Suolo e Salute

Category: Pesticidi

Stop glifosato: come firmare la petizione per vietare il pesticida in Ue

Stop glifosato : IFOAM, la Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica, ha lanciato una petizione per chiederne il fermo sul territorio europeo.

Obiettivo dell’iniziativa è spingere gli Stati membri a impiegare norme più restrittive sull’uso del glifosato e dei pesticidi e garantire che la valutazione scientifica si basi solo su studi pubblicati e commissionati dalle autorità pubbliche competenti, e non dall’industria dei pesticidi.

Stop glifosato per tutelare ambiente e salute

Il glifosato è diventato ormai l’erbicida più usato nella storia dei prodotti chimici per l’agricoltura.La sostanza è stata etichettata come “probabile cancerogeno” dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.

Tracce di questa sostanza sono state ritrovate dappertutto, anche nel cibo e addirittura nella birra. Ifoam afferma che fino a un terzo dei test effettuati negli ultimi anni sul pane britannico sono risultati positivi.

Non solo. L’utilizzo di questa sostanza ha un peso importante anche sulla sopravvivenza degli animali. Recenti ricerche hanno infatti dimostrato come il glifosato colpisca insetti impollinatori, uccelli e piccoli mammiferi. Questi ultimi, attraverso la distruzione di quella parte di vegetazione che serve loro come cibo e riparo.

Visto che la Commissione Europea dovrà esprimersi entro dicembre sul rinnovo alla sua autorizzazione in agricoltura, si è dato il via a una petizione on line #StopGlifosato per chiedere di vietarne l’uso in tutti i Paesi membri.

C’è realmente bisogno del glifosato?

La risposta è no. Negli ultimi anni, infatti, l’agricoltura biologica ha dimostrato di riuscire ad alimentare e difendere le piante senza l’utilizzo di prodotti chimici. La rotazione delle colture, ad esempio, potrebbe essere un sostituto molto più ecologico del glifosato. Questa tecnica, infatti, inibisce la crescita e la diffusione delle erbe infestanti più comuni. Altre alternative potrebbero essere l’utilizzo di legumi come colture di copertura per migliorare la fertilità del suolo e impedire la sopravvivenza delle piante infestanti.

 

Il link per firmare la petizione e ribadire lo Stop glifosato è disponibile qui: https://campaigns.ifoam.bio/stop_glyphosate

Fonti:

https://www.ifoam.bio/en/news/2017/05/11/sign-petition-stop-glyphosate

http://www.corriere.it/ambiente/15_aprile_08/glifosato-erbicida-cancerogeno-ogm-dcc46586-dde0-11e4-9dd8-fa9f7811b549.shtml?refresh_ce-cp

“I pesticidi rischio per i diritti umani”: l’allarme in un report di due Relatori ONU

Tractor fertilizes crops corn in spring

«L’uso eccessivo di pesticidi è molto pericoloso per la salute umana, per l’ambiente ed è ingannevole sostenere che siano vitali per assicurare la sicurezza alimentare».

Non usano mezzi termini Hilal Elver e Baskut Tuncak, Relatori Speciali presso le Nazioni Unite, che hanno stilato un rapporto sull’accesso al cibo nel mondo. Dove tirano in ballo il rischio corso dai Diritti Umani per descrivere l’impatto dell’uso massiccio di fitofarmaci chimici in agricoltura.

Ecco a quali conclusioni sono giunti.

Pesticidi e diritti umani

Hilal Elver è relatrice speciale dell’ONU sul diritto al cibo, mentre Tuncak è specializzato su sostanze pericolose e rifiuti. In un rapporto congiunto, relazionato di fronte al Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra, hanno sostenuto l’esigenza di creare un nuovo trattato globale che regoli ed elimini gradualmente l’utilizzo di pesticidi chimici in agricoltura. L’obiettivo deve essere, sostengono, effettuare una transizione definitiva verso pratiche agricole sostenibili.

Attualmente la regolazione è affidata alle sensibilità di singoli Stati e organismi sovranazionali.

