Il 1 agosto abbiamo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno

Secondo il Global Footprint Network è come se stessimo usando 1,7 Terre

Abbiamo appena superato l’Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto in poi, le risorse che inizieremo a sfruttare andranno ad accrescere il, già enorme, debito ecologico che abbiamo contratto con il pianeta Terra.

Overshoot Day, il giorno del sorpasso, quest’anno era il 1 Agosto e ogni anno questa data viene anticipata, segnando un andamento sempre peggiore nello stile di vita che consumiamo. Nell’arco di circa 40 anni siamo passati dal 29 dicembre al primo agosto: nel 2000 l’Overshoot Day era arrivato a fine settembre, nel 2016 l’8 agosto e lo scorso anno il 2. Le stime indicano che quest’anno, per soddisfare il fabbisogno attuale di risorse naturali, stiamo sfruttando l’equivalente di 1,7 pianeti Terra.

La stima dell’Earth Overshoot Day viene calcolata dal Global Footprint Network, basandosi sull’impronta ecologica, ovvero, l’area necessaria per fornire a ciascuno ciò di cui ha bisogno in termini di: cibo; legname; cotone; spazio per la costruzione di strade e case e l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica. Secondo questi calcoli l’umanità utilizza le risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare.

“In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto”, sottolinea Gianfranco Bologna, direttore Scientifico WWF Italia.

È in continua crescita Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra, una perdita che ha un costo complessivo valutato più del 10% del prodotto lordo mondiale.

Sottolinea Bologna: “Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale. Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale”.

Ma non solo le superficie emerse sono a rischio, anche gli ecosistemi marino soffrono dell’impatto dell’azione umana. Secondo una ricerca dal titolo “The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness” apparsa su “Current Biology”, solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

La prospettiva futura non è certo rassicurante, per questo motivo ognuno di noi può contribuire a salvare il pianeta attraverso delle scelte consapevoli. Il Global Footprint Network individua quattro campi d’azione raccolti nel #MoveThe Date.

Il primo punto è un’alimentazione consapevole: Vanno boicottati gli allevamenti intensivi che oltre a produrre inquinamento, consumamo enormi quantità di acqua e suolo: se riducessimo alla metà il consumo di carne, l’Earth Overshoot Day potrebbe spostarsi avanti di cinque giorni, e di altri 11 se dimezzassimo gli sprechi alimentari.

È necessario inoltre riconvertire le nostre città in Smart Cities, punto già inserito nell’Agenda 2030 Per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, ovvero sviluppare infrastrutture ed edifici compatti e molto più efficienti dal punto di vista energetico.

Oggi siamo oltre 7 miliardi e mezzo e nel 2050, secondo le Nazioni Unite, saremmo ben oltre i 9 miliardi. È inevitabile che una popolazione così grande richieda enormi risorse naturali, per cui il controllo della crescita demografica è un punto fondamentale che non può semplicemente essere evitato.

Per ultimo, le emissioni di gas serra, che rappresentano il 60% della nostra impronta ecologica, sono sicuramente il primo campo d’intervento da tenere in conto, un taglio delle emissioni potrebbe ritardare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/28470-overshoot-day-2018

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