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Category: Ecologia – Ambiente – Territorio

Un crowdfunding per l’ Agrinido: così rinasce la scuola distrutta dal sisma

agrinidoIl terremoto del 30 ottobre 2016 a Norcia ha devastato case, scuole, aziende, strutture storiche. La sua violenza non ha risparmiato quasi nessuno, in tutto il centro Italia.

A quasi un anno di distanza la ripresa e la ricostruzione sono ancora difficili. Ma c’è speranza. E c’è chi lotta contro la rassegnazione. È l’esempio dei genitori dei bambini che frequentavano l’ Agrinido, una vera e propria Scuola della Natura, immersa nel verde nelle Marche.

La struttura è stata resa inagibile dal sisma. Le attività non si sono fermate e sono proseguite in una tenda, ma oggi i genitori dei piccoli alunni vogliono fare di più. Vogliono ricostruire la scuola in un terreno limitrofo. Per riuscirci hanno avviato una campagna di raccolta fondi online, un crowdfunding. A cui tutti possono contribuire.

Ecco la loro storia di speranza.

Terremoto del 30 ottobre: Agrinido e Quercia della Memoria distrutti

Non era bastato. A fronte del terremoto del 30 ottobre 2016 che ha devastato Norcia e diverse località dell’Italia centrale non erano bastati nemmeno gli adeguamenti anti-sismici degli edifici. È quello che è successo al Centro multifunzionale Credia WWF – Società Agricola “La Quercia della Memoria”. Situato nel borgo rurale montano di Vallato, a San Ginesio in provincia di Macerata, il complesso non aveva retto a quello che è stato definito come il sisma più devastante dopo quello dell’Irpinia.

I gestori avevano infatti effettuato un “grosso e recente lavoro di ristrutturazione antisismica degli edifici”. Dopo il terremoto però, buona parte di quegli spazi sono risultati inagibili e a rischio. In particolare, dovevano chiudere i battenti l’Agriturismo, l’Agrinido e il Centro di Educazione Ambientale. “Una situazione di completa paralisi delle nostre attività”, spiegavano gli operatori.

I gestori sono intervenuti in proprio, contattando tecnici e ditte specializzate, per mettere quantomeno in sicurezza gli edifici più colpiti, in attesa di una completa riapertura degli spazi. La Quercia della Memoria aveva già allora chiesto ai privati, a coloro che avevano a cuore la struttura, di dare una mano per gestire la situazione.

Ora per fare un passo in più, e restituire alle popolazioni colpite spazi di aggregazione che abbiano come filosofia la sostenibilità, a Sana 2017 è stata lanciata l’idea di un crowdfunding. L’obiettivo? La ricostruzione dell’Agrinido distrutto.

Una raccolta fondi online per l’Agrinido: l’idea a Sana 2017

Con una conferenza stampa tenutasi il 10 settembre, il progetto è stato presentato al Salone internazionale del biologico e del naturale, appuntamento annuale che si tiene da 29 anni a Bologna.

Con gli interventi di Federica Di Luca, imprenditrice ed educatrice, Roberto Pinton, segretario di Assobio, ed Edward Breda, presidente dell’associazione “Nella Terra dei Bambini” è stato presentato il crowdfunding per ricostruire l’Agrinido a Vallato di San Ginesio. La struttura fornisce un servizio educativo rivolto alla prima infanzia, ma è stata resa completamente inagibile dal sisma. I genitori dei bambini, che hanno a cuore questo speciale nido della Natura, hanno lanciato l’iniziativa attraverso l’Associazione “Nella Terra dei Bambini”.

Il crowdfunding, raccolta fondi online, è stato lanciato sulla piattaforma “Produzioni dal Basso” e ha il sostegno dei soci delle Marche di Banca Etica. L’obiettivo è quello di ricostruire la scuola in un’altra sede: occorrono quindi fondi per acquistare un terreno limitrofo. Grazie ai contributi ottenuti sinora da soggetti privati, sono stati raccolti 30mila euro. Ne mancano 10mila, che l’associazione vuole mettere insieme attraverso il crowdfunding. Restano poco più di 30 giorni per completare l’obiettivo. È possibile donare collegandosi sul sito di Produzioni dal Basso, a questo link: https://www.produzionidalbasso.com/project/ricostruiamo-la-scuola-della-natura/

L’urgenza è data dal fatto che entro il mese di ottobre dovrà essere presentato il progetto per la nuova struttura: altrimenti non sarà più possibile accedere ai finanziamenti straordinari per la ricostruzione post-terremoto.