Esistono quindi regolamentazioni divergenti sulla produzione, l’impiego e la protezione da prodotti pericolosi come i pesticidi. Parlano di un double standard che sta provocando un serio rischio per i diritti umani delle popolazioni più povere.

«Senza una stringente regolazione armonizzata sulla produzione, la vendita e l’uso accettabile dei pesticidi, il peso degli effetti negativi dei pesticidi ricadrà sulle comunità povere e vulnerabili», sottolineano Elver e Tuncak.

Nel loro rapporto, i Relatori Speciali hanno elencato tutti i rischi per la salute degli esseri umani legati all’utilizzo di fitofarmaci. Ogni anno, si stima, 200mila persone muoiono a causa dell’avvelenamento acuto da queste sostanze. La quasi totalità dei decessi, il 99%, è avvenuto nei Paesi in via di sviluppo. Qui infatti, la regolamentazione a riguardo è estremamente debole.

«L’esposizione continuata ai pesticidi», leggiamo in un comunicato diffuso dall’ufficio per i Diritti Umani dell’ONU, «è stata correlata a cancro, Alzheimer, Parkinson, squilibri ormonali, disturbi dello sviluppo e sterilità».

Le categorie più vulnerabili: agricoltori, comunità che vivono in zone rurali, comunità indigene, donne incinte e bambini. In particolare i minori sono colpiti da questa piaga. A causa soprattutto del loro impiego nelle coltivazioni, una delle peggiori forme di sfruttamento di lavoro minorile.

Danni per l’ambiente

Non sono colpiti solo i diritti umani. Anche l’ambiente soffre a causa dell’impiego massiccio delle sostanze chimiche ‘incriminate’. Alcuni pesticidi possono infatti permanere nell’ecosistema per decenni, rappresentando una minaccia per l’intero sistema ecologico.

I fitofarmaci finiscono per contaminare il suolo e le acque e causano ovunque perdita di biodiversità, distruggendo quindi i predatori naturali degli insetti fitofagi. Minano inoltre i valori nutrizionali del cibo.

In particolare, i Relatori Speciali puntano il dito sui cosiddetti neonicotinoidi, che sono accusati di essere «responsabili per il collasso sistematico del numero di api nel mondo». Un crollo che minaccia, come ben sappiamo, le basi stesse dell’agricoltura, dal momento che il 71% dei raccolti dipende dagli insetti impollinatori.

Responsabilità e soluzioni

I Relatori Speciali si soffermano poi sui produttori, che avrebbero un atteggiamento di negazione riguardo i rischi di determinati pesticidi. Sottolineano inoltre come spesso ci sia uno scaricabarile “inappropriato” che punta il dito unicamente sugli agricoltori, che sarebbero responsabili dell’uso improprio di tali prodotti.

Esprimono quindi «preoccupazione riguardo strategie di marketing aggressive e poco etiche» nonché per le «enormi somme spese dalla potente industria chimica per influenzare i politici e contestare le evidenze scientifiche».

Qual è la soluzione a questa minaccia? I Relatori indicano una possibile svolta nel ricorso all’agroecologia. Un approccio che, dicono, rimpiazza i prodotti chimici con la biologia e, soprattutto, è capace di garantire rese dei terreni sufficienti per nutrire l’intera popolazione globale, senza minare i fondamentali Diritti Umani al cibo e alla salute delle generazioni future.

«È tempo di smentire il mito per cui i pesticidi siano necessari per alimentare il pianeta e di creare un processo di transizione verso sistemi di produzione agricola più sicuri e che assicurino cibo più salutare», concludono i Relatori.

FONTI:

https://www.ifoam.bio/en/news/2017/03/08/pesticides-are-global-human-rights-concern-say-un-experts-urging-new-treaty

http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=21306&LangID=E

http://ap.ohchr.org/documents/dpage_e.aspx?si=A/HRC/34/48

Contaminazione da pesticidi: colpito un terzo della nostra frutta e verdura

Tractor fertilizes crops corn in spring

Stop Pesticidi. Analisi dei residui di pesticidi negli alimenti e buone pratiche agricole”. Si intitola così il tradizionale report di Legambiente sulla contaminazione da pesticidi dei prodotti ortofrutticoli e trasformati. Un report in chiaroscuro: aumentano le superfici coltivate a bio, ma allo stesso tempo vengono individuati più campioni fuorilegge. E torna a crescere il ricorso ai prodotti chimici nell’agricoltura italiana.

