo. I progressi fatti nell’elaborazione di una metodologia volta a effettuare valutazioni dell’esposizione affidabili per più pesticidi ci avvicinano al nostro obiettivo finale: realizzare valutazioni del rischio complete degli effetti combinati che hanno sull’uomo gruppi di pesticidi e non solo singole sostanze chimiche“.

Le sostanze attualmente analizzate in questa prima fase di valutazione sono state individuate da esperti dell’EFSA, attraverso una metodologia concepita appositamente per la classificazione dei pesticidi in “gruppi di valutazione cumulativi”(CAG). Nei prossimi anni saranno definiti CAG per altri organi, tessuti e sistemi, valutando gli effetti dell’esposizione a fitofarmaci ad esempio sulle funzioni epatiche, renali e sul sistema riproduttivo.

Fonte:

http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/160127

Glifosato: si applichi il principio di precauzione. Il tavolo delle associazioni scrive al Governo

Il glifosato è una sostanza attiva impiegata per la sua azione erbicida. Gli erbicidi a base di glifosato sono largamente adoperati per il controllo delle piante infestanti, sia su colture arboree che erbacee e in aree non destinate alle colture agrarie.

Nei giorni scorsi, l’EFSA, andando contro al parere dell’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha decretato la non cancerogenicità per l’uomo di questa sostanza attiva. A marzo, infatti, lo IARC aveva indicato il glifosato come sostanza a probabile cancerogenicità, dando avvio a una serie di proteste pubbliche e richieste per danni in tutto il mondo.

A seguito del parere dello IARC, il Tavolo delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica aveva inviato una lettera al governo italiano chiedendo la rimozione del prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono. L’esecutivo, tuttavia, non ha ancora dato nessuna risposta a riguardo.

glifosato

 

 

 

 

 

 

 

 

Una risposta che potrebbe essere messa a rischio dal parere dell’EFSA che sarà utilizzato come base dalla Commissione europea per decidere se mantenere o meno il pesticida nell’elenco UE delle sostanze approvate. Decisione che dovrà essere presa entro il 2015.

Dati i fatti, in questi giorni, il Tavolo delle 31 associazioni ha inviato una lettera al Governo Italiano, ai Ministeri competenti e al Parlamento, per chiedere di applicare il principio di precauzione al fine di proteggere la salute dei cittadini. L’intenzione è quella di vietare definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di glifosato. In più, si chiede alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e di escludere da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso evitando di premiare e promuovere “l’uso sostenibile di prodotto cancerogeno”.

Secondo quanto dichiara Maria Grazia Mammuccini, portavoce del Tavolo: “La decisione dell’EFSA era già nell’aria come si legge in una lettera inviata alla Commissione europea il 29 ottobre scorso da numerose associazioni. Nella missiva si mette in evidenza che la relazione dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) a supporto delle decisioni dell’EFSA non tiene in considerazione una vasta gamma di studi scientifici pubblicati da riviste internazionali indipendenti che sono stati invece valutati e considerati rilevanti dallo IARC“. L’Autorità, inoltre, si sarebbe basata in gran parte su studi mai pubblicati forniti dalle stesse multinazionali che producono il glifosato.

Come conclude Mammuccini, “il primo obiettivo è la salute dei cittadini. Per tutelarla occorrono strumenti seri, scientifici e indipendenti. I due pareri sono troppo divergenti per non richiedere l’applicazione del principio di precauzione e un approfondimento su più fronti. Nel frattempo, però, rafforziamo la nostra richiesta al governo italiano di vietare la produzione, l’utilizzo e la commercializzazione di tutti i prodotti a base di glifosato“.

 

Fonti:

http://www.ilfattoalimentare.it/glifosato-efsa-associazioni-principio-precauzione.html

http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/manifesto-glifosato2.pdf

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2015/11/12/news/l_europa_smentisce_l_oms_glifosato_non_cancerogeno-2844253/

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2015/11/12/news/l_europa_smentisce_l_oms_glifosato_non_cancerogeno-2844253/

 

Erbicidi e glifosato mettono a rischio la salute del terreno. Lo studio

Lo scorso marzo, lo IARC (Agency for Research on Cancer) ha classificato il glifosato, l’erbicida più utilizzato in Italia e venduto dalla Monsanto, tra le sostanze probabilmente cancerogene. La notizia ha avuto un’ampia risonanza sulla stampa nazionale ed estera. Ciò che meno si conosce, però, è l’effetto che il glifosato ha sul delicato ecosistema del suolo.

Un’idea la fornisce uno studio pubblicato sulla nota rivista Nature e riguardante gli effetti che l’erbicida ha sull’attività dei lombrichi.

Lo studio ha analizzato l’influenza del glifosato su due specie di lombrichi di terra, concludendo che erbicidi contenenti questa sostanza nei loro ingredienti colpiscono anche alcuni organismi no-target, determinando il quasi annullamento dell’attività del Lumbricus terrestris dopo circa tre settimane di applicazione del prodotto. L’altra specie analizzata, l’Aporrectodea caliginosa, ha invece mostrato una riduzione della propria attività riproduttiva del 56% entro tre mesi dall’utilizzo del glifosato.

erbicida

 

 

 

 

 

 

 

 

Non solo: l’uso dell’erbicida avrebbe portato anche a un aumento delle concentrazioni di nitrati nel suolo del 1.592% e di fosfato del 127%, indicando i rischi potenziali per la lisciviazione dei nutrienti nelle falde acquifere, in ruscelli, laghi o acque sotterranee.

L’impatto dell’erbicida sugli agrosistemi è particolarmente preoccupante, considerato che il prodotto è stato utilizzato a livello globale per decenni, non solo in ambito agronomico, ma anche nella sfera urbana.

I lombrichi sono degli insostituibili chimici e ingegneri del suolo: arricchiscono la terra di microorganismi che ne migliorano la fertilità, scavano gallerie che arieggiano il terreno ed aiutano lo sviluppo radicale della vegetazione.

Qualche tempo fa, in un suo rapporto, Greenpeace ricordava come alcune ricerche indipendenti avessero già dimostrato l’impatto del glifosato sui lombrichi e su funzioni chiave della rizosfera.

Tra gli effetti più importanti erano inclusi: il ridotto assorbimento di micronutrienti essenziali da parte delle colture; la riduzione della fissazione dell’azoto, che causa resa inferiore dei raccolti; la maggiore vulnerabilità nei confronti delle malattie. Effetti che hanno un impatto diretto sulla salute e le performance delle colture.

Alcuni patogeni delle piante, come il “mal del piede dei cereali” (Gaeumannomyces graminis), i funghi parassiti del “damping off” dei semenziali o del marciume radicale, e la sindrome della morte improvvisa nella soia, sono inoltre agevolate dalle modifiche indotte dal glifosato nella biologia e nella chimica del suolo. Senza contare, appunto, i possibili effetti di questa sostanza sulla salute dell’uomo.

Fonte:

http://www.nature.com/articles/srep12886

http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2011/ogm/Report_glifosato.pdf