Edward Breda: “Insieme facciamo rinascere l’Agrinido”

Intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, Edward Breda ha sottolineato l’importanza di luoghi di educazione e aggregazione come quello offerto dalla “Scuola della Natuara”:

«Come genitori siamo consapevoli che il tempo della scuola nei primi anni di vita è un tempo educativo importantissimo per i bambini. Genitori, educatori ed amici dell’Agrinido della Natura, stanno progettando insieme la rinascita della scuola ed hanno già definito un percorso con le istituzioni pubbliche per individuare i necessari finanziamenti per la costruzione di un nuovo edificio in bio-architettura da realizzare sul terreno che vogliamo acquistare con questa raccolta fondi».

Federica Di Luca ha invece ricordato la filosofia e gli obiettivi della scuola:

«Un’esperienza educativa quotidiana rivolta a bambini 1-6 anni a stretto contatto con la natura e la ruralità, un luogo civico di eccellenza formativa e sociale, generativo di un territorio marginale, soprattutto nell’esperienza di rinascita post-sisma».

L’imprenditrice ha inoltre ricordato come, dopo il terremoto, il servizio educativo abbia continuato le proprie attività in una tenda yurta, “un’architettura che ha contribuito a creare un clima educativo costruttivo, in grado di mantenere altissima la qualità dell’offerta formativa”. Malgrado sia ancora in stato di emergenza, quindi, l’Agrinido ha visto ancora crescere “iscrizioni e servizi integrativi”.

È stata poi la volta dell’intervento di Roberto Pinton, segretario di Assobio, che ha ricordato il sostegno delle aziende associate all’organizzazione, fornendo al nido generi alimentari bio:

«L’alimentazione a base di prodotti biologici per i bambini che frequentano un asilo nido è una garanzia per la loro salute. Non poteva per questo mancare dopo il terremoto del 2016 un aiuto concreto delle aziende AssoBio alla continuità del servizio educativo di un asilo nido nato all’interno di un’azienda agricola con un progetto di agricoltura sociale».

FONTI:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=1215

http://www.feder.bio/files/2023.pdf

http://www.querciadellamemoria.it/home/250-post-terremoto-a-vallato-di-san-ginesio-gestione-dellemergenza.html

https://ingvterremoti.files.wordpress.com/2016/11/ita20161110_rapporto_centroitalia_def.pdf

25milioni in più per l’agricoltura biologica

Toscana: saranno 25 milioni le risorse in più stanziate per l’agricoltura biologica. La decisione è stata presa in questi giorni dalla giunta, su iniziativa dell’assessore Marco Remaschi.

La Regione Toscana ha deciso di aumentare i fondi messi a disposizione dell’agricoltura biologica di altri 25 milioni di euro. La decisione, presa nei giorni scorsi su un’iniziativa partita dall’assessore regionale all’agricoltura e foreste Marco Remaschi, è apparsa necessaria per far fronte all’ampia risposta degli operatori di settore alla pubblicazione del bando del 2015. A fronte di una dotazione finanziaria della misura di 17 milioni di euro, infatti, sono pervenute richieste di poco inferiori ai 23 milioni di euro per 2.059 aziende, a dimostrazione dell’interesse delle imprese agricole nei confronti del metodo di coltivazione biologico.

Per poter soddisfare tutte le domande ammesse, dunque, la giunta ha deciso di aumentare l’impegno finanziario di ulteriori 25milioni di euro rispetto a quanto previsto.

Come afferma lo stesso Remaschi, la decisione è stata “assunta in considerazione del fatto che la valorizzazione dell’agricoltura biologica ha un ruolo fondamentale per favorire e incentivare un processo di cambiamento delle pratiche agricole, puntando come obiettivo sulla conservazione della biodiversità a livello di agroecosistema, sulla conservazione dei paesaggi, sulla riduzione dell’inquinamento delle risorse idriche, sul contenimento dell’erosione e della perdita di fertilità dei suoli, contribuendo anche alla riduzione dell’emissione dei gas serra“.

I vigneti del Chianti - Toscana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Toscana – aggiunge Remaschi – sono circa 4.500 le aziende biologiche che fanno parte del sistema agricolo regionale e che contribuiscono quindi all’immagine della Regione Toscana quale territorio attento al vivere sano, alla cultura e alla tutela del paesaggio. Di qui l’impegno della Regione a incentivarle e sostenerle, in quanto valore aggiunto del settore“.