Vediamo le principali evidenze emerse dal report.

Contaminazione da pesticidi: salute umana e ambientale a rischio

L’analisi di Legambiente riporta i dati che le Agenzie per la Protezione Ambientale e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali hanno raccolto nel 2015. Le risultanze finali parlano di una contaminazione da pesticidi in aumento.

Il report riporta i risultati delle analisi di 9608 campioni da agricoltura convenzionale: prodotti ortofrutticoli, prodotti trasformati e miele. Rispetto all’anno precedente, nel 2015 è stato registrato un aumento dei campioni irregolari dallo 0,7% all’1,2%. Per campioni irregolari si intende la presenza di almeno un residuo chimico che supera i limiti di legge.

Di contro, sale anche la quota di prodotti analizzati che non presenta alcun residuo chimico: si passa dal 58% del 2014 al 62,4% dell’anno successivo. In diminuzione anche i campioni regolari che però presentano almeno un residuo – dal 18,8 al 16,5% – e i multiresiduo totali – dal 22,4 al 19,9%.

È  la frutta il comparto dove si concentra la maggiore incidenza della contaminazione da pesticidi. Nel 58,4% dei campioni analizzati, infatti, è stato individuato almeno un residuo. Nel complesso, la filiera ortofrutticola presenta residui nel 36,4% dei casi. Ciò vuol dire che più di un terzo della frutta e verdura che consumiamo è contaminata da almeno una sostanza, anche se la concentrazione rientra nei limiti di legge.

Il “caso” tè verde

L’impiego di prodotti chimici in agricoltura ha visto, in Italia, un trend positivo nell’ultimo periodo. Dal 2010 al 2013, infatti, la diminuzione dell’impiego è stata pari al 10%. Gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2014, fanno temere però un’inversione di tendenza: 3 anni fa, in Italia veniva registrato un aumento di circa 12mila tonnellate rispetto ai 12 mesi precedenti.

I prodotti più impiegati: fungicidi (65mila tonnellate), erbicidi (24,2 mila ton) insetticidi e acaricidi (22,3 mila ton), altri prodotti chimici (18,2 mila ton). L’Italia è terza in Europa per vendita di pesticidi chimici, con il 16,2% del totale del mercato comunitario. Fanno peggio solo Spagna (19,9%) e Francia (19%).

I casi più eclatanti di contaminazione dei prodotti ortofrutticoli e trasformati, vengono in ogni caso registrati dai paesi extra Ue. Il tè verde importato analizzato da Legambiente ha registrato la presenza di 21 diversi residui chimici. Altri casi eclatanti: bacche, 20 residui; cumino, 14 sostanze; ciliegie, 13; lattughe e pomodori, 11; uva, 9.

Agricoltura bio per ridurre la contaminazione

Dal report Legambiente si evince chiaramente come il massiccio impiego di prodotti chimici in agricoltura non abbia effetti solo sulla salute dell’uomo. Bisogna infatti tener conto anche delle ricadute negative per l’ambiente. In che modo tali sostanze si accumulano nel suolo? Quanto influiscono sulla biodiversità? Quanto, invece, sulla fertilità e l’erosione dei terreni?

A questa e altre emergenze, può rispondere solo un’agricoltura basata sul rispetto dell’ambiente e l’assenza di formulati chimici: ne è convinta la presidente di Legambiente, Rossella Muroni. Presentando il dossier della ong a Roma, Muroni ha dichiarato:

«Lo studio presentato evidenzia inequivocabilmente gli effetti di un vuoto normativo: non esiste ancora una regolamentazione specifica riguardo l’impiego simultaneo di più principi attivi sul medesimo prodotto. La conseguenza è che possono essere definiti come “regolari”, e quindi commercializzati, prodotti contaminati da più principi chimici, purché abbiamo concentrazioni entro i limiti di legge. Le alternative all’uso massiccio dei pesticidi non mancano. La crescita esponenziale dell’agricoltura biologica e delle pratiche agronomiche sostenibili sta dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci e al ripristino della biodiversità e alla salute dei suoli».