La conferma del crescente interesse della Regione nei confronti del settore arriva anche da un’analisi di Coldiretti Toscana effettuata sulla base dell’ultimo rapporto Sinab. Dai dati diffusi emerge infatti un aumento del 12,3% dei produttori e del 15,8% di superfici e colture, in particolare olivicoltura, cereali e vite.

Come afferma il presidente Tulio Marcelli: “È un exploit da ricondurre all’attenzione per il benessere, la forma fisica e la salute, oltre che la crescente diffusione di intolleranze alimentari. In Toscana le aziende agricole hanno scommesso, già da molto tempo, sulle produzioni biologiche ed i risultati di oggi dimostrano che hanno avuto ragione. È stata importante, per incentivare il bio, anche la politica della Regione Toscana che ha messo a disposizione delle imprese risorse importanti”.

Fonti:

http://www.lanazione.it/agricoltura-biologica-1.2078974

http://www.askanews.it/regioni/toscana/agricoltura-biologica-da-giunta-toscana-25-milioni-in-piu_711790419.htm

http://www.toscanamedianews.it/il-balzo-bio-della-toscana.htm

Turismo sostenibile: cresce l’interesse verso l’agriturismo biologico

Durante questa Pasqua, diversi italiani hanno scelto di trascorrere le loro vacanze all’insegna del turismo sostenibile, scegliendo un agriturismo, spesso con attività di produzione biologica. Una decisione che ha determinato un balzo record del settore del 15%.

In genere, la durata media del soggiorno in campagna, secondo Coldiretti, si aggira intorno ai tre giorni e l’obiettivo principale di quanti decidono di affidarsi a una di queste strutture è concedersi un momento di relax, pur senza rinunciare a menu locali a base prodotti di stagione a chilometro zero e biologici.

Il successo dell’agriturismo si inserisce all’interno di una tendenza, sempre più comune, che porta le famiglie a scegliere mete sostenibili, più economiche, ma anche più intime e genuine. Ed è qui che trova spazio un’altra realtà, anch’essa in crescita in Italia: l’agriturismo biologico.

Negli ultimi anni, infatti, la domanda turistica è cambiata, premiando le zone rurali e la qualità sostenibile delle destinazioni. Il desiderio di un maggiore contatto con la natura e la ricerca di cibi e spazi genuini hanno portato al recupero di aree rurali, adibite a strutture ricettive, che uniscono la valorizzazione della biodiversità a una concreta opportunità di crescita per le aziende che hanno deciso di entrare in questo circuito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’agriturismo biologico focalizza le sue attività sul rispetto e sulla valorizzazione del territorio con l’adozione di sistemi di agricoltura biologica e di bioedilizia. La ristorazione si basa esclusivamente su prodotti biologici e le strutture possono offrire percorsi didattici e naturalistici.

Le strutture, inoltre, hanno come obiettivo quello di essere completamente ecosostenibili: l’elettricità è in genere garantita attraverso impianti fotovoltaici, le caldaie sono a bassa emissione e l’acqua piovana viene recuperata e filtrata per essere riutilizzata.

Per poter essere definiti tali, gli agriturismi biologici devono necessariamente rispettare alcuni criteri fondamentali, primo tra tutti il divieto all’uso di prodotti chimici.

Chi desidera orientarsi tra gli agriturismi biologici presenti in Italia, può visitare alcuni portali dedicati, come ad esempio agriturismibiologici.net, in cui scorrere le liste dei siti green di tendenza del nostro Paese.

Fonti:

http://www.bigodino.it/lifestyle/turismo-sostenibile-anche-lagriturismo-sceglie-il-biologico.html

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2016-03-27/agriturismo-antidoto-paura-080942.shtml?uuid=AC5KJYvC

 

Perché l’agricoltura biologica è la scelta migliore per nutrire il mondo

L’agricoltura biologica potrebbe essere la chiave per nutrire il mondo durante l’era del riscaldamento globale.

La conferma arriva da una ricerca che aggiunge nuove prove alla teoria che, sul lungo termine e soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, questo modello di agricoltura sia la risposta migliore ai cambiamenti climatici.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Plants, è stato condotto dal professor John Reganold della Washington State University che, con il suo team di ricerca, ha esaminato centinaia di pubblicazioni risalenti agli ultimi 40 anni.

Osteggiata per anni dalla scienza ufficiale e dalle lobby, l’agricoltura biologica potrebbe veramente essere ciò di cui il pianeta ha bisogno.

Come evidenziano i ricercatori nel loro lavoro, bevande e alimenti biologici rappresentano un segmento di mercato in rapida crescita: tra il 1999 e il 2014, il loro valore è aumentato di ben 5 volte. Oggi, valgono 72 miliardi di dollari e si prevede un raddoppio entro il 2018.

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Anche se i rendimenti sono più bassi rispetto a quelli dell’agricoltura tradizionale, il divario tra le due colture è minore di quanto si pensi. Un altro studio effettuato presso l’Università della California, ad esempio, ha dimostrato che il deficit potrebbe essere più che dimezzato attraverso la rotazione delle colture ed evitando le monoculture.

Per leguminose come fagioli, piselli e lenticchie, invece, non vi è alcuna differenza tra le due tecniche colturali; anzi, in questo caso, il biologico potrebbe essere “un’alternativa molto competitiva rispetto all’agricoltura industriale“.

Ma è il cambiamento climatico il punto più importante che accresce il valore delle colture sostenibili.

Come sottolinea la ricerca, in casi di siccità, “le aziende agricole gestite col metodo biologico hanno spesso dimostrato di produrre rendimenti più elevati rispetto ai loro omologhi convenzionali“, perché i concimi utilizzati trattengono l’umidità nel terreno. E la siccità è una condizione sempre più diffusa a seguito dell’aumento delle temperature.

Le tecniche biologiche, inoltre, sono ancora più efficaci nei paesi in via di sviluppo, dove la maggior parte degli agricoltori non può permettersi di comprare fertilizzanti o pesticidi chimici.

Un rapporto delle Nazioni Unite che ha esaminato 114 progetti, che coinvolgono quasi due milioni di aziende agricole africane, ha scoperto che il rendimento dei terreni privi di sostanze chimiche è raddoppiato.

Tutto questo, dando per scontato che l’agricoltura biologica è il tipo di coltura migliore per la tutela della natura e della fauna selvatica e riduce l’esposizione a pesticidi tossici, sia in azienda che negli alimenti.

Fonti:

http://www.independent.co.uk/environment/climate-change/organic-farming-could-be-key-to-feeding-the-world-as-global-warming-takes-hold-a6872501.html

http://www.nature.com/articles/nplants2015221

 

Xylella: “L’UE indaghi sull’uso massiccio di pesticidi in Puglia”

L’Efsa, l’autorità europea deputata alla sicurezza alimentare nel continente, dovrà redigere un report sui rischi per salute e ambiente derivanti dall’utilizzo su vasta scala di pesticidi in Puglia: è questa la richiesta formalizzata e sottoscritta da diversi parlamentari europei, su iniziativa dell’eurodeputata Rosa D’Amato del Movimento 5 Stelle. L’assemblea ha richiesto l’intervento dell’autorità in seguito all’utilizzo di pesticidi chimici per combattere la Xylella, il batterio responsabile del disseccamento di numerosi ulivi in Puglia. La notizia è stata diffusa dalla stessa D’Amato.

L’obiettivo – ha spiegato l’eurodeputata – è di avere una volta per tutte e in modo chiaro una dichiarazione ufficiale dell’Efsa sugli effetti che può comportare l’utilizzo di erbicidi e insetticidi chimici su larga scala. Ringrazio tutti i colleghi, tra cui gli eurodeputati italiani, che hanno sostenuto la nostra richiesta. La difesa del futuro dell’agroalimentare pugliese non ammette divisioni, e sono lieta che in questo caso si siano evitati inutili e dannose contrapposizioni d’interessi di parte, per far prevalere l’interesse generale della nostra Regione”. La richiesta ha carattere di urgenza e prevede un intervento di assistenza tecnica da parte dell’Efsa. Prima di diventare operativa, la domanda dovrà passare al vaglio della Commissione europea.

Secondo i richiedenti, il ricorso a prodotti chimici dannosi non è l’unica strada per combattere la Xylella: nella richiesta si fa riferimento a metodi alternativi, come ad esempio tecniche di agricoltura biologica. “Ci sono già studi scientifici e casi concreti in Puglia – ha spiegato ancora la D’Amato – che dimostrano la validità dell’uso di metodi e sostanze dell’agricoltura biologica per contrastare fenomeni come il disseccamento degli ulivi. Quello che non è dimostrato, invece, è l’efficacia delle misure estreme, secondo la logica dell’eradicazione del batterio, decise dal governo e dall’Ue”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 20 luglio è stata poi l’occasione per una delegazione del Movimento di incontrare Vytenis Andriukaitis, commissario Ue alla Sicurezza alimentare, in visita in Puglia. La D’Amato ha sottoposto al commissario “la validità, oltre alla convenienza economica, ambientale e sociale, per combattere il disseccamento degli ulivi attraverso pratiche alternative”.