FONTI:

https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/stop-pesticidi-presentato-il-dossier-di-legambiente-sulla-contaminazione-da-pes

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/01/31/legambiente-13-frutta-e-verdura-con-tracce-di-pesticidi_cd7da196-bfd9-4fbd-9441-916dff22153e.html

https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/stop_pesticidi_rapporto_2017.pdf

Calabria, la Giunta Regionale bandisce il diserbante glifosate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Decisione storica, ma che fa discutere, quella della Giunta Regionale calabrese. La Calabria è infatti la prima regione ad aver messo definitivamente al bando il diserbante glifosate, uno dei prodotti agricoli più utilizzati al mondo, presente in oltre 750 formulati sul mercato.

Diserbante glifosate bandito: esultano le associazioni bio

A dare per prima la notizia della decisione della giunta calabrese è stata la Coldiretti. Con delibera numero 461/2016, l’ente regionale ha aggiornato i Disciplinari di Produzione Integrata delle infestanti e delle Pratiche agronomiche. All’interno del provvedimento, l’importante novità: stop al diserbante glifosate. Le aziende agricole che continueranno a ricorrervi saranno escluse dai finanziamenti del PSR, il Piano di sviluppo rurale regionale.

La Coalizione #StopGlifosato apprende con favore l’approvazione della delibera. E per bocca della portavoce Maria Grazia Mammuccini, afferma:

«La Calabria ha compiuto un importantissimo passo in avanti nella battaglia contro il glifosate, prendendo per prima una decisione che abbiamo chiesto a tutte le Regioni italiane». E lancia un appello a tutte le altre giunte regionali del Paese: «Seguite l’esempio della Calabria: prendete una decisione che tutela la salute dei consumatori e anche la produzione di cibo di qualità».

Anche Pietro Molinaro, presidente di Coldiretti Calabria esprime soddisfazione:

«Bersaglio centrato: è stato bandito l’uso del diserbante glifosate e l’agricoltura Calabrese ha tutto da guadagnarci». La decisione, infatti, qualifica sempre di più la regione come «garante della sicurezza alimentare, confermando gli alti standard qualitativi e incidendo notevolmente sulla valorizzazione delle nostre produzioni. “Glifosato zero” ci pone ai primi posti quale territorio vocato al biologico e a produzioni di qualità eco-sostenibili. Certamente – conclude – devono essere bloccate le importazioni dai Paesi che continuano ad utilizzare il glifosate e occorre che la Regione intensifichi i controlli».

Anche Aiab, Associazione italiana per l’agricoltura biologica, ringrazia la Giunta Regionale per l’atto.

«Siamo fiduciosi – dichiara Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB – che sul solco della regione Calabria si muoveranno molte altre regioni. La scelta della Calabria, inoltre, rompe il fronte di omertà mantenuto da tutte le altre Regioni, che invece di tutelare consumatori e ambiente, si trincerano, per pavidità nei confronti della multinazionale Monsanto, dietro le scelte scellerate e piratesche dell’UE».

La polemica

Non sono mancate le polemiche. In un comunicato congiunto, i presidenti regionali di Confagricoltura, Cia, Copagri e Confocooperative attaccano la decisione di bandire il diserbante glifosate:

«Sul Glifosato avevamo chiesto di attendere una decisione definitiva adeguandoci alle prescrizioni che accompagnavano la già decisa proroga; la Giunta Regionale, invece, ha irresponsabilmente deciso ritenendo inutile ogni validazione scientifica. In Calabria, qualcuno ha pensato di essere sommamente competente, persino più dell’Agenzia Europea per le sostanze chimiche, ed aggiornare i Disciplinari mettendo al bando il Glifosato; una decisione che è stata subito celebrata con il consueto quanto stancante sventolio di comunicati stampa e bandierine gialle. Siamo a corto di aggettivi per definire simili, irresponsabili atteggiamenti; la Giunta ha ritenuto di non consultare le organizzazioni agricole e di procedere in solitario con una decisione che è ingiustificata ed inutilmente dannosa per le imprese agricole».