A inizio luglio, l’eurodeputata del Movimento aveva già inviato una richiesta di chiarimento sui risultati delle indagini europee sull’estensione dell’epidemia di Xylella nella regione: “Nonostante il grande clamore mediatico, a oggi c’è ancora scarsa chiarezza sul disseccamento degli ulivi in Puglia. Per questa ragione, bho chiesto alla Commissione europea di rendere noti i dati sul numero stimato di ulivi infetti e in particolare sul numero e la posizione geografica delle piante testate, sui risultati dei singoli test diagnostici e sui metodi statistici utilizzati per quantificare l’estensione dell’epidemia, oltre che sul trend dell’epidemia e sui protocolli che vengono correntemente utilizzati per la diagnosi delle infezioni”.

Fonti:

http://www.giornaledipuglia.com/2015/07/xylella-damato-parlamento-ue-chiede.html

http://damatorosa.eu/xylella-damato-m5s-domani-con-il-commissario-ue-andriukaitis-in-puglia-per-dimostrare-alternative-ad-eradicazioni-di-massa-e-pesticidi-su-larga-scala/

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2015/07/02/xylelladamatom5scommissione-ue-renda-noti-dati-epidemia_fc4ffef7-0395-477b-bfa7-68848e195425.html

http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=220678

 

Nuova alleanza per la commercializzazione delle mele biologiche

Nuova alleanza per la commercializzazione delle mele biologiche

E’ stato definito in questi giorni un nuovo accordo tra la Sft di Trento e la  Op Apofruit Italia.

Un accordo che darà una svolta alla commercializzazione di mele biologiche sia in scala nazionale che internazionale. Il piano concordato tra le due realtà determinerà uno sviluppo dell’offerta di mele biologiche che sarà commercializzata a marchio Almaverde Bio, con la gestione commerciale affidata alla Società Canova, filiale del Gruppo Apofruit, attivo nel comparto dell’ortofrutta biologica. L’accordo tra Apofruit e S.F.T. determinerà anche una razionalizzazione dei costi globali di filiera grazie alle diverse sinergie in fase di acquisto e di logistica. La S.F.T. associa circa 450 produttori della provincia di Trento con un valore della produzione commercializzata della società pari a circa 21,2 milioni. Apofruit è una grande cooperativa con sede a Cesena di produttori ortofrutticoli con oltre 3.600 soci con sede a Cesena, per un valore della produzione di 184 milioni.

One Red Apple stands out among many Green.

 

 

 

 

 

 

 

“Come Gruppo Apofruit – dichiara il direttore generale Ilenio Bastoni – crediamo fermamente nel modello di aggregazione dell’offerta e non nella integrazione delle imprese. E’ una differenza importante le cui grandi opportunità sono state colte al volo dalla Cooperativa Sft. Abbiamo trovato una sintonia tra le due imprese puntando alla tutela della distintività delle caratteristiche territoriali di ciascuna e concordando sull’impegno comune in tutti i progetti innovativi volti a portare valore alla produzione”.
Il direttore di Sft Armando Paoli concorda sugli obiettivi comuni: “Abbiamo aderito al progetto di Apofruit – dichiara – perché è una occasione di crescita per i nostri prodotti e i nostri associati, puntando sullo sviluppo di mercati emergenti e di politiche di marca che richiedono, necessariamente, sinergie e aggregazioni strategiche senza le quali difficilmente si riuscirebbero a centrare gli obiettivi”.

Fonti:

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/vivaismo-e-sementi/2015/07/08/mele-biologiche-siglato-accordo-apofruit-e-sft-di-trento/44874

http://www.freshplaza.it/article/75750/La-SFT-di-Trento-entra-in-Apofruit-Italia-cosi-le-mele-bio-trentine-andranno-in-tutto-il-mondo

http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/ortofrutta/2015/07/07/agroalimentare-nuova-alleanza-per-mele-bio-s.f.t.-apofruit_9b544a3d-e66a-4206-bf92-cfd7197f2824.html