Diserbante glifosate: la proroga del governo

Il 21 novembre, il governo italiano emanava una proroga sulla revoca dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei prodotti a base glifosate. Una proroga che rinviava di 90 giorni la scadenza sia per la commercializzazione da parte di rivenditori e distributori (ora fissata al 22 febbraio), che per l’impiego da parte degli utilizzatori finali (che arriva quindi al 22 maggio).

La proroga si sarebbe resa necessaria a causa dell’impossibilità di smaltire le scorte entro i termini precedentemente stabiliti.

FONTI:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=1105

http://www.coldiretti.it/notizie_territorio/Pagine/N.202-%E2%80%93-12-DICEMBRE-2016.aspx

http://www.aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3561:glifosato-aiab-calabria-ringrazia-la-regione&catid=75:comunicati-stampa&Itemid=33

http://www.lametino.it/Ultimora/agrinsieme-giunta-regionale-ritiri-delibera-su-glifosato.html

http://www.suoloesalute.it/fitofarmaci-contenenti-glyphosate-nuova-proroga-3-mesi-dal-governo/

Regolamenti comunitari sui pesticidi: cambio di rotta in arrivo dall’UE

agricoltura-bioLa Commissione europea ha annunciato una road map che porterà alla revisione di due regolamenti comunitari sull’impiego dei fitofarmaci in agricoltura. Le novità dovrebbero essere pronte entro il 2018.

Due regolamenti comunitari da rivedere

La road-map stabilita dall’organo istituzionale europeo è stata avviata per valutare e verificare l’efficacia dell’attuale legislazione sui pesticidi vigente nel mercato unico europeo.

Gli obiettivi specifici del progetto riguardano la valutazione degli obiettivi che le norme si prefiggevano, l’analisi dell’efficacia applicativa dei regolamenti e, più in generale, l’esame dell’adeguatezza del quadro normativo europeo sui pesticidi.

In particolare, sono due i regolamenti comunitari su cui la Commissione vuole fare chiarezza:

  1. Il regolamento 1107/2009, relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, che stabilisce le norme sull’autorizzazione dei principi attivi e dei prodotti chimici utilizzati per la protezione delle colture.
  2. Il regolamento 396/2005, che riguarda invece il livello massimo di residui di antiparassitari presenti nei o sui prodotti alimentari, nonché nei mangimi di origine sia vegetale che animale.

L’iniziativa di revisione dei regolamenti comunitari sarà portata a termine entro il 2018. Sulla base dei risultati conseguiti, la Commissione invierà a Parlamento e Consiglio europei una relazione sul livello di attuazione della legislazione riguardo i prodotti fitosanitari e i pesticidi.

Nel documento diffuso nei giorni scorsi dall’istituzione di Bruxelles, si legge che “la valutazione potrebbe essere utile per migliorare l’attuazione delle norme europee riguardo i pesticidi. L’iniziativa potrebbe successivamente condurre a nuove proposte legislative nel settore”.

All’interno del report saranno identificate le aree cruciali e le best practice che vengono dal comparto agroalimentare, al fine di migliorare l’azione legislativa nel prossimo futuro.

Il caso dei limoni turchi

L’EFSA ha di recente pubblicato un rapporto sulla presenza dei residui di pesticidi negli alimenti consumati nei Paesi dell’UE. Secondo le rilevazioni, il 97% dei prodotti analizzati non conteneva residui significativi o ne conteneva entro i limiti di legge. Una percentuale che saliva al 98,8% in caso di prodotti bio.

Di recente è però emerso un certo allarme per alcuni alimenti d’importazione. È il caso dei limoni turchi, per cui la Commissione Ue ha deciso di modificare le condizioni d’entrata e di rafforzare i controlli alle frontiere.

Tra settembre e ottobre, per 5 volte, nelle partite provenienti dalla Turchia erano  state rilevate tracce di colrpirifos oltre i limiti massimi previsti dalla legge. Per rafforzare i controlli, la Commissione ha deciso di raddoppiare il numero dei controlli su questo tipo di importazioni dal Paese. Il sistema entrerà in vigore dal prossimo primo gennaio.

FONTI:

http://ec.europa.eu/smart-regulation/roadmaps/docs/2016_sante_197_ealuation_plant_protection_products_en.pdf

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/istituzioni/2016/11/18/commissione-valuta-revisione-norme-pesticidi-in-agricoltura_c99feb0a-fb87-4d9c-950f-717a9925e4e2.html

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2005:070:0001:0016:it:PDF

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:309:0001:0050:IT:PDF

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/37200/mercati-e-imprese/la-ue-rafforza-i-controlli-sui-limoni-turchi

http://www.suoloesalute.it/pesticidi-negli-alimenti-ottimi-risultati-nel-rapporto-annuale-efsa/

Un “tribunale del popolo” giudicherà Monsanto per ecocidio. L’azienda: “ È una farsa, non parteciperemo”

A partire dal 14 ottobre e fino a domenica 16, si riunirà il “Monsanto Tribunal”, un’iniziativa della società civile internazionale, che giudicherà le azioni della multinazionale biotecnologica. Si tratta di un vero e proprio tribunale del popolo, che porterà avanti un “processo morale”, seguendo le procedure della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite. L’evento, puramente simbolico e non vincolante dal punto di vista legale, si terrà a l’Aia, in Olanda.

L’obiettivo è di valutare le accuse rivolte a Monsanto riguardo i danni alla salute umana e all’ambiente che l’azienda avrebbe perpetrato nel corso della sua storia”, ha spiegato una portavoce dei movimenti.

Le principali ‘accuse’ mosse a carico della multinazionale, nota soprattutto per la sua commercializzazione di sementi OGM e fitofarmaci destinati all’agricoltura, sono di aver violato i diritti umani, di aver compiuto crimini contro l’umanità e di aver commesso ‘ecocidio’, un danno ambientale su vasta scala.

Tra i partecipanti al Monsanto Tribunal, ci saranno l’ex relatore delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, Olivier De Schutter, che fornirà prove sulla colpevolezza dell’azienda insieme a dottori argentini, apicoltori messicani, tossicologici e scienziati provenienti da circa 15 Paesi del mondo. In tutto, la giuria sarà composta da 5 membri, che forniranno una sorta di opinione legale sulle attività della multinazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’azienda, invitata all’appuntamento, ha rinunciato a prendervi parte.

Siamo favorevoli a dibattiti costruttivi e autentici su idee e prospettive diverse sull’alimentazione e la produzione agricola”, scrive Monsanto in una lettera aperta. “Ma questo non è vero dialogo. È una messa in scena, un falso processo dove i critici di Monsanto e delle tecnologie in agricoltura giocheranno i ruoli di organizzatori, giudici e giuria, e dove i risultati sono già predeterminati”.

L’azienda, in particolare, ha preso di mira IFOAM, International Foundation of Organic Agriculture Movements, associazione per la promozione dell’agricoltura biologica nel mondo, che ha collaborato all’organizzazione dell’evento. “Non parteciperemo”, scrivono i dirigenti Monsanto, “perché si tratta di una farsa, supportata da IFOAM e da loro associati come Navdanya e da altre persone che fondamentalmente si oppongono all’agricoltura moderna”.

Dal movimento rispondono che si tratta invece di “un test di legge internazionale. Avrà forza morale e le decisioni del tribunale saranno basate sulle prove”, spiega Damien Short, direttore del Human Rights Consortium della Londo University.

Sarà possibile seguire il Monsanto Tribunal in live streaming, attraverso il sito ufficiale dell’evento.

FONTI:

http://www.monsanto-tribunal.org/

https://www.theguardian.com/global-development/2016/oct/13/monsanto-staged-stunt-gm-seed-firm-faces-moral-